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Il momento d’oro delle librerie indipendenti americane

Richard Ford, Dave Eggers, Richard Nash, Rick Moody ci danno notizia di cosa succede nel mercato editoriale statunitense, partendo dalla rinascita delle librerie indipendenti. Questo post è anche l’occasione per presentarvi Editorintour, un nuovo spazio in cui Pietro Biancardi di Iperborea e Marco Cassini di minimum fax raccontano i loro incontri con i librai italiani. (Nella foto, un cartello della libreria Green Apple Books di San Francisco.)

Al termine del suo reading, venti minuti intensi in cui ha letto l’incipit dell’ultimo romanzo Canada, qui appena pubblicato in edizione tascabile, Richard Ford si dice disponibile a rispondere alle domande del pubblico, eterogeneo e cospicuo, che stipa l’ampia sala della libreria Book Court, dal 1981 il cuore letterario di Cobble Hill, quartiere residenziale di Brooklyn.

Si crea subito un bosco di braccia tese, ma prima di planarci l’autore fa una pausa, si leva gli occhiali, rivelando lo sguardo acquoso e impenetrabile di un azzurro esaltato dal colore di quello che ha tutta l’aria di essere il suo maglione preferito, e dice: «No no, scusatemi; scusatemi. Prima di darvi la parola, devo dire qualcosa a cui tengo particolarmente; forse la cosa più importante che ho da dirvi stasera. Vi ringrazio di essere venuti qui, non perché siete alla presentazione del mio libro ma perché facendolo avete deciso di sostenere questa libreria. Avete fatto un gesto importante: il lavoro di queste persone, come di quello di decine di posti analoghi in tutto il paese, è fondamentale. Se io posso permettermi di fare lo scrittore da quarant’anni, e se tanti altri miei colleghi possono fare il loro mestiere, è solo perché ci sono librerie indipendenti come Book Court, il cui ruolo è prezioso, imprescindibile per chi ama i libri e per il tessuto culturale di tutta la nazione». E poi indica con un sorriso disponibile l’anziana signora in seconda fila come a liberarla dall’ansia di voler esporre la propria visione del romanzo, e del mondo. E ha inizio il Q&A.

Non ho mai sentito una dichiarazione così incisiva e appassionata a supporto delle librerie, né qui a New York né in Italia, dove – è noto – le presentazioni dei libri sono principalmente uno sfoggio di coolness e arguzia se non, peggio, di simpatia. Dello stato di salute delle librerie mi è capitato più volte di parlare nelle tappe precedenti di questo mio ultimo viaggio sulle due coste degli Stati Uniti.

Durante un pranzo al ristorante indiano di fianco alla sede di McSweeney’s, Dave Eggers addentando il suo pollo fritto (accompagnato da riso fritto) mi ha detto che «non solo a San Francisco ma in tutto il paese è un momento molto favorevole per le librerie indipendenti». Appoggio le posate sul piatto, accanto alle mie decisamente più elaborate costine di agnello australiano con brown rice e, convinto di non aver capito bene la sua affermazione, o di non aver colto un tono di ironia nella sua voce, gli chiedo di ripetere. «Sì, davvero: basta vedere l’eterna vitalità di Green Apple, che esiste da quasi mezzo secolo, o fermarsi a osservare quanta gente entra ed esce continuamente da Dog Eared Books, il negozio a due passi dalla nostra scuola Valencia 826, per rendersene conto».

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Marco Cassini (1970) è il co-fondatore di minimum fax. È autore di una monografia su Raymond Carver (Carver, Gribaudo Paravia 1997) e ha curato per minimum fax Beats & bites (1996), una raccolta di citazioni, interviste e saggi sulla beat generation. Insieme a Martina Testa ha curato l’antologia Burned Children of America (minimum fax, 2001), una raccolta di racconti inediti scritti dai più promettenti giovani autori americani di oggi. Nel 2008 è uscito Refusi, Diario di un editore incorreggibile, edito da Laterza.
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  1. […] scivola su Joyce • Libri: È morta Margaret Thatcher: 4+1 libri per ricordarla • Editoria: Il momento d’oro delle librerie indipendenti • Opinioni: Anche a voi capita di leggere “troppo”? • Premi: Premio Calvino 2013, gli otto […]



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