Schermata-2012-08-13-a-13.58.571

L’intelligenza e il coltello: tutto è Kafka

di Daniela Ranieri

Nello splendido film La donna del giorno, Spencer Tracy e Katharine Hepburn sono in taxi; a un certo punto lui le dice: «Ti amo», lei chiede «Davvero?», e lui: «Sì»; lei: «Anche quando sono sobria?», e lui: «Anche quando sei intelligente».

Lo so, anche a me mi si arrotola il cervello. Non «perché», non «nonostante» tu sia intelligente, ma «quando». Come dire: «persino le volte in cui». Il punto è chiaro: amore e sobrietà, e ancora di più amore e intelligenza, sono due circostanze inconciliabili; quando si verificano insieme, allora vuol proprio dire che l’amore è sincero e motivato, o(vvero) che tu e il tuo partner siete Spencer Tracy e Katharine Hepburn.

Dice: ma quello è un film, nella realtà non è così. La realtà è molto più volgare e prosaica. Beh, allora tanto più vale quello che c’è dentro i film. In genere, bastano e avanzano, per come la vedo io. A parte che sono convinta che si possa agevolmente spiegare qualsiasi cosa attraverso i film, semplicemente citando un paio di battute giuste, e forse – la sparo un po’ grossa, ma manco tanto – addirittura citando solo i film di Billy Wilder, non è forse vero che il cinema è una forma perfezionata della realtà, una sua purificazione? Quando in laboratorio si fanno indagini su un microbo, e lo si schiaccia tra due vetrini, mica dentro ci si può mettere pure una fetta di mortadella. Ma basta con le metafore.

Chi mi conosce lo sa: le metafore, soprattutto per le questioni d’amore, mi sembrano un modo per mangiare tanto spendendo poco.

Mi chiedo come facesse la gente a spiegarsi il mondo prima della nascita del cinema. Come si spiegava l’amore. Cosa si rispondeva, se, metti, qualcuno ti chiedeva

«Aspetta da molto?»
se non
«Non importa quanto si aspetta ma chi si aspetta»?

Fate conto di non avere a disposizione né il cinema né la letteratura, e di dover fare tutto da zero. Avete solo il mondo prosaico e volgare, ma anche meraviglioso e sublime, a cui attingere per le vostre citazioni e le vostre metafore. Quale parte, o meglio quale faccia, del mondo scegliete? Quale faccia vi mostra, il mondo?

Proviamo: qualcuno vi dice che per lui siete tutto il mondo. È un’iperbole, più che una metafora, ma è anche una metafora in quanto esplicita un insieme di sineddochi: tu, col tuo corpo funzionante, i tuoi occhi splendidi, i tuoi capelli di porpora, il tuo collo simile a una torre d’avorio, il tuo alito come quello dei pomi, per me, rappresenti tutto il mondo. Puoi stare al posto di quello. Il mondo stia dove vuole, sullo sfondo: a me basti tu.

Bello, sì.

Ma le persone, abbiamo detto, sono persino più prosaiche e volgari di quanto contempli la Bibbia: se ti prendi uno ti prendi non solo il suo alito che sa di mela, ti prendi anche i suoi difetti, il suo dente scheggiato, le orecchie a sventola. Poi hai voglia a trovare il referente reale corrispondente per fare la metafora.

Però, tutto sommato, si continua a dire. E la maggior parte della gente ne è contenta, perché il mondo è visto come una sfera di perfezioni ragionate, una mèta, un obiettivo da prendere, di cui godere, una terra ricca di frutti: un Paradiso terrestre. Se passiamo al mittente di questa dichiarazione, poi, le cose si complicano ancora di più.

Il punto è: prima di rallegrarvi, ricordatevi sempre di chiedere a chi vi fa questa dichiarazione cosa è per lui il mondo.

Provate a immaginare che a dire questa frase non sia Pieraccioni, ma Franz Kafka – ragionando un attimo secondo l’assunto che il mondo di Kafka sia più orribile di quello di Pieraccioni.

Non è una provocazione, lui lo disse veramente di (e a) Felice Bauer in più occasioni. Questo è un frammento dei Quaderni in ottavo:

Ecco. La frase «Il mondo – F ne è solo la rappresentante – e io stracciamo il mio corpo con un conflitto irrisolvibile» svela la natura spaventosa della metafora.

Continua a leggere su Carnation, il blog di Daniela Ranieri.

Aggiungi un commento