bookshop

Siamo librai, non simboli

Pubblichiamo una lettera aperta, frutto del lavoro collettivo di discussione e confronto sviluppato all’interno del gruppo LED – Librai Editori Distribuzione in rete, sperando di poter contribuire a un dibattito costruttivo sulla riapertura delle librerie a partire dal 14 aprile.

*

Il nuovo decreto preannunciato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte prevede per il 14 aprile la riapertura delle librerie, riconosciute da più fronti come presidi sociali e luoghi essenziali per il tessuto culturale del nostro Paese.

Come libraie e librai siamo contenti di questa improvvisa attenzione al nostro lavoro, ma ci sarebbe piaciuto ci fosse stata anche prima delle misure governative per il contenimento della pandemia e, soprattutto, ci piacerebbe ci fosse dopo: se siamo dei luoghi essenziali del tessuto culturale italiano, allora sarebbe il caso che questa funzione ci fosse riconosciuta sempre e in modo strutturale, attraverso una serie di misure economiche a sostegno delle nostre attività nel quotidiano.

Mentre sono ancora in vigore misure che costringono le persone dentro casa e sospendono la mobilità, viene chiesto a noi librai e, di conseguenza ai nostri lettori, di tornare a muoverci per raggiungere le librerie.

Ci siamo adoperati tutti quanti, come cittadini prima di tutto, a rispettare le regole, a proteggere gli altri e noi stessi, ci siamo fermati e abbiamo pensato, cercando modi alternativi di continuare a fare rete, cultura e dove possibile servizio.
Ci siamo re-inventati sui canali digitali, abbiamo raccontato libri a distanza, abbiamo studiato le formule giuste per permettere ai libri di arrivare alle porte delle persone senza mettere in pericolo nessuno, abbiamo messo in atto modalità, come quella delle consegne e spedizioni a domicilio, in assenza di un contesto normativo chiaro e unitario, per non perdere il contatto con i lettori.

Se alla decisione di riaprire possono aver contribuito lettere e appelli che fanno forza sul valore e sul conforto culturale del libro, la prima domanda da porsi è: a quali condizioni? E perché tra le firme di questi appelli mancano proprio quelle dei librai?
In merito alla proposta di riaprire le librerie, molte e molti di noi nutrono una serie di dubbi e perplessità che ci piacerebbe fossero sciolti:

1. Sono state previste delle indicazioni precise per la sicurezza del nostro lavoro, come l’adozione di specifici dispositivi? E nel caso: quali? Il lavoro del libraio, infatti, prevede un tempo lungo della comunicazione verbale faccia a faccia, una pratica che, se non precisamente regolata, comporta in questo momento degli evidenti rischi di sicurezza sanitaria. Inoltre è buona abitudine di chi frequenta le librerie prendere, toccare, manipolare una gran quantità dei libri presenti sui nostri scaffali. È stata pensata una procedura per la sanificazione di libri e ambienti? Senza contare l’inevitabile ripresa dell’attività di tutti i lavoratori (corrieri, logistica, promotori ecc.) coinvolti nel funzionamento della filiera e la cui salute va tutelata al pari di quella di chiunque altro.

2. È stato considerato cosa significhi, dal punto di vista della sicurezza sanitaria, fare muovere tutti i librai e le libraie d’Italia verso i loro luoghi di lavoro, e tutti i nostri lettori in direzione delle librerie, in tempi in cui viene chiesto a tutti i cittadini italiani di restare a casa il più possibile? Andare in libreria implica che i lettori escano di casa, scendano in strada, salgano in macchina o sui mezzi pubblici, passino del tempo tra gli scaffali a maneggiare libri e a cercare dialogo e confronto con noi librai. La scelta di un libro avviene per contatto diretto, per passaggi di mano e di idee. Come gestire tutto questo?

3. Malgrado la riapertura delle librerie restano comunque in vigore le misure restrittive che limitano la libertà di movimento e circolazione delle persone. Andare a comprare un libro sarà una giustificazione valida per uscire, esattamente come andare al supermercato?

4. È stato considerato cosa significhi in merito alla possibilità di concordare sulla base dell’art. 1623 c.c una congrua riduzione dei canoni di affitto delle nostre attività, l’intervento di una disposizione che ci dà facoltà di riaprire ma a fronte di una prevedibile e consistente riduzione delle vendite? Aiutare le librerie, in quanto riconosciuti luoghi di produzione di cultura, non prevedrebbe invece la possibilità di una norma che consenta ai proprietari dei nostri locali di godere loro di un credito di imposta equivalente alla riduzione che ci accorderebbero sulle pattuizioni contrattuali relative al canone di locazione ed alle spese relative?

5. Perché non creare un fondo nazionale o una partnership con i servizi postali, simile nella premessa alle iniziative attualmente sostenute dal contributo libero degli editori, ma su finanziamento statale, per aiutare le librerie a sostenere la gestione economica delle forme alternative di vendita attualmente in atto (spedizioni fuori città, spedizioni a domicilio ecc.)?

6. In questo momento sono attive delle misure di welfare (possibilità di cassa integrazione straordinaria, accessi a contributi pubblici, agevolazioni fiscali) pensate per contribuire alla sostenibilità economica degli esercizi commerciali. Quali certezze abbiamo che queste misure verranno mantenute anche dopo la riapertura “simbolica”?

Riaprire le librerie non può essere considerato un puro gesto simbolico, ma deve essere un’azione strutturata e gestita nella sua complessità, così come dovrebbe avvenire per tutte le altre attività necessarie alla vita sociale.

Le librerie sono dei presìdi culturali che vivono costruendo relazioni, dei luoghi che hanno un peso nella creazione di comunità culturali e sociali, spazi che creano dibattiti, lavorano alla promozione e alla diffusione della lettura e della cultura in senso ampio, organizzano eventi e occasioni di confronto. Quando una libreria viene disarticolata da questo tessuto connettivo, quando non si guarda al complesso di attività che svolge e la si riduce a mero luogo di vendita delle merci non solo si tradisce il ruolo che riveste nel territorio ma si fa finta di non vedere la differenza tra consumo e fruizione, tra cliente e cittadino.

Tanti di noi hanno continuato a lavorare senza alcuna certezza di sostegno economico, ad altri non è stato possibile portare avanti il proprio lavoro nel quotidiano, ma NON abbiamo mai smesso di fare cultura: abbiamo continuato a dialogare con la nostra comunità di lettori attivando tutti i mezzi a nostra disposizione. Ora non abbiamo intenzione di esporci al solo scopo di fingere una “ripresa culturale delle anime” che ci potrà essere davvero solo quando sarà possibile la messa in sicurezza di tutti i corpi.

In mancanza di garanzie sulle richieste qui avanzate molti di noi si riservano di non riaprire comunque l’attività nemmeno dopo l’entrata in vigore del decreto, finché non sarà possibile esercitare il nostro lavoro nelle condizioni e con le tutele adeguate.

1. Annamaria Cenni, libraia, Genova
2. Bookish libreria, Roma
3. Libramente Caffè Letterario, Salerno
4. Kublai – Libreria Dolceria, Lucera
5. Libreria Periferica, Albinia
6. Colibrì, Milano
7. Libreria Il pensiero meridiano, Tropea
8. La libreria del Golem, Torino
9. Libreria Le Notti Bianche, Vigevano
10. Libreria Fatti di carta, Noci
11. Liberamente, Ravenna
12. Libreria W. Meister & co, San Daniele del Friuli
13. Stefano Sancio, Cento Fiori Finale Ligure. Del Conte, Loano
14. Prinz Zaum,Bari
15. La Piccola Libreria, Levico Terme
16. LibrOsteria, Padova.
17. Libreria Controvento, Telese Terme
18. I libri di Eppi, Torino
19. Libreria Virginia e Co., Monza
20. Libreria On the road, Montesilvano
21. Libreria Dovilio, Caltagirone
22. Libreria Namastè Book and Coffee, Tortona
23. Libreria Nina, Pietrasanta
24. Empatia Libri, Teramo
25. Libreria Campus, Bari
26. Libreria Tra Le Righe, Pisa
27. la Libreria Volante, Lecco
28. Francesca Dell’Orso, libraia, Pescara
29. Il Mio Libro, Milano
30. La confraternita dell’uva // Libreria – Cafè – Wine Bar, Bologna
31. Skribi Parole Suoni Gusto – Conversano
32. Book Morning – Libreria e Servizi Editoriali, Genova
33. Libreria Kindustria, Matelica
34. Libreria Diari di bordo, Parma
35. Libreria Fogola, Ancona
36. Rachele Palmieri, libraia, Roseto degli Abruzzi
37. Libreria Dante, Ravenna
38. Libreria Trebisonda, Torino
39. Prospero / Enoteca letteraria, Palermo
40. Barbara Catalano, libraia, Milano
41. La libreria Millelibri – Poesia e altri mondi, Bari
42. Arturo Balostro, libraio, Bologna
43. Libreria Ghibellina, Pisa
44. Gennaro Pecora, libraio, Pomigliano d’Arco
45. Carla Bosi, libraia, Bologna
46. Libreria La Gang del Pensiero, Torino
47. Libreria 101, Bari
48. Libreria Pagina dodici, Verona
49. Libreria nuova macelleria Patella, Altamura
50. Libreria Trame, Bologna
51. Todo Modo, Firenze
52. Libreria Roma Ubik Pontedera
53. Libreria Therese, Torino
54. libreria tralerighe Conegliano
55. Lo Spazio Diviadellospizio, Pistoia
56. Libreria à la Page, Aosta
57. Le mille e una pagina, Mortara
58. NORA Book & Coffee, Torino
59. Libreria Liberi Tutti, La Spezia
60. Luna’s Torta, Torino
61. Libreria Bacco, Puegnago del Garda
62. Libreria Fahrenheit, Pistoia
63. Libreria Libri al Sette, Carugo
64. Cartolibreria Dueccì, Mira
65. Tempo Ritrovato Libri, Milano
66. Allegra Mercuri, libraia, Sesto San Giovanni
67. Monica Calanca, libraia, Bergamo
68. Stefano del Lungo, libraio, Firenze
69. Cristiana Zoli, libraia, Ravenna
70. Barbara Catalano, libraia, Milano
71. Stefania Mazzone, libraia, Pescara
72. David Poeta, libraio, Firenze
73. Katia bianco, libraia, Milano
74. Federica Iorio, libraia, Milano
75. Luca Di Natale, libraio, Roma
76. Valentina Ghilardi, libraia, Milano
77. Daniela Battistini, libraia, Reggio Emilia
78. Franca Gerli, libraia, Milano
79. Vincenzo Di Matteo, libraio, Napoli
80. Dora Cocco, libraia, Roma
81. Emilia di Domenico, libraia, Napoli
82. Gaia Possenti, libraia, Roma
83. Davide Predosin, libraio, Roma
84. Ilaria Di Cesare, libraio, Milano
85. Cinzia Zanfini, libraia, Firenze
86. Astrid Hovstadius, libraia, Firenze
87. Jessica Giusti, libraia, Pisa
88. Roberta Rapallino, libraia, Genova
89. Iva Pruneti, libraia, Firenze
90. Isabella Grosso, libraia, Biella
91. Letizia Casana, libraia, Milano
92. Stefania Mangani, libraia, Genova
93. Veronica Barbuto, libraia, Pisa
94. Giulia De Maio, libraia, Napoli
95. Serena Visci, libraia, Pescara
96. Alessandra Dugini, libraia, Firenze
97. Daniela Carrera, libraia, Biella
98. Umberto Apicerni, libraio, Milano
99. Daniela Nannavecchia, libraia, Milano
100. Angela Pecorella, libraia, Palermo
101. Morleo Mino, libraia, Milano
102. Cristina Minozzi, libraia, Milano
103. Debora Ragnacci, libraia, Perugia
104. Enrica Antonini, libraia, Milano
105. Antonella Del Giacco, libraia, Milano
106. Toni Viceconti, libraia, Milano
107. Elena Vignali, libraia, Milano
108. Benedetta Bruni, libraia Pistoia
109. Aurelia Calì, libraia, Catania
110. Chiara Vaghi, libraia, Assago
111. Monica Iudica, libraia, Milano
112. Rosaria Laurino, libraia, Napoli
113. Fabiola Brizi, libraia, Roma
114. Monica Federico, libraia, Milano
115. Irene Lambiase, libraia, Milano
116. Melissa Messere, libraia, Trieste
117. Massimo De Marino, libraio, Napoli
118. Paolo Siena, libraio, Palermo
119. Nicoletta Marchese, libraio, Genova
120. Marilena La Penna, libraia, Napoli
121. Daniele Marini, libraio, Roma
122. Michela Nardi, libraia, Roma
123. Valeria Sarro, libraia, Palermo
124. Paola Taraschi, libraia, Pistoia
125. Caterina Castiglione, libraia, Palermo
126. Albamonte Sabrina, libraia, Palermo
127. Lena Ferrigno, libraia, Palermo
128. Cristina Gallina, libraia, Milano
129. Roberta Capobianco, libraia, Napoli
130. Gabriele Falangi, libraio, Milano
131. Libreria Vicolo Stretto, Catania
132. Legatoria Prampolini, Catania
133. Quivirgola, Schio
134. Chiara Collini, libraia, Milano
135. Mannaggia – libri da un altro mondo, Perugia
136. Libreria IoCiSto, Napoli
137. Fabio Zambetta, libraio, Milano
138. Libreria del Mondo Offeso, Milano
139. Paola Pedalino, libraia, Palermo
140. Salvo Cellura, libraio, Palermo
141. Libreria dell’Arco, Matera
142. Vittorio Tomaselli, libraio, Pescara
143. Libreria Laformadellibro, Padova
144. Pagina27, Cesenatico
145. Il Libraio di Notte, Popoli
146. Libreria Zabarella, Padova
147. Marco Mario Davide Todaro, libraio, Milano
148. Francesco Preiato, libraio, Milano
149. Marina Occhipinti, libraia, Fiumicino
150. La Bottega dell’Invisibile, Forlimpopoli
151. Eugenio Candi, libraio, Modena
152. Marcello Marzano, libraio, Lecce
153. Bianca Corso, libraia, Palermo
154. Libreria Gogol & Company – Milano

Commenti
83 Commenti a “Siamo librai, non simboli”
  1. Giuseppe Ceddia scrive:

    Concordo pienamente con quanto scritto. Aggiungo anche che questa decisione governativa non tiene conto di svariate cose. In primis che i librai e i clienti delle librerie non siano certo immuni da virus! in secondo luogo c’è gente che per giungere in una libreria dovrebbe fare un bel po’ di strada, e come si mette con l’autocertificazione? non certo le librerie sono in numero eguale o avvicinabile a quello di supermercati e farmacie. Inoltre non credo che i libri possano essere paragonati a beni di prima necessità quali cibo o farmaci. Faccio fatica a credere che i lettori (forti o meno che siano) non abbiano in casa libri ancora non letti, e che improvvisamente – in questo contesto delicato – abbiano foga di fare acquisti! Questa decisione governativa è una sciocchezza bella e buona. Le librerie sono luoghi sacri per i lettori veri, dubito che un soggetto il quale a malapena legga un libro all’anno, improvvisamente – causa stress da quarantena – si dica “beh, quasi quasi vado in libreria ad acquistare un libro!”. Utopia fantascientifica. Saluti e in bocca al lupo ai firmatari di questo articolo.

  2. Enrico Teruzzi scrive:

    Una riflessione pacata e costruttiva, che può suscitare solo pieno sostegno e totale condivisione.
    La mancanza di coerenza del decreto del governo è tale da far pensare a motivazioni non comunicate esplicitamente… Buona fortuna a tutti noi, ed un enorme grazie ai colleghi che hanno prodotto questa lettera

  3. Elena scrive:

    Buongiorno, condivido appieno la lucida e responsabile lettera sull’apertura delle librerie dei miei colleghi.
    Grazie
    Una libraia
    Elena

  4. Annamaria Naso scrive:

    Mi chiedo che senso abbia riaprire le librerie nel momento difficile in cui tutti responsabilmente siamo a casa. Hanno cominciato con questo mantra, riaprire, Lidia Ravera, De Giovanni, Carofiglio, Franceschini e a seguire una schiera della serie radical chic. Fa figo volere la riapertura, sostenendo addirittura la tesi che “l’incultura sia peggio del coronavirus”. Un’offesa alle migliaia di morti, a chi combatte per vivere, a chi assiste e cura, a chi non può accedere alle cure ospedaliere per il virus. Vergognatevi!

  5. mauro brina scrive:

    Piena solidarietà a tutti voi. Io resto a casa e mi leggo o rileggo ciò che col tempo ho accumulato o dimenticato. In bocca al lupo da Bergamo

  6. Elena Grammann scrive:

    Completamente d’accordo e solidale. Solo chi si ciba di idées reçues poteva chiedere a gran voce la riapertura delle librerie in questo momento.

  7. Libreria Europa scrive:

    Come facciamo a firmare la lettera anche noi?

  8. Enzo scrive:

    Analisi lucidissima della situazione,concordo in pieno su tutto.Avrebbero dovuto fermare tutto e tutti nello stesso periodo,quindi riaprire Tutti insieme.
    Scusatemi ma apriremo un giorno intero per vendere forse un libro perché chiaramente la gente è relegata in casa.Chi ci guadagnerà da questa situazione saranno sempre e solo gli editori che non hanno mai smesso.Sinceramente proverò ad aprire martedì,ma sono certo che sarà un buco nell’acqua.

  9. Pina scrive:

    La gente reclama buoni da 100 euro per fare la spesa e poter comprare farina, latte e biscotti per i propri figli. E poi con quel che resta (cioè nulla, perchè neanche contemplato nelle convenzioni fatte dai comuni con gli esercizi eroganti beni di prima necessità) va a comprare libri. Illusioni. Quando entro in libreria compro sempre non 1 solo libro ma faccio scorta di 3-4. Chi è abituato a leggere ha già in casa libri ancora intonsi. Gli altri nelle librerie, purtroppo, non ci entravano prima e non ci entreranno ora. Tutta questa urgenza non la vedo. Pericolosità e azzardo gratuito in un momento in cui non ci si può permettere di sbagliare oltre.

  10. Libreria Il Sigillo scrive:

    Non possiamo che essere d’accordo

  11. anna parola scrive:

    secondo me dobbiamo rimanere chiusi, Non riesco a capire per quale motivo saremo aperti

  12. Paolo Maras scrive:

    Sono assolutamente d’accordo con voi. Vi faccio i miei complimenti per la pacatezza e le argomentazioni che avete portato a sostegno delle vostre riflessioni. Una crisi del genere dovrebbe aiutare a riflettere profondamente prima di procedere con aperture spot, spesso in aperta contraddizione con le rigide norme di separazione sociale in atto. Grazie

  13. Chiara Pavese scrive:

    Come libraia, condivido in pieno e se possibile vorrei aggiungere la mia firma.
    Chiara Pavese
    Libreria Robin Biella

  14. marco scrive:

    salve,
    sono il titolare di una libreria dell’usato e antiquaria di monterotondo.
    vorrei unirmi anche io ai firmatari.
    mi date cortesemente le indicazioni per unirmi all’appello?
    grazie.

  15. Giampiero scrive:

    Condivido al centoxcento. Dai! Continuate a farvi sentire, siamo con voi… e non aprite se non vi danno totale riscontro.
    Un lettore.

  16. Caterina Ottomano scrive:

    Sono d’accordo con le osservazioni e le riserve dei librai. E sono d’accordo con tutti quelli che decideranno di non aprire, per tutelare i clienti e loro stessi. Come dovrebbero essere le modalità di accesso ai locali? Un libro non è un pomodoro, il suo acquisto va ponderato a lungo, mentre non è chiaro, tra l’altro, quanto tempo ci si potrebbe trattenere.

  17. Elena Carelli scrive:

    Se volessi firmare la lettera, posso ancora farlo?

  18. Anna scrive:

    Io ho un negozio di detersivi e saponi, mio personale, non una catena. Il governo ha deciso sin dall’inizio che appartenevo alle categorie “essenziali”, e quindi potevo stare aperta. E poichè appartengo a questa categoria, non posso usufruire del credito d’imposta del 60% dell’affitto. Quindi, dopo due settimane di incertezza, sono stata costretta ad aprire. Anche il mio lavoro consiste in relazioni con i miei clienti, anch’io faccio ricerche cercando il miglior prodotto eco-bio a filiera italiana da proporre ai miei clienti, anch’io faccio cultura, cercando di informare i miei clienti sui vantaggi di un approccio ecologico e salutista al mondo della cosmesi e della pulizia. Ovviamente i clienti che entrano nel mio negozio sono 1/100 di quelli che entravano prima dell’epidemia, quindi mi sono organizzata con consegne e spedizioni, cercando di tutelare il più possibile la mia e l’altrui salute, ma anche così il mio ricavo si è ridotto almeno dell’80%. E quindi? Capisco che le librerie indipendenti ci guadagnino di più a stare chiuse in questo periodo (si, anche loro sarebbero escluse dal bonus dell’affitto) e so che alcuni editori si sono organizzati per permettere alle librerie di spedire gratuitamente i libri ai clienti. Anche a me piacerebbe molto che qualcuno mi pagasse le spedizioni, avrei molti più clienti interessati, sa la consegna fosse gratis, ma così non è. Siamo sulla stessa barca, ma almeno io non mi lamento tutto l’anno di essere un “baluardo essenziale della cultura”, e, nel momento in cui mi viene riconosciuto questo ruolo, tirarmi indietro perchè non mi è economicamente favorevole essere considerato tale. I librai, in questo momento, mi sembrano molto molto opportunisti. E ve lo dice uno che adora le librerie indipendenti.

  19. CINZIA CANTÙ scrive:

    Ho una piccola libreria di quartiere a Milano. Potrei sapere come fare ad unirmi a questo appello?

  20. Silvia Dionisi scrive:

    Sottoscrivo e sento in maniera profonda le perplessità dei colleghi
    Come rimettersi in moto con le città ferme. Il movimento lo abbiamo creato utilizzando il web, mantenendo i legami con i lettori, consegnando grazie alla rete con editori e corrieri. Non so. Se riaprireremo. Silvia Dionisi libraia Roma

  21. dal profondo del mio cuore, ormai sfiancato, e non solo da editORA & spacciatrice di libri, ma soprattutto da cittadina&lettrice, ormai vacillo…
    quarant’anni fa scrissi quel primo novenario che ancor oggi mi accompagna “io sono fatta degli altri”. ma dopo 49 giorni di isolamento, 49 giorni senza vendere un solo libro, 49 giorni di buco nelle presentazioni dell’ultimo titolo (stampato e già pagato!), 49 giorni senza il mio amato bardo del cambiamento newyorkese, con cui avremmo festeggiato il decennale della migranza, ellis island (su cui ho investito anche la mia pensione integrativa), 49 giorni di attriti con il prossimo mio, che si sente privato da semplici regole civili di convivenza, 49 giorni dopo i quali so che dovrò chiudere questo sogno culturale lungo sedici anni, vacillo…
    comincio a dubitare sulla mia azione da mezzo secolo nel principio che lo Stato sono io, che da soli non si fa nulla, che ogni piccolo passo civile sia la prima zolla della montagna, che io sia realmente fatta degli altri.
    perché so che non saremo noi indipendenti a riaprire per nutrire le menti, bensì che tutto ciò rafforzi solo chi ha radici salde nel sistema.
    perché so di aver perso tutto e per questo di essere diventata un pericolo per il paese in cui ho scelto di vivere, dopo tanto vagabondare…
    forse martedì ripartirò con un carretto pieno di quei sedicimila titoli salvati da ogni folle macero. ma non per venderli e magari riparare a quest’immenso buco, nello stomaco, prima che nel bilancio, bensì per brandirli come arma contro questi dirigenti incapaci di assolvere il proprio compito…
    grazie alla lucidità che ancora mi fa leggere oltre le dichiarazioni…
    ieri mi raggiungevano numerosi messaggi di incoraggiamento “dai, da martedì potrai riaprire!”. non riuscivo a rispondere loro che la realtà è un’altra…

    sottoscrivo totalmente e controfirmo la riflessione accompagnandola con quella meravigliosa vignetta che suggella un giovine di spalle di fronte alle forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa per l’ingenuo, che brandisce nella mano destra alzata a mo’ di sanpietrino un libro, allarmati perché “ATTENTION! IL A UN LIVRE!

  22. Da Libraio, lettore e cittadino concordo pienamente. Non ha senso aprire se la gente deve rimanere a casa, a maggior ragione se deve rimanere a casa perché a detta di tutti non siamo fuori dalla fase critica. Certo, ci avrebbe fatto piacere se avessero considerato la lettura un bene essenziale (si noti bene, la lettura, non il vendere libri) prima, quando invece il pensiero non ha neanche sfiorato la mente degli estensori dei primi decreti.
    Anche in quel caso molti fra noi avrebbero chiuso le librerie, per rispetto di chi ci lavora (titolari e dipendenti) e dei loro cari, e soprattutto dei lettori (quelli veri, non quelli che vedono i libri nei talk show e come lemming si affrettano al’acquisto), non costringendoli a rischiare per acquistare dei beni di cui sono già rifornitissimi. Perché le librerie si e le biblioteche no, ad esempio ?
    Ma ciò non è stato, e adesso questa mossa sa di contentino per gli amichetti radical chic (molti autori, ovviamente) che scrivono appelli su giornali letti solo da loro e dai loro seguaci, o per gli editori orfani di Amazon (che del discorso culturale se ne strafrega, vende i prodotti più richiesti e dove ha più margine) che solo quando hanno visto calare gli ordini online si sono svegliati.
    Ecco, il fatto che di librai che chiedessero la riapertura non se ne veda traccia, mentre di colleghi che si sono reinventati in ogni modo possibile (spesso gratuitamente) per fare il proprio lavoro e la propria missione di presidio culturale nonostante fossero chiusi sono piene le cronache, ecco questa è la chiave di lettura più evidente.

  23. Roberto Malgrati scrive:

    Da promotore editoriale porto la mia solidarietà ai librai sottolineando la contraddizione tra l’appello degli scienziati a mantenere il distanziamento sociale e l’apertura delle librerie che non rappresenta un aiuto in tal senso.
    Roberto

  24. Federico Gnech scrive:

    Appello ragionevole che, da lettore, condivido. Per garantire la sicurezza, le librerie devono purtroppo smettere di essere librerie. A quel punto è meglio Amazon. Se si crede che il libro non sia una merce come le altre e che le librerie siano soprattutto luoghi di socialità e di scambio intellettuale, perché si chiede di andare a comprare un romanzo come si va a comprare un litro di latte?

  25. Luca Santini scrive:

    Sono un libraio milanese e vorrei sottoscrivere. Si può ancora fare?

  26. Giuliano scrive:

    Buongiorno,
    sono un libraio e, anche se al momento disoccupato, consapevole di questo momento difficile e delle difficoltà che seguiranno sia dal punto di vista economico che lavorativo, non posso che leggere questa lettera, che faccio mia, con orgoglio, per tutti i colleghi e le librerie che, pur vivendo un momento delicatissimo, nella loro esistenza già da funamboli, decidono e si espongono per un bene collettivo con gran senso civico. Anche questo è fare e condivedere cultura. Grazie

    Giuliano Stefanelli

  27. Nicola Colombini scrive:

    Buonasera
    Sono un lettore. Condivido pienamente l’appello.

  28. Vincenzo Angelo scrive:

    È facilissimo, per i detentori del potere e per le loro schiere di cortigiani, decidere di mandare in prima linea degli esseri umani, trasformati in simboli, a meri fini di propaganda. Proverò ad aprire, lo devo per rispetto ai miei clienti, ma sono nauseato da questo modo di fare.

  29. Luca Basilio scrive:

    Ma che bravi questi librai, così attenti al mondo e al loro prossimo da dimenticare che svolgono anche un ruolo sociale e culturale…
    I milanesi non firmino solo con il loro nome, ma per favore anche con l’insegna della loro libreria. Così in futuro saprò dove NON andare a comprare un libro.

  30. Mario Cavetano scrive:

    Io, andando controcorrente, martedì mi iscriverò al registro delle imprese e aprirò una libreria.

  31. Leo scrive:

    È chiaro che ognuno possa decidere secondo coscienza se aprire o tenere chiuso. Quindi se le motivazioni sono veramente quelle esposte, che ogni libraio decida per se’, senza farne un discorso di categoria, perché altrimenti viene il sospetto che dietro tutte le belle motivazioni, ci sia solo un discorso economico. Cosa dovrebbero dire le edicole, molto più precarie delle povere librerie indipendenti, anche se meno romantiche? Lì si che il pericolo è reale, perché i clienti sono mille volte quelli che entrano in libreria, anche se il guadagno è di qualche centesimo a copia.

  32. Angela Serafini scrive:

    Da moglie di un libraio, da lettrice e insegnante concordo pienamente…per ora meglio non riaprire..attendiamo tempi migliori..e differenti e nuove decisioni dall’alto…si spera!

  33. Mi dispiace di non poter aggiungere la mia firma alla lettera, ma la condivido in pieno!!
    Mi dispiace anche che tra noi colleghi (cioè tra chi conosce bene il nostro lavoro) si giustifichi la propria posizione opposta chiamando in gioco altre attività. Con tutto il rispetto per il lavoro di altri esercenti e nel accettare qualsiasi commento, non possiamo usare paragoni quali supermercati, edicole, ecc. Le maggioranza delle librerie “piccole” non hanno una clientela “mordi e fuggi”. Questo può andar bene alle solite catene o alla GDO che, ritengo sia la maggior interessata al provvedimento. Anch’io ieri ho posto, su un altro blog, la questione della “sanificazione” da estendere ai libri e un “operatore” ha risposto “nei supermarket non sanificano mica pacchetto per pacchetto”.

  34. Ho frequento biblioteche e vado ancora in libreria; mi interessano le novità, anche se acquisto di rado ormai, ma talvolta per donare. C’è sempre il pro e il contro. Mi spiego. Nella tragicità della situazione avrei preferito un governo coeso, con decisioni non affrettate, ma da “imporre”. Questa parola ribrezzo a molti. E quindi si dilatano le maglie con una serie di eccezioni tralasciate al cosidetto volontariato, spesso di marca religiosa, caritatevoli, che presuppone una società eternamente fatta di classi subaterne. Quindi se per es. c’è troppa gente in gro è anche perchè c’è troppa gente sì arrogante o stupida, ma anche perchè esiste tanta gente non aggiunta dalla ormai quasi inesistente sanità pubblica. Ma qualcuno si domanda perchè nascono così tante parafarmacie…E quante edicole chiudono con l’aprtura di supercentri commerciali, dove “trovi…tutto”. E’ stato detto dell’esempio Italia. Ma in che cosa? E ripeto, questo governo non può essere impallinato, senza riflettere sul recente e anche meno recene, passato. Riaprire le Librerie. Sicuro. Ma c’è chi già da settimane chiede la riapertura delle chiese (per es.) e diverse non hanno chiuso…Carenza di civiltà. Questo paesesta sempre nel ciglio del baratro. Non dico: vorrei essere capito. Dico che è giusto che riapre la cultura. l’arte, la letteratura, la storia,la sana politica. E auguri, con tutte le cautele.

  35. Dario scrive:

    Tanti discorsi sull’importanza della Lettura e della Cultura, tante richieste di lasciar vivere i libri e poi quando arriva il via libera MOLTE LIBRERIE SI RIFIUTANO DI APRIRE. Certo, condivido pienamente le preoccupazioni per la salute pero’ mi sarei aspettato un maggiore slancio, invece prevale la preoccupazione che cosi si perdono i contributi, i sussidi legati alla pandemia, la cassa integrazione….Mah…io spero di vedere almeno a Torino qualche finestra aperta sul mondo.

    PS: apprendo ora che La Lega impedirà l’apertura in Piemonte e Lombardia. Un pessimo giorno oggi per la cultura dfel nostro paese

  36. alberto ibba scrive:

    Da animatore di LED e direttore della casa editrice NNE invito tutti i librai che qui sono intervenuti a iscriversi alla pagina del nostro gruppo! LED ha tutte le intenzioni di diventare un nuovo strumento di lavoro, un laboratorio capace di governare il tempo presente e anticipare gli scenari che ci aspettano.

  37. Paola Volpari scrive:

    Sono d’accordo su tutti i punti da voi esposti e vorrei firmare questo appello anche se non sono libraia e forse anche molta gente lo vorrebbe fare. È possibile? E nel caso dove si può firmare? Grazie

  38. Wandal scrive:

    Terribile! Già i librai “minuti” peccano di scarsa imprenditorialità, e si vedono sorpassare da realtà moderne e dinamiche. Ma addirittura rigettare questa enorme opportunità che gli viene concessa! Suvvia! Non vengono “obbligati ad aprire”, bensi “ non sono obbligati a chiudere”. Poi la spendano come meglio credono: fissino delle procedure di sicurezza, e adeguino il tipo di vendita alla nuova realtà. Oppure tengano chiuso, così possono stare contenti e continuare a Lamentarsi.

  39. La Libreria Semola di Cavriago (RE) sottoscrive questa lettera.
    Noi non riapriremo, continueremo con spedizioni e consegne a domicilio.
    Grazie

  40. Simona Pedicone scrive:

    Condivido e sottoscrivo anch’io l’appello
    Simona Pedicone Punto Einaudi Roma

  41. Lettore scrive:

    Sono ovviamente e assolutamente d’accordo sul fatto che le librerie, specie quelle indipendenti, dovrebbero essere fortemente agevolate in questo frangente, ma, scusate, sinceramente non ho capito dove sta il problema rispetto alla possibilità di riaprire adesso. Se volete potete farlo. Se non volete no. Non siete mica obbligati.

  42. Elisabetta scrive:

    Sono perfettamente d’accordo
    Io vivo a Vicenza e l’ordinanza regionale mi consente di allontanarmi 200 mt da casa. La prima libreria è a 3 km. Dunque X me nn cambia niente.
    Sono una lettrice forte ho decine di libri in casa comprati e da leggere e ho acquistato moltissimi eBook in questo periodo per cui il mio contributo alla filiera dell’editoria l’ho dato ugualmente.
    Mi fa sorridere leggere sui social questa gran voglia di andare in libreria quando si sa, lo dicono gli editori e i librai, in Italia si legge pochissimo! Trovo parecchia ipocrisia e come sempre molta superficialità nelle decisioni

  43. Andrea scrive:

    Io sono un libraio e credo di andare controcorrente rispetto alla stragrande maggioranza dei commenti. Ma come, neanche quando ci danno la possibilità di farlo noi non vogliamo riaprire? Anche le edicole e le tabaccherie aperte devono sottostare a regole sanitarie e smuovono persone che prendono tram o mezzi per arrivarci, cosa cambia con le librerie? Le accortezze sanitarie che conosciamo sono le distanze, i guanti (da comprare e mettere a disposizione per chiunque entri), le mascherine (si iniziano a trovare anche quelle anche se sono un po’ care), ma poi dico, le attività al momento aperte non hanno gli stessi problemi? Non c’è nessun obbligo di riapertura: semplicemente chi non vuole può tranquillamente rimanere chiuso. Io invece mi trovo obbligato a non poter riaprire perchè in Piemonte Cirio ha deciso che non si può. Come se fiumi di persone si riversassero in libreria. Mah.

  44. Dario scrive:

    Concordo pienamente con l’intervento di Andrea. Visto che sei di Torino spero di essere uno dei primi Clienti a venirti a trovare dopo che la Lega e i suoi lacche’ me lo consentiranno. Grazie

  45. Massimo scrive:

    Siete ridicoli. Pensate che sfogliare i libri possa comportare la diffusione del virus..vendete libri ma non li leggete evidentemente perché la vostra ignoranza in merito esclude la possibilità che vi siate informati. Visto che tenete chiuso, compreremo i libri su Amazon o tramite la grande distribuzione organizzata, cioè i supermercati. Poi non lamentatevi se continueremo a farlo anche quando l’emergenza sarà finita.

  46. Marco scrive:

    Darvi degli opportunisti è il minimo. Mentre medici,infermieri,uomini delle forze dell’ordine, insegnanti, cassieri, operai e dipendenti di aziende costrette a rimanere aperte sgobbano per dare un minimo di normalità al servizio della collettività, voi vi tirate indietro. Siete solo attaccati ai privilegi che derivano da questa emergenza: affitti bloccati, i 600 euro e così via. Siete pusillanimi e vi dovete vergognare. Vi auguro di fallire e di non trovare neppure un cliente alla riapertura. Ci ricorderemo noi lettori che ci avete lasciato da soli in mezzo al guado. Stamperemo l’elenco delle librerie rimaste chiuse per non correre il rischio di andarci a comprare un libro quando sarete comodi ad aprire. Se fossimo in guerra, quella vera,che si combatte con le armi,non questa che si fa sul divano e con la pancia piena, sareste dei collaborazionisti. Cambiate mestiere, andate a lavorare al catasto o proponenetevi come cassiere dei cinema. Dovreste essere partigiani della cultura. Siete solo degli opportunisti.

  47. Adriano scrive:

    Non condivido le parole e le giustificazioni. Allora, così facendo, potrebbero fare la stessa cosa anche i farmacisti, gli alimentaristi, i cassieri dei supermercati e, perché no, le forze di polizia e di controllo del territorio, gli infermieri, i dottori e tanti altri.
    Oggi il Papa ha detto che dobbiamo avere tutti uno spirito di servizio e a voi è stato chiesto proprio questo per ragioni che, adesso, è sterile e inutile discutere.
    Armatevi ei questo spirito senza pensare a inutili e improprie giustificazioni economiche e di salute.
    Vi è stata chiesta una presenza forte e importante in questo momento e voi, adesso, non avete nessun diritto di discuterla.
    E poi, magari, anche se uno soltanto in tutta la Nazione comprasse per la prima volta nella sua vita un libro, la vostra apertura sarebbe stata fondamentale.

  48. Dario scrive:

    Concordo con le parole di Marco e Adriano. Aggiungo…volete fare solo vendita on line, bene ma senza sussidi per favore. E senza locali. Il fatto che la Vostra posizione coincida con quella della Lega dice molto sul Vostro ruolo nella diffusione della cultura. Io non stampero’ i vostri momi ma al contrario saro’ Cliente solo di chi oggi avra’ il coraggio di riaprire. Buona Pasqua a chi riaprira’

  49. Andrea scrive:

    Caro Dario, io sono di Ciriè, comunque vicino a Torino, se ti capiterà di venire alla Ubik fatti riconoscere, sarà un piacere!

  50. Dario scrive:

    Ciao Andrea sono spesso a Cirie’ mi farò riconoscere grazie.
    Rilevo che dopo una prima fase di adesioni, una vasta parte dell’Opinione pubblica sui Social sta valutando il comunicato di queste librerie per quello che e’ e cioe’ indegno

  51. Paolo Viviani scrive:

    Compro libri da quando ero adolescente, quindi da circa sessanta anni. Partendo dalla presunzione di essere immortale, ne ho sempre comprati – in italiano, francese, inglese e tedesco – più di quanti ne potessi leggere immediatamente. Con questa dichiarazione d’amore cerco di giustificare una posizione che altrimenti potrebbe sembrare sterilmente provocatoria. Credo che affermando “Le librerie sono dei presìdi culturali che vivono costruendo relazioni, dei luoghi che hanno un peso nella creazione di comunità culturali e sociali, spazi che creano dibattiti, lavorano alla promozione e alla diffusione della lettura e della cultura in senso ampio” l’appello evochi la situazione di quando io appunto ero adolescente, la realtà nella quale frequentare le librerie era in effetti l’unica maniera non solo di venire a conoscenza delle novità librarie, ma di rendersi partecipi delle reazioni che esse suscitavano. Quella realtà non esiste più. Da un lato è cresciuta a dismisura una produzione romanzesca e pseudo-saggistica che non merita di essere scoperta. e che comunque passa al macero ancor prima di aver potuto suscitare una qualsivoglia reazione. D’altro canto, l’interesse per la produzione libraria di qualità è oggi veicolato in maniera molto più pertinente e diretta dalle riviste specializzate sia su carta che su Internet. Infine – e questo è il punto più importante – una volta individuato un titolo interessante, è molto più comodo, rapido ed economico ottenerlo da Amazon che in libreria. Se qualcosa minaccia oggi le librerie non sono i decreti di apertura o di chiusura, ma il non rendersi conto di quanto stia cambiando il modo di fruire dei libri e di quanto sia illusorio continuare a considerare le librerie, almeno nel modo in cui la più parte di esse si presenta attualmente, dei “presìdi culturali”. Se non verrà fatto uno sforzo comune da parte degli editori e dei librai per soddisfare quei criteri di disponibilità ed economicità che, in regime di competizione, devono valere per i libri come per qualsiasi altra merce, se trovare in libreria un titolo pubblicato appena un anno fa continuerà ad essere l’eccezione fortunata, temo che in un futuro non troppo lontano rimarrà uno spazio di sopravvivenza economica solo per le librerie antiquarie e per lo smercio di romanzetti ed instant books, che peraltro, giustamente, si trovano sempre più spesso anche nei supermarket.

  52. Elena Spadafora scrive:

    Questa lettera mi sembra una contraddizione in termini: rivendicate il vostro essere librai e non simboli ma vostra lamentela poi si basa tutta sul ruolo simbolico che assume (o dovrebbe assumere) la libreria all’interno delle comunità. È giustissimo chiedere delucidazioni su come hanno immaginato si attuino le riaperture, un po’ meno tirar fuori in questo frangente tutti i rancori repressi. Proprio perché siete librai, oltre a svolgere tutte le splendide attività che conosciamo e supportiamo, siete anche commercianti (perché non svolgete il vostro lavoro per beneficienza ma ne ricavate un guadagno). Ora, la situazione è questa: o si riapre col solo scopo di “mandare avanti la baracca” quindi privilegiando l’aspetto commerciale dell’attività oppure come non detto, ci rivediamo tutti quanti quando sarà tutto finito.

  53. Enrico Teruzzi scrive:

    Non sono un “social user” abituale, per me la rete è uno strumento e non un luogo in cui vivere, per cui non conosco bene le regole dell’educazione applicabili in certi casi. Per esempio non so se è da maleducati rispondere e/o fare riferimento ad altri commenti.
    Per cui correrò il rischio…

    Due premesse
    La prima è che i firmatari della lettera non hanno niente a che vedere con le seguenti righe, quindi chi si sentisse offeso o chiamato in causa può prendersela con me, essendoci nome e cognome.
    La seconda è che sto a casa mia da un mese, la spesa me la faccio portare a casa, quindi, a malincuore, prendo il lockdown molto sul serio.

    TUTTI i medici sono concordi nell’affermare che ci si contagia al lavoro, in casa (non stando solo nella propria, ovviamente…), negli ospedali, NON all’aperto.
    La misura di non fare spostare le persone, è dovuta all’impossibilità di controllare gli “inottemperanti” che altrimenti approfitterebbero della libertà di movimento per andare a socializzare qua e là. É il contatto fra umani che, tristemente, va evitato. Ora, qualcuno in un contesto in cui non puoi farti curare neanche una carie, in cui persone con sintomi che solitamente sarebbero da ospedalizzazione immediata vengono lasciate a casa per precauzione (perché “se non si aggrava ulteriormente, è più rischioso andare in ospedale”), in cui gli elicotteri della polizia vanno a caccia di chi si fa una passeggiata in spiaggia perché hanno paura che si incroci con qualcuno e non rispetti la distanza sociale… Ora, dicevo, in un contesto simile davvero c’è chi sostiene sia COERENTE procedere all’apertura di esercizi commerciali, qualunque essi siano?
    Ho letto di tutto, da chi si sente costretto a stare aperto e vuole aperti anche gli altri (meschino) a chi mette il nome della sua attività commerciale per accaparrarsi clienti sfruttando la situazione attuale (non commento).
    Da chi minaccia di negare in futuro il proprio prezioso sostegno in quanto cliente a chi bacchetta, ancora sfruttando un becero pregiudizio per cui la posizione politica presunta sia indice di cultura e/o intelligenza.
    Intanto, invito tutti i bacchettatori a mettere nome e cognome per non perdere il diritto di commentare chi il proprio nome lo ha messo in calce dopo aver espresso la propria riflessione in maniera pacata e articolata (mi riferisco ovviamente ai firmatari della lettera).
    Li inviterei inoltre a riflettere nuovamente sulla coerenza delle indicazioni del nostro governo, sulle implicazioni potenziali alla luce delle indicazioni dei medici e dei pericolosissimi dati attuali.
    Se dopo tutto questo ancora saranno favorevoli all’apertura delle librerie, o di un qualunque altro esercizio commerciale, allora gli auguro un’esperienza catartica alla Boris Johnson…
    Se invece qualcuno, per qualunque motivo, sarà favorevole alla riapertura totale del retail alla faccia delle conseguenze, non sarò d’accordo ma perlomeno dimostrerà coerenza.
    Personalmente, se le indicazioni sanitarie sono corrette, ritengo si sarebbe dovuto chiudere tutto il possibile il prima possibile… Se siamo in quarantena da un mese dove crediamo che si contagi la gente?…
    Chiaro, se questo per qualcuno non è un problema lo dica pure e la sua opinione verrà rispettata. Se accettiamo che molta gente potrebbe morire di una morte terribile, perché tanto si moriva anche prima, perché tanto muoiono solo i vecchi (davvero?) perché la vita è dura e può capitare anche a noi, non condivido ma rispetto. Se invece è il solito “armiamoci e partite”…beh, congratulazioni, voi sì che sapete cosa significa la parola cultura…

    Buona fortuna
    A tutti

  54. Giovanna scauri scrive:

    In risposta a:
    Luca Basilio scrive:
    11 aprile 2020 alle 16:57
    Ma che bravi questi librai, così attenti al mondo e al loro prossimo da dimenticare che svolgono anche un ruolo sociale e culturale…
    I milanesi non firmino solo con il loro nome, ma per favore anche con l’insegna della loro libreria. Così in futuro saprò dove NON andare a comprare un libro.

    E a tutti gli altri che hanno usato gli stessi toni.

    Andiamo bene, siamo arrivati alle liste di proscrizione

  55. Daniele Corradi scrive:

    buongiorno.
    spero di non offendere nessuno.
    scegliere (se ci si è trovati nella situazione di scegliere) di essere librai, significa scegliere una vita non semplice, scegliere una strada non asfaltata e sempre in salita.
    su questo credo siamo tutti d’accordo.
    aspettarsi che qualcuno aiuti la categoria solo perchè ci si occupa di cultura, in questo paese, mi sembra eccessivamente troppo e ormai, lo abbiamo capito tutti, utopistico.
    però, la scelta del libraio credo sia anche una scelta singolare, individuale. credo che la libertà sia la base di questa professione e libertà significa anche libertà di scelta.
    è giusto per me avere la libertà di scegliere se riaprire o non riaprire.
    chi vuole riaprire, chi vuole assumersi il rischio che ne consegue, riapra. chi non se la sente, non lo faccia. non è un discorso sul “coraggio” e di certo non è un discorso sul “profitto”.
    accaparrarsi il mercato… quale mercato? esiste ancora questo mercato? il cliente che cerca un libro e vuole venire in libreria (sperando non sia solo una scusa per mettere il naso fuori di casa o piazzarsi un’ora in libreria a ficcanasare inutilmente) si assuma il rischio e venga in libreria. essere libraio credo significhi solo dare. perchè, con i tempi che corrono ormai da molti anni, un libraio può certo dare… quanto al ricevere… avrei molti dubbi.
    essere librai significa avere tanta pazienza, ma davvero tanta e col carattere che abbiamo noi librai (perchè, ammettiamolo, non è un bel carattere considerando che critichiamo sempre tutto) anche questa è un’altra fatica

    daniele corradi
    libreria antiquaria giulio cesare
    roma

  56. Stefano titolare di Libreria scrive:

    Buongiorno, ringrazio la tenace risposta al governo da parte di questo super gruppo di librai italiani, per qualsiasi adesione mi metto a disposizione.
    Grazie

  57. Fabrizio Tripoti scrive:

    Due parole da ex libraio per non prendere troppo spazio.
    1) La “prima necessità” del libro é radicata in noi stessi, se ci crediamo, e non ha bisogno di aperture forzate in nome della … demagogia culturale. Leggiamo (e rileggiamo) ciò che abbiamo in casa, riscopriamolo, apprezziamolo, non attacchiamoci ad una “novità” dovuta dalla logica di mercato!
    2) Non eleggiamo, come spesso è accaduto, i librai a “missionari”. Sono già dei grandi sofferenti di una cultura mai troppo apprezzata ma tanto sfoggiata come fiore all’occhiello. Se debbono riaprire garantiamo alle librerie sicurezza sanitaria, istruzioni igieniche ed appoggio.

  58. Federico Gnech scrive:

    Al povero lettore che parla di “opportunisti”, “attaccati ai privilegi”, “pusillanimi”, “collaborazionisti” consiglio di cercare al più presto un aiuto psicologico. La quarantena è dura per tutti, coraggio. A quelli che insistono nel paragone con altre attività e altre merci bisognerebbe pazientemente ripetere che

    1) si può sopravvivere fisicamente senza libri, non si sopravvive senza cibo – e pure senza sigarette è molto dura, per chi fuma.

    2) Tante librerie indipendenti offrono le consegne a domicilio – di quello che hanno sugli scaffali, perché i distributori restano comunque chiusi.

    3) Le librerie in queste condizioni *non riaprono davvero come librerie* ma come spacci di volumi. Per voi è normale o comunque invitante una libreria in cui ci si mette in fila, si entra uno alla volta, di fretta e senza poter cazzeggiare col libraio? O dove si creano fasce orarie per le i soggetti a rischio (anziani, immunodepressi, malati cronici, ecc.) e altre in cui si è possibile prenotare mezz’ora di visita esclusiva, come ha deciso di fare la libreria che frequento di più qui a Venezia? Secondo voi così viene mantenuta la qualità di presidio culturale, eccetera, al netto di ogni considerazione economica?

    4) le vostre (nostre) case di lettori forti straboccano di libri intonsi, non sarebbe il caso di provare ad aprirli? Rileggere qualcosa pare brutto? E tutta la letteratura mondiale disponibile gratuitamente in rete vi fa proprio schifo? Se non usate adesso quel kindle lasciato a prender polvere, quando mai lo userete?

  59. mario giuseppe camboni scrive:

    Sono favorevole al proseguo della chiusura almeno sino a maggio, ma, con due dipendenti se non mi proseguono la cassa integrazione , come faccio a retribuirli ? Impongono decreti senza un minimo di ragionamento

  60. Dario scrive:

    Solo per specificare.
    Conosco numerose librerie Piemontesi e Lombarde che avrebbero aperto volentieri, questa possibiltà non gli è stata concessa dalla Lega.
    A loro, al loro coraggio e al coraggio di quei Clienti che sarebbero andati in Libreria va tutta la mia stima e riconoscenza di lettore, oggi e dopo la fine dll’emergenza.
    Non esiste nessun fronte comune compatto di Librai che non avrebbero riaperto in attesa di ” concordare sulla base dell’art. 1623 c.c una congrua riduzione dei canoni di affitto delle nostre attività, la possibilità di una norma che consenta ai proprietari dei nostri locali di godere loro di un credito di imposta equivalente alla riduzione che ci accorderebbero sulle pattuizioni contrattuali relative al canone di locazione ed alle spese relative”

  61. Francesca scrive:

    Bravissimi, concordo appieno, non comprendo questa assurda fretta di riaprire, in contrasto al buonsenso e alla logica.. Noi abbiamo ordinato alcuni libri, che sono arrivati nel giro di qualche giorno..e ne aspettiamo altri per i bambini per sabato.. Vi appoggio pienamente..

  62. Matteo Ronchi scrive:

    La sola cosa che mi dispiace è non aver potuto firmare anch’io questa lettera. Io sono il titolare della libreria “Il Giullare”, libreria in franchising a Brescia con Ubik e concordo sotto tutti i punti di vista con i contenuti, le perplessità, i rischi sollevati nella lettera stessa.

  63. condivido pienamente le considerazioni esposte nella lettera aperta, e mi auguro che siano spunto di riflessione oggi nel valutare tutti gli aspetti di una riapertura graduale delle attività non solo culturali, al fine di garantire la sicurezza di chi torna a lavorare e di chi si reca ad acquistare cultura o meno che sia. Altrimenti i sacrifici fin qui osservati da tutti noi rinchiusi in casa saranno stati vani e inutili. Per quando si tornerà alla normalità mi auguro ugualmente che tali riflessioni siano spunto per riconsiderare le librerie e ogni altra attività culturale luoghi e attività da favorire e da tutelare sotto ogni profilo.

  64. Alessio scrive:

    Vorrei rendervi noto che il Sig. Sancio, Il numero 13 della lista, oggi ha aperto le sue librerie.

  65. Carlo scrive:

    Io sono un lettore. Lavoro in ambito sanitario, ho i miei rischi, li valuto, mi proteggo. Vi si offre la possibilità, non l’obbligo, di aprire e non vi va bene? Devo pensare che un edicolante abbia più coraggio di un libraio? Non siete in grado di attrezzarvi con distanze, guanti, mascherine? Volete che anche chi, come il sottoscritto, ha la nausea all’idea di ordinare online lo faccia?
    Che delusione che siete… Credevo di conoscervi, sbagliavo.

Trackback
Leggi commenti...
  1. […] chi le librerie dovrebbe riaprirle: librai e libraie. Riprendiamo un interessante testo uscito su minima&moralia che, con l’articolo di ieri di MiM serve a fare un po’ di […]

  2. […] è l’inizio dell’emergenza, la classe creativa e intellettuale ha già sbroccato. Che questo sia stato necessario con oltre cinquecento morti al giorno ha […]

  3. […] la lista dei librai che non vogliono riaprire il 14 aprile – appello ed elenco degli aderenti si possono trovare sulla pagina di Minima e Moralia – si scorgono librerie dal Nord al Sud del paese, tra cui Mannaggia – Libri da un altro mondo […]

  4. […] per il nostro Book&Bed, ormai apprezzato in tutto il mondo. Condividiamo – aggiunge – le perplessità esposte nell’appello lanciato dal gruppo Librai Editori Distribuzione in rete (LED), sui rischi sanitari della circolazione di librai e lettori che scenderanno per raggiungere […]

  5. […] con noi, se non li tenessimo sotto lo scacco della forza. È quindi legittima e comprensibile la lettera dei librai e la scelta di un fronte comune delle librerie indipendenti di non […]

  6. […] sul sito di Minima et Moralia è stata pubblicata una lettera aperta (sottoscritta da 154 librai), frutto del lavoro collettivo […]

  7. […] oppure se lo sanno perfettamente e quindi non vogliono adunate sediziose. Guardiamo piuttosto la voce contraria di tanti librai indipendenti, che avranno fatto i loro conti e capito che riaprire adesso è solo una perdita di tempo e di […]

  8. […] Editori Distributori in rete, hanno firmato una lettera per il Presidente del Consiglio (la trovate qui) per esporre le proprie richieste e i dubbi che sono emersi dal confronto e dalla discussione […]

  9. […] Les signataires l’affirment : « La réouverture des librairies ne peut être considérée comme un pur geste symbolique, mais doit être une action structurée et envisagée dans sa globale complexité — de même que cela doit se faire pour toutes les autres activités nécessaires à la vie sociale. » […]

  10. […] fronte contrario si è alzato dal gruppo facebook LED – Librai Editori Distribuzione tramite una lettera aperta pubblicata sul portale culturale minima&moralia. Le oltre 150 librerie firmatarie, perlopiù piccole realtà indipendenti, lamentano la mancanza di […]

  11. […] giornali e in rete c’è stato un vivace dibattito che, se da una parte dimostra quanto il tema appassioni, […]

  12. […] Sono comunque tra i firmatari del gruppo LED librai editori e distribuzione che ha firmato una lettera aperta a Giuseppe Conte, pubblicata su minima&moralia. […]

  13. […] ma che sono condivise a livello nazionale: librai di tutta Italia infatti hanno firmato una lettera aperta dove affermano che, in mancanza di aiuti economici e di tutele adeguate, “si riservano di non […]

  14. […] del decreto. Le legittime perplessità dei librai sull’assenza di tutele sanitarie ed economiche sono state raccolte dall’appello pubblicato su minima&moralia. Per questi e altri motivi, molte librerie hanno deciso di non riaprire. Allora, mentre il settore […]



Aggiungi un commento