Luca, sfatiamo un equivoco? Se uno scrittore cerca delle amicizie con altri scrittori, il doppio fine spesso è quello di sentirsi meno solo, non quello di creare una piccola cricca di potere.

di Christian Raimo

Qualche giorno fa, all’indomani della premiazione dello Strega, esce l’articolo riportato qui sotto, scritto sul Corriere della Sera da Luca Mastrantonio nella pagina della cultura. Io lo leggo, anche perché mi cita, e non lo capisco. Leggetelo anche voi; e poi, se volete, alla fine della lettura, provate a rispondere a delle domande che mi sono fatto. Tipo: qual è la tesi dell’articolo? Perché parla sulla pagina di un quotidiano nazionale di un argomento che forse non interessa nemmeno chi viene chiamato in causa? A Luca Mastrantonio i libri di Nesi e di Desiati sono piaciuti o no? Secondo Mastrantonio il Premio Strega si è svolto in maniera trasparente o ci sono state delle pressioni tali che ne hanno condizionato l’esito? Esiste veramente una contrapposizione tra cinquantenni e quarantenni nella letteratura italiana? E se sì, perché? Se un lettore anche interessato alla società letteraria italiana, legge questo pezzo, capisce qualcosa di cos’è questo TQ? E cosa vuol dire per esempio che “il pallino di TQ sembra finito in mano a Vincenzo Ostuni e Christian Raimo”: TQ è una tavola da biliardo? è una piccola massoneria low-budget? Perché, come insinua, Mastrantonio, vincere lo Strega era un obiettivo di questo famigerato gruppo TQ, quando in ogni uscita pubblica o meno sono stati esposti molti e vari obiettivi soprattutto di tipo politico e non certo questo?

Viene citata una mail che ho inviato a un po’ di persone che fanno gli scrittori o lavorano nell’editoria. Siccome questa lettera privata che ho mandato a molti per cercare di dibattere sullo Strega era indirizzata anche a Luca Mastrantonio, perché nemmeno lui, pur denigrando il comportamento di chi non si è degnato nemmeno di reagire, non ha risposto né a me in privato (come molti hanno fatto) né in mailing list né qui sul giornale? O, ancora, se a Mastrantonio sembra che Desiati abbia un comportamento ondivago o incomprensibile, perché non chiederne direttamente a lui le ragioni?…. Insomma, Luca, possiamo cominciare da noi a praticare un giornalismo che indichi delle questioni per nome, che si schieri, che parli dei libri più che degli autori, che se denuncia dei comportamenti ambigui lo faccia senza ambiguità, che non sia pieno di allusioni che un lettore giustamente non coglie
Oppure mi sbaglio io, e l’articolo invece era chiarissimo?

 

Una sconfitta doppia per la generazione TQ

di Luca Mastrantonio

Paradossi letterari italiani. Allo Strega è arrivato come favorito un quarantenne che, per ironia del destino, non appartiene alla Generazione TQ, un gruppo di intellettuali, scrittori e affini che hanno trenta e quaranta anni. Edoardo Nesi, infatti, è del 1964, quindi poteva rientrare a pieno titolo tra i senior di TQ. Ma niente. Mario Desiati, invece, classe 1977, è co-fondatore di TQ, ma ha vissuto in maniera molto solitaria e poco collettiva la sua corsa al premio. Desiati è tra i più in vista della nuova classe dirigente intellettuale, in quanto direttore della Fandango Libri (che ha tra i soci fondatori Nesi), dove ha pubblicato il programma del conterraneo Nichi Vendola, cui è molto legato. I suoi romanzi, invece, sono pubblicati da Mondadori, come l’ ultimo, Ternitti, con il quale vincere lo Strega è apparsa subito una missione impossibile o quasi, già alla serata in casa Bellonci, quando si è scelta la cinquina e i voti dell’ Einaudi non si sono allineati al candidato di Segrate. Non vivere le ultime settimane da favorito, l’ ennesimo mondadoriano, ha comunque reso Desiati più simpatico. Perciò, anche nel caso di sconfitta, Desiati uscirebbe dal Ninfeo di Villa Giulia come beautiful loser. Per la Generazione TQ, invece, questo Strega è un brutto pasticciaccio. Desiati, da subito, si è sganciato dal gruppo che aveva fatto nascere con l’ intento, dichiarato e sottoscritto, di trovare un’ identità collettiva. Già dal primo incontro romano nella sede di Laterza, presenziato freddamente, lo scrittore e poeta pugliese ha dato l’ impressione di volersi disimpegnare. Ci ha messo la firma, non la faccia. Né ha lasciato il segno, o una vera traccia, nei tanti (forse troppi) dibattiti reali e virtuali che in questi mesi si sono susseguiti anche su Internet (creando il gruppo «editoria», il gruppo «politica»). Nati dal primo seminario di fine aprile e fioriti in vista del prossimo incontro a fine luglio, dove il pallino, ormai, sembra finito in mano a Christian Raimo e Vincenzo Ostuni, molto attivi anche nella gestione del Teatro Valle occupato. Desiati si è defilato forse per evitare di trovarsi sovraesposto, in quanto candidato allo Strega. Forse ha agito per immediato disincanto, o per pudore, vero o falso che sia. Forse per eccesso di cautela, verso il gruppo o se stesso. Resta il fatto che per molti, ormai, il Desiati del manifesto TQ e quello dello Strega sono un caso di omonimia. Le bordate principali contro il gruppo erano arrivate dagli irregolari di destra e dai radicali di sinistra, a formare un composito popolo no-TQ che su Facebook ha proposto persino una baby «legge Bacchelli», un sussidio. Le critiche riguardavano per lo più l’ aspetto potenzialmente lobbistico dell’ esperimento collettivo: dei cinque promotori di TQ, ad esempio, due sono votanti (Giuseppe Antonelli e Nicola Lagioia) e uno era da tempo papabile per lo Strega. Ragionevole, allora, scegliere un profilo basso. Ma sparire non è troppo? Ci sono ragioni più profonde, che riguardano la spaccatura del gruppo TQ tra mercatisti e anti-mercatisti. Le contraddizioni si sono chiarite anche alla vigilia della premiazione finale, con una mail di Christian Raimo, critica verso il premio, rivolta ai TQ e no. Raimo non criticava il merito, ma il metodo. Il sistema fatto di telefonate e compromessi, scambi di favori, pressioni e altre «cattive» abitudini. La discussione, nonostante un ampio indirizzario, tra cui Desiati, è per lo più caduta nel vuoto, in alcuni casi è stata addirittura respinta al mittente. Molti hanno chiesto di farsi cancellare dalla mailing list, manco fosse spam. Così la vittoria di Nesi, estraneo al gruppo, e la sconfitta di Desiati, cofondatore fantasma, riaffermano il valore dell’ individualismo, segnando una vittoria del popolo no-TQ.


Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
16 Commenti a “Luca, sfatiamo un equivoco? Se uno scrittore cerca delle amicizie con altri scrittori, il doppio fine spesso è quello di sentirsi meno solo, non quello di creare una piccola cricca di potere.”
  1. mazingazeta scrive:

    Si vede che ce l’ha con te magari, vi conoscete di persona ? però mi fa molto piacere sapere che Nesi e Desiati sìano della Fandango, sempre max. rispetto verso queste case editrici una volta piccole e indie, ora lo stesso mi pare, ma che di tanto in tanto assestano dei bei uppercuts in fatto di libri e di cinema (gomorra è di loro giusto ) ? bye

  2. minimaetmoralia scrive:

    @ mazingazeta

    perché uno non può pensare che i libri e gli autori vivano senza essere di qualcuno, ossia che siano pubblicato da un editore, che siano amici di altre persone, ma che siano delle persone indipendenti in quello che pensano, e indipendenti per quello che scrivono?

  3. Davide scrive:

    @christian raimo

    ravviso un tono (il tuo) fastidiosamente (scusa) vittimistico. L’articolo del corrierista sullo strega è un articolo sul sanremo della letteratura, con il contorno di pettegolezzi che gli si addice. La tua voce (e TQ) partecipa al coro, con effetti (apparentemente) contraddittori, stessa impressione che mi dà la tua risposta @mazingazeta, quando parli d’indipendenza: va bene, ma allora non dovrebbe far paura la solitudine.

  4. christian raimo scrive:

    la solitudine fa paura, ma fa più paura la menzogna.
    christian

  5. matteo telara scrive:

    Credo che sia necessario distinguere due aspetti dell’articolo (in fin dei conti è un pezzo uscito sul quotidiano a maggior diffusione nazionale, e quindi le domande poste a riguardo da colleghi quali Raimo sono più che lecite…).
    Uno: quello che dice Davide sul Sanremo della letteratura e sui pettegolezzi non fa una piega. Tutto vero. (In un lettore come il sottoscritto, però, resta forte l’impressione che domanda e risposta presuppongano e si stiano sviluppando ‘anche’ sulla base di questioni personali – che non conosco…).
    Due: dall’articolo in sé si capisce poco o nulla. Per cui, per rispondere alle domande fatte da Raimo, mi pare che nel pezzo di Luca si stia più che altro polemizzando coi TQ, senza però chiarirne più di tanto i termini nella testa di chi legge.

  6. mazingazeta scrive:

    TQ sta per Trenta-Quaranta, intuizione notturna.

  7. mattia scrive:

    strano perchè gli era piaciuto tanto il ticcù, da farci la sbrodolata. ma forse la sbrodolata schizofrenica gli serviva. ora non gli serve più. ma è vero che era nelle mail del tq e non ha mai risposto?

    http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/394764_generazione_tq_avere_30-45_anni_tante_questioni_di_luca_mastrantonio/

  8. Larry Massino scrive:

    La roba meravigliosa è che nessuno sembra aver voglia di entrare nel merito del contenuto del prodotto editorile che ha vinto il prestigioso premio.

    http://accademia-inaffidabili.blogspot.com/2011/07/epistola-prima-al-premio-strega-edoardo.html

  9. Davide scrive:

    @ christian raimo

    A me gli autori che hanno fondato o aderito a TQ mi piacciono quasi tutti, quando scrivono i loro libri. Quando parlano di TQ invece… In questo senso preferisco le rispettive “solitudini”…Quando parlano di/per TQ, il tono si fa sempre un po’ vittimistico, un po’ ingenuo, un po’ da film visto mille volte. Mi pare già di vedervi, se posso permettermi, oggi contestare il “sistema” (uh) e domani (o già oggi?) (dis)integrarvi felicemente tra i meccanismi dell’odiata macchina. Perchè lamentarsi dell’ospitata sul Corriere (menzogna o meno). Una sigla (TQ) è uno slogan, una roba pret-a-porter, alla fine un marchio… Vende. La (odiata) macchina lo capisce subito, fiuta il soldo. Perchè prendersela, se TQ è finito sul Corriere? Purchè se ne parli…no? Fa gioco, è il segno che si è già entrati nella macchina. Menzogna o no.

  10. miki scrive:

    Parli di allusioni, christian e credo che per un comune lettore non sia facile coglierle… a me sembra un pezzo decisamente superficiale che non racconta il premio strega e non approfondisce abbastanza la questione TQ. Quello che ne esce peggio è sicuramente Desiati, mi piacerebbe una sua reazione…

  11. minimaetmoralia scrive:

    @ Davide,

    è molto difficile mettere da parte l’individualismo necessario nel fare il proprio lavoro di scrittore per occuparsi di questioni che riguardano la politica della cultura in generale, d’interesse comune. Ma qualcosa con lentezza e con poco vittimismo spero si sta muovendo. TQ è un tentativo lodevole a mio avviso: se si sfarina e si distorce in una etichetta di basso cabotaggio lobbistico sarà un’occasione persa. Se riesce a diventare un laboratorio di confronto per persone che fanno della letteratura la propria preofessione e che hanno a cuore un miglioramento dei mezzi di produzione culturale in Italia, non sarà stato un impegno vano.

  12. Giacomo scrive:

    Che reazione disordinata e poco aggraziata. Si, nel pezzo c’è qualche critica a TQ, qualche critica allo Strega, e qualche critica a come TQ si è relazionata al premio Strega.
    Va bene reagire male a certe critiche, ma fare le verginelle candide che tutto fanno solo per timore della solitudine… è troppo.

  13. sandra scrive:

    @ minimaetmoralia

    Siamo d’accordo sul fatto che non c’è niente di male se alcuni scrittori si ritrovano insieme per discutere di una nuova politica culturale. Ma le perplessità non sono poche. Per il modo in cui lo hanno fatto, ad esempio, lanciandosi come se si trattasse di una iniziativa pubblicitaria e davvero poco culturale, occupando le prestigiose colonne del Domenicale. Oppure, presentandosi come generazione a contro generazione b, cosa che dimostra una certa immaturità. Ma si può sapere, nei fatti, cosa è venuto fuori da quella riunione?

  14. sandra scrive:

    @ minimaetmoralia

    p.s. l’articolo di Mastrantonio, comunque, non ha senso. Superficiale, senza senso e pretestuoso.

  15. antonio di castro scrive:

    So dalla parte di Luca Mastrantonio. Ha scritto un articolo chiaro, a differenza dei vari Raimo, Desiati, Lagioia, Ostuni, che fingono che non si sappia che il loro unico obiettivo è il potere, il successo. Mastrantonio è un giornalista serio, a differenza di questi, che sono solo degli pseudo “liderini”.

  16. ginevra scrive:

    ha ragione christian. non c’è nulla che possa essere del più vago interesse per un lettore che non sia un addetto ai lavori. e la maggior parte dei lettori
    del Corriere ovviamente non lo è. per il resto non si capisce un accidente. le uniche cose importanti della questione Strega non vengono nemmeno sfiorate. mi sbellicavo dalle risate immaginandomi la faccia del lettore medio del prestigioso quotidiano che legge questo delirio incomprensibile. g.d.m.

Aggiungi un commento