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L’Inghilterra di Jane Austen nell’ultimo film di Whit Stillman

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

All’origine del nuovo film del regista americano Whit Stillman (Metropolitan, The Last Days of Disco) c’è Lady Susan, non il personaggio, ma il romanzo. Uno dei primi di Jane Austen, breve ed epistolare, scritto a fine settecento e pubblicato postumo (del 1871 la prima edizione inglese, del 2015 quella italiana pubblicata da Elliot nel volume Lady Susan e le altre. Romanzi e racconti epistolary, pp. 240, euro 18,50), Lady Susan è stato scelto da Stillman per farne un doppio adattamento: nuovo romanzo e film.

Entrambi sono usciti in Italia con il titolo Amore e inganni (il libro il 17 novembre per Beat Edizioni, nella traduzione di Alessandro Zabini, pagg. 256, euro 13,90, e il film l’1 dicembre distribuito da Academy Two). La storia è ambientata nella campagna inglese e a Londra alla fine del settecento e vede protagonisti Lady Susan Vernon (Kate Beckinsale nel film) e un ristretto circolo di parenti, amici, amanti, spasimanti, conoscenti.

Lady Susan è vedova da poco ed è madre di Frederica (Morfydd Clark), ragazza schiva, un po’ ribelle, appena in età da marito, interessata più agli studi che alle mondanità. Per risolvere le seccanti questioni economiche che la propria vita sociale e l’educazione della figlia procurano, Lady Susan decide di dare la figlia in sposa al ricco ma sciocco Sir James Martin (Tom Bennett).

La decisione innescherà una catena di eventi, e insieme a questi arriveranno lacrime, separazioni, amori, tradimenti, e in ultimo due matrimoni e un epilogo diverso da quello tramato da Lady Susan. Tono e tenuta della storia (in entrambe le versioni di Stillman, romanzo e film) sono da commedia shakespeariana, imprevedibili e appassionanti, brillanti nei dialoghi (impeccabili come sempre nei film di Stillman), ottimamente interpretati dal cast (tra gli altri ci sono Chloë Sevigny nei panni dell’amica e complice di Lady Susan, Alicia Johnson, e Stephen Fry in quelli del marito, Mr. Johnson), soprattutto pieni di umorismo e sentimento.

Per dichiarare il proprio sodalizio con trama e personaggi, il film Stillman nel romanzo si finge nipote di Sir James e di Lady Susan, dei quali prende palesemente le parti, facendo del primo un uomo più ironico e comico che sciocco e della seconda una specie di proto-femminista che più che ai soldi sembra essere interessata alla pratica del libero amore. E per rendere attuale un soggetto d’altri tempi (matrimoni combinati, disparità di genere, viaggi in carrozza e varia servitù) non ha avuto bisogno di zombie né di supereroi.

Ha solo usato Jane Austen, cambiato appena un po’ la prospettiva, e riassunto in una frase la perfetta contemporaneità del tutto: “Dal mio punto di vista, l’umanità è sempre singolare”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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