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“Lo Straniero” – cosa c’è sull’ultimo numero della rivista

È uscito il numero di agosto de «Lo Straniero», per chi scrive uno dei migliori strumenti a disposizione in Italia per capirci qualcosa del tempo in cui stiamo vivendo.

Sull’ultimo si possono trovare un pezzo di Alessandro Leogrande su Bergoglio a Lampedusa, Salvatore Romeo sull’Ilva e Mauro Boarelli sul referendum di Bologna. E ancora Karl Barth su cristianesimo e socialismo, Goffredo Fofi su Teju Cole e molto molto altro.

Invitandovi a comprare e leggere la rivista, riproponiamo uno scritto di John Steinbeck pubblicato dallo «Straniero» nel 2010 per gentile concessione delle edizioni Alet e apparso per la prima volta sul «The Saturday Review» nel 1960.

Noi bianchi e i neri

di John Steinbeck

Sono per me fonte di continua meraviglia le qualità che noi ci aspettiamo dai neri. Nessuna razza ha mai offerto così tanta stima a un’altra. Ci aspettiamo che i neri siano più saggi di noi, più tolleranti di noi, più coraggiosi, più dignitosi di noi, più controllati e autodisciplinati. Richiediamo a loro perfino più talento di quanto ne chiediamo a noi stessi. Un nero dev’essere dieci volte più dotato di un bianco, per ricevere uguale riconoscimento. Ci aspettiamo che i neri siano più resistenti di noi nelle competizioni atletiche, che siano più coraggiosi nella sconfitta, che possiedano un maggior senso del ritmo e più versatilità nella musica e nel ballo, che riescano a controllare maggiormente le emozioni (nel recitare) a teatro.

Ci aspettiamo che loro obbediscano a regole di comportamento che noi dileggiamo, che siano più valorosi, più orgogliosi, e più risoluti. In una parola, pur sostenendo che i neri sono inferiori a noi, con la nostra fede incrollabile in loro noi proviamo la nostra convinzione che loro sono superiori in molti campi, anche quelli in cui si presume che noi siamo istruiti/preparati e allenati.

Permettetemi di farvi qualche esempio.
Durante il boicottaggio degli autobus in Alabama noi sapevamo che i neri non avrebbero commesso violenze – e così è stato. L’unica violenza è stata quella dei bianchi.
Nelle strade noi ci aspettiamo dai neri cortesia, anche quando ci comportiamo in modo riprovevole e autoritario.
Sul ring di pugilato noi sappiamo che un nero sarà coraggioso e che non si lamenterà delle decisioni arbitrali.
A Little Rock (1) noi sapevamo che le brutalità avrebbero avuto origine tra i bianchi.

A lungo i bianchi non hanno voluto competere con i neri per timore di perdere. Si diceva che la loro coordinazione (la coordinazione animale, veniva chiamata) era migliore e le loro reazioni fisiche più rapide.
Se avvengono incidenti a sfondo razziale, noi siamo convinti che non saranno i neri a colpire per primi, ad attaccare durante la notte, a piazzare bombe, e la nostra convinzione si basa sui fatti.
Noi ci aspettiamo che i neri siano di buon carattere e dotati di autocontrollo in tutte le circostanze.
Ma la nostra maggiore aspettativa è che saranno onesti, onorevoli e decorosi. Questo è il miglior complimento che noi possiamo fare a un uomo o a un gruppo sociale. E la prova di ciò sta nel modo in cui ci sentiamo offesi quando un nero viene meno all’immagine che abitualmente abbiamo di lui.

Con le migliaia di furti, scippi e malversazioni di cui si ha notizia ogni giorno, noi ci indignamo quando un nero viene scoperto a fare ciò che i bianchi fanno regolarmente.
A New York, con tutte le cronache che parlano di furti, frodi, manovre politiche e fiscali per appropriarsi indebitamente del denaro pubblico e di tradimento della fiducia dei cittadini, quando un nero soccombe alla tentazione di fare ciò che fanno molti bianchi la cosa ci riempie di sgomento e tutti i giornali ne parlano. C’è un complimento più grande che potremmo fare a un popolo?

Infine, veniamo ai casi concreti.
Io ho dei figli, al pari di molti di voi bianchi che leggete queste righe. Pensate che i vostri figli avrebbero il fegato, la dignità e la responsabilità di andare a scuola tutti i giorni a Little Rock sapendo che verranno insultati, spintonati, odiati, derisi, perfino fatti oggetto di sputi, e che lo farebbero tranquillamente senza dar segno di rabbia, insolenza o rimostranze/proteste? E quand’anche riuscissero a sopportare tutto ciò, sarebbero in grado di ottenere buoni voti?
Io sono un bianco adulto, dotato di buona istruzione, spero intelligente. So che la violenza non può produrre alcun tipo di effetto positivo. Tuttavia, se i miei figli fossero oggetto di insulti o di sputi, non sarei così tanto sicuro che non mi verrebbe voglia di prendere una mazza da baseball e di darla in testa a qualcuno. Ma sono sicuro che i neri non lo farebbero, e non l’hanno fatto.

Ho un’altissima opinione di quegli studenti di Little Rock: pochi ragazzi che hanno avuto nelle mani la volontà e la coscienza, le speranze e il futuro di milioni di altri ragazzi. Non hanno permesso che il loro popolo venisse abbandonato/deluso. Penso al tranquillo orgoglio che potranno provare i loro nipoti, sapendo di discendere da una simile stirpe.
E poi penso alle facce della marmaglia che ha tentato di impedir loro di entrare a scuola, facce da cui sbavava ostilità, facce odiose che bestemmiavano, coraggiose soltanto a causa del loro numero, che sputavano veleno contro dei ragazzi. E penso ad alcune di quelle facce, mascherate, che strisciano furtivamente nella notte per piazzare una bomba – l’arma suprema del codardo.
I loro discendenti quale orgoglio proveranno per i loro antenati? Ma naturalmente essi dimenticheranno, o mentiranno, o entrambe le cose.

Quando Martin Luther King venne accoltellato da una squilibrata, avrebbe potuto benissimo provare rabbia, o dolore o disperazione. Ma le sue prime parole, uscendo dalla sala operatoria, sono state: “Non permettete che le venga fatto del male. Ha bisogno di aiuto”.
Forse parte della rabbia contro i neri deriva da un profondo senso della loro superiorità, e forse la loro superiorità ha radici nel fatto di avere una causa e un metodo irrefutabile fatto di coraggio, ritegno, e un forte senso della direzione.

 

Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
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Un commento a ““Lo Straniero” – cosa c’è sull’ultimo numero della rivista”
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  1. […] Ritorno alla domanda da cui sono partito, sull’assenza nel libro degli afroamericani e dei temi della discriminazione sociale verso di loro, in quegli anni ancora molto forte. Mi ha stuzzicato a cercare ancora dentro altre pagine di Steinbeck, tra quelle lette tanto tempo fa e che nemmeno ricordavo più bene nei loro dettagli – ho ritrovato ad esempio alcuni personaggi interessanti, come il servitore nero Crooks in “Uomini e topi”, discriminato dagli altri uomini della fattoria –  scoprendo però anche altre pagine nuove, che non conoscevo. Se avete voglia, cercate, troverete cose interessanti. Tra quelle che ho trovato, mi piace indicare un articolo pubblicato nel 1960 – quindi oltre venti anni dopo – su «The Saturday Review» e ripubblicato di recente in Italia su alcuni blog letterari: il titolo è “Noi bianchi e i neri”. […]



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