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Librerie elettroniche e librerie di Brooklyn

Ci sono cose, in questo mondo sfinito e tassabile, che possono essere dette solo attraverso un’interfaccia restrittiva e con il minor numero di caratteri possibile. Così comincia Some contemporary carachters, il racconto-twitter di Rick Moody, testo discusso, avversato, rilanciato nella rete che cinguetta senza sosta i messaggi in 160 battute. Pubblicato su Electric Literature, rivista americana diffusa su I-phone, web e Kindle, il racconto ha dato origine a quella che forse verrà ricordata come una delle prime polemiche dell’era in cui la civiltà culturale ha davvero invertito la marcia delle proporzioni fra digitale e fisico. Da qui è chiaro: stiamo passando da un oceano di carta a un’isola di carta; ma a parlarne, stavolta, non è l’ennesimo futurologo, o un ‘acuto interprete dei mutamenti che viviamo ogni giorno’. È Rick Moody, il paradossale punto di fusione fra la tensione braminica della letteratura alta e la scioltezza informale della nostra vita bassa. Rick Moody, sempre vestito come un musicista indie, e lo è a tutti gli effetti, un musicista indie. Solo in apparenza rilassato, proprio come chi ha conosciuto abissi, lampi, successo e depressione senza nessuna retorica. Un uomo dai modi affettuosi, l’autore di Maschietti che intona nei giri di frase un cantus stilistico tormentoso e incapace di cedere un millimetro alla facilità. Il Rick Moody che incontro sempre allo stesso bar di Brooklyn, Ozzie’s, e mentre mi avvicino solleva il telefono cellulare per mostrare l’immagine di sua figlia, Hazel, nove mesi. È il gesto di benvenuto di uno scrittore che considero vicino ed esemplare, consapevole che i ‘modelli’ sono una Lontananza, anche quando ti sussurrano sempre all’orecchio.

“Non è stato difficile decidere di farlo, il racconto-Twitter. I ragazzi di Electric Literature sono pieni di entusiasmo, mi piacciono, ma è stata dura, ci ho messo mesi, intagliare uno a uno i messaggi con quel vincolo formale, sempre ripetuto, uno dopo l’altro, anche se forse la storia ha un che di schematico, come può esserlo una storia d’amore raccontata alternativamente dalla parte di lui e dalla parte di lei. E forse per me l’aspetto più interessante aveva proprio a che fare con la natura vincolante del mezzo, mi piacciono le costrizioni che permettono di inventare. Le polemiche non mi riguardano in alcun modo, è un problema che ha toccato più Electric Literature e il popolo di Twitter. Per me è stato divertente. Per me è andata benissimo – anche perché ha avuto moltissima eco sulla rete.” Ma proprio l’eco eccessiva che ha destato l’esperimento di Moody – Twitter in sé funziona come una specie di camera d’eco dei significati, essendo basato sulla possibilità infinita d’intreccio reciproco dei messaggi – ha infastidito molti utenti e mescolato le frasi d’autore a quelle del pubblico, generando attacchi da parte di blogger, recensori, case editrici locali e giornalisti globali. Senza motivo, approfittando di un momento di pausa nella conversazione, gli racconto che da un po’ di tempo sogno sempre librerie, immense, irrealistiche librerie, con un senso di malinconia e mondo-perduto che ricorda da vicino quelli fatti nei mesi immediatamente successivi a un lutto grave, quando ogni mattina gli occhi si aprono desolati su un mondo peggiore di quello appena visitato dormendo. “Io tutt’ora sogno sempre mia sorella”, risponde Moody, immaginando che il suo interlocutore conosca bene il magnifico racconto Demonology, in cui trasfigura la terribile e assurda scomparsa della sorella durante un Halloween stordente, “E quindi non sogno librerie, ma capisco alla perfezione quello che intendi, e non oso nemmeno immaginare come possano esistere città senza librerie, e se la digitalizzazione della civiltà culturale va in questa direzione è una direzione orrenda. Io ho un Kindle, me l’hanno regalato i miei genitori a Natale, e ogni tanto mi ci diverto anche, devo ammettere. Ho scaricato tutti i classici gratuiti, e ci sono momenti in cui oltre l’utilità intravedo anche qualcos’altro, qualcosa di bello. Ma poi mi giro verso uno scaffale e penso che il libro, i libri accatastati e accumulati, hanno qualcosa di ancora migliore, un modo analogico e umano di associare e far nascere le idee.” E Facebook? “Ci sono, naturalmente. Come fai a non esserci quando tutte le persone, non dico quelle che conosci in assoluto, ma quasi tutte quelle che stimi, ci sono dentro? Così ho deciso di aprire un profilo e lo uso per la mia attività musicale, per segnalare concerti o serate anche di altre band. E ogni tanto dico qualcosa di mio. Ma se entri su Facebook che sei già una figura pubblica e hai quasi cinquant’anni l’esperienza è necessariamente diversa da quella di un adolescente. Quindi non ho molto da dire sull’argomento.”

Mentre l’autore del Velo Nero sottolinea gli aggettivi in un corsivo fonetico che fa quasi tenerezza, inclinando la testa e sorridendo di entusiasmo (non diversamente dai suoi libri) l’argomento assume le fogge insieme serie e futili che rispondono al nome di ‘preoccupazioni’. Che futuro ha l’idea di prestigio e qualità nella produzione letteraria, in un habitat dominato dai lit-blog e dalla consolante teocrazia del soggetto insultante e libero? Che futuro ha persino la polemica seria, mentre là fuori, e penso anche all’Italia, ci sono buone intelligenze che sprecano ore a sputare veleno su Saviano o chiunque altro lungo le pagine elettroniche di siti il cui solo obiettivo è fare numeri & contatti, nel nome di un’etica della produzione di conoscenza pari al ‘soddisfatti o rimborsati’ dei peggiori discount? Sono già pentito: questione trabocchetto, questione sospetta. Ma Rick Moody non è un vecchio solone. Moody è curioso. Moody ci toglierà dall’impiccio. E difatti: “Ricordi quel romanzo fantastico di Richard Brautigan, L’Aborto, al cui centro è una biblioteca in cui non arriva nessun lettore ma solo autori dilettanti a portare i manoscritti, e si riempie in modo delirante di tutti i libri scritti dai suoi frequentatori? Non ti ricorda qualcosa? Il rischio che la civiltà letteraria scompaia esiste, ma se c’è una possibilità di farla continuare, forse, è nel conoscere il nemico, soffiare nella sua stessa direzione cose migliori, prendendosi dei rischi.” La fine è nota. Siamo usciti, abbiamo camminato verso una libreria di quartiere, a pochi isolati dal caffè, e tutt’ora cerco di ricordare il nome del poeta che Rick Moody mi ha consigliato puntando il dito verso l’alto, e che nessun motore di ricerca riesce a restituirmi.

Gianluigi Ricuperati è uno scrittore e saggista italiano. Nel 2006 ha pubblicato Fucked Up per Bur RCS e ha curato, insieme a Marco Belpoliti, la prima monografia mai dedicata al disegnatore Saul Steinberg. Nel 2007 Bollati Boringhieri ha pubblicato Viet Now – la memoria è vuota. Ha scritto un testo pubblicato ne Il corpo e il sangue d’Italia. Nel 2009 è uscito La tua vita in 30 comode rate (ed. Laterza).
Attualmente collabora alla Domenica del Sole 24 Ore ed è corrispondente speciale per la rivista Abitare. Da gennaio 2010 dirige Canale 150 – gli italiani di ieri raccontati dai protagonisti di oggi – iniziativa per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia sostenuta dal Comitato Italia 150 e da Telecom Italia. Dal 2010 è curatore del Castello di Rivoli – Museo d’Arte contemporanea. Ha scritto di spazi e architettura per Domus, ha collaborato alle pagine culturali de La Stampa e D di Repubblica. Scrive di musica per Rumore e Il Giornale della musica. È stato consulente editoriale per Alet Edizioni. Nel 1999 ha tradotto per la casa editrice Einaudi The Wild Party, testo di Joseph Moncure-March, illustrato da Art Spiegelman (ed. Einaudi Stile Libero, 1999). Nel 2007 e nel 2008 è stato, con Stefano Boeri, co-direttore di Festarch, festival internazionale di Architettura a Cagliari. Durante la prima edizione di Festarch ha svolto un dialogo pubblico su ‘architettura e letteratura’ con l’architetto olandese Rem Koolhaas. Nel 2009 è, con Stefano Boeri e Fabrizio Gallanti, co-direttore artistico di Urbania a Bologna. Collabora con Fondazione CRT e cura una collana di volumi di architettura e narrazione.
Commenti
2 Commenti a “Librerie elettroniche e librerie di Brooklyn”
  1. Manie Barcenas scrive:

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