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Un estratto da “Divinazione e Sincronicità” di Marie-Louise von Franz

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Esce oggi per Edizioni Tlon  Divinazione e Sincronicità. Psicologia delle coincidenze significative di Marie-Louise von Franz, allieva e stretta collaboratrice di Carl Gustav Jung.

Si tratta della riedizione, in una nuova traduzione a cura di Nicola Bonimelli, di un importante ciclo di lezioni tenute dalla Dottoressa von Franz al C.G. Jung Institute di Zurigo, sul finire del 1960.

Nel libro si analizzano alcune tra le forme più note di divinazione classica alla luce del concetto junghiano di sincronicità, esplorando le diverse concezioni tradizionali del tempo, evocando i principali archetipi, attraversando matematica, fisica, antropologia, filosofia e psicologia. Abbiamo scelto due estratti di questo testo così particolare che ci sembrano, purtroppo, di innegabile attualità.

di Marie-Louise von Franz

“Se in Africa qualcuno vuole mettersi in viaggio, va da un uomo di medicina che lancerà degli ossi di pollo e poi dirà se il viaggio avrà successo o no, dirà se intraprenderlo oppure no, in base a come saranno caduti gli ossi – se più nel settore rosso o più nel settore bianco del disegno tracciato a terra. Prima di ogni grande impresa, come cacciare o compiere un viaggio lungo e pericoloso verso Johannesburg o qualsiasi altro posto, si consulta sempre un oracolo del genere e ci si regola di conseguenza. Noi facciamo la stessa cosa, solo più segretamente; ma in entrambi in casi – menzionerò alcune eccezioni più avanti – ciò non è costitutivo della nostra Weltanschauung e quindi rimane una sorta di pratica primitiva non evoluta, un gioco rituale, per così dire, che non proviamo nemmeno a integrare nella nostra visione cosciente della realtà.

I cinesi, come tutte le culture antiche, conservarono queste tecniche primitive finché non furono proibite. Nella piazza del mercato di ogni città cinese c’erano diversi sacerdoti dell’I Ching disposti a lanciare le monetine o a raccogliere i bastoncini per conto degli interroganti; ma poi questa pratica venne vietata. Nel 1960 Mao pensò di alleggerire la pressione dell’ideologia razionalista sulle masse e vide che c’erano due modi: distribuire più riso o permettere che si tornasse a usare l’I Ching.

Tutti coloro che consultò gli dissero che il popolo era più desideroso di praticare ancora l’I Ching che di ottenere più 16 cibo. Il cibo spirituale era insomma più importante – e l’I Ching era il loro cibo spirituale. Così fu permesso per, credo, uno o due anni, e poi bandito di nuovo. È tipico dei cinesi ritenere che addirittura una ciotola di riso – considerando quanto sono solitamente affamati – sia meno importante di riavere il loro amato Libro dei Mutamenti e le sue indicazioni spirituali”.

[…]

“Poiché la nostra struttura psicologica più basilare è formata dagli archetipi – il che significa da ampi modelli  collettivi di comportamento – tendiamo tutti a reagire allo stesso modo in certe situazioni. Per fare un esempio, supponete che una tribù primitiva sia in difficoltà, e che non riesca a uscire dai guai con gli strumenti ordinari o con i sogni o con il senso comune. Non si riesce a superare la situazione.

Ciò che nell’inconscio è da costellare, molto probabilmente, è l’archetipo dell’eroe, o del salvatore, poiché per superare le difficoltà sono necessari uno sforzo psicologico insolito ed eroico e la mobilitazione di insolite “capacità della psiche” sovrumane. In un momento simile, un individuo potrebbe sognare, per esempio, azioni eroiche o parti di un mito legato alla figura dell’eroe, e generalmente accade quando si proietta l’immagine dell’eroe su qualcuno o qualcosa.

È successo così quando la Germania ha proiettato l’immagine dell’eroe-salvatore su Hitler. È accaduto in un periodo di crisi terrificante, sia a livello psicologico, sia a livello economico, e in molti altri aspetti. Si è verificato tutto negli anni orribili precedenti la Seconda Guerra Mondiale, quando i disoccupati erano tantissimi, e dilagavano l’inflazione e un enorme disorientamento mentale e religioso. In un certo senso era vero che l’unica via per venire a capo di quella difficoltà era un gigantesco cambiamento di abitudini, e questo attivò, nell’inconscio, l’idea di un leader eroe, o salvatore – ma questa idea è stata proiettata su uno psicopatico criminale, e tutto è andato in malora.

In realtà, nel 1923 sono state scritte poesie, si è prodotto del materiale letterario, si facevano sogni, che mostrano in che situazione difficile e insolita l’archetipo del salvatore-eroe iniziava a costellare l’inconscio. Se la proiezione fosse ricaduta su una personalità opportuna, dotata ed etica, questa 90 avrebbe forse potuto condurre le persone fuori dai guai; ma è ricaduta su uno psicopatico, con tutte le conseguenze del caso. Questo è solo un esempio per mostrare che esiste qualcosa come la probabilità psicologica nello strato archetipale della psiche, e la possibile previsione di ciò che può accadere”.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
Commenti
3 Commenti a “Un estratto da “Divinazione e Sincronicità” di Marie-Louise von Franz”
  1. Elena Grammann scrive:

    Che sfiga oh: poteva andare tutto bene e invece è andato tutto da cazzo.

    Una mente questa von Franz. Ricorda un po’ la Frau Blücher dell’immortale “Frankenstein Junior”.
    “Marie-Louise è una signora di 77 anni che si gode un momento di pausa durante la lunga intervista che ha concesso alla dottoressa Wagner, arrivata dagli Stati Uniti […] per parlare con lei di psicoanalisi, sogni, alchimia […]. Durante il break, a beneficio della telecamera, la von Franz ha spaccato un po’ di legna per il fuoco” (https://www.yanezmagazine.com/marie-louise-von-franz-storia/).

  2. Forest scrive:

    Non ho capito bene, Franz scrive un saggio junghiano sulla sincronicità e liquida l’ascesa di Hitler con un ‘Mannaggia, c’ha detto sfiga’ ?

  3. Laura scrive:

    Non ha detto proprio così……ha evidenziato che in un momento di grande difficoltà ci si può erroneamente affidare , nel tentativo di risolvere i propri problemi , a qualcuno che ci sembra in grado di farlo senza aver la lucidità necessaria per valutarne le capacità intellettive come nel caso citato.

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