John Baldessari's Tristram Shandy

L’obliqua trottola di Tristram Shandy, figlio dell’interruzione e dell’errore

Pubblichiamo una recensione di Fabio Stassi su «La vita e le opinioni di Tristram Shandy» di Laurence Sterne.

Più che un romanzo, La vita e le opinioni di Tristram Shandy è un arciromanzo, un vero manifesto di poetica, sin dall’avvio, da quella domanda inopportuna e apparentemente insignificante, nel pieno di un amplesso:

Scusa, caro, non hai dimenticato di caricar l’orologio?

Se dimenticanza è, è certo volontaria: il libro si apre come un dichiarata ribellione al tempo e ai suoi ingranaggi.

Il padre di Tristram ci viene subito presentato come un campione di metodicità; di sé, invece, Tristram anticipa appena, intraprendendo l’interminabile sgambata digressiva che lo porterà a nascere solo dopo duecento pagine, una “inspiegabile obliquità” nel modo di tirare la trottola.

La sua è un’anomalia di direzione, un allontanamento dalla norma, una difformità. Ma una difformità consapevole: senza timore, Tristram dichiara dopo tre pagine che non si atterrà, nel narrare la sua storia, a nessuna regola.

Siamo entrati con piena coscienza in quell’universo obliquo e rovesciato che è il romanzo moderno, attraverso una porta messa di traverso, quella che potremmo chiamare la porta irlandese. Non c’è, naturalmente, nessun ottimismo: “questo è il più vile mondo che sia mai stato creato”, e questa semplice verità è esattamente l’inverso delle tesi dei tanti dottor Pangloss che hanno abitato ogni secolo.

I modelli di Sterne sono ostentati: Rabelais, Cervantes e naturalmente Shakespeare, ma le unità di tempo e di verosimiglianza definitivamente infrante. Più avanti, Sterne si spingerà fino a consumare una rivolta persino contro i tempi verbali, scomparirà un capitolo e si affermerà addirittura l’identità quasi novecentesca tra vivere e scrivere (“che per me è lo stesso”). E il libro si dipanerà come un gigantesco trattato sull’errore.

Un errore sarà il nome che viene dato a Tristram (doveva chiamarsi Trismegisto, ma la madre se ne dimenticherà in corridoio e al momento decisivo affiorerà sulle sue labbra proprio quello che per il padre di Tristram era il più vile e miserabile dei nomi).

Un errore o, meglio, un infortunio sarà l’imbarazzante ferita dello zio Tobia all’inguine.

Un altro incidente mozzerà il naso di Tristram…

Le pagine nere seguiranno quelle bianche…

Ci si muove insomma in un mondo di menomazioni, dove i cardini delle porte non girano a dovere e le case cadono sotto gli influssi di qualche pianeta retrogrado che mette tutto sottosopra. Ogni cosa si aggroviglia e si disorganizza; la memoria, l’intelligenza, la fantasia si disperdono, confuse e scompigliate; gli orologi, non più caricati, si fermano.

Ma in questo vuoto, in questa sospensione di sistemi e misure, Sterne può trovare finalmente pietà, ironia e coraggio sufficienti per prendersi seriamente gioco di sé e degli altri e medicare la tubercolosi della propria malinconia nella direzione storta delle sue pagine. Come se la vita fosse davvero un tiro irregolare di trottola.

Fabio Stassi (Roma 1962) di origini siciliane, vive a Viterbo e lavora a Roma in una biblioteca universitaria. Scrive sui treni.
Nel 2006 ha pubblicato il romanzo Fumisteria (GBM, premio Vittorini Opera Prima 2007). Per minimum fax: È finito il nostro carnevale (2007), La rivincita di Capablanca (2008), Holden, Lolita, Živago e gli altri (2010) e Il libro dei personaggi letterari (2015). Per Sellerio ha pubblicato L’ultimo ballo di Charlot, tradotto in diciannove lingue (2012, Premio Selezione Campiello 2013, Premio Sciascia Racalmare, Premio Caffè Corretto Città di Cave, Premio Alassio), Come un respiro interrotto (2014), un contributo nell’antologia Articolo1. Racconti sul lavoro (2009), Fumisteria (2015, già Premio Vittorini per il miglior esordio) e La lettrice scomparsa (2016). Ha inoltre curato l’edizione italiana di Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno (2013).
Commenti
2 Commenti a “L’obliqua trottola di Tristram Shandy, figlio dell’interruzione e dell’errore”
  1. elena besozzi scrive:

    esemplare!

  2. Sonia Caporossi scrive:

    Suggerisco anche la lettura di questo mio sullo Shandy e su Don Chisciotte, ripensandoli col binocolo critico sklovskijano.
    Cordialmente
    http://criticaimpura.wordpress.com/2011/02/12/il-romanzo-che-critica-se-stesso-don-chisciotte-e-tristam-shandy-sulle-tracce-di-sklovskij/

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