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Lucio Dalla, che s’innamorava di tutto

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Il 4 marzo 1943 nasceva Lucio Dalla. Ricordiamo il musicista e cantautore bolognese pubblicando il testo di John Vignola che chiude Trilogia (Sony), il cofanetto con i dischi Com’è profondo il mare, Lucio Dalla e Dalla, usciti tra il 1977 e il 1980.

Cosa saremmo oggi, noi, poveri divulgatori della musica popolare in Italia, senza Lucio Dalla?

Ci mancherebbe un faro costante, una voce attraente e unica, una commozione, che non diventa mai stucchevole, di fronte alle storie degli ultimi. Lucio, quando comincia a scrivere, facendo tutto da sé, i pezzi che finiranno in Come è profondo il mare, ha alle spalle un universo fatto di folk, di beat, di jazz e di soul, oltre che di canzoni in cui le parole sono importanti: una sfilata di amici, mai scelti con snobismo, ma con l’allegria disperata di chi non vuole restare solo.

Da solo, invece, Dalla affronta le esistenze di chi vive ai margini delle realtà pubblicitarie, contemplandone le insegne luminose, di chi attraversa un treno a vela senza ritorno o di chi è stato, come suo padre, cacciatori di quaglie e di fagiani. Così comincia la storia del Dalla “maggiore”, slanciato fra i Settanta e gli Ottanta: con un atto di autonomia nei confronti degli altri: dei parolieri, dei poeti e del proprio passato, ancora seducente e invadente.

Avete appena letto i contorni di quel momento, tratteggiati da chi c’era. Chi lo ascoltava invece da ragazzino, magari il sottoscritto, poteva solo immaginare che dietro a quell’umorismo alle volte un po’ apocalittico, a quella disperazione salvata dalla fantasia, ai funambolismi di un clarino o  di un piano elettrico ci fosse un gigante della canzone del futuro, capace di innamorarsi di tutto, per citare Faber, e di restituire tutto diverso, senza avere mai paura di mescolare l’alto ed il basso della cultura popolare, come forse non è più riuscito a fare nessun altro.

Ecco, il Dalla di tre dischi che si chiamano Come è profondo il mare, Lucio Dalla, Dalla è quello che unisce gli opposti, la forza della musica con la ruvidità e l’intensità delle parole, il romanticismo con la strada, la depressione con la gioia di vivere. È quello, come ha raccontato una volta, che si accende una sigaretta davanti al Muro di Berlino e pensa a Futura, quello che balla con un pensiero ottimista, tante volte travolto dalla realtà delle cose.

C’è pure il musicista, ad accompagnare i versi con l’intonazione giusta: dalle innovazioni elettroacustiche verso un suono che si fa sempre più rock, se volete, o semplicemente roccioso, fitto, riconoscibilissimo, in cui il contributo degli altri, una specie di collettivo sonoro, è molto importante.

In altre, e scarne, parole, la poetica di Lucio Dalla trova negli anni che vanno dal 1977 al 1980 il suo primo vero compimento: scarta le appartenenze strette, diventa pop e non si vergogna – né lo farà mai più – di essere ciò che è. I ritratti umani sono perfettamente a fuoco, le città – che siano Bologna, Milano o Roma – ci vengono restituite con quel miscuglio di tenerezza e alienazione che le attraversa, che incide i volti e le azioni di chi le abita.

La periferia che ci portiamo addosso può splendere e salvarci, a patto che la riconosciamo e ce la facciamo amica, e una canzone, quando si apre alla vita evitando i luoghi comuni, risuona di una sincerità assordante. Se si toglie la retorica e si accentua la simpatia, nella descrizione di un luogo o di una vita, i risultati possono essere straordinari. La testimonianza diretta di Com’è profondo il mare, di Lucio Dalla e  di Dalla vale più di tanti discorsi sugli Anni di Piombo, sull’immigrazione, sulla povertà urbana che non vorremmo vedere. I pezzi diventano poesia, perché il tempo in cui sono stati pensati e messi su un disco è abbastanza lontano, ma quello che descrivono è ancora tremendamente vicino e commovente.

Il tragitto di Lucio Dalla non si esaurisce, è evidente, in un momento del genere. Arriveranno altre ispirazioni e non verrà meno la curiosità, spesso nei confronti di altri artisti: una forma di generosità, magari controversa, per chi lo ha frequentato assiduamente, ma sempre capace di smuovere verso qualcosa di meglio, di stimolare senza nessun tipo di mediazione o di falsa cortesia.

Ci sarà sicuramente il tempo per approfondire anche queste vicende, che porteranno Lucio a diventare un personaggio popolarissimo, presente su tanti fronti, quello televisivo compreso, riuscendo a non tradire se stesso. A noi, oggi, basta riascoltare l’apertura intensa e malinconica di Com’è profondo il mare per essere sicuri che il miglior Dalla comincia da qui.

John Vignola (Spotorno, 1966) è un giornalista, critico musicale e conduttore radiofonico italiano. Ha recensito dischi su Audioreview, curato la rubrica letteraria de Il Mucchio Selvaggio, suoi articoli appaiono su Vanity Fair e Rockerilla. Ha condotto per Radio Rai diversi programmi, tra cui Twlight e Radio 1 music club.
Commenti
Un commento a “Lucio Dalla, che s’innamorava di tutto”
  1. michele scrive:

    In assoluto il più grande…

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