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Percorsi esistenziali sullo sfondo di Marghera: Francesco Targhetta

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Questo articolo è uscito, in forma abbreviata, su Alias, l’inserto culturale del Manifesto.

Nel suo Viaggio in Italia Guido Ceronetti descrive la zona industriale di Marghera come un «inferno gassoso e metallico», eppure ammette di averne ricavato un’impressione «non cattiva del tutto», «come di un’altra faccia ugualmente necessaria» di Venezia.

Ceronetti scriveva questo giudizio negli anni Ottanta; oggi gran parte delle fabbriche di Marghera sono state smantellate a causa dell’inquinamento che producevano, e chi si aggira da quelle parti si trova a attraversare uno scenario quasi post-apocalittico tra aree dismesse e reperti archeologici industriali. Francesco Targhetta, che aveva già dedicato a questi luoghi un suggestivo reportage poetico apparso nella «Lettura» del «Corriere della Sera», vi ambienta ora il suo nuovo romanzo Le vite potenziali (Mondadori, pp. 252, € 19,00), che rappresenta un esordio narrativo in prosa, dopo l’uscita dell’ampio poema in versi del 2012 Perciò veniamo bene nelle fotografie, uno dei pochi titoli memorabili sul tema inflazionato del precariato giovanile.

Al centro delle Vite potenziali c’è un’azienda di e-commerce, l’Albecom, situata appunto a Porto Marghera e fondata da Alberto Casagrande, trentenne brillante che ha messo a frutto una precocissima passione per l’informatica («andava in internet dal ’95, quando navigare per i più era un nebuloso esotismo»). Passione condivisa, fin dal liceo, con l’amico Luciano, che ha assunto nell’azienda come programmatore. Luciano è il vero protagonista del libro, e anche il personaggio più riuscito.

Con un termine un po’ antiquato potremmo definirlo un inetto: un inetto del nostro tempo, cioè un nerd, uno smanettone, che ha trovato nel microcosmo dell’informatica, in cui riesce orientarsi alla perfezione, una compensazione al vuoto della sua esistenza solitaria e ai reiterati fallimenti sentimentali. Luciano non è un uomo affermato come Alberto, non si cura della carriera, ma si dedica invece a piccoli gesti gratuiti, apparentemente futili, come distribuire crocchette ai gatti randagi. Un altro personaggio chiave del romanzo è il pre-sales Giorgio De Lazzari (detto GDL), sempre euforico, ipercompetitivo, spregiudicato nel perseguire i propri interessi,perfettamente a suo agio in quel mondo del dominio della lotta,di cui Michel Houellebecq annunciò l’avvento già negli anni Novanta in uno dei suoi migliori romanzi.

Nella storia fa capolino anche un personaggio femminile, Matilde, studentessa ventenne di lingue orientali che, per sbarcare il lunario, lavora in un bar vicino all’Albecom. La ragazza ha avuto una relazione finita male con Fulvio, ex dipendente dell’azienda; dopo la rottura, scopre di essere rimasta incinta e si consulta sul da farsi con Alberto, di cui diventa amica. Matilde conosce e frequenta anche Luciano, il quale ha un debole per lei, tanto che Alberto cerca di propiziare la nascita di una relazione tra i due. Nel frattempo GDL, spinto dal suo inqueto arrivismo, ha in mente di lasciare l’Albecom e cerca di carpirne i segreti aziendali per poterli sfruttare in una nuova attività più redditizia. Si sviluppa così una sorta di spy story a sfondo aziendale, che accelera e vivacizza il ritmo della trama.

Ma il fascino di questo romanzo non sta tanto nel plot generale, quanto nei percorsi esistenziali dei singoli personaggi, tratteggiati da Targhetta con profondità di sguardo (sotto questo aspetto, verrebbe da accostare questo romanzo a uno dei titoli più interessanti della recente narrativa internazionale, Tutto quello che è un uomo di David Szalay, costruito come un mosaico perfetto di ritratti narrativi).Le vite che questi personaggi conducono sono diverse, ma, nello stesso tempo, simili: tutte, a loro modo, indeterminate, aperte agli esiti più vari. Vite«potenziali», insomma, omologhe agli stessi meccanismi che regolano l’e-commerce, in cui «accumuli ipotesi e opzioni di consumo, dicono, ammucchi potenzialità, mica altro, possibilità di esperienza, perché poi finisce quasi sempre che ti manca il tempo per godere davvero di quello che hai comprato, e allora si crea quel vuoto che ti spinge a comprare ancora». Se da un lato le vite raccontate di Targhetta (come le nostre)sono pervasivamente condizionate dalla frenesia economicistica, dall’altro, però, hanno in sé qualcosa di leopardianamente vago e indefinito, e, quindi, di poetico.

Raoul Bruni è nato a Firenze nel 1979. Dottore di ricerca in italianistica, ha pubblicato saggi di ambito prevalentemente otto-novecentesco e il volume Il divino entusiasmo dei poeti. Storia di un topos (Aragno 2010); ha inoltre curato il volume sulla teoria e la storia dell’aforisma La brevità felice (Marsilio 2006, con Mario Andrea Rigoni), la raccolta epistolare di E. M. Cioran Mon cher ami (Il notes magico 2007), Opera prima (San Marco dei Giustiniani 2008) di G. Papini e il volume miscellaneo Venezia e le altre (Il notes magico 2009). Collabora a vari periodici accademici e di cultura generale, tra cui Alias/ Il manifesto, L’Indice dei libri, Poesia, Alfalibri /Alfabetadue.
Commenti
3 Commenti a “Percorsi esistenziali sullo sfondo di Marghera: Francesco Targhetta”
  1. STEFANO scrive:

    Gentile Minima et Moralia, buonasera
    complimentandomi per gli spunti di riflessione che mi proponete ad ogni articolo, sono rimasto particolarmente colpito da questo racconto su Porto Marghera. Un luogo che mi ha sempre affascinato, conosciuto grazie alle poesie del “poeta operaio” comunista Ferruccio Brugnaro, operaio per tanti anni proprio a Porto Marghera Non so se in passato ne avete parlato, ma sarebbe fargli nel prossimo futuro un intervista. Il motivo che mi ha spinto a contattarvi è però la mia richiesta di come riuscire a reperire l’articolo su Porto Marghera di Francesco Targhetta, come segnalato da Voi stessi apparso sull’inserto domenicale “Lettura” del quotidiano ” Corriere della Sera”.

    Grazie per l’attenzione e buon lavoro.

    Stefano Contena Valsecchi

  2. minima & moralia scrive:

    Grazie a lei Stefano, cerchiamo di contattare l’autore e le faremo sapere.

  3. francesco targhetta scrive:

    Gentile Stefano, d’accordo, anzitutto, su Ferruccio Brugnaro: la sua poesia meriterebbe più attenzione (non vorrei che l’ingloriosa esposizione politica del figlio – per chi lo ignorasse: Luigi Brugnaro, il sindaco di Venezia – si riverberasse in una sorta di damnatio memoriae a ritroso per li rami). Il mio pezzo su Porto Marghera è un reportage in versi: si trova su “La Lettura” #197 del 6 settembre 2015. Con minima&moralia stiamo cercando di capire se riusciamo a pubblicarlo su queste pagine prossimamente. Grazie a lei per l’intervento,
    Francesco

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