L’odore della resina pastosa della classifica della narrativa straniera di certi cerulei pomeriggi di maggio

1. Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh.
2. Le luci di settembre di Carlos Ruiz Zafón.
3. Il profumo delle foglie di limone di Clara Sánchez.
4. Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Jonas Jonasson.
5. Tutto per amore di Catherine Dunne.
6. L’atlante di smeraldo di John Stephens.
7. Burned. La casa della notte di Kristin Cast e P. C. Cast.
8. Libertà di Jonathan Franzen.
9. Il bacio svelato di Lara Adrian.
10. Questo corpo mortale di Elizabeth George.
11. La legge del deserto di Wilbur Smith.
12. Il superstite di Wulf Dorn.
13. Vacanze in villa di Madeleine Wickham.
14. Vicino a te non ho paura di Nicholas Sparks.
15. Beastly di Alex Flinn.
16. Il vino della solitudine di Irène Némirovsky.
17. Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa.
18. La mappa del destino di Glenn Cooper.
19. Private di James Patterson e Maxine Paetro.
20. L’ultimo cavaliere. Le leggende di Shannara. Vol. 1 di Terry Brooks.
21. False accuse di David Baldacci.
22. La libreria dei nuovi inizi di Anjali Banerjee.
23. La ragazza del lago. Lo sguardo di uno sconosciuto di Karin Fossum.
24. L’eleganza del riccio di Muriel Barbery.
25. La casa dei destini intrecciati di Erica Bauermeister.

Commenti
9 Commenti a “L’odore della resina pastosa della classifica della narrativa straniera di certi cerulei pomeriggi di maggio”
  1. Nicola Lagioia scrive:

    Con tutto che sono un redattore di minimaundmoralia, mi sfugge completamente il senso di questo post. Il che, però, mettiamola così, va a testimonio di una certa libertà espressiva che pervade questi spazi. E’ un testo cifrato? Sono io che non capisco? E’ il testo che non capisce se stesso? Però una verità quasi inconfutabile la ritrovo, in questo testo: è, ora, un pomeriggio di maggio.

  2. Stefano Costa scrive:

    Perdonate l’ignoranza, ma è una classifica di qualità, di vendite, o di che altro? In base a quale/i fonte/i?

  3. Nicola Lagioia scrive:

    Non ne ho idea. L’ha postato Raimo (ecco, faccio il delatore), e quindi spieghi lui…

  4. christian raimo scrive:

    Ieri leggendo la classifica su ibuk, ho notato questa presenza invadente di qualcosa che faccio fatica a chiamare letteratura: foglie di limone, wilbursmithismi, fantasy di discutibile livello, etc… mi è preso un po’ lo sconforto. La narrativa non ha nessun valore nel formare una coscienza? Ha solo il valore d’intrattenimento?

  5. alessandra scrive:

    geniale!

  6. Stefano Costa scrive:

    @Nicola e Christian: Grazie per la fonte, son andato anch’io a vedere le classifiche in questione.
    Sconforto a parte “wilbursmithismi” è stupendo. Ieri pomeriggio parlavo con una mia vicina di casa e mentre sudavo notevolmente per spiegarle cosa significa fare l’editor lei mi chiede: “Sì, ma l’hai letto l’ultimo di Wilbur Smith?”
    E io: “No, ma sai fare l’editor signifca…”
    E lei: “Sì, ma l’hai letto l’ultimo di Wilbur Smith?”

  7. carlo mazza galanti scrive:

    a proposito: invito i lettori romani ad assistere all’impagabile accostamento di Michele Mari e Wilburn Smith sullo stesso palco, per inchinarci davanti al genio perverso degli organizzatori del festival di massenzio. L’odore di resina pastosa si mischierà a quello del sangue o a quello del ferro (nel sangue c’è il ferro, comunque). E sarà una strana, forse cerulea, serata di giugno (credo il 21).

  8. Lorenza scrive:

    Una cosa è certa: una titolo con preposizione articolata è garanzia di successo in classifica, anzi “La garanzia di successo in classifica”.

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