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Listen to This!

L’ascoltatore perfetto è un animale fantastico che a un certo punto, nel sonno silenzioso in cui accordi e note diventano necessità, vede spuntare dal fianco una proboscide simile a una cornucopia, o alle tasche di Eta Beta, colma di suoni trasformati in immagini, immagini piene di senso, senso e conoscenza venuti al mondo sotto forma di amore musicale. Nel mondo editoriale in cui tocca vivere, nessuno ammaestra tale creatura meglio di un quarantenne bianco americano chiamato Alex Ross, già critico del New Yorker, e autore dell’acclamato capolavoro Il resto è rumore, e che da qualche settimana è tornato a illuminare gli scaffali in lingua inglese con Listen to This (FSG, 28 $), una raccolta dei saggi apparsi sulla rivista. Esempi quasi miracolosi di intelligenza interpretativa, passione per l’umanità e le sue hilarotragedie cantate, capacità di sintesi, analisi, trasmissione del sapere e infine qualità della prosa – se Ross non è uno scrittore, non lo sono la maggior parte di coloro che pubblicano romanzi oggi.

Lo spettro degli interessi di Alex Ross è così ampio da suscitare qualche dubbio nei perversi labirintici timpani di certi accademici: i soggetti di questi interventi passano da Brahms ai Radiohead, dal direttore d’orchestra Esa Pekka-Salonen a Bjork, da Messiaen alla percezione della ‘musica classica’ in Cina. E nel primo della serie, che è davvero un memoir dell’esperienza di ascolto, l’autore racconta quanto è stato traumatico il passaggio da un mondo fatto di cosiddetta musica colta a quello in cui i compagni di college ti mettono in mano i dischi dei Sonic Youth, dei Pere Ubu, oppure il White Album dei Beatles. Ma attenzione: Ross sta alla critica musicale come Saul Steinberg stava all’illustrazione o Chaplin al cinema – campioni di una categoria definita da Roland Barthes come immune alle opposte tentazioni della volgarità e dell’esoterismo. In effetti non troverete mai, in Listen to This, quella sufficienza sociologica con cui molti studiosi approcciano la musica ‘non notazionale’. Troverete piuttosto un solidissimo esegeta del testo musicale. Uno storico coscienzioso e preciso. Un inquietante talento nel mettere sulla pagina una sequenza di accordi, ma sempre pronto a sovvertire le idées reçues non appena ne avverte la puzza di marcio. Ecco come: “Per molti la musica pop è la colonna sonora dell’adolescenza rabbiosa, mentre il genere ‘alto’ scocca le campane crepuscolari della maturità. Per me è l’esatto opposto. Ascoltare l’Eroica mi riporta a una certa energia infantile, una felice ferocia nei confronti del mondo. Essendo giunto al pop in età adulta, lo investo di sentimenti adulti. Mi sembra penetrante, lungimirante, pieno di microscopici coni di verità su come davvero stanno le cose. Blood on the Tracks di Bob Dylan racconta la fine di una storia d’amore con una chiarezza saturnina che un’opera entrata nel Canone come Die schone Mullerin di Franz Schubert non mostra affatto.”

Listen to This raccoglie per la prima volta in volume i capitoli di un viaggio che spinge ai diversi antipodi dell’astronave musicale: il lettore vorace sarà condotto nei meandri di una recente rappresentazione dell’Otello di Verdi, poi qualche pagina dopo fra le spire della voce da mezzosoprano di Lorraine Hunt-Lieberson, scomparsa nel 2006, poi nei paesaggi invocati dalle sinfonie di John Luther Adams. Ma il meglio è in un saggio inedito, completato apposta per l’occasione: in Ciaccona, Lamento e Walking Blues, Ross compie un’immersione comparatistica nel destino compiuto da alcune linee di basso nella storia della musica, e davvero mette sul piatto del lettore imperfetto, dell’ascoltatore imperfetto, un tesoro di connessioni, fughe, approfondimenti, incroci virtuosi. “In uno dei suoi momenti più sani, l’Enciclopedia Sovietica definisce il lemma ‘musica’ con le seguenti parole: una variante specifica all’interno dei suoni emessi dal popolo. Facendo questo mestiere si scopre che è molto più facile descrivere un suono che descrivere un essere umano”, dice Ross nella prefazione. Ecco il nocciolo della sua lezione – nutrire nei confronti del testo musicale la medesima cieca, altissima fedeltà che i migliori fra noi applicano al testo esistenziale: l’adesione a quel che c’è, e a quel che ancora non c’è, e all’equazione instabile che lega le catene dei nostri fantasmi ai tamburi della Storia.

Gianluigi Ricuperati è uno scrittore e saggista italiano. Nel 2006 ha pubblicato Fucked Up per Bur RCS e ha curato, insieme a Marco Belpoliti, la prima monografia mai dedicata al disegnatore Saul Steinberg. Nel 2007 Bollati Boringhieri ha pubblicato Viet Now – la memoria è vuota. Ha scritto un testo pubblicato ne Il corpo e il sangue d’Italia. Nel 2009 è uscito La tua vita in 30 comode rate (ed. Laterza).
Attualmente collabora alla Domenica del Sole 24 Ore ed è corrispondente speciale per la rivista Abitare. Da gennaio 2010 dirige Canale 150 – gli italiani di ieri raccontati dai protagonisti di oggi – iniziativa per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia sostenuta dal Comitato Italia 150 e da Telecom Italia. Dal 2010 è curatore del Castello di Rivoli – Museo d’Arte contemporanea. Ha scritto di spazi e architettura per Domus, ha collaborato alle pagine culturali de La Stampa e D di Repubblica. Scrive di musica per Rumore e Il Giornale della musica. È stato consulente editoriale per Alet Edizioni. Nel 1999 ha tradotto per la casa editrice Einaudi The Wild Party, testo di Joseph Moncure-March, illustrato da Art Spiegelman (ed. Einaudi Stile Libero, 1999). Nel 2007 e nel 2008 è stato, con Stefano Boeri, co-direttore di Festarch, festival internazionale di Architettura a Cagliari. Durante la prima edizione di Festarch ha svolto un dialogo pubblico su ‘architettura e letteratura’ con l’architetto olandese Rem Koolhaas. Nel 2009 è, con Stefano Boeri e Fabrizio Gallanti, co-direttore artistico di Urbania a Bologna. Collabora con Fondazione CRT e cura una collana di volumi di architettura e narrazione.
Commenti
2 Commenti a “Listen to This!”
  1. ? scrive:

    complimenti a Recuperati, che da un po’ leggo su ‘sto blog. Per dire, il pezzo sui Radiohead di qualche tempo fa era da lacrime di gioia.

    quindi grazie.

    Il resto è rumore lo aspettavo da tempo, è la bibbia che non ho mai avuto.

  2. ? scrive:

    “i”, non “e”.

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