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Educare all’omofobia

di Federico Batini

Alcuni anni fa, sono stato invitato a una trasmissione televisiva interessante, di una tv locale perugina, invitato come ricercatore che aveva e ha, tra i propri interessi di ricerca, l’area dell’identità sessuale, la prevenzione del bullismo omofobico e, più recentemente dell’omogenitorialità. Si parlava, mi pare, di prevenzione del bullismo omofobico e dell’assenza e rimozione, a scuola, di certi argomenti. Come è logico, la formula era quella di un talk show, non ero il solo invitato, oltre alle due conduttrici c’era un rappresentante dell’Arcigay e il Presidente di un Forum delle Famiglie Umbro. Durante la trasmissione io non mi sentivo, sinceramente, interprete di una parte, ma il continuo attacco (con interruzioni) a semplici informazioni scientifiche che fornivo, in risposta a domande, o a dati piuttosto metodologicamente solidi che semplicemente riportavo (mi ero diligentemente preparato e avevo i miei appunti) mi fecero trovare in un fronte. In un fronte, progressivamente, lo dico senza esserne orgoglioso, anzi, anche la mia aggressività salì. Aprire un fronte, anche se da una parte sola, rischia di alzare i toni, poi i modi, poi, per alcuni, le mani.

Il 14 novembre l’edizione on line di Famiglia Cristiana ha pubblicato un decalogo ideato dal Forum delle associazioni familiari dell’Umbria. Si tratta di un decalogo a difesa della libertà d’educazione (in realtà sono 12 punti), contenente le istruzioni e le proposte concrete su cosa fare per “evitare lezioni di gender in classe ai propri figli”. Ho fatto subito il collegamento e mi sono domandato se fosse uno scherzo di cattivo gusto. Sembra un manuale di boicottaggio sindacale per la capziosità dei riferimenti, ma cela una violenza inaudita.

Si consigliano i genitori di controllare il POF prima di iscrivere il proprio figlio a scuola e ci sono parole che devono destare allarme: educazione alla effettività (sic!), educazione sessuale, omofobia, superamento degli stereotipi, relazione tra i generi o cose simili. Perché si conclude con un’acrobazia logica circense tutti nomi sotto i quali spesso si nasconde l’indottrinamento del gender.

Qui vorrei, chiarire, una volta per tutte la questione della famigerata “teoria del gender” che è un magnifico esempio di manipolazione e vorrei farlo con un esperimento. Digitate su google: teoria del gender e guardate i primi dieci risultati. Sorprendente, vero? Diocesi, Avvenire, Radio Vaticana o risultati simili, tutti articoli avversativi e tutti con toni apocalittici da guerra santa (“La teoria del gender alla conquista della scuola” “Diciamo no alla teoria del gender”). Hanno già risposto le storiche italiane, ma credo occorra ribadirlo, ci cascano in tanti. La teoria del gender non esiste, tantomeno come viene frettolosamente riassunta dai media citati. La Società Italiana delle Storiche ha già efficacemente risposto in relazione alla nota polemica e al conseguente ritiro dei libretti UNAR, anche in quel caso il MIUR è caduto in un tranello in cui sono stati usati questi termini: Vorremmo innanzitutto segnalare la parzialità e anche l’erroneità delle affermazioni che hanno accompagnato questi episodi, precisando la complessità della questione contro ogni pretesa riduzionistica. 
Non esiste, infatti, una “teoria del gender”. Qui il link.

Chiaro il percorso?

Si inventa una teoria che non esiste mescolando a bella posta riferimenti scientifici e paccottiglia, si incute nei genitori il timore che i propri figli vengano “deviati” e poi gli si dice di ostacolare, sostanzialmente, qualsiasi attività scolastica. No? Vediamo…

Prendiamo solo due delle parole allarme:

  • superamento degli stereotipi: faccio un solo esempio: intorno al decalogo pubblicato da Famiglia Cristiana campeggiava un pop-up con il volto di un ragazzo di colore con accanto la parola “negro” e l’invito a usare un linguaggio adeguato, avvertendo che anche le parole possono uccidere e il tweet #migliorisipuò… ah, la campagna, è di Armando Testa, Avvenire, Famiglia Cristiana e dei Settimanali Cattolici, devo spiegarla?

  • Educazione sessuale: a scuola si leggono dei testi, vi è chiaro, no? Ci si lavora (anche troppo) ci si individuano figure retoriche e generi testuali, ma che cosa si fa, non se ne parla? Si legge, si impara, si ripete e stop? Volete una scuola di questo tipo per i vostri figli? No, perché di educazione sessuale si parla anche quando si racconta del voto di castità che fece Lucia nella notte di prigionia nel castello dell’Innominato. Pensate che i vostri figli non commentino? Dovremmo rispondere: chiedi a papà? Non dobbiamo dirgli che Cesare era omosessuale? Benvenuto Cellini?… la lista è lunghissima.

Potete leggere autonomamente i punti, un misto tra disinformazione e appigli a cavilli burocratici (e al terrore dei dirigenti di dover perdere tempo dietro a cause, avvocati, trovarsi i genitori contro…) per ostacolare qualsiasi iniziativa a prescindere dal contenuto.

Ora io mi faccio delle domande per chi scrive queste cose e mi piacerebbe avere delle risposte, lo dico così, sinceramente:

  • quanti siete ad aver scritto questo documento?

  • credete davvero a quello che avete scritto, no, cioè ne siete convinti?

  • davvero credete che i vostri figli si bevano qualsiasi cosa se proprio gli fossero propinate teorie bislacche?

  • E… scusate, non vi fidate degli insegnanti dei vostri figli perché addirittura non avete voluto che leggessero dei libretti (i famosi libretti UNAR), scientificamente ineccepibili per dargli informazione corretta su questi temi… e non credete che abbiano la capacità di scegliere di cosa e quando e come parlare e di cosa e quando e come no ai vostri figli, di valutare l’opportunità di un discorso o un altro? Non vi fidate della capacità di discernimento dei vostri figli e così alleverete dei ribelli o degli incapaci? Ma che vita fate?

Commenti
14 Commenti a “Educare all’omofobia”
  1. Giorgio scrive:

    solo per precisazione, benvenuto cellini non era omosessuale. la bisessualità era praticata in molti strati della popolazione, dal più alto al più basso, sia nel rinascimento che nei secoli passati e futuri. credo che l’unica legge di natura sia questa, nonostante la bigotteria dei cattolici o degli islamici.

  2. federico scrive:

    Grazie, sì è una definizione affrettata, ma il rapporto di Cellini con l’omosessualità è quantomeno controverso
    http://www.giovannidallorto.com/biografie/cellini/cellinivita.html

  3. girolamo scrive:

    Consiglio a tutt@ il commento analitico di Leonardo Tondelli al decalogo: http://leonardo.blogspot.it/2014/11/la-scuola-dellamore-non-passera.html

  4. cristiano scrive:

    Beh.. certo che questo articolo mi pare poco approfondito.
    Argomenta che se metti teoria del gender non compaiono se non cose cattoliche. Quindi non esiste una teoria del gender.
    Ma che argomentazione assurda è questa? Che esiste solo l’italiano?
    Inoltre, certamente non esiste una teoria perché ne esistono diverse!
    Provate a mettere la versione in inglese.
    Provate a vedere qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Gender_studies

    Ce ne sono eccome di studi!
    La posizione cattolica mi sembra banalizzata.

  5. Fede scrive:

    Gentile Cristiano, i gender studies in ambito letterario erano ben altra cosa rispetto a questa fantomatica “teoria del gender” inventata dagli estremisti cattolici italiani. Qui si vuole mistificare la realtà per ostacolare progetti educativi sull’affettività e sul rispetto delle differenze. Un’operazione spregevole e antidemocratica, oltre che disonesta.

  6. matteoZ scrive:

    a me risulta che Cesare (Giulio) fosse bisessuale (oltre che famoso donnaiolo).

  7. federico scrive:

    Gentile Cristiano,… la teoria del gender come viene presentata nelle pagine citate non viene da me analizzata, ma mi riferisco alla lettera (c’è il link) della Società delle Storiche Italiane. Non commento e non mi riferisco alla posizione cattolica, non credo (e spero, davvero di no) che si esaurisca nel “decalogo”. Il mio articolo era un semplice commento, senza alcuna pretesa di essere esauriente al “decalogo” pubblicato, senza nemmeno una riga di distinguo o precisazione da Famiglia Cristiana. Trovo invece ben condotta l’analisi citata da Girolamo. grazie

  8. Daniele Lo Vetere scrive:

    Il tema è davvero complesso. Due riflessioni un po’ disordinate.
    Personalmente penso che spesso a scuola lo si imposti male. In generale, il problema riguarda tutte le “educazioni a”, che sono intrise di un civismo intenzionalmente caricato di politicamente corretto e di pedagogismo. Se però i genitori chiudono un occhio sul civismo legato all’ambiente o alle questioni sociali, sui temi sessuali scattano subito sull’attenti.
    Penso anche che noi non siamo più in grado di vedere che persino i nostri diritti civili sono costruzioni ideologiche, così che chi li difende cade nello stesso equivoco di chi difende la famiglia tradizionale: natura contro ideologia, fatti contro pregiudizi.

    Credo però che di fronte all’incapacità di assumere alcuni semplici dati scientifici come punti di partenza (da interpretare in modi diversi), alla tendenza alla paranoia politica che vede complotti di lobby (stavolta gay) ovunque, non si possa che difendere, con chiarezza, il diritto della scuola di parlare dei problemi reali, senza nascondersi in pelose distinzioni tra compiti strumentali di pertinenza della scuola ed educazione morale ed emotiva di pertinenza della famiglia, e di farlo difendendo la pluralità e la dignità umana.

    Mi sembra significativo il pop up che invitava a usare con cautela le parole, nel caso a evitare la parola negro. Mi pare un buon esempio di quel politicamente corretto fondato sulla distinzione buono e normale/cattivo e deviante. Per un cattolico, il migrante è buono e lo si normalizza (immagino che anche l’omosessuale sia buono, purché normalizzabile, purché non sparigli e crei scompiglio).
    Negro è parola che sta male e non si deve usarla. Ci siamo domandati perché? Mi fa molta paura questo nascondere la polvere sotto il tappeto e questo rimuovere (uso il termine psicanalitico non a caso), invece che il rendere le cose più complicate, il guardarle da diversi punti di vista (un’altra ragione per la quale proprio non mi piacciono gli asterischi al posto delle desinenze che connotano il genere: quando è possibile, preferisco il “cari e care, amici e amiche”, quando non è possibile e si va per le trippe, uso il maschile, che sarà ingiusto ma è storicamente attestato).
    Perciò, negro sì, no? Dipende. http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/nero-negro-colore

    Ecco, a scuola forse dobbiamo fare una cosa ancora più difficile del “normalizzare” l’omosessualità. Dovremmo, piuttosto, rendere deviante l’eterosessualità. Solo chi ha compreso quanta devianza, irrazionalità, sporcizia c’è in sé (nella sua eterossualità, nella sua coppia, nella sua famiglia tradizionale), può cominciare a capire la normalità/devianza dell’omosessualità.
    Altrimenti l’effetto che si ottiene è solo quello del “poverini, sai sono diversi, e dobbiamo rispettarli”.

    Mi domando se, invece che le “educazioni a”, non siano più utili la letteratura, che nutre l’immaginario, e la storia, che fa comprendere l’altro ma con meno enfasi sull “adesso ti educo al rispetto, ora si fa l’ora di convivenza civile”. Certo, una letteratura che coraggiosamente entra nei campi dell’immaginario, che parla di uomini e donne, non di forme defunte, e una storia che scava nella storia sociale, materiale, della psicologia collettiva, … Farebbe meno rumore, ridarebbe una dignità e un’utilità a discpline “inutili”, educherebbe in forme più sottili e meno frontalmente pedagogizzanti.

    Infine, mi domando se l’ironia non possa sempre salvare. Invece di spiegare che essere gay è normale, perchè non guardare In&out e ridere scorrettamente di tutto: dell’effeminatezza cariucaturale del protagonista, della virilità messa alla berlina dell’Uomo che non balla (rido tutte le volte che vedo quella scena), della comica pruderie della provincia profonda (sublime la scena delle anziane del paese che si confessano per la prima segreti “inconfessabili”).
    Ironia e vie indirette: in media i ragazzi sono più disponibili al confronto e sono poi spesso gli interventi dei genitori a creare i casi.

  9. Paolo scrive:

    sono d’accordo col guardare In & Out ma invece di rendere “deviante” o “sporca” (ma perchè?) l’eterosessualità non si potrebbe semplicemente spiegare ai ragazzi che oltre alla maggioranza etero, esistono persone attratte da persone dello stesso sesso o da persone di entrambi i sessi e che sono da rispettare non in quanto “poverini” ma in quanto esseri umani nè migliori nè peggiori degli etero?

  10. Daniele Lo Vetere scrive:

    Caro Paolo, “sporco” magari era un aggettivo un po’ eccessivo, lo riconosco; comunque era metaforico.
    Però spiegare che tutti siamo esseri umani, temo non porti molto lontano, nel senso che non penso che Famiglia cristiana né i genitori che s’inalberano per l’educazione all’affettività avrebbero nulla da obiettare a un’affermazione del genere. E’ un’idea talmente generale e astratta che siamo tutti d’accordo. Oggi nessuno è “razzista o omofobo”, nel senso che si dichiari tale. Eppure il problema c’è. Io mi domandavo se non risiedesse a un livello ancora più profondo, che, purtroppo, non è tangibile né alle parole né alle dichiarazioni universali di rispetto e che presuppone, almeno in quello spazio protetto e umano di prossimità (finché riusciamo a mantenerlo tale, è una fatica da rinnovare ogni giorno) della classe, visto che la comunicazione mediatica è ormai tanto drogata da vedere solo slogan e battaglie del Bene contro il Male (e ognuno, va da sé, pensa di rappresentare il primo): tutte cose che non permettono di auscultarsi con un po’ di tranquillità e silenzio e di percepire le fratture, le contraddizioni, la diversità che ci abitano, soltanto comprese le quali possiamo sperare di avvicinare quelle altrui comprendendole davvero.

  11. Daniele Lo Vetere scrive:

    errata corrige: dopo “della classe”, aggiungere “il dialogo franco e non pedagogizzante”

  12. alfredo queirolo scrive:

    Firmate la petizione Procura della Repubblica di Roma: PASOLINI: LA VERITA’ NON PUO’ PIU’ ASPETTARE” su Change.org.

    È importante. Qui c’è il link:

    https://www.change.org/p/procura-della-repubblica-di-roma-pasolini-la-verita-non-puo-piu-aspettare#

  13. Marta scrive:

    13.900 risultati su Google Scholar inserendo la chiave esatta “theory of gender”. Altrettante migliaia con chiavi analoghe. C’avete fatto due palle così con la teoria che distingue il sesso dal genere, ci avete scritto sopra migliaia di articoli… e ora, all’improvviso, mentre si pretende di trarre conseguenze politiche da queste presunte scoperte, si nega l’esistenza di questa stessa teoria, pur volendo continuare a imporla politicamente. Fate ordine col vostro cervello.

    https://scholar.google.it/scholar?q=%22theory+of+gender%22&btnG=&hl=it&as_sdt=0%2C5

  14. federico scrive:

    Cara Marta, ecco chiarisciti un po’ le idee su cosa sono i gender studies e la differenza con “l’ideologia del gender” altrimenti rischi, oltre all’indubbio uso improprio del linguaggio (ovviamente le palle sono metaforiche per te? ..) di dire cose imprecise e inesatte, nessuno ha negato e ci mancherebbe l’esistenza dei gender studies: http://sexualogica.tumblr.com/post/123035659425/ma-che-cose-esattamente-questa-teoria-del

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