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Il libro di carta vola dritto nel futuro

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Questo articolo è uscito sul Foglio, che ringraziamo (fonte immagine).

C’è stato un momento, qualche anno fa, in cui farsi vedere con un libro in mano, o dentro la busta di carta della libreria, equivaleva ad ammettere di essere antichi. Superati, polverosi, resistenti alla modernità. Persone piene di fiducia nel futuro hanno buttato, regalato o venduto alle bancarelle la maggior parte dei libri posseduti, per l’euforia di fare spazio, di tenere tutto dentro un Kindle, di sentirsi liberi e nuovi, digitali e pronti per una vacanza in barca. In barca infatti bisogna sempre portare il Kindle, perché la salsedine rovina la carta e perché si viaggia leggerissimi.

Quindi, se si sognava una vacanza in barca, la prima cosa da fare era comprare un Kindle urlando: il libro è morto. Le librerie si sono attrezzate con un angolo per gli ebook, e nel 2011 in Gran Bretagna si è raggiunto il picco delle vendite, scrive il Times: due ebook per ogni libro di carta. Le parole retroilluminate vincevano, anche in America, sulle parole stampate, e a chi dice: ma io ho bisogno di sottolineare, toccare, fare le orecchie, l’elegantissimo Kindle ha offerto tutte le possibilità, compresa quella di farsi firmare l’ebook dall’autore alle presentazioni.

L’imbarazzo di maneggiare un tablet al posto di un libro con le pagine è stato superato velocemente dall’euforia per la novità, la comodità, la bellezza di portarsi nella borsa un’intera biblioteca, oltre al fantastico travestimento: sul Kindle possiamo leggere tutti i libri un po’ trash di cui non oseremmo mai mostrare le copertine in giro, il Kindle è la difesa delle letture proibite o rinnegate, è il massimo della democrazia raggiungibile fra i lettori.

Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, aveva dichiarato: “Mai avrei pensato che sarebbe successo così in fretta”. Il futuro senza carta era già lì. Invece, dopo meno di dieci anni dal primo Kindle, stanno vincendo i libri-oggetto, i libri-sfogliami, i libri-mettimi-in-libreria, i libri-regalo-di-compleanno. Salgono le vendite dei libri di carta, scivolano giù gli ebook.

Waterstones, catena inglese di librerie, che nel 2012 ha collaborato con Amazon per vendere i Kindle nei negozi, ha annunciato all’inizio di ottobre che le vendite di Kindle sono così “pietose” che è meglio tornare a esporre libri. L’amministratore delegato ha giustificato la decisione in questo modo: “E’ molto simile alla vita di uno di quei bestseller inspiegabili: un giorno pile e pile, vendute con furia; il giorno dopo benedici e ringrazi per ogni vendita perché ti porta più vicino a liberarti di quella roba dagli scaffali, così potrai far posto a qualcosa di nuovo”.

Anche le vendite di Kobo, unico rivale di Kindle (Sony ha interrotto la produzione di ereader l’anno scorso), sono in calo, e chi possiede già un Kindle spesso si dimentica di averlo, continua a uscire dalle librerie con titoli di carta, ad accarezzare copertine, a prendere giorni di ferie per mettere a posto la libreria in casa, a litigare nei divorzi per la spartizione dei libri di carta (tutti gli Adelphi a me, tutte le ricette di cucina e i manuali di auto aiuto a te, tutti i russi a me, tutte le biografie di Lady D. a te). Da Waterstones le vendite dei libri stampati sono in crescita del cinque per cento rispetto allo scorso anno.

La conquista del mondo da parte degli ebook non è ancora avvenuta, i libri di carta non si sono ricoperti di ragnatele prima di finire nell’inceneritore: ma per un lungo attimo sembrava che l’unico destino possibile fosse questo, e che nessuno, nemmeno un bambino piccolo, avrebbe mai più tenuto in mano un libro con le figure che si alzano e formano gli alberi e le casette. Mai più polvere nelle case, mai più dediche sui frontespizi. Ma non si può litigare buttando per terra un tablet, sbattendo sul tavolo un Kindle, sarebbe troppo dispendioso. Così il libro di carta ha per ora vinto la sua battaglia, e vola dritto nel futuro.

Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975. Giornalista, scrive sul Foglio e altrove di libri, persone e di quello che succede.
Commenti
31 Commenti a “Il libro di carta vola dritto nel futuro”
  1. Federico scrive:

    Salve,

    l’analisi mi sembra parecchio superficiale… Come si fa a confrontarele vendite di un supporto (ebook reader) con i cartacei?
    Magari sarebbe meglio confrontare le vendite di cartacei e di libri digitali; non è che un acquirente si compra un nuovo e-reader ogni volta che deve leggere un nuovo libro.
    Comunque, senza essere economisti, le percentuali riferiscono che, in sostanza, quando è uscito l’ebook reader la gente lo ha acquistato, anche chi prima non leggeva, e che, di fatto, continua a non leggere.
    Vi do un consiglio: Non appendete il cappello dove non le vostre mani non arrivano a riprenderlo.

    Cordialmente

    Federico

  2. Daniele scrive:

    Scusate, ma l’epoca descritta nel primo paragrafo dell’articolo, quella nella quale si rischiava di fare brutta figura a farsi vedere con un libro cartaceo, quando sarebbe stata di preciso? A me risulta che l’ebook, in tutta la sua breve storia, non sia mai uscito dalla condizione di prodotto di nicchia e sia sempre stato guardato con sospetto, quando non con aperta ostilità, dalla stragrande maggioranza dei lettori.

  3. Io provo disturbo già alla parola “battaglia”. Chi parla di battaglia tra libro ed ebook ha perso: colpi, contenuti… contatto con il mondo. Il libro è un oggetto moderno perché pratico (le tavolette di argilla meno e infatti…), l’ebook è ben altro da un libro e offre un diverso tipo di fruizione (e approfondimento, mai sentito parlare di ebook aumentati?). Inutile poi conteggiare gli e-reader venduti per dimostrare una inutile tesi (il libro è vivo, il libro non è morto!), perché qualsiasi dato a riguardo ci dice che gli utenti scelgono device che gli consentano una fruizione integrata (musica, testo, web eccetera) cioè smartphone e tablet. Quindi, al massimo, toccherebbe contare le app per la lettura di ebook. Ma quale sarebbe il punto? Siamo riusciti ad annientare i potenziali lettori facendoli sentire dei paria perché illetterati, abbiamo demolito i lettori con recensioni indigeste e polverose, adesso ci giochiamo quelli che amano i CONTENUTI ma li fruiscono in digitale?

  4. Concordo con Federico. E aggiungo che non si possono neppure confrontare i dati di vendita dei libri e degli ebook, perché moltissimi titoli (tra cui pure diversi bestseller) non escono in digitale. Altri, trattati alla stregua di paperback (mah), escono dopo un anno. Succede, per esempio con Open (mai uscito in ebook in Italia) e con l’ultima fatica di King che uscirà in digitale dopo oltre un anno dalla pubblicazione.
    Daniele, assolutamente, un prodotto di nicchia osservato pure con un certo disprezzo. Dico solo: “Ah, ma il profumo della carta…” e ho detto tutto.

  5. Stefano Trucco scrive:

    Immancabili come gli anticorpi, arrivano i comunicati della lobby pro e-book. Altrettanto immancabili, i riferimenti alle tavolette d’argilla e l’ironia sull’odore dei libri. Inesplicabile l’assenza di riferimenti alla ‘strage di alberi’, tema notoriamente molto vicino al cuore dei lettori digitali.
    Dopo anni di bollettini di vittoria trionfalistici, è bello vedere il nervosismo dei fanatici…

  6. Chi non ha argomenti attacca le persone, sarebbe interessante parlare del pezzo non del presunto fanatismo dei commentatori. E i commenti andrebbero pure letti, ma va be’…

  7. fabrizio venerandi scrive:

    ma perché? non dico il Foglio. Ma voi perché?

  8. Isa scrive:

    Cara Chiara, non sprecare energie con i troll, o aspiranti tali. Cari m&m, cioè, no, ma veramente? Sul Kindle si leggono i libri vergognosi? E io, che sul Kindle ho la Recherche e sugli scaffali Judith Krantz? (Ecco, il livello dell’analisi all’incirca è questo.)

  9. Silvio Sosio scrive:

    Cara Annalisa, intanto che tu sprechi tutte queste energie a preoccuparti su quale formato di libro prevarrà, la gente smette di leggere. E smette di leggere anche perché non ha più voglia di capire le cose e di non fermarsi alle cretinate che legge nei titoli dei giornali, un po’ come fai tu quando scrivi articoli dove sostieni che gli ebook stanno calando. Buona fortuna con i tuoi sogni, magari un giorno si avvereranno.

  10. natascia mameli scrive:

    mi accodo alla domanda di fabrizio: perché? perché una casa editrice ripubblica un articolo così indecorosamente anti-ebook?
    e mi accodo anche alla domanda di chiara: com’è possibile che gli editori si ostinino a mantenere i prezzi degli ebook così alti?
    risposte ne abbiamo?

  11. Axel Shut scrive:

    del resto medium diversi non sono mai coestiti no?
    il cinema ha ucciso il teatro, la radio ha ucciso il cinema, la tv ha ucciso la radio, Internet ha ucciso la tv e pure il topolino che alla fiera dell’Est mio padre comprò

  12. Stefano Trucco scrive:

    Gli anticorpi si aggiornano… Prima, durante l’inarrestabile cavalcata, la linea ufficiale era ‘noi siamo il futuro, il libro di carta è destinato a sparire come le tavolette d’argilla, finirete nell’immondezzaio della storia’. Adesso: ‘ma non possiamo convivere?’
    È bello sentire il nervosismo di chi era convinto d’aver puntato sul cavallo sicuro…
    Perché questo è il punto: molta gente ha fatto un grosso investimento emotivo sulle tecnologie digitali – non solo gli ebook ma tutto il carrozzone – una specie di strumento per il proprio risentimento.
    Ora che le promesse degli anni 80, 90 e 00 stanno diventando realtà ma non la realtà in cui speravano la rabbia cresce, come cinque minuti di Facebook possono facilmente mostrare. Fanatismo, disse qualcuno, è raddoppiare gli sforzi quando si è dimenticato lo scopo…
    E mi raccomando: don’t feed the trolls…

  13. Stefano, quando mai? A me pare che i pochi che difendono la dignità del digitale vengano sbeffeggiati con un certo gusto e un certo astio, come fai tu. È una moda.
    Quello che penso sull’argomento lo trovi sul blog. Uno legge come vuole, sono scelte legittime (al massimo scherzo sul profumo della carta ché tutti annusano ma nessuno legge e/o compra, se no non avremmo il 60 per cento di non lettori nel Paese).
    E ripeto, leggili i commenti, altrimenti perdiamo tempo in ciance. Quando scrivo che il libro è un aggeggio moderno e pratico intendo che è moderno e pratico a differenza delle tavolette d’argilla. Ci vuole la traduzione per una battuta?
    Non comprendo il livore, poi. Un lettore che ti legge in digitale è per forza un minus?
    E comunque hai sprecato una seconda cartuccia e non hai parlato dei contenuti del pezzo.
    Non è che sei un troll, lo so che esisti, semplicemente hai poco da dire.

  14. Gabriele scrive:

    Il punto è un altro, Stefano: questo fantomatico nervosismo va qualificato. Quantomeno si ha l’onere di riportare un cenno ad articoli, post, status, tweet (ci si conceda la multimedialità, almeno in questo) che inneggiassero alla scomparsa della carta dalla storia, e soprattutto che la prevedessero entro il 2015. Perché di questo stiamo parlando, in realtà: di un articolo che costruisce uno straw man e che sulla sua distruzione costruisce una tesi, che non solo è deboluccia ma che rischia di suonare inutilmente blasé.

    (Che poi stiamo parlando anche di voler generalizzare lo stato di salute di un settore industriale a partire dai risultati di vendita della catena principale del Regno Unito senza neppure avere la minima idea di quale sia la situazione complessiva delle librerie britanniche. Ma questo è tutt’altro paio di maniche, e non ho le energie per affrontare anche questa cattiva abitudine argomentativa.)

  15. Benini, è davvero triste leggere una tale mancanza di argomentazioni, i temi lettura ed editoria trattati unicamente a slogan.
    Direi che sarebbe stato meglio leggere almeno l’ultimo Studio di Mediobanca, che dà i dati dell’editoria quotidiani, ma apre una finestra sul futuro digitale dei lettori ben diversa da quella scritta qui per puro sensazionalismo.

  16. Stefano Trucco scrive:

    Sono in ospedale e scrivere cose troppo elaborate con lo smartphone mi stanca (specie per i tastini piccini). Potreste fare VOI una piccola ricerca per vedere se ho proprio torto, su certe previsioni e speranze degli anni passati, dato che francamente la vostra malafede mi disgusta un pochino.

  17. Stefano Trucco scrive:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/13/che-fine-faranno-i-libri/3931

    Comunque, ecco un articolo dal tono moderato e competente (avrei potuto sceglierne di sprezzanti e visionari) che descrive l’imminente e inevitabile scomparsa del libro cartaceo e le sue conseguenze, invitando a farsene una ragione perche alla fin fine è tutto progresso.
    Sintetizza bene l’opinione degli esperti cinque anni fa, che è quella cui accennavo sopra e che misteriosamente non avevate mai sentito

  18. Gabriele scrive:

    Ritenere che un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano possa sintetizzare o anche solo esprimere l’opinione degli esperti in merito ai destini di un’industria è come ritenere Grillo espressione degli orientamenti della classe dirigente: si può fare, certo, con il giusto pelo sullo stomaco e dei robusti paraocchi ideologici, ma si rischia di non essere presi sul serio. Perdonerai quindi se mi limiterò ad augurarti una pronta guarigione.

  19. Vulfran scrive:

    Pur preferendo i libri di carta (l’ebook reader lo trovo scomodo, mi sembra un papiro 2.0), trovo questo articolo piuttosto superficiale. Per dire: 1) è ovvio che un device di lettura elettronico una volta acquistato duri per qualche anno, quindi il calo di vendita degli ebook reader dopo il boom iniziale è fisiologico; 2) gli ebook reader non hanno “parole retroilluminate”, anzi, la caratteristica dell’inchiostro elettronico è proprio quella di non avere retroilluminazione e quindi di non affaticare l’occhio.
    Va comunque detto che si finalmente è afflosciata la grancassa degli entusiasti degli ebook intenti a magnificare l’ascesa inarrestabile di un prodotto certo interessante e in alcuni casi utile ma niente più, e di questo me ne rallegro.

  20. fabio mercanti scrive:

    Beh, la storia dell’editoria degli ultimi 10 anni è stata “leggermente” diversa. Questa non è neanche la polvere dei remainders.
    Stento a credere che l’abbia scritto la Benini e pubblicato Il Foglio. minima&moralia perchè l’ha ripreso?

  21. Luca Pantarotto scrive:

    Possiamo dire che questo è il pezzo più assurdo mai recuperato nel corso della ricerca di articoli da parte di M&M? Secondo me sì. Cosa vi è capitato, ragazzi? Non abbassatevi al livello del giornalismo culturale che cerca di fare traffico con la superficialità e i flame; se cedete anche voi, chi resterà? Su su.

  22. Lalo Cura scrive:

    per l’80-90% gli articoli di m&m provengono proprio da quel giornalismo culturale che cerca di fare traffico con la superficialità e i flame; chiedere di non cedere è come chiedere al blog di rinunciare ad esistere

    richiesta respinta

    lc

  23. Leo scrive:

    “C’è stato un momento, qualche anno fa, in cui farsi vedere con un libro in mano, o dentro la busta di carta della libreria, equivaleva ad ammettere di essere antichi. […] Persone piene di fiducia nel futuro hanno buttato, regalato o venduto alle bancarelle la maggior parte dei libri posseduti, per l’euforia di fare spazio, di tenere tutto dentro un Kindle…”
    – Ma quando? Ma quale è stato questo misterioso “momento” in cui la gente nascondeva il libro di carta nel sacchetto del pane per paura di essere additata come “antica”? Ma che state a di’? Io faccio il libraio da dieci anni e AL LIMITE, ma proprio a voler dire AL LIMITE, ho sempre visto succedere il contrario: quelli guardati con snobismo e diffidenza, con malcelato disprezzo e con un’espressione che sembrava voler borbottare “ah, giovinastri!” sono sempre stati i lettori di ebook (e spesso – sempre? – questi commenti da autobus venivano da presunti e autodefinitisi intellettuali radical chic di cui M&M rappresenta forse il manifesto più inarrivabile d’Italia. Per intenderci, gente che non può fare a meno dell’odore della carta, gente che non riesce a leggere se non può vantarsi del numero INCREDIBILE di pagine lette al giorno, gente che ha bisogno dell’oggetto-libro per una questione affettiva personale che mo non vi posso spiegare ma fidatevi è una cosa mia).

    “nel 2011 in Gran Bretagna si è raggiunto il picco delle vendite, scrive il Times: due ebook per ogni libro di carta”
    – Mi piacerebbe leggere questa statistica attribuita al Times. E’ possibile? Perché a me sembra una ricca cazzata, ma sono pronto a ricredermi.

    “…sul Kindle possiamo leggere tutti i libri un po’ trash di cui non oseremmo mai mostrare le copertine in giro”
    – Eh già, finalmente tutta quella gente che legge Fabio Volo o Dan Brown potrà fare a meno di coprirlo con finte copertine di “Verità e Metodo” di H. G. Gadamer, di nasconderlo dentro a enormi copie appositamente scavate di “Infinite Jest”, di dover rubacchiare sovraccoperte di Lagioia o Raimo per poter sentire le innumerevoli, immaginarie pacche sulle spalle a loro dovute per una tale fiducia nei giovani autori italiani.

    “Waterstones, catena inglese di librerie, che nel 2012 ha collaborato con Amazon per vendere i Kindle nei negozi, ha annunciato all’inizio di ottobre che le vendite di Kindle sono così “pietose” che è meglio tornare a esporre libri”
    – E a nessuno è venuto il dubbio che vendere nelle librerie “fisiche” un prodotto digitale acquistabile comodamente in mutande dal proprio divano *poteva* essere una mezza cazzata? Ah, dai. Vedi, alle volte?
    Solo voi potete pensare che il fatto che l’ebook non si compri più al negozio può significare che il libro elettronico è in crisi. Ma è necessaria una dose davvero generosa di dabbenaggine.

    “Anche le vendite di Kobo, unico rivale di Kindle (Sony ha interrotto la produzione di ereader l’anno scorso), sono in calo”
    – Va anche detto che qualcuno deve essersi accorto che con un tablet (che non sia solo reader) ci puoi fare molte più cose, quindi FORSE nella statistica io metterei anche gli ipad e i samsung galaxy e poi rifarei i conti.
    (Sorvolando sul fatto che, se in un anno compro, per dire, venti libri, difficilmente, nello stesso arco di tempo, comprerò venti e-reader. A meno di non essere incredibilmente stupido).

    “…e chi possiede già un Kindle spesso si dimentica di averlo”
    – Ma chi? Mia nonna che ad aprile fa novant’anni e ha l’Alzheimer?

    “…continua a uscire dalle librerie con titoli di carta, ad accarezzare copertine, a prendere giorni di ferie per mettere a posto la libreria in casa, a litigare nei divorzi per la spartizione dei libri di carta…”
    – Ma cos’è, il nuovo di Woody Allen? Ma che razza di esempi portate? Quante liti matrimoniali potete aver seguito, nell’ultimo anno? Ma non ce l’avete un lavoro?

    “Così il libro di carta ha per ora vinto la sua battaglia, e vola dritto nel futuro.”
    – Quale battaglia? Com’è possibile vivere ancora oggi nella fantasticheria alienata di una presunta “battaglia” tra libro di carta ed ebook? E soprattutto, che problema profondamente radicato deve avere chi parla di “lobby degli ebook”? Lobby? Il “nervosismo dei fanatici”? Per cortesia, il derby è finito domenica scorsa alle 16.45. E’ ora di uscire dallo stadio e andare a casa. Qualcuno di voi aveva “puntato sul cavallo sicuro” e ora si sente “nervoso”? Forse è tempo di farsi curare, se è così.
    Inoltre, non mi è chiaro: se da una parte ci sono gli editori, diciamo così, vecchia maniera, dall’altra chi c’è? Gli ebook non sono sempre pubblicati dalle case editrici? Se dovesse “vincere” (vincere? diosanto, ma cosa stiamo dicendo?) il libro di carta o l’ebook, quale sarebbe il dramma? Per chi?

    Come dicevo, faccio il libraio da dieci anni, non credo di poter essere considerato parte di una “lobby del libro elettronico” (Gesù, ma davvero mi avete costretto a scrivere questa frase?), visto che continuo a comprare libri cartacei allo stesso ritmo con cui cerco edizioni digitali. Se un giorno il libro di carta rimarrà l’unico supporto, o se sarà il libro elettronico a conquistare l’universo, amen. Purché ci sia scritto qualcosa dentro, non credo che, alla fine della fiera, farà tutta questa differenza.

    Però a questo articolo va dato atto di aver raggiunto un grande traguardo: Complimenti, vi siete superati!
    E sì che ne ho lette di scemenze su questo sito, ma qui siamo a livelli nuovissimi.

  24. Ingegnere scrive:

    Vantarsi del proprio passatismo non denota grande intelligenza. Siete rimasti fermi a Michele Serra e vi mancano un po’ di concetti di base. Continuate cosi’, l`Estinzione e` vicina.

  25. Ingegnere scrive:

    Non avevo letto il commento di Leo: 92 mimuti di applausi!

  26. A. Nuri scrive:

    Secondo me il tipo di confronto che viene fatto è sbagliato. Nella prima parte si confrontano le vendite di ebook con le vendite di libri cartacei e si dice che le vendite dei primi erano superiori. Poi nella seconda si parla della vendita degli e-reader a confronto con quella dei libri cartacei ma il confronto in questo caso è fuori luogo e non ha niente a che fare col precedente. Prima di tutto perché non stiamo parlando dello stesso tipo di prodotto: ereader e ebook sono diversi e si vendono diversamente. Per quando ne sappiamo dall’articolo, le vendite degli ebook potrebbero essersi mantenute superiori a quelle dei cartacei o persino aumentate, dal momento che su un ereader si possono comprare più ebook.
    Inoltre, il motivo per cui l’articolo mi sembra completamente fuori luogo è che vendere un ereader è completamente diverso da vendere un libro (cartaceo o no). Un libro, una volta acquistato, ha una ‘durata’, nel senso che dopo una settimana, un mese, un anno, il libro finisce e verosimilmente se si ha voglia di leggere ci si deve procurare un altro libro. In questo senso, i libri si consumano abbastanza velocemente. Un ereader, invece, è un oggetto molto più longevo e progettato per durare anni, non settimane, come può esserlo un romanzo. Una volta acquistato il supporto, il lettore medio non ha bisogno di acquistarlo di nuovo. A me sembra abbastanza normale che dopo un boom di vendite di un oggetto longevo le vendite calino. Dite che chi li ha acquistati nel 2011, quando c’è stato il boom, ha già bisogno di comprare un nuovo ereader? Non credo proprio.
    Quindi il paragone tra l’ereader e il caso del ‘best-seller durato poco’ è poco pertinente e mal costruito, perché ereader e ‘bestsellers’ hanno cicli di acquisto completamente diversi. Il bestseller lo compro, lo leggo e lo metto in libreria, l’ereader lo compro e lo uso per anni.

  27. Paolo A. scrive:

    Quando non si ha nulla di meglio da fare, si finisce per polemizzare su argomenti futili, come la scomparsa o meno dei libri cartacei. Per ora ci sono. Se dovranno sparire, ossia se le persone perderanno interesse per loro, spariranno, altrimenti no. Cosa c’è da disquisire o polemizzare? Forse che se uno preferisce il libro elettronico, deve tornare al libro di carta? O viceversa? Non riusciamo a fare ognuno come gli pare senza rodersi l’anima o qualcos’altro perché qualcuno fa e pensa diversamente?

  28. Stefano Trucco scrive:

    A proposito della sedicente ‘lobby pro ebook’ di cui hanno parlato alcuni commentatori:
    “Lo studio che dimostra i vantaggi di lettura del tablet rispetto al libro al libro tradizionale è stato finanziato per un quarto dalla società MVB Marketing und Vergalsservice, un’affiliata della associazione dei librai e degli editori tedeschi. Questa società aveva tutto l’interesse a presentare alla fiera del libro i risultati favorevoli ai tablet prodotti dalla ricerca di Mainz. Infatti, contemporaneamente presentava sul mercato un proprio tablet da lanciare come strenna natalizia. I professori Schlesewsky e Fussel lamentano ora di essere venuti a conoscenza degli interessi economici della MVB, azienda loro cofinanzitrice, solo nel corso della fiera”
    dalla rivista ‘Campus und Karriere’, 2011.

  29. Stefano Trucco scrive:

    Comunque, il mio uso della parola lobby non era nemmeno principalmente economico ma piuttosto qualcosa tipo ‘lobby dei rapiti dagli alieni’ o ‘lobby di chi crede nelle scie chimiche’ o ‘lobby del FATE GIRARE!!!!11!!!!!!1111!1!!!’. Non penso che chi mi ha risposto sia pagato da qualcuno, solo che sia prigioniero di logiche obsolete e poco pensate.
    Sulla mia pagina FB ho provveduto a raccogliere un po’ di materiali sull’argomento.
    D’altronde si sa già da che parte tira il vento della storia, no?
    http://www.usatoday.com/story/news/nation/2013/09/12/no-more-books-high-school-goes-all-digital-/2807577/
    “”Liberarsi di libri costosi, pesanti, nocivi all’ambiente e rapidamente obsoleti”

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  1. […] Questo è un esempio di articolo che mi da fastidio. Non perché io sia pro-ebook e digitale nell’editoria (chi mi conosce sa che io credo nella buona editoria che funziona, che usa bene la tecnologia per pubblicare, su carta, in bit, e quant’altro). Ma perché è un esempio di articolo che vuole solo estremizzare, un articolo analogo a quelli che 5 anni fa sostenevano il contrario: la morte del libro e l’ascesa inarrestabile del digitale. […]



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