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L’immacolata concezione del comune di Roma e il mezzo miracolo di Giufà, libreria caffè

di Claudio Morici

Roma, quartiere San Lorenzo. Piazza dell’Immacolata è circondata da una moltitudine di realtà. Di giorno confina con una chiesa, un mercato, una scuola e con la vicina Facoltà di Psicologia. È una piazzetta vivace e realista. Ti siedi accanto a uno studente col panino o a un alcolista col Tavernello, c’è il boyscout che raccoglie soldi, la vecchietta con l’amica, il ricercatore sottopagato, il neo papà brizzolato che si fuma una sigaretta, gli agenti immobiliari in pausa pranzo.

Ma di notte la piazza si trasforma. Diventa qualcosa che a Roma, almeno per quello che ricordo, non c’è mai stato. Piazza dell’Immacolata viene circondata da un piccolo esercito di persone che lavorano allo spaccio, praticamente una ogni angolo. Diventa una specie di Amsterdam illegale anni novanta. Accanto agli studenti festaioli, alle coppiette che pomiciano, alle comitive che si divertono e a qualche turista, c’è chi acquista qualsiasi tipo di droga, chi si mena, chi ruba cellulari, catenine, zainetti e ultimamente chi ammazza. A pochi metri da tutto questo, esattamente a 9,3 metri dalla piazza, aperta fino a tardi, c’è la libreria caffé Giufà.

Inaugurata quattordici anni fa da Francesco e Susanna (dopo qualche anno si sono aggiunti Giovanni e Antonello) oggi Giufà è probabilmente una delle libreria indipendenti più importanti di Roma, se non la più importante. Nei suoi novanta metri quadrati hanno parlato Premi Strega e Premi Campiello, sono il riferimento fisso di piccoli e grandi editori come Minimum Fax, Einaudi Stile Libero, Bao, hanno firmato copie Zero Calcare, Gipi, Veronesi, De Cataldo, La Gioia, scrittori da best seller internazionali come Geoff Dyer, Rich Moody, Zadie Smith, George Saunders, Charles Burns, Sandra Cisneros e moltissimi altri.

E mentre ciò avveniva, mentre Zadie Smith stava con la penna in mano a scrivere “Grazie Italia vi amo” a 9,3 metri di distanza, molto probabilmente si praticava lo sport notturno più diffuso nel quartiere. Di giorno c’è la mitica Palestra Popolare. Ma di notte è evidente che “Bottiglie Peroni lanciate dove becco becco” è lo sport numero uno qui, con una tradizione ormai di 4-5 anni e praticato almeno una volta a settimana. Ma grazie a Giufà e ad altri posti come il Nuovo Cinema Palazzo occupato, l’Esc, Il Grande Cocomero, Tomo (ex libreria Assaggi) e il Cinema Tibur, a San Lorenzo, va molto di moda anche parlare di libri, film, racconti, riviste letterarie.

Eppure al Comune di Roma non gliene frega niente. Il 3 novembre un funzionario in borghese dei Vigili urbani è entrato da Giufà e gli ha fatto una multa. Doveva essere un controllo per l’ordinanza anti alcol ma il funzionario ha scoperto ben 2 panchette fuori l’ingresso della libreria e ha pensato bene di fare una multa di 200 euro. Per “fuori l’ingresso” intendo a 9,3 metri da piazza dell’Immacolata dove l’anno scorso un tipo andò in giro con un macete e la legenda vuole che una volta abbiano rovesciato una macchina della polizia in quattro. E dove il 18 ottobre, nove giorni prima di questa fondamentale dimostrazione di forza contro due panchette, è stata adescata Desiree e poi stuprata e uccisa.

Mentre il funzionario spiegava a Francesco le leggi e il loro significato, circa un’ora tra l’ispezione e la chiacchiera, mentre il funzionario misurava con il metro quanto le seggioline di Giufà uscivano dal consentito (25 cm x 1,5 ml) è molto probabile che alle sue spalle ben girate, si stessero riscaldando per lo sport notturno. Ovvero che stessero spacciando, litigando per soldi, rubando un cellulare a un quindicenne, programmando una vendetta, tirando due bonghi in testa a qualcuno, ecc..  A esattamente 9,3 metri di distanza da Giufà, come dicevo. E questa volta sono io che ho usato il metro, me lo sono portato da casa per darvi un’idea di quanto sia assurda questa storia.

Parlando con Francesco, mi tira fuori altri numeri sorprendenti. Sono una cooperativa, guadagnano una media di circa 1000 euro al mese, lavorando così tante ore a settimana da potersi fare vertenza da soli. È un mezzo miracolo che siano ancora aperti. C’è un problema strutturale, che riguarda le attività commerciali legate alla cultura e all’intrattenimento in tutta Italia (la crisi, le tasse, la Siae, ecc..). C’è poi il problema della criminalità nel quartiere, appunto. Ma il nemico numero uno, in queste occasioni, sembra essere proprio il Comune di Roma.

Nel timore di affrontare la realtà, ovvero l’esercito di spacciatori (e la dinamica di eventi e fattori che ha portato queste persone ad essere i “direttori artistici” della stagione notturna del quartiere) il Comune se la prende con gli unici con cui può fare la voce grossa. In quei giorni di grande tensione, hanno fatto risolutori controlli a tappeto. Tanto per dirne un’altra, se la sono presa con un microscopico negozio di scarpette per bambini (la proprietaria era incinta al sesto mese) e gli hanno fatto due multe. Una multa di 1082 euro perché non aveva le targhette del prezzo sulle scarpette esposte e l’altra di 440 perché mancava il cartello “vietato fumare”. Totale 1.522 euro. Roba che lì davanti spacciano crack, ma nessuno si sognerebbe mai di fumare una sigaretta dentro un negozio per bambini. E così se la sono presa anche con Giufà, ragazzi e ragazze che vendono bicchieri di vino e letteratura. Affondandoli economicamente e minando ancora una volta la loro dignità con burocrazie paradossali quanto umilianti inserite nel contesto.

Questa estate Giufà ha chiesto lo spazio per una serata sulla stradina lì davanti, per portarci otto finalisti allo Strega. Non ha chiesto finanziamenti, ma “il permesso”. Otto finalisti allo Strega, in una stradina a 9,3 metri dai campionati Italiani di Lancio della Peroni. Ci verrebbero. Ci parlerebbero. È gratis. Niente da fare. “Il permesso” è un percorso ad ostacoli che deve iniziare con mesi e mesi di anticipo e piani sicurezza e certificazioni da festa di Capodanno…

Lo scorso anno sono entrati i ladri da Giufà, hanno rubato 1.000 euro dalla cassa e danneggiato una finestra. Con altri scrittori abbiamo organizzato una serata di finanziamento, bellissima credo. Sono tornati i ladri la settimana dopo e hanno rubato altri 500 euro. E la sicurezza nel quartiere? I fumatori nei negozi di bambini li abbiamo fermati, i premi Strega pure, ma gli altri?

Questa è Roma oggi.

Giufà paga una multa per una panca rossa mentre supplisce a un servizio pubblico. C’è gente di tutti i tipi che passa qui, più di 100 persone al giorno, a due passi dal degrado. Possono sfogliare la grande letteratura e la più interessante proposta di fumetti d’autore di Roma (i Marvel non entrano). È una specie di biblioteca pubblica per bambini, quella vera l’hanno chiusa tre anni fa per assenza del personale. I bambini del quartiere possono sedersi e leggere qualsiasi cosa, al prezzo di un succo di frutta a 2,5 euro. Se entri da Giufà in un’ora a caso tra le 10 di apertura alle 24 di chiusura, incontri almeno un operatore culturale che si beve un caffè, un bicchiere di vino, o che ha fatto di questo posto il suo ufficio, la sua sala riunioni. Eleonora Danco entra per scroccare il wifi, Mastandrea ci compra i libri per fare regali di Natale. Una volta c’ho visto Blu che giocava a biliardino con Erica e il cane, ancora sporchi di vernice.

Posti come Giufà dovrebbero essere coccolati. Se chiudessero il Comune ci metterebbe anni e centinaia di migliaia di euro per raggiungere la loro stessa azione sul territorio. Io gli darei una indennità a certe librerie, come la danno a chi è appena tornato dai territori di guerra.

di Claudio Morici

Commenti
15 Commenti a “L’immacolata concezione del comune di Roma e il mezzo miracolo di Giufà, libreria caffè”
  1. Filippo scrive:

    Veramente la situazione è così da sempre. Dal 2000 ho casa in via dei Marsi, quindi a pochi metri da Giufà ed è sempre stato così. Questa non è Roma oggi, questa è Roma da sempre, perchè vi svegliate solo adesso?
    Con affetto.

  2. Aldo scrive:

    perché mastandrea non si mette a pagargli le multe? di sicuro tra tutti ‘sti clienti ce ne sarà qualcuno che viene da una classe sociale più agiata di quella degli agonisti del “lancio-della-peroni”!

    giufà è un posto da custodire non perché dà sedia e wifi a eleonora danco…
    questo articolo sarebbe da sottoscrivere se si eliminassero definizioni ed esempi così beceri da sembrare classisti.

    san lorenzo non è un territorio di guerra, è un posto che si è visto affossare dagli stessi cittadini che ci vivono: non-attivisti e attivisti agiati nella retorica. soprattutto questi ultimi, che hanno perso l’impeto che teneva in piedi i palazzi bombardati su cui vengono ora buttate verniciate di bianco finanziate da compagnie edilizie attive già nella costruzione di moloch aberranti nel quartiere.

    a me, di mastandrea che decide di andare da giufà piuttosto che alla feltrinelli o su amazon non interessa nulla, non scrivo articoli classisti perché sento che un attore è meglio di uno spaccino (o peggio ancora di chiunque altro non ha potuto avere gli strumenti per decodificare la realtà in modo diverso, e quindi da giufà manco se ferma a fumà na sigaretta).
    se vuoi fare del bene ad uno spazio commerciale come questo cerchi una soluzione più costruttiva e critica, non fai una denuncia che rischia di mettere francesco al tuo stesso livello.
    butta il metro, ha misurato solo i tuoi valori borghesi.

  3. Giusi scrive:

    É forse per questo signor Aldo, per quello che lei scrive sentendosi toccato e offeso nella sua classe, che san lorenzo non riesce a riscattarsi sul serio fino in fondo. Lei parla di classe, di discorsi classisti? La “sua” classe o quella che lei pensa di difendere è insensibile più o meno come le altre classi sociali , e glielo ripeto visto che lei ci crede tanto, a che la gente soffra per le loro smargiassate invidiose di chi lavora e lavora onestamente. Plachi l odio classista lei e guardi meglio la realtà di quel posto che nuovi avventori cercano ( inutilmente) di migliorare

  4. Nicola scrive:

    Aldo, c’e una libreria in mezzo ad una realtà complicata. Chi scrive l’articolo dice solamente che un vigile urbano , un poliziotto, o un comitato di quartiere, o magari tu ed i tuoi amici, Mastrandrea, tutta roma della madonna, potreste dare una mano a tenere aperto e sicuro un posto pieni di libri.
    sì un posto pieno di libri. se poi a te di questo posto non te ne frega nulla e ti vuoi mettere a fare la politica è un altro discorso.

  5. Marta scrive:

    Io frequento San Lorenzo da molti anni e la situazione è come ci racconta Claudio . Oltre a essere ben scritto l’articolo fa luce su come i centri culturali e non solo di San Lorenzo stanno scomparendo. I commenti qui sopra invece sembrano essere perfettamente in linea con quelli dell’italiano medio.

  6. Nicola scrive:

    Marta, non ti ci mettere ora anche tu, con la storia dell’italiano medio.

  7. Giuseppinal scrive:

    L’italiano medio, leghista o grillino che sia, è il cancro di questo paese.

  8. Nespola scrive:

    Fino a poco tempo fa, e prima del caso Desirè nessuno parlava del problema della droga a San Lorenzo, nessun centro sociale nel quartiere, come communia, ha mai messo uno striscione antidroga come è stato fatto stavolta. Pochi, in opposizione ai tanti, avevano detto che la polizia doveva intervenire e fermare lo spaccio facendo come al pigneto, ovvero anche mettendosi per un po’ in pianta stabile. È veramente inutile lamentarsi in questa maniera, attualmente passano molte più pattuglie di prima e ci stanno posti di blocco, poi non si capisce perché ora si debba inneggiare alla repressione a tappeto giusto per dire che non viene fatto nulla. dura lex sed lex, davvero vogliamo difendere qualcosa di sbagliato gridando “E ALLORA LO SPACCIO!!??!” suvvia.

  9. Gianca scrive:

    Madò Aldo, quanta trita e ritrita aria fritta in quello che scrivi. A parte che si capisce benissimo che esprimi non lotta di classe bensì invidia sociale, ma la mia domanda è un’altra: con “antagonisti” come te come poteva perdere il capitalismo?

  10. bullone scrive:

    bellissimo articolo, commovente… vengono annoverati tra i soggetti che dovrebbero risolvere le problematiche esc palazzo etc… ma non ho MAI visto da parte loro MAI nessun aiuto nel risolvere le problematiche del quartiere,,, ognuno a san lorenzo ha SEMPRE guardato il suo orticello….le istituzioni latitano… la polizia non interviene

  11. Michela scrive:

    Be’, certo che fa una differenza il fatto che Eleonora Danco e Valerio Mastandrea vengano qui anziché altrove, e che Zadie Smith presenti qui un libro anziché altrove. Significa che è un posto frequentato da ARTISTI e SCRITTORI. Il che, per una libreria, fa la differenza eccome. E’ come se scrivessero che c’è un negozio di dischi dove ogni tanto entra Nick Drake e si fa un tè. Che è ben diverso che entrare alla Virgin. Chi non capisce queste cose, non sa manco che differenza ci può essere tra una libreria e una banca, è un miserabile dello spirito, e soprattutto è uno che parla parla parla ma nella vita non riesce mai a combinare un cazzo, né mai si mette in gioco per costruire qualcosa lui. Li riconosco a chilometri di distanza, questi miserabili, lasciateli al loro fallimento esistenziale. (Però un consiglio: uscite di casa e fatevi una vita). L’articolo è molto bello.

  12. Giorgio scrive:

    Su come sta lavorando il comune di Roma c’è molto da dire e da criticare.Quasi tutti d’accordo,almeno su questo blog. Tuttavia in questa circostanza lascerei fuori il comune e il suo assessore, al commercio.Ora quello che è successo, un funzionario dell’amministrazione comunale,un vigile urbano in sostanza, si presenta in due negozi,una libreria bar benemerita per tutto quello che dice Morici sopra e un negozio di scarpe per bambini.Spiccare due multe per i motivi che si sono letti è da imfami.Per come vedo io il mondo,poco c’entra il comune di Roma ( c’entra ovviamente per tutta una serie di altri motivi,lo spaccio,la violenza che ne deriva,la sporcizia,il degrado umano e materiale in cui è sprofondato il quartiere negli ultimi anni insieme alle altre istituzioni che dovrebbe incidire contro tutto questo e invece non lo hanno fatto.Da prima dell’era grillina e salviniana) È da infami fare quello che ha fatto quel vigile urbano per motivi che tutti facilmente possiamo capire.Un uomo nell’esercizio delle sue sacrosanti funzioni, davanti ad un altro uomo che svolge la sua attività commerciale, culturale, con amore e difficoltà. Avrebbe potuto fare il suo dovere comportandosi assai diversamente di come ha deliberatamente fatto. Perchè ha agito così? Perchè è un infame.

  13. Beatrice scrive:

    Anche io penso che l’articolo metta in luce una dura realtà: a San Lorenzo le autorità invece di arginare una situazione ormai ingestibile fanno finta di fare il lavoro remando contro quello che di bello c’è e resiste: la cultura.
    Il quartiere non è sempre stato così, è andato peggiorando di anno in anno negli ultimi dieci anni, privando le persone di sentirsi al sicuro nel viverlo.
    Un peggioramento prevedibile, facilitato da amministrazioni e autorità che negli anni sono rimaste a guardare.

  14. David Giuseppe Fastelli scrive:

    Spero troviate il tempo di riconciliarvi e tronare una soluzione divisi percorrete una strada a fondo chiuso, mettete idee realizabili insieme e sconfiggeretequalsiasi malavita compresa la municipale rincoglionita

  15. andrea scrive:

    Articolo impeccabile. più cultura e meno forze dell’ordine. fate fare a Fiufa i festival all’aperto ogni volta che vuole e il municipio dovrebbe finanziare attività culturali in piazza da aprile a dicembre, solo così si sconfigge il degrado, la droga e l’ipocrisia che ne consegue.

    Andrea

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