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L’obbedienza non è più una virtù: Domenico Lucano e il mestiere di sindaco

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C’è una cosa che mi frulla in testa da quando ieri mattina ho sentito alla radio la notizia dell’arresto di Domenico Lucano, sindaco di Riace. Una storia che conoscevo già ma che ho sentito raccontata direttamente dal suo protagonista qualche settimana fa a Conversano, in Puglia: la storia di Michele Zanetti, politico democristiano e presidente della provincia di Trieste negli anni della chiusura del manicomio friulano.

Zanetti ha raccontato di come, in quel momento, i manicomi fossero regolati da una legge del 1904 che, malgrado la riforma Mariotti del 1968, rendeva la vita degli internati assolutamente disumana. In più di un’occasione, dunque, aveva dovuto trovare degli escamotage amministrativi che rasentavano l’illegalità per raggiungere il suo obbiettivo che era quello di arrivare alla totale apertura dei reparti in vista della chiusura definitiva del manicomio. Forzando la mano, rischiando personalmente.

In un consiglio provinciale del 1977 aveva affermato che la violenza immessa nella società dai malati, di cui in molti avevano paura, non era niente in confronto a quella che la società e la legge esercitavano contro i malati stessi,contravvenendo,nei fatti,al diritto costituzionale di ogni cittadino di essere curato.

Ma, ribattevano in molti allora, i manicomi erano la cura, la cura secondo la Legge.

No, rispondevano amministratori come Zanetti, o Mario Tommasini di Parma o Ilvo Rassimelli di Perugia: nel manicomio nessuna cura era possibile ela legge era ingiusta, la legge andava cambiata, e fino al momento della sua abrogazione bisognava fare il possibile per neutralizzarla.

Oggi, lo sappiamo, la legge più ingiusta e che va cambiata è quella che regola il diritto di cittadinanza. Ma nessun governo per opportunismo, paura, ignoranza è riuscito fino ad oggi a modificarla. Non l’ha fatto pur fondando, gran parte dell’Italia, la propria ricchezza sulle rimesse di emigrati linciati, discriminati, ingiuriati per lunghi, lunghissimi anni.

Domenico Lucano questa storia invece ce l’ha presente, come ne ha presente un’altra, più antica,che come ha scritto Matteo Nucci, ha alle spalle migrazioni millenarie che da sempre ibridano la nostra penisola e nel caso di Riace hanno ridato vita a un luogo altrimenti spopolato, abbandonato, dimenticato. «Iniziamo a parlare soltanto di ricchezza, di opportunità, di denaro per pagare le pensioni, di forza lavoro, di natalità in crescita, di vitalità delle idee, di possibilità di riscattarci come paese, come patria, come Italia santiddio, diciamolo senza paura.

Quel che ha fatto a Riace Mimmo Lucano dovrebbe essere fatto ovunque nel nostro sud. Ma non solo al sud. A volte mi ritrovo in giro nel ricco nord Italia, città e paesi chiusi alle 8 di sera, tutti in casa, persiane sbarrate. Gli unici posti dove c’è vita, si discute, si litiga e si ascolta qualcosa di interessante sono i bar zeppi di migranti. Diciamolo a costo di farci insultare da questi pupazzeti che si nascondono su twitter dietro le bandierine italiane. Smettiamola di difenderci».

Smettiamola di difenderci, come ha fatto Danilo Dolci, che negli anni dell’immediato dopo guerra ha sposato Vincenzina, vedova di un contadino siciliano per darle l’unica forma possibile di cittadinanza per una donna povera, madre di 5 figli: il matrimonio.

Smettiamola di difenderci come ha fatto don Lorenzo Milani quando ha scritto che l’obbedienza no, non è più una virtù e che di fronte a una legge ingiusta si ha il dovere di disobbedire: «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri».

Ma, qualcuno l’ha detto, Dolci era un sociologo, don Milani un prete, nessuno dei due era un uomo dello Stato, delle Istituzioni.

L’ha detto Peter Gomez, per esempio, che ha scritto: “si dimetta da sindaco e si metta a fare il volontario”.

Allora ho pensato a Giorgio La Pira che, da sindaco di Firenze, ha violato ogni legge per stare accanto agli operai del Pignone che avevano occupato la fabbrica. In anni nei quali neanche i sindacalisti potevano entrare nei luoghi di lavoro, il sindaco La Pira ha abbracciato la causa del Pignone, ha partecipato all’occupazione condividendo la messa con gli occupanti.

L’ha fatto, rischiando, personalmente. Ed è finito in tribunale quando ha deciso di proiettare un film, Non uccidere, che difendeva l’obiezione di coscienza, anch’essa vietata dalla legge.

In molti, ieri come oggi, avrebbero preferito che si dimettesse e che facesse il volontario. Anche a Zanetti sicuramente qualcuno l’avrà detto: se ci tieni tanto ai matti portateli a casa, e non ci rompere le scatole. Ma la storia dell’Italia repubblicana ci insegna che dobbiamo ringraziarli, ringraziare il loro coraggio, che li ha spinti a immaginare in modo diverso il loro ruolo di amministratori locali e a costruire un paese migliore, per tutti.

Vanessa Roghi è una storica del tempo presente e ricercatrice indipendente. Fa ricerca sulla storia della cultura: ha scritto di donne e preti, di Manzoni e Le Monnier, di diritto degli autori e della fatica di guadagnarsi da vivere con la scrittura. Ma il suo amore più grande è la storia della scuola. I suoi ultimi saggi sono “La lettera sovversiva” (Laterza 2016) e “Piccola città” (Laterza 2018). Le piace pensare che l’immaginario storico possa avere un posto nel dibattito storiografico, fa di tutto per portarcelo. Ha insegnato per anni alla Sapienza ma poi ha smesso. Fa documentari di storia per Rai Tre.
Ha due figlie che si chiamano Alice e Anita. Pensava che dopo Nick Drake e Fabrizio De Andrè la musica avesse poco da dire poi meno male sono arrivati i Radiohead.
Commenti
12 Commenti a “L’obbedienza non è più una virtù: Domenico Lucano e il mestiere di sindaco”
  1. Chiara scrive:

    G R A Z I E
    L’ essenza dell’uomo genera coraggio. Da bambini siamo più coraggiosi che da adulti. Occorre trovare questa nostra essenza nascosta da concrezioni di abitudini e dalla convinzione che un uomo con un professione, un bell’abito o una bella auto valga di più di un uomo povero scalzo e in fuga dalla guerra.

  2. Vanessa Roghi scrive:

    grazie Chiara

  3. sergio falcone scrive:

    Bisognerebbe tornare a far politica. Le chiacchiere non servono a nulla.

  4. Vanessa Roghi scrive:

    sì verissimo

  5. serena scrive:

    io personalmente trovo questo pezzo un po’ ingenuo, sia per quanto riguarda Lucano, che La Pira. Saluti, Serena

  6. Vanessa Roghi scrive:

    salve Serena, perchè?

  7. Clafe scrive:

    Platone Thoreau Harendt cerchiamo di capire cosa è la disobbiedenza civile e l’obiezione di coscienza è sempre il tragico tra l’uomo è il nomos lasciamo perdere la nostra politica su questo stendiamo il silenzio

  8. Engy scrive:

    (da il Fatto Quotidiano)
    “Il sindaco di Riace Mimmo Lucano ha detto che si tratta di reato di umanità? Veramente non ho trovato nel codice questo reato. Non è che quando si commette un reato per motivi di particolare valore morale o sociale il reato non è più tale, sempre reato resta”. Così a La Zanzara (Radio24) risponde a Giuseppe Cruciani il pm di Locri, Luigi D’Alessio, sull’arresto del primo cittadino di Riace, Mimmo Lucano. E spiega: “Le leggi non possono essere eluse perché lo avrebbe fatto per motivi umanitari, il che poi è tutto da vedere. Io accusato di aver seguito il clima del Paese anti-immigrati? Questa inchiesta la conduco da quando c’era il governo precedente. Non accetterei condizionamenti da nessuno e non mi faccio tirare per la giacca. Mimmo Lucano ricorda Marco Pannella per la disobbedienza civile? Non mischierei la lana con la seta. Pannella ebbe alcuni atteggiamenti di disobbedienza civile, qui invece” – continua – “si tratta di un comportamento protratto per molto tempo, durante il quale sono stati commessi vari reati finalizzati a procurare e occultare denaro, somme anche rilevanti. Sono cose completamente diverse. Mimmo Lucano non ha preso un euro? Non è così. La malversazione, peraltro, consiste proprio in questo: io non spendo per i fini per i quali ho ottenuto le somme ma ho distratto quelle somme per altri scopi, le ho occultate, le ho nascoste, le ho portate da un’altra parte. Mimmo Lucano ha distratto milioni di euro, mancata rendicontazione“.
    E aggiunge: “Non si può dire, soprattutto se sei un sindaco: ‘Me ne frego della legge e faccio quello che voglio’. Tra l’altro, se lo facciamo passare a Lucano poi lo dovremmo fare con qualunque altro non ci piaccia. Le leggi non possono essere bypassate da chi ci piace. Qualcuno ha definito Riace una sorta di porto franco, un porto libero. Che Riace fosse uno Stato nello Stato o una Repubblica autonoma o qualunque altra cosa, io le etichette le lascio a voi. Noi non possiamo consentire che vengano violate le leggi. …………”. Così il pm D’Alessio
    Tirare in ballo la disobbedienza civile – oltretutto distorcendone grossolanamente e volutamente i connotati e facendo paragoni tanto alti quanto assurd – da parte degli stessi che oggi più che mai e comunque da decenni si mostrano timorosi e obbedientissimi alla mitica Europa della finanza, quelli che oggi si smaniano e sono presi da crisi isteriche per l’indebitamento al 2,4% (!!!), è veramente avvilente.
    L’autore poi non ha niente da dire sulle dichiarazioni farneticanti ad esempio del solito SAviano, quantomeno sulla notizia che divulga (“Questo governo, attraverso questa inchiesta giudiziaria, da cui Mimmo saprà difendersi in ogni sua parte, compie il primo atto verso la trasformazione definitiva dell’Italia da democrazia a stato autoritario”)?
    E caliamo un velo pietoso poi sulle baggianate di Nicki Vendola…

  9. Vanessa Roghi scrive:

    intanto l’autrice, e poi a leggerlo bene l’articolo dice altro

  10. gino rago scrive:

    1- Dura Lex sed Lex
    2- Antigone
    Entro questi due parametri andrebbe ricondotto il caso “Riace-Lucano”.
    Io sono sempre dalla parte di Antigone…

  11. gino rago scrive:

    Ovvero, Hugo, I Miserabili, lo scontro fra

    Jean Valjean e Javert

  12. serena scrive:

    salve Vanessa in genere non apprezzo la santità forse per indole da burocrate! penso che la Pira abbia salvato se stesso (la propria credibilità) entrando nella fabbrica, che ha poi effettivamente salvato mediante contatti di alto bordo, che necessariamente il sindaco di una città complessa come Firenze, doveva avere. quello di Lucano mi sembra un sogno troppo universale, ho paura si sia dimenticato di confrontarsi con chi gli ha dato fiducia. cordiali saluti, sempre, Serena

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