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L’inno del corpo grasso

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Pochi giorni fa una ragazza inglese, Lindsey Swift, ha scritto su Facebook una lettera aperta a un uomo da cui si è sentita insultata. L’incidente: un automobilista le aveva cantato, mentre lei faceva jogging, «una versione sarcastica di Big girl (You’re beautiful) di Mika». Quindicimila condivisioni e moltissime lettere di sostegno. Qualche settimana prima una blogger, inglese pure lei, Michelle Thomas, aveva scritto un’altra lettera aperta, questa volta a un uomo conosciuto su Tinder, che, dopo un gradevole primo appuntamento, l’aveva scaricata così: «Ti sposerei, se solo fossi più magra». La lettera è diventata virale, è stata ripresa ovunque, da Mashable al Sun, e l’autrice ha ricevuto migliaia di messaggi di sostegno.

Lindsey Swift e Michelle Thomas, che non è nemmeno lontanamente grassa, semmai un po’ rotondetta, sono diventate due eroine, giovani donne coraggiose che hanno alzato la voce contro una cultura che umilia sistematicamente le ciccione. Loro dicono di essere uscite allo scoperto per difendere la categoria: «Se anche solo una persona ignorerà i commenti negativi e non si vergognerà più grazie ai miei post, allora sono contenta», ha detto la Swift a BuzzFeed. Il concetto che viene ribadito è: non c’è nulla di male nell’essere grassi. Eppure, nella stessa “lettera aperta allo stronzo che mi ha molestato”, la ragazza racconta che stava facendo jogging proprio perché «di recente ho deciso di mettermi in forma, ho pensato sarebbe stata una cosa divertente e stimolante, oltre che positiva per la mia salute». Quindi, in buona sostanza, grassa non si piace tanto e non si sente nemmeno troppo in salute.

È innegabile che oggi esista una sorta di etichetta sul grasso, una specie di correctness. A nessuno è venuto in mente che l’automobilista scherzasse e il suo fosse un apprezzamento (ma forse noi italiane a differenza delle inglesi abbiamo subito tutte, grasse e magre, apprezzamenti ben più pesanti). Alcune cose non si possono più dire. Altre si dicono come crederci fosse un obbligo: grasso è bello.

Sui media e i social network abbondano le apologie del grasso improvvisate, e in fondo superficiali. Un altro esempio: il progetto di Mariana Godoy, la fotografa brasiliana che ha ritratto donne grasse (e belle) in lingerie. Foto che hanno fatto il giro del mondo, ma a me risultano insignificanti e per nulla sensuali, come era invece nelle intenzioni dell’autrice. Leggendo i terrificanti commenti alle foto risulta chiaro come il progetto, benché mosso da buone intenzioni, sia fallito. Un altro esempio ancora: l’inno del corpo grasso di Megan Trainor “All About that Bass“, nominato ai Grammy come migliore canzone del 2014. «No, sto solo scherzando, so che pensi che sei grassa / Ma sono qui per dirti che / ogni centimetro di te è perfetto / Dalla testa ai piedi / Sì, mia mamma mi ha detto di non preoccuparmi della corporatura / Mi ha detto che ai ragazzi piacciono le curve da abbracciare la notte». Peccato che la cantante sia solo leggerissimamente sovrappeso e che, come ha fatto notare L.V. Anderson su Slate, il testo implica che «l’unica ragione per amare il proprio corpo sia che sia possa essere soddisfacente per un uomo». (Al confronto l’ormai celebre corpo grassoccio e budinoso di Lena Dunham in Girls aveva una portata rivoluzionaria).

Mi sembra che viviamo una sorta di doppia morale: da un lato l’esaltazione della curviness – con il grande aiuto di Photoshop che propone modelle, cantanti che nonostante i chili di troppo sono irraggiungibilmente belle – dall’altro siamo circondati da un salutismo che subdolamente dà per scontato la magrezza come virtù suprema. Fatto interessante, sono un po’ tutti salutisti quando di cibo, molto meno quando si parla di alcol, fumo e droga, come dice una ragazza sul blog Abbatto i muri.

L’obesità è di certo una malattia, ma siamo sicuri che i chili di troppo siano sempre causa di cancro, infarto e diabete? Conosco donne sovrappeso che stanno benissimo. Grasso e salute sono dunque un binomio che forse maschera qualche ipocrisia: distinguere tra salute ed estetica è difficile quando si parla di corpo. Non tutti ad esempio hanno le idee riguardo all’obesità come malattia, sulle cause e sui modi per curarla. L’obesità è causata nella maggior parte dei casi da un rapporto disfunzionale con il cibo. Ma ci sono anche casi in cui l’obesità ha cause metaboliche, almeno a quanto si legge sul sito del Ministero della Salute.

Nel suo memoir “Forte e sottile è il mio canto” Domitilla Melloni racconta il suo travaglio di donna obesa. Dopo vari tentativi di dimagrimento, si era fatta ricoverare in un ospedale specializzato, dove scopre di soffrire di una mai diagnosticata sindrome dell’ovaio policistico: era quella ragione della sua fame eccessiva e quindi anche del suo sovrappeso. «Oggi sono convinta», scrive, «che la malattia obesità abbia generato in me problemi psicologici, non il contrario». Anche la blogger Francesca Sanzo racconta, nel libro “102 chili sull’anima”, vendutissimo su Amazon, la sua “muta” da donna obesa depressa a donna normopeso, e felice: «È solo quando impari ad accettarti in profondità, che potrai dimagrire», dice. Il suo è un percorso molto diverso della Melloni, ma forse la peggior cosa è pensare che tutte le storie di obesità siano uguali.

«Oggi il grasso viene sdoganato solo e unicamente a livello di marketing, con le varie linee di moda curvy, ma nessuno ti spiega come accettarti davvero. Non basta comprare dei vestiti fighi per ciccione. Non basta dire a una donna grassa ‘Ma che bel viso che hai!’. Né tantomeno buttare lì un: ‘Ah dovresti proprio dimagrire’. Le donne con questo problema hanno bisogno di una sensibilità alternativa, di un vero ascolto», prosegue la Sanzo. «Lo ripeto sempre: una parte di me rimarrà sempre obesa». Alla Melloni non piace la spettacolarizzazione dell’obesità, neanche quando puntano a sdoganare la ciccia in modo goliardico. Che senso ha l’elezione annuale di Miss Cicciona sulle spiagge italiane sponsorizzata dalla tv di stato, si chiede: «Chi sponsorizzerebbe mai l’elezione di Mr Parkinson o di Miss Leucemia?».

Negli ultimi anni la tv ha prodotto molti programmi come “Teenager in crisi di peso”, “Adolescenti XXL”, “Grassi contro Magri”, “Obesi un anno per rinascere”, “Obiettivo peso forma”, “Sfida all’ultimo chilo”, “Vite al limite”, “Extreme MakeoverDiet Edition”, “Weight of the Nation”, “Dance Your Ass”. Il pubblico di queste trasmissioni evidentemente esiste: le guardano i grassi, bisognosi di transfert, ma anche i normopeso perché è da sempre che il grasso, pur non essendo “bello” scatena la morbosa curiosità dello spettatore.

«Io guardo Obesi – un anno per rinascere (Real time) e altre trasmissioni del genere, sì», mi dice Teresa Ciabatti, scrittrice. «Raccontano la sfida di dimagrire. Spesso i protagonisti non ce la fanno. E per noi che c’identifichiamo è consolatorio». Teresa Ciabatti, colpevole di aver inventato uno dei più memorabili personaggi grassi della letteratura italiana: Marta Bonifazi, la protagonista de Il mio paradiso è deserto (Rizzoli) (un’altra ragazzina grassissima è quella del bravo Matteo Cellini, che con “Cate, io”, vincitore del Premio Campiello Giovani 2013 e pubblicato da Fazi). Marta Bonifazi è la giovane rampolla di una famiglia ricchissima e cafonissima, una ragazza di vent’anni obesa e insopportabile. «Per scrivere Marta Bonifazi», continua Teresa, «mi sono ispirata a me stessa. Sono stata sempre grassa, fin da ragazzina. Ora più, ora meno. Mai magra. Quando ho scritto il romanzo, avevo partorito da poco, e non mi guardavo allo specchio da un anno. Sapevo di essere ingrassata, ma non sapevo quanto. Ero rabbiosa, e non sapevo con chi prendermela. Me la sono presa con tutti, finché non ho scritto il romanzo».

Ricordo uno dei primi racconti di Ian McEwan “L’ultimo giorno d’estate”che si apriva con una risata, la risata di una donna grassa. «È così grassa che le braccia non le scendono dritte dalle spalle». Nel racconto, il corpo obeso di Jenny («ha una faccia immensa, rotonda come una luna rossa») scatena nel giovane narratore prima imbarazzo, poi estraneità, sempre senso materno, fino alla svolta finale inattesa, con la barca che si capovolge sul fiume e due ragazze, tra cui quella grassa, che annegheranno, l’ultimo giorno d’estate. Jenny era «grossa e la mia barca piccola», dirà il ragazzino. Ian McEwan scrisse questa storia nel 1975 e, come altre sue short story, anche questa ebbe un impatto notevole. Allora, l’obesità non era statisticamente il problema che è adesso – in Italia una persona su dieci è obesa e in Usa una su quattro – e nell’immaginario collettivo non esisteva ancora il controverso concetto di “grasso è bello”.

Nella letteratura recente sono numerose le eroine sovrappeso. Soprattutto Oltreoceano. È uscito da poco negli Stati Uniti un romanzo che ha fatto molto parlare: Dietaland (HoughtonMifflinHarcourt) racconta la storia di Plum, una donna obesa che si trova coinvolta da un gruppo di attiviste un po’ à la Fight Club: grazie a loro acquisterà la sua consapevolezza. L’autrice, Sarai Walker, che assomiglia tantissimo alla diva curvy del pop Adele ha detto alla National Public Radio: “Ho sempre vissuto in corpo grasso, e sono abituata alle congetture della gente. La protagonista del mio libro arriva a realizzare che il suo corpo grasso, il maltrattamento che il suo corpo riceve, sia una questione politica. Io penso che siano importanti un regime alimentare sano e l’esercizio, ma penso anche che un corpo possa essere sano a qualsiasi taglia. Qualsiasi taglia sei, è quello che sei”.

Qualche anno fa uscì Precious (Fandango) di Sapphire, il racconto crudo e sconvolgente dell’obesità come piaga sociale al pari con violenza sessuale e analfabetismo. Nulla di più lontano da Il peso (Neri Pozza) di Liz Moore che faceva della questione obesità un romance a lieto fine delizioso. La canadese Lori Lansens ne Il mio corpo elettrico (Mondadori) raccontava invece la storia cupa di una quarantenne così grassa che «sotto la pelle pareva indossasse un piumino», costretta ad affrontare quella che lei chiama «obestia» da cui immagina di essere dominata al punto che il suo corpo non appartiene più a lei.

Anche Jami Attemberg, l’americana amata da Jonathan Franzen, ha scritto I Middlenstein (Giuntina), la storia di una donna obesa che viene lasciata dal marito perché troppo grassa. Il libro è strutturato in base all’aumento di peso della donna che, rimbalzando da un centro commerciale a un fast food, ingrassa inesorabilmente. Edie non fa la vittima e non è affatto buona, anzi è arrogante, odiosa.

Edie assomiglia un po’ a Marta Bonifazi, l’anti-eroina del romanzo di Teresa Ciabatti. «Grasso non è bello, certo», dice Ciabatti. «Di sicuro non fa bene alla salute, ma fa bene, come qualsiasi limite, all’intelligenza. E alla creatività. Un ciccione è sempre un infelice. Costretto a sviluppare qualità alternative. Elaborare vie di fuga, a difendersi da umiliazione, derisione, emarginazione. Illudersi, sperare, e quasi sempre fallire. Una parabola discendente continua». Tutto sommato il grasso a volte fa bene alla letteratura, l’esaltazione patinata della curviness forse non fa bene a nessuno.

Valentina Pigmei, nata a Parma nel 1973, ha vissuto a lungo a Roma. Giornalista e consulente editoriale, ha lavorato per varie case editrici. Ha scritto per La Stampa, Panorama, Elle, Grazia, Rolling Stone, GQ, D-Repubblica delle Donne, Messaggero. Oggi vive in Umbria e collabora con Flair, Myself, Vogue e Pagina99.
Commenti
15 Commenti a “L’inno del corpo grasso”
  1. giuseppe scrive:

    “Michelle Thomas, aveva scritto un’altra lettera aperta, questa volta a un uomo conosciuto su Tinder, che, dopo un gradevole primo appuntamento, l’aveva scaricata così: «Ti sposerei, se solo fossi più magra».

    Michelle, stai contenta, ti è andata bene !!!1

  2. Lalo Cura scrive:

    inno più, inno meno, sempre in esteriorizzazioni</em finisce…

    https://www.youtube.com/watch?v=AbfyQF6qQCE

    lc

  3. Francesca scrive:

    Il problema qui è di genere. Se un uomo è grasso ma al contempo è in gamba, brillante, simpatico, ha successo nel lavoro ecc., il fatto che sia in sovrappeso passa in secondo piano, come un neo in rilievo o una cicatrice a cui alla fine tutti fanno l’abitudine. Qualcosa di perdonabile, insomma. Se invece parliamo di donne grasse, il discorso è capovolto: con una donna grassa, per quanto parimenti in gamba, brillante, simpatica ecc., la società (specialmente quella maschile) è spietata: state sicuri che quella donna, prima che intelligente, simpatica, professionista, sarà sempre e prima di tutto giudicata per la sua taglia, come se fosse una lettera scarlatta…

  4. Vlad scrive:

    ” Conosco donne sovrappeso che stanno benissimo” e allora? Mia madre è obesa, ha il diabete di tipo 2 (correlato alla sua obesità e aggravato da questa) e non sta benissimo! Se ci basiamo sulle esperienze personali e dei conoscenti allora è vero tutto e il contrario di tutto

    Qui si sta esagerando: un conto è lottare contro il bullismo di cui sono vittime i ragazzini grassi è giusto ma senza negare la realtà e la realtà è che l’obesità (che non è un lieve sovrappeso) è un fattore di rischio per la salute oltre che un inestetismo e questo vale per uomini e donne! Basta col vittimismo e basta col dire “conosco un grasso che sta benissimo e ieri ha scalato l’Everest mentre conosco un magro con quattro tumori e tre infarti”: ci sono anche dei fumatori che campano fino a novant’anni senza tumori mentre al vegetariano che faceva jogging è venuto il cancro al polmone, ma fumare fa male lo stesso, stesso discorso per l’obesità. Fattore di rischio NON significa se sei grasso avrai di certo un infarto e se sei normopeso no, il rischio zero non esiste ma chi è molto molto grasso corre un rischio di malattie cardio-vascolari maggiore rispetto al rischio che corriamo tutti più o meno (salvo difetti congeniti al cuore)..quindi il fatto che tu conosca persone obese col cuore sano scientificamente non vuol dire nulla.
    sull’estetica: Anna Mazzamauro è più magra di Christina Hendricks ed è più brutta fisicamente quindi la bellezza fisica è più complessa e plurale di quanto si pensa, un corpo maschile o femminile snello o normopeso (o formoso come quello di una Bellucci e di una Hendricks) è fisicamente più bello di un corpo maschile o femminile obeso grave. Accettiamolo, del resto ci sono anche magri brutti: accettiamo il fatto che i magri Dario Argento e anna Mazzamauro e i grassi Danny De Vito e Kathy Bates sono più brutti di Eva Green, Chistina Hendricks, Bradley Cooper e Luca Argentero..ma senza scomodare la gente famosa, dobbiamo accettare che la democrazia dell’uno vale uno non si applica alla bellezza fisica: anche tra la gente comune ci sono uomini e donne in linea di massima più belli fisicamente di altri ma questo non è insultare i brutti, non significa che anche i brutti non possono piacere anche fisicamente a qualcuno e a se stessi. Del resto anche uomini e donne fisicamente non belli/e hanno storie d’amore e di sesso, anche loro possono piacere fisicamente a qualcuno, il fatto è che, belli o brutti, non possiamo pretendere certe cose, o succedono oppure no,: se la persona dei nostri sogni non ci trova, per qualsiasi ragione, attraenti fisicamente e ce lo dice..bè è triste ma dobbiamo accettarlo. Una persona non è obbligata a ricambiare il nostro desiderio: a volte succede che lo ricambia ed è meraviglioso altre volte non succede, è triste ma va accettato.

  5. Vlad scrive:

    sulla questione di genere non lo so, c’è pure chi la legge all’opposto: oggi ho discusso con un uomo grasso che lamentava il fatto che mentre la storia dell’arte è piena di Veneri formose o in lieve sovrappeso, l’ideale di bellezza maschile è rimasto sempre lo stesso dai tempi dei Bronzi di Riace che erano belli 2500 anni fa come lo sono oggi.

    a me questo modo di ragionare che venga da un uomo o da una donna, sembra vittimistico (“Uèèèè! Voglio un David di MIchelangelo grasso! Uèè! Voglio un David a mia immagine e somiglianza! Lo voglioooo!”) , bisogna accettare senza tanti piagnistei il fatto che per fare James Bond ci vuole Daniel Craig e non Danny De Vito e per fare Catwoman ci vuole Anne Hathaway e non Melissa McCarthy..va accettato che certe persone sono in linea di massima fisicamente più belle di altre e sì un lieve sovrappeso sta spesso meglio su una donna che su un uomo e anche questa realtà va accettata..e ripeto: questo non impedisce a nessuno, grasso o magro, belloccio o brutto, di piacersi e piacere a qualcuno, mica solo i belli e le belle hanno una vita sessuale e amorosa.

    Io sono magro, ma un po’ flaccido: riconosco che Luca Argentero come altri ragazzi non famosi, è messo fisicamente meglio di me e non voglio che i Bronzi di Riace mi somiglino solo per coccolare le mie patetiche insicurezze.

  6. Vlad scrive:

    “un lieve sovrappeso sta spesso meglio su una donna che su un uomo”
    e ribadisco: pochi chili di troppo rispetto al normopeso sono una cosa, l’obesità è un’altra, così come pesare qualche chilo in meno non è essere gravemente sottopeso o anoressici

  7. Vlad scrive:

    la Swift ha deciso di mettersi in forma e ha fatto bene, correre farebbe bene a tutti, anche ai normopeso e a chi è sempre stato magro.

    sono un po’ tutti salutisti quando di cibo, molto meno quando si parla di alcol, fumo e droga”

    Negli USa sono salutisti anche sul fumo

  8. Vlad scrive:

    sani a qualsiasi taglia ok sono d’accodo però se hai il veramente il fisico di uno appena uscito da Auschwitz (che non è una normale magrezza o esilità) o se sei un metro e mezzo per 120 Kg (sono casi estremi lo so) forse hai qualche problema

  9. Valentina scrive:

    ciao Francesca, sulla questione di genere che sollevi e che è di certo veritiera, leggi questo articolo del 2010 di Susie Orbach: http://www.theguardian.com/commentisfree/2012/may/03/fat-prejudice-issue.
    Qui lei riporta uno studio (inglese) sulla discriminazione sul lavoro per le “grasse”.
    In generale la Orbach ha scritto libri interi su questo tema, non tradotti in italiano a parte uno (Corpi da Codice Edizione). Uno per dire si intitola “Fat is a femminist issue”. La Orbach, che è famosa perché la psicanalista di Lady Diana, porta avanti da anni una lotta contro l’industria delle diete e contro quella che lei chiama “fatphobia”. Io credo però che in GB e in USA la questione siamo molto diversa rispetto al nostro paese, proprio per numero di casi di obesità. L’Inghilterra è il paese europeo con più alto tasso di obesità in Europa almeno. In ogni caso, io sono d’accordissimo sulla questione di genere che qui non ho toccato perché il punto era un altro: l’insensatezza della curvy revolution. Nel frattempo mi dicono che Adele la cantante è dimagrita 30 chili ed è felice. In effetti è più bella ora, ma per fortuna, in questo caso, lei ha vinto parecchi dischi di platino anche da “cicciona”…

  10. Vulfran scrive:

    @Francesca
    …nsomma, mica sempre. Per dire: la Merkel è una specie di rapa in tailleur postalmarket eppure, accanto a qualche battuta cattiva sul suo aspetto e la sua eleganza da massaia brandeburghese, viene presa sul serio politicamente. Quanto agli uomini di potere, restando all’Italia: Andreotti veniva puntualmente deriso per la sua gobba, Berlusconi per essere basso (ben sapendo che un vanitoso sui tacchi come lui delle osservazioni sull’aspetto fisico se la prende, e parecchio), gli epiteti pubblici sulla mole di Ferrara si sprecano. Intendo dire: chi esercita il potere oltre ad essere adulato viene sempre deriso; trattasi di una regola antica volta a stemperare invidia e aggressività,regola già conosciuta dai generali romani, sbeffeggiati pubblicamente dai subalterni al rientro da campagne vittoriose. Le donne forse sono storicamente meno abituate ad esercitare il potere e quindi un po’ impreparate psicologicamente, sebbene mi sembra che spesso la presa in giro (anche feroce) sull’aspetto fisico della donna di potere non sia sia percepita come problema dalle dirette interessate, le quali, essendo arrivate a certi livelli, sono inevitabilmente dotate di abbondante peluria sullo stomaco o, semplicemente, sanno che mostarsi permalose attirerebbe ancora di più la rabbia dispettosa e sostanzialmente impotente del popolino. Per esempio, la povera Ladylike che accusa dello scarso risultato elettorale il curatore d’immagine per averle imposto dei vestiti da ferroviera se le tira addosso, sebbene sia non solo magra ma anche una più che degna presentatrice avon.
    Diversa è invece l’offesa alle donne comuni grasse, sebbene anche qui vada ricordato che pure gli uomini grassi sono oggetto di derisione (basta pensare i vari “palla di lardo”, “ciccione”, “cicciobomba” con cui già bambini e ragazzini amorevolmente si rivolgono in pubblico ai loro amici più rotondi, magari sui campetti di calcio). Le adolescenti grasse soffrono per i commenti (veri o supposti) delle amiche, e sugli inevitabili due di picche che prendono più frequentemente delle coetanee più attraenti. Ma questo succede anche agli adolescenti: uno alla Denny DeVito cucca meno (detto con parole terra terra) ed è quindi potenzialmente meno sicuro, più complessato eccetera eccetera; e in ogni caso rimane consepevole della differenza tra se stesso e il compagno di classe alla Brad Pitt. Life is hard. Come cantava Lepardi tramite Saffo, “virtù non luce in disadorno ammanto”. E tutti due ne sapevano certamente qualcosa.
    Forse bisognerebbe agire di più con i bambini, farli riflettere sul perché si sentano in diritto di non rispettare alcune categorie di persone. Sugli adulti che da soli non hanno capito, temo che ormai non ci siano speranze. La miglior cosa è ignorarli ostentatamente, con pietà; oppure dirgliene una più grossa, ma per far questo oltre alla rabbia ci vuole abilità retorica, mica è facile.

  11. Vlad scrive:

    Adele ha deciso di perdere peso per la sua salute e ha fatto bene. Quanto al resto concordo con Vulfran: “cuccare meno” è una cosa che può capitare (non solo ai grassi) ed è triste ma va accettato, non possiamo obbligare nessuno a trovarci fisicamente desiderabili (poi che il rispetto vada dato anche a chi non ti piace fisicamente è fuor di dubbio).

  12. Vlad scrive:

    quanto a trovare lavoro: è difficile per chiunque oggi, di qualunque forma

  13. SoloUnaTraccia scrive:

    Premesso che l’obesità agli ammeregani non piace perchè grava sulla spesa sanitaria, ma come genere il grosso a loro garba mediamente parecchio…
    premesso pure che indipendentemente dalla forma (peso e volume non sono linearmente correlati) ogni essere umano ha il suo pubblico e la sua infelicità casomai dipende dal non incontrarlo / averlo incontrato…
    il corpo soddisfa se è funzionale ai proprii desideri: se si desidera ottenere un permanente collasso del divano, va benissimo essere una mongolfiera… se il sogno è indossare abiti pret-a-porter di un certo stile, il sovrappeso diventa un ostacolo… gli atleti puntano alla prestazione sportiva e, pur nella varietà antropometrica di cui siamo tutti testimoni, modellano il fisico allo scopo, ovvero (giusto per fare un esempio) filiforme per i saltatori in alto, o genere montagna per il lancio del martello…
    Quello che infastidisce, al di là del dibattito fumoso, è la sua matrice “borghese-occidentale”, per usare un’etichettaccia comprensibile ai più. Un giro nel resto del mondo (Samoa, Africa, Asia Centrale, CentrAmerica) può illuminare sul fatto che per diversi miliardi di persone la rotondità (che in “occidente” è sovrappeso) è un pregio, molto spesso ricercato.
    Per finire, e poi buon appetito a tutti, ricordare sempre che nessuno è obbligato a essere grasso mentre sono troppi quelli obbligati a essere magri.

  14. RobySan scrive:

    Badate alle articolazioni: trocantere, ginocchio, caviglia, ecc. Nel medio termine saranno loro a patire, e quanto, del sovrappeso (nel lungo termine, è noto, siamo tutti morti dunque il problema più non si pone). La cosa è sicura, è solo questione di tempo.

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