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Luca Mercadante e i ruggenti anni novanta di “Presunzione”

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Era da tempo che non compariva, tra quelli di casa nostra, un romanzo politico intelligente, ben scritto, dotato di strafottente vitalità. Luca Mercadante ce ne ha donato uno – Presunzione –, di cui già avevamo avuto un assaggio grazie alla menzione del Premio Calvino dell’anno scorso. Un libro che si affaccia nel panorama degli esordienti con coraggio, e con una storia – quella di un giovane ambizioso e arrogante che schifa la provincia e le ipocrisie di quelli che lo circondano, famiglia compresa – che bene inquadra l’Italia dei primi anni Novanta, quella della leva obbligatoria, dell’istituzionalizzazione della camorra, ma anche quella più ruggente e assoluta di un diciottenne in rotta con gli ultimi avamposti illusori dell’adolescenza.

Bruno Guida, cresciuto a Villa Literno, non si fa incantare dalle promesse facili di una vita d’obbedienza e d’ufficio: si aspetta grandi cose dalla vita, le pretende; e benché non gli occorrano autorizzazioni cerca di meritarsele, mordendo sempre la mano di chi vuole addomesticarlo. Quando il suo eroico zio Piero scompare nel nulla, la provincia viene stritolata in un’ossessiva indagine che non insegue soltanto le ragioni di una morte, ma che restituisce soprattutto il ritratto dell’ipocrisia di un mondo corrotto: la selva delle organizzazioni benefiche dietro cui si cela la prostituzione, il giro inquinato degli appalti, i disordini che ancora, in quegli anni, non solo appaiono possibili ma consueti: il solo modo per resistere ai giorni.

Bruno spezza con intransigenza il legame col padre, che dopo la sparizione del fratello diventa sempre più assente e disturbato; rifiuta di ringraziare, di piegarsi, di imparare un vero mestiere, di affiliarsi ai cattivi compagni. Quando lo fa, a spingerlo è un determinato istinto di ribellione che ne mette in risalto la disperazione profonda, il senso di inquietudine e di lotta, quella battaglia che sobbolle dentro uno spirito cinico e critico che non vuol e non può essere mai d’accordo.

Nella stagione del ’93, mentre la comunità di Villa Literno allestisce un palcoscenico nero attraversato da politici corrotti e giornalistacci da strapazzo, Bruno fa due cose: s’innamora e diventa protagonista dell’occupazione del suo liceo. Al suo fianco ci sono Roberto Palma, ossessionato dal sogno di entrare in Polizia, e Stefano Beniamino, un ragazzo di buona famiglia, il grillo parlante da non ascoltare, l’amico da fanculizzare, perfino, alla fine, il presunto traditore. E la bellissima Matilde, la «tigre albina», una ragazza dalla reputazione rovinata, colpevole di trovare troppo godimento nel sesso: Bruno la trascina (e si fa trascinare a sua volta) nell’incendio di quelle inquiete giornate casertane, in quel fuoco alimentato da un incessante desiderio di fuga, di ribellione, nel tentativo costante e impellente di dimostrarsi diverso.

Quando ci riesce è al prezzo di una intransigente solitudine, quella di chi con arroganza tiene testa al proprio destino. Quel destino Bruno lo rifiuta e tenta di rifuggerlo di continuo; e nel farlo crea attorno a sé l’universo scenografico che costituisce questo romanzo vibrante, disilluso e disperatamente reattivo che è insieme una prigione un nascondiglio perfetto, un luogo dove mettere in pratica gli insegnamenti di suo zio Piero: guardare le cose da una diversa prospettiva.

Presunzione è un libro appassionato e rabbioso, di quelli scritti in regime di un insolito stato di grazia. Libri come questo possono lasciare un segno, soprattutto se, come in questo caso, sono dotati di una scrittura leale che non perde mai la fibra, e che si assesta nella voce impetuosa di chi nella ribellione trova ancora una ricchezza. La voce di tutti quelli che hanno pensato, almeno una volta, che tutto il meglio deve ancora arrivare, e a ogni costo.

Gaia Tarini è nata a Perugia nel 1989. Nel 2011 ha fondato il blog letterario Le ciliegie parlano insieme a Giorgia Fortunato, e nel 2015 il sito di letture ad alta voce pioggia&polenta. Vive a Roma e scrive due newsletter, scemenze e grazie per il latte, sotto lo pseudonimo di Cazzotti.
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