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Su Magari di Ginevra Elkann

di Martina Cossia

Magari, pellicola di apertura del Festival di Locarno 2019, accolta con favore anche al Torino Film Festival, due candidature ai Nastri d’Argento 2020, segna l’esordio alla regia di Ginevra Elkann, che firma inoltre il soggetto e la sceneggiatura in collaborazione con la scrittrice Chiara Barzini.

Alma, Jean e Sebastiano, detto Seb (i giovanissimi Oro de Commarque, Ettore Giustiniani e Milo Roussel, tutti e tre per la prima volta sullo schermo), figli di genitori divorziati, vivono a Parigi con la madre Charlotte (Céline Sallette), che si è convertita alla Chiesa Ortodossa per abbracciare la fede del suo nuovo compagno, Pavel. In attesa di trasferirsi con loro in Canada, i ragazzi vengono mandati in Italia per due settimane dal padre Carlo (Riccardo Scamarcio), sceneggiatore in crisi, al lavoro sul soggetto di un nuovo film. Poco abituato alle responsabilità e alla gestione familiare, il padre porterà i figli in una località di mare. Con lui c’è la sua collaboratrice Benedetta (Alba Rohrwacher, candidata al Nastro d’Argento come migliore attrice non protagonista), che è anche la sua compagna.

Il punto di vista è soprattutto quello di Alma, la più piccola, la cui voce fuori campo accompagna la storia. L’ambientazione è invernale, siamo nella seconda metà degli anni Ottanta, come numerosi dettagli disseminati lungo la pellicola fanno supporre: i piumini dai colori sgargianti indossati dai ragazzi, Jean che guarda L’uomo bionico in televisione (il telefilm è stato trasmesso per la prima volta in Italia fra il 1981 e il 1986), l’assenza dei telefoni cellulari.

Lo spunto del film è in parte autobiografico. Anche la regista è figlia di genitori separati e, come Alma, da bambina avrebbe desiderato che i suoi tornassero insieme. I luoghi sono quelli dell’infanzia di Ginevra Elkann. A proposito del titolo, in una recente intervista la regista ha affermato che ognuno dei personaggi ha un suo «Magari». Per Carlo la speranza di veder realizzato il suo film, per Alma appunto il sogno della riconciliazione tra padre e madre, che nella sua immaginazione vede in abito da matrimonio. (Una fantasticheria che torna più volte nel film, con Carlo e Benedetta vestiti da sposi, e Alma stessa con Marco, un ragazzo più grande per il quale la bambina ha una cotta).

La visione dell’opera d’esordio di Ginevra Elkann scorre piacevolmente, anche se il film è abbastanza convenzionale e si discosta ben poco da altre commedie dello stesso genere. Genitori troppo concentrati su se stessi (d’altronde, come dice Alma, «Gli artisti sono così, si devono esprimere. Certe volte non li fanno neanche i figli, quindi a noi è andata bene»), i primi amori, le passeggiate sulla spiaggia. Tuttavia anche scene già viste, come la famiglia che canta insieme in auto (sulle note di Se mi lasci non vale e la voce di Julio Iglesias), o la partita di calcio sulla spiaggia (già parodia in Tre uomini e una gamba), sembrano essere un omaggio voluto al Nanni Moretti de La stanza del figlio e al Gabriele Salvatores di Marrakech Express, piuttosto che un inconsapevole cliché.

Punto di forza del film sono la recitazione degli attori, in particolare dei bambini, la fotografia di Vladan Radovic e l’uso dei colori.

In Magari il verde e il rosso sono dominanti sin dalla prima scena nella Chiesa ortodossa, dove il sole che entra dalla finestra illumina le pareti verdi e le icone dei Santi, e i cappotti verde scuro e rossi dei fedeli. Di varie tonalità di verde sono gli abiti dei ragazzi, verde bottiglia la sciarpa di Carlo quando incontra i figli all’aeroporto, verdi il cancello, le persiane e i pavimenti della casa al mare, verde chiaro la cucina e alcuni oggetti. Il rosso è più spesso il rosso cardinale, forse un’allusione all’elemento religioso presente nel film. Rosse sono le valige dei figli, la macchina da scrivere di Carlo, rossi sono il furgoncino di Marco (uno dei ragazzi più grandi che trascinano i bambini nelle loro scorribande) e l’auto di Pasquale, amico dello «zio Bruce», il proprietario della casa al mare.

Il verde è anche il colore della speranza, evoca sensazioni di stabilità, di equilibrio. Forse le speranze coltivate da Alma di un nuovo matrimonio dei genitori, la ricerca di un equilibrio che la maggior parte dei personaggi non possiede. Il film si chiude sulla famiglia felice riunita a colazione, o almeno quello che di più vicino a una famiglia Alma è riuscita a immaginare.

 

Commenti
4 Commenti a “Su Magari di Ginevra Elkann”
  1. Garante F. scrive:

    Complimenti per l’articolo…davvero interessante!

  2. Elena Grammann scrive:

    Poverina. Immagino che sarà stato duro per lei farsi strada nel mondo del cinema. E pensare che ha delle cose così interessanti da dire.

    Ma andate a c…..

  3. Pier Paolo Giarolo scrive:

    Questo film è di una banalità assoluta.
    E di una assoluta inutilità.

  4. Pierluigi Rossi scrive:

    OT: adoro i commenti sarcastici e/o incazzati di Elena Gramman, ne farei un’antologia.

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