marcogalli

Il fumetto, la malattia, la vita: intervista a Marco Galli

marcogalli

Marco Galli si è imposto da anni come uno degli autori più riconoscibili e spiazzanti del fumetto italiano. L’autore bresciano, di cui ricordiamo Oceania Boulevard (Coconino)nel 2013, tra un’apprezzata apparizione sul Dylan Dog Color Feste il recupero della vecchia storia Le Chat Noir, non si è certo annoiato: è risorto artisticamente dopo una rara malattia invalidante per la sua attività, ha pubblicato nuove storie ed ora è al centro di un nuovo, interessante progetto editoriale. Ecco la nostra conversazione.

Iniziamo con una curiosità che mi ha sempre intrigato: il  tuo esordio raccontava le gesta epiche di Freak Antoni. Lo hai conosciuto? Come nacque quel progetto?

Fu un’operazione voluta da Stefano Ianne, compositore e amico di Antoni. Dovevano essere sei volumi sulle strampalate avventure di Freak. Io feci il quarto, se non ricordo male. Antoni partecipava alla scrittura. Lo incontrai solo una volta, era raffreddato. Persona splendida e molto tranquilla. Ricordo che una sera mi telefonò per parlare del libro, ma poi mi tenne un’ora all’apparecchio per raccontarmi delle sue pene d’amore, come se fossi un suo amico di sempre (era stato appena lasciato, o qualcosa del genere). Me lo rese ancora più “umano” di quello che avevo intuito la prima volta che lo vidi.La storia la inventai, mettendoci dentro due killer con le fattezze di Giuliano Ferrara e Chuck Norris: un delirio, ma non era male.

Sapevo che Freak si portava in tour i fumetti e forse li vendeva, non so, ma non andò tutto come si sperava andasse.Credo che Antoni fosse già molto malato all’epoca, ma non vorrei dire inesattezze.

Nei tuoi libri appare forte il senso del grottesco, del perturbante raccontato con raffinata ironia. Oceania Boulevard mi ha sempre evocato le atmosfere di un film di David Lynch…

Non sbagli, è stato una grande ispirazione per quel libro,basti pensare al nano protagonista e alla stanza con letende rosse. Aggiungerei anche Cronenberg, con la presenza di mutazioni del corpo e dello spazio-tempo… Ma c’è dentro anche Burroughs. Diciamo che è un miscuglio di artisti che mi hanno fortemente influenzato e che credo si siano influenzati anche fra loro. Ma mi sembra di avere trovato, tutto sommato, una mia via personale.

A questo punto parlaci di una delle tue ultime uscite, Le Chat Noir.

Le Chat Noir(Coconino)è un libro che ho scritto e disegnato nel 2012, ma che per questioni varie è uscito quest’anno. Nasce dalla (ri)lettura di The subterraneans (I Sotterranei) di Jack Kerouac. Dove lui aveva tentato di scrivere in “modalitàBe-Bop”, cioè rifacendosi alla libertà e all’improvvisazione di quel tipo di Jazz. E alla visione di Alphaville di Godard. Mi pareva che quel modo di scrivere si affiancasse bene al genere hard-boiled e così ho creato una sorta di fumetto a metà tra Chandler, i beatnik e l’esistenzialismo francese,scritto da un italiano, ascoltando tutto il tempo jazz a volume altissimo.

In verità, fu tutto molto veloce. Ci misi un paio di mesi,procedendo senza sceneggiatura o storyboard, disegnando direttamente con il pennello e l’inchiostro. Infondo era Jazz Be-Bop!

Che il risultato sia riuscito non spetta me dirlo, ma è il libro in cui mi sono divertito di più, il mio più comico e credo che si senta.

Inutile girarci intorno. Negli ultimi anni hai dovuto affrontare una malattia strana e devastante per un fumettista. I lenti progressi li hai testimoniati pubblicando sui social disegni quasi a ritmo quotidiano, affrontando pubblicamente la lotta con quelle che chiamavi “ApeHands”. È stato bello seguire il sostegno dei tuoi lettori e colleghi. Sei stato già intervistato sull’argomento, ma vuoi condividere con noi la tua esperienza? Innanzitutto,banalmente, ora come stai?

Circa 2 anni fa, esattamente il 22 marzo 2016, sono stato colpito da una forma grave di Guillain-Barrè. Sindrome abbastanza rara che fa impazzire i tuoi anticorpi e gli fa attaccare i tuoi centri nervosi, portando una conseguente demielinizzazione dei nervi e causando, nel mio caso, la paralisi completa in soli 2 giorni, con collasso dei polmoni e perciò costretto alla respirazione artificiale.

La notizia positiva è che questa cosa regredisce, o meglio, con la fisioterapia si può tornare a una riabilitazione quasi completa, dipende molto dai danni causati ai nervi. Ci vogliono anni e molta pazienza e costanza.

Al momento sono quasi totalmente autonomo, anche se ho ancora parecchi problemi motori. Ma guardando indietro,trovandomi nelle stese condizioni per alcuni mesi degli Welby o dei Dj Fabo, mi ritengo molto fortunato. Se frequenti gli ospedali, anche tu ne sai qualcosa, vedi delle cose che ti spaccano il cuore e paradossalmente in quell’universo a se, che sembra un mondo alternativo,inventato da un demone infernale, tenuto nascosto agli“abili” e ai normali, se riesci a migliorare, ti senti una specie di miracolato.

Adesso sono tornato a disegnare “quasi” come prima e sinceramente guardando la mia mano, non so neppure come possa accadere, ma la strada è ancora lunga. Di certo le “ApeHands”, ormai e con una strana nostalgia, sono finite in soffitta. La nostalgia credo sia frutto della libertà disegno che mi permetteva il non dover ascoltare gli schemi mentali: io dicevo alla mano di disegnare così e lei faceva ciò che voleva, una mano anarchica, ma che aveva il suocarattere e alla fine combinava delle cose stimolanti. Come se sapesse sfruttare solo la parte buona e necessaria di quella poca manualità che avevo, senza orpelli intellettuali.

Recentemente accennavi ai consueti paradossi kafkiani della burocrazia italiana. Ci spieghi esattamente qual è il cortocircuito in cui sei rimasto, finora, bloccato?

Io posso solo ringraziare la sanità Italiana, i dottori, le infermiere, i fisioterapisti, che mi hanno letteralmente salvato la vita, accudito e rimesso in piedi. Ma, a quanto pare, in Italia (non so dalle altre parti, non ne ho esperienza), lo stato ti aiuta solo se sei moribondo e completamente inabile e spesso nemmeno in quel caso. Io prendevo una piccola pensione di 900 euro al mese, che dopo un anno, cioè adesso, è stata ricalcolata in 289 euro. Come se si potesse solo pensare di vivere con questa cifra. Bada bene, io non mi lamento, mi sono dato da fare e qualcosa son riuscito a organizzare, tra vendite di originali e alcuni lavori futuri. Però ti senti trattato come uno che elemosina soldi. Cornuto e mazziato. Quasi come se tu fossi fortunato a prendere una pensione, perciò zitto e mosca. E tutto questo è successo nel momento in cui stavo rialzandola testa, ero tranquillo a livello economico e potevo concentrarmi sulla riabilitazione. Non che mettessi via soldi o potessi concedermi alcun lusso, ma andava bene così.Credo poi che chi ha vissuto esperienze come le mie, se fossimo davvero in una civiltà avanzata e democratica,avrebbe addirittura diritto alle ferie pagate, con panorama caraibico, cocktail e avvenente signorina a fa da compagnia. Ma siamo mesti, o realisti.

Però, la burla, la presa in giro, è troppo. Ci sono casi peggiori del mio, molto peggiori. Io proporrei questo esercizio, ai politici, a tutti: provate a stare completamente fermi, stesi sul letto, senza muovere nulla dal collo in giù, senza poter grattarsi, pisciandosi e defecandosi addosso, per 12 ore e ditemi se ci riuscite. Impazzireste. Io ci sono stato così, per almeno 4/5 mesi, in più con dolori ovunque e vista sdoppiata.Forse qualcosa d’altro come trattamento post malattia, lo meritavo.

Ma lo dico col sorriso, ascoltando Coltrane e felice di essere qui.

Nonostante tutto, hai molti nuovi progetti.

Ho 3 libri in uscita, tra quest’anno e l’anno prossimo.

Il primo è un libro a cui tengo moltissimo. Sono parole e pensieri scritti in una forma ibrida tra poesia e aforisma, che ho chiamato:“poerismi”. Per ogni poerismo c’èun’illustrazione del geniale e amico-fratello Enrico Pantani. Lo pubblicherà Barometz Edizioni, piccola ma agguerrita casa editrice di Napoli, diretta e fondata da Ada Natale e Luisa Passerotti. Viva le donne, mi hanno sempre salvato la vita!

Il secondo è un fumetto, Epos per la neonata casa editrice di AkaB: Progetto Stigma. Uscirà a Marzo 2018, con prevendita online da gennaio. Anche questo un libro a cui tengo particolarmente, fatto poco prima di questa malattia,giusto qualche mese e che, in certi passaggi in modo concreto e in generale sul senso di costante perdita che lo permea, sembra presagire quello che poi mi è successo. Credo sia un lavoro profondo e con molteplici livelli di lettura.Credo che non possa lasciare indifferenti nel bene e nel male.

Sempre nel 2018, in data da destinarsi, uscirà il nuovo lavoro per Coconino Press. Il primo libro post malattia, fatto con le “ApeHands”. Partito come una scommessa con me stesso per vedere se riuscivo a “ri-disegnare” e che alla fine mi ha preso così tanto da farne 160 pagine. Un western sui “generis”, ma che porta con se tutte le caratteristiche del genere: pistoleri, soldati, salgono,sceriffi, sparatoria finale etc. La cosa interessante è che l’ho fatto in totale libertà stilistica. Avendo poco controllo manuale mi son detto: non pensarci e fai. Così, come faceva Pazienza, usavo quello che mi veniva in mente al momento o avevo a portata: matite, acquerelli, pennarelli, china, matite colorate…

Ci sono anche altri progetti molto importanti, ma per ora sono ancora in “divenire”. Progetti che esulano anche dalfumetto. Insomma, per essere un disabile, non ho mai avuto così tanto da lavorare. Per fortuna.

Parlaci del progetto Stigma!

Con Akab ci conosciamo da anni e da anni, insieme a Ponticelli, Angri, Squaz, Officina infernale e Ausonia, facciamo parte di un collettivo dal nome Dummy. Per anni, fra di noi, si è discusso molto di fumetto, editoria, il cosa e il come e altre questioni tra il fisico e il metafisico, ma, a parte l’esperienza delle 5 Fasi che ha coinvolto solo alcuni, non si era mai riusciti a trovare una via pratica al fare (anche perché non siamo proprio delle persone facilissime). Stigma è frutto sicuramente di queste interminabili discussioni a 7, ma il merito di avere fatto il salto al di là del fosso è di Akab, che un bel giorno ci ha detto: “Apro una casa editrice”. Diciamo anche che Akab non è uno sprovveduto in questo senso, visto l’esperienza con lo Shok Studio negli anni ’90. Io la vedo, poeticamente, come una rediviva Metal Hurlant, dove ogni autore fa esattamente quello che vuole, veicolando la sua opera senza nessuna restrizione. Per la maggior parte siamo tutti autori navigati, che hanno ben presente come funziona il fumetto e sappiamo benissimo che “libertà” non fa rima con “approssimazione” e anche i così detti “giovani”, hanno una capacità narrativa strabiliante, ci sono autori poco conosciuti che metteranno noi vecchietti in pensione, temo. La collaborazione è nata in modo naturale: per stima verso Akab e per le condizioni di lavoro innovative che la fanno assomigliare a un posto molto creativo e perché no, se tutto andrà bene, anche remunerativo. Un progetto inventato da Akab per gli autori, verso i lettori e in modo più ampio, decisamente culturale. Credo che cose del genere non si vedano dai nostri anni ’80, speriamo che il pubblico ci supporti, perché sarebbe loro interesse, soprattutto.

Ci sono tue due uscite che, in un certo senso, battezzano il progetto.

Come dicevo, la mia uscita, e la prima in assoluto, con Stigma è Èpos, libro quasi profetico nell’intuire la malattia che mi avrebbe colpito e in generale una disamina “onirica” della nostra società. Fumetto concluso poche settimane prima di finire in ospedale. In omaggio con questo libro, solo per chi lo ordina sul sito di Stigma  c’è un altro fumetto di 40 pagine a colori: Le incredibili avventure di Brodowsky – Fuga dallo Show Business. Una breve storia, forse un primo capitolo di una prossima avventura di più ampio respiro, con protagonista Duncan Brodowsky, un viaggiatore spazio-temporale, musicista e assassino, con le fattezze del nostro David Bowie. Questo personaggio è apparso altre volte nella mia produzione, già protagonista di un racconto di narrativa pubblicato nell’antologia Il segreto di Billy Anderson e altri racconti, sarà protagonista anche di uno dei 5 racconti di cui sono curatore per un prossimo libro Diàbolo. Insomma, un character che mi accompagna da molto tempo: fu il deus ex machina di un progetto di parecchi anni fa, dove raccoglievo diversi autori per raccontare liberamente le sue gesta a fumetti, allora il suo “nom de plume” era Zigg Starr e si arrivò a 40 capitoli, strampalati, pubblicati una volta al mese sul mio blog, ormai estinto, Fantakazzemberg. In questo libro omaggio, il nostro, sarà costretto a fuggire dal suo manager musicale e da un contratto capestro, tutto condito in salsa fantascientifica, alla Brazil per intenderci e comunque in senso “ironico-trash”, ma, credo e lo spero, con un livello di lettura un po’ più profondo, se si vuole guardare oltre i vestiti di lustrini.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
Aggiungi un commento