vintage-spinning-top_zpse3bbb48f

Le tragicomiche disillusioni infantili secondo Simone Lenzi

vintage-spinning-top_zpse3bbb48f

“Mali minori” di Simone Lenzi, catalogo di tragicomiche disillusioni infantili in forma di racconto, crea con il lettore una complicità addirittura equivoca, incestuosa.  Colpisce con tanta esattezza che sembra quelle storie zen, quelle in cui l’arco, l’arciere la freccia e i bersaglio sono tutti la stessa cosa. E questo nonostante la professione di distanza premessa dallo scrittore. “La maggior parte delle storie qui raccolte”, scrive nell’avvertenza, “trae spunto da testimonianze che nel corso degli anni mi sono stare rese dalle persone più varie… Poche, invece, dai miei ricordi di infanzia.”. Non sono io Madame Bovary, chiaro? Nè Silviamorelli, A minuscola, Francesco, Milo, Boddissimo… D’accordo. Niente auto-biografismo, nessuna melensa lagna sentimentale.

Simone Lenzi, per questo e altri motivi, sceglie quindi una lingua precisa, non emotiva, colta, ma anche larga. Una lingua dove c’è spazio per un’aggettivazione vera – niente di usurato, esangue, specchio del parlato – e insieme per quel lessico pre-familiare che è il dialetto. Prende un italiano forte, classico e lo scardina qua e là con qualche parola toscana.

“Peneri” per esempio, scritto così, senza neanche un accento per orientarsi. Non gli importa. Il suo obiettivo, lo ha già detto, è prendere le distanze da quel pasticcio involuto che è la letteratura diaristica. D’accordo. Allora facciamo così: se non è lui, sono io. Sono io Silviamorelli, A minuscola, Francesco, Milo,  Boddissimo… Anche a me hanno sfregiato la bambola, sottratto la barbie per farne dono a qualche amichetta sfigata e invidiosa, anche a me negavano la coca cola e il fucile subacqueo. E sì, facciamolo ‘sto coming out una buona volta: noi bambine degli anni sessanta avevamo un rapporto poco trasparente col Cicciobello negro. Lo percepivamo come una diminutio rispetto all’originale, proprio come Maria Rita.

Simone Lenzi dunque – livornese, canta e scrive per i Virginiana Miller, traduce dal latino e ha debuttato con un romanzo, “La Generazione”, da cui Paolo Virzì ha tratto un film, “Tutti i santi giorni” – mentre stava dal dentista, nel salotto di amici, per strada, ha raccolto queste nostre storie. Si è fatto dire dagli adulti qual è stata la loro iniziazione al disincanto, quale la minuscola sopraffazione che ha aperto la prima crepa nel muro che divide l’infanzia rotonda e vergine dall’adultità macchiata. E racconto dopo racconto, come un entomologo delle nostre animucce, ha scovato questa affezione, questa settima malattia esantematica: il male minore.

Il male minore con il passare del tempo smette di farci soffrire, svela la sua minorità arretrando piano piano, lasciando la ribalta a tutti i maggiori guai a venire. Ma non scompare. Proprio come una malattia infettiva il male minore rimane lì in forma di anticorpo, per preservarci da una recidiva ma un po’ anche a ricordarci la nostra vulnerabilità. Ognuno ha il suo male minore, alcuni li hanno avuti tutti. Il male minore non è emendabile e quindi non può essere risarcito, mai. Per quanta cocacola berrai nella tua vita, non riuscirai a toglierti la sete di quella sera lì, in pizzeria con i genitori e la tovaglietta di carta. E per quanto Simone Lenzi, nella nota finale, dia una spiegazione sensata al motivo per cui non ha poi comprato il fucile subacqueo che gli fu negato da bambino, noi lo sappiamo che sta mentendo, perchè la verità è un’altra.

La verità è che la vita è infame, e per farci pace non ci sono che i libri. Leggere e scrivere roba così: buona letteratura. Un’ultima cosa: questo libro è bellissimo anche esteticamente, copertina, carta, lettering. Brava la casa editrice Laterza. Se teniamo a che i libri non si estinguano, deve valerne la pena. Se non sono belli, allora è  molto più comodo un ebook.

Elena Stancanelli (1965) è nata a Firenze, dove si è laureata in Lettere moderne. Vive a Roma, dove ha frequentato l’Accademia d’Arte Drammatica. Ha esordito con il romanzo Benzina (Einaudi 1998), seguito da Le attrici (Einaudi 2001), Firenze da piccola (Laterza 2006) e A immaginare una vita ce ne vuole un’altra (minimum fax 2007). Il suo ultimo romanzo è La femmina nuda (La nave di Teseo 2016), finalista al Premio Strega. Collabora con il quotidiano la Repubblica.
Commenti
4 Commenti a “Le tragicomiche disillusioni infantili secondo Simone Lenzi”
  1. RobySan scrive:

    “La verità è che la vita è infame, e per farci pace non ci sono che i libri. ”

    Be’, mica tutti. E poi, alle volte, anche con gli spartiti si sta bene.

  2. Salvatore Garofalo scrive:

    Che bella questa recensione! Per un buon libro, una degna recensione!
    Mali minori, lo sento, è un libro che mi porterò dentro. Leggero e pesante, come il foglio da riempire di colori e che l’acqua porterà via. Ci proverai ogni giorno a immaginartelo e a immaginare con quali colori riempirai quegli spazi vuoti, ma sarà perduto, per sempre e avrai di lui questa immagine, un’attesa delusa, un’amarezza che il tempo lenisce, fà dimenticare e poi però, qualcosa…
    Brava!

  3. Lilia scrive:

    Ho letto in una notte questo libro di dolorose esperienze infantili, in tutti i racconti cercavo lo specchio di me bambina, in nessuno ero io, ma in tutti c’era un pò di me di allora. O forse c’ é qualcosa di me ora. Che bella lettura, piana scorrevole adatta alla trepidante attesa di chi sentiva di ritrovarsi in quelle situazioni,dolci ora,per un adulto pieno di nostalgia.

Trackback
Leggi commenti...


Aggiungi un commento