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L`ultimo tifoso del Palermo

di Marco Mantello

Cara Maria Carmela, verlobt,
in einer Beziehung,
non so se ti ricordi di me
quando andavamo a scuola o al mare
sono l’ultimo tifoso del Palermo
il ragazzo col megafono
sono quello che taglia i capelli
e al cliente gli dice sta’ fermo
sono essenzialmente afono
ma ho il dovere morale
di lasciarmi parlare
è per questo che ho preso il megafono
sono uno che marcia un’estate
e rivede le facce sbagliate
sono il fan dell´insofferenza
che si agita chiara negli occhi
il rimedio dell’assenza, il Pan,
cosa disse Maria Vergine in Marmo
quando mamma imbucò la Pietà
per posta celere a un crocifisso morto
Sono uno che c’era e sudava
a vedere le maglie in cantina
e non sono mai risorto, sono vissuto male
fra quei numeri dieci dei rosanero
che lo adorano il lòro paese
e non hanno che il lòro presente
e non valgono altro che l’oro
e i bracciali maledetti della lòro
indifferente capacità di leccare il culo
Sono l’ultimo tifoso del Palermo
e da oggi ho scoperto l’inverno
c’è una guerra là fuori per lòro
ma la pace è già dentro di lòro
non la posso nemmeno sputare
sulla var, sullo stato e i nar
Io che a forza di girare in bicicletta
son rimasto del tutto afono
io, solo io, sempre io,
sono io tuo il megafono
e ho nascosto il tuo viso bellissimo
tra la stoffa che sventola in aria
e quell`ultimo dei figli di megera
che veniva coi lanciafiamme in curva
a bruciare teste rasate a sera
Sono l`ultimo tifoso del Palermo
se ti parlo così è per amore
non importa che tieni il punto
se sei sola col tuo congiunto
che giocava con noi nella primavera
non mi importa se sei interista
non mi importa se sei laziale
le bandiere sono appese al sole
e hanno tutte lo stesso colore
vorrei dirti una cosa del tipo
staremo bene, insieme
io porto il vino, tu le catene
e negli occhi una rivolta popolare
contro cose del tipo conviene
sarà un ottimo affare
o forse no, non era questo il punto
Maria Carmela mi vuoi sposare?

Commenti
Un commento a “L`ultimo tifoso del Palermo”
  1. gino rago scrive:

    Gino Rago
    Mio padre (Un dittico inedito in distici)
    [Superga (4 maggio 1949)]

    Rosso-bianco-verde. Due fazzoletti.
    Uno sul collo di Calamandrei

    L’altro su quello di mio padre prigioniero.
    Hanno spaccato le lapidi dei loculi.

    Sono alla testa di tutti i cortei.
    Mio padre disse NO al cibo, agli scarponi,

    Alla divisa cucita su misura.
    Rimase negli stracci, nella fame,

    Nei pidocchi. Partì con altri a venticinque anni.
    Tornò. La giovinezza mai vissuta

    Per sempre alle sue spalle.
    […]
    Con Calamandrei
    Stasera mio padre senza farsi vedere

    Sarà forse a Marzabotto con i fratelli Cervi.
    O forse a Porta san Paolo

    O alle Ardeatine.
    Da anni esce dalla tomba.

    Si fa fiore tra i fiori mai secchi
    Sotto le croci di legno sui prati,

    Ai bordi dei fiumi, sulle montagne:
    «La libertà… Il meglio fiore…

    Ma vuole sempre acqua».
    […]
    Calamandrei e mio padre lo dicono sempre:
    «La libertà… E’ di tutti.

    Anche di quelli
    che la negarono a tutti.»
    […]
    Né al fronte né in prigionia.
    Né in guerra né in pace

    Nessuno mai lo aveva visto piangere.
    Fino al pomeriggio

    Del 4 maggio del 1949.
    Cielo di piombo. Superga.

    Tutti i suoi amici sapevano
    Della filastrocca di mio padre

    Ripetuta da solo per giorni
    nel muco e nei singhiozzi:

    Bacigalupo,
    Ballarin, Maroso,

    Grezar, Rigamonti, Castigliano,
    Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola
    […]
    Le scarpe battute sui legni del Filadelfia.
    Lo sguardo di Valentino.

    Il segno d’intesa con il capo stazione.
    La tromba di Oreste Bolmida.

    Le maniche della maglietta
    Tirate su da Mazzola. La carica.

    Il quarto d’ora dei granata.
    Non ce n’era più per nessuno.

    Ma il 4 maggio del 1949 a Superga
    Il grande Torino andò in trasferta altrove.

    Per sempre.
    Mio padre fino alla morte ha ripetuto

    Senza mai farsi sentire
    La sua filastrocca: «Bacigalupo-Ballarin-Maroso

    Grezar-Rigamonti-Castigliano-Menti-Loik
    Gabetto-Mazzola-Ossola…»
    […]
    In 31 perirono a Superga.
    Nessun superstite.

    Qualcuno di nascosto scrisse su una pietra:
    « Solo il fato li vinse»
    […]
    Rosso-bianco-verde. Il fazzoletto al collo di mio padre.
    Dopo le croci sui prati e sui monti al 25 aprile

    Mio padre a maggio sale anche a Superga.
    (gr)

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