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Chi era Marielle Franco, eccezione della politica brasiliana

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di Noemi Milani

Il Guardian l’ha definita “the death of a Champion”, la morte di un campione. Una scelta lessicale non casuale, che sottolinea l’eccezionalità di Marielle Franco, la consigliera comunale di Rio de Janeiro, membro del Partito Socialismo e Libertà e attivista per i diritti umani, uccisa lo scorso 14 marzo. Afrobrasiliana, nata nella favela di Maré, a Rio de Janeiro, e lesbica – viveva con la compagna, Mônica Benício – aspetto quasi sempre sorvolato dalla stampa italiana, così come da quella brasiliana.

In Brasile migliaia di cittadini sono scesi in piazza il 15 marzo, e il celebre cantautore Caetano Veloso ha dedicato una canzone alla memoria dell’attivista. La procuratrice brasiliana Raquel Dodge ha definito l’omicidio “un attacco alla democrazia”. Amnesty international ha richiesto al governo un’inchiesta adeguata, perché la scomparsa di Franco non ha fatto altro che sottolineare i pericoli a cui sono esposti i difensori dei diritti umani in Brasile.

Marielle Franco, infatti, è stata vittima di un’esecuzione: alle 21.30, appena uscita da una riunione in cui aveva discusso della violenza contro le donne nere, si trovava in auto con un’assistente e l’autista Anderson Pedro Gomes. Poco distante dal centro in cui si era tenuto l’evento, un’auto si è affiancata alla loro e ha sparato una decina di colpi. Di questi, quattro hanno colpito Franco alla testa, tre sono arrivati a Gomes. Solo l’assistente non è rimasta ferita nell’attacco.

Ma perché Marielle Franco è diventata l’obiettivo di una sparatoria?

Nata trentotto anni fa nella favela di Maré, dove ha continuato ad abitare per gran parte della vita, Marielle Franco ha avuto una figlia a diciannove anni e si è laureata in scienze sociali mentre si prendeva cura da sola della bambina e lavorava come insegnante retribuita il minimo sindacale. Un’esperienza che la ha fatta avvicinare al femminismo e alle battaglie per i diritti delle donne, soprattutto nelle favelas. Un altro evento personale ha influenzato il suo interesse per i diritti umani: nel 2000 un amico è stato ucciso da un proiettile vagante.

Nel 2006 è scesa in politica ed è stata nominata consigliere parlamentare di Marcelo Freixo. Alle elezioni 2016 Marielle Franco si è presentata per la prima volta come candidata ed è stata eletta consigliera comunale, ricevendo  più di 46 mila voti. Divenuta membro del Consiglio municipale, ha continuato a occuparsi dei temi a lei più cari: ha presieduto la Commissione per la difesa delle donne ed è stata membro di una Commissione incaricata di monitorare l’azione della polizia federale a Rio de Janeiro. Secondo alcuni, la sua attività l’avrebbe resa una possibile candidata alle elezioni presidenziali di fine 2018.

Solo il giorno prima del suo omicidio aveva twittato con veemenza contro il dispiego di forze armate in zone a rischio della città, denunciando l’omicidio di Matheus Melo, ucciso mentre usciva da una chiesa, proprio dagli agenti che il governo del Presidente Temer impiega per contrastare la violenza nelle favelas dallo scorso febbraio. Solo nello stato di Rio sono 154 le persone uccise per “opposizione all’intervento della polizia” nel gennaio 2018, il 57% in più rispetto all’anno precedente, riporta sempre il Guardian.

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Non c’è dubbio che quello di Marielle Franco sia un omicidio politico. E le cause non sfuggono agli abitanti del suo quartiere, Maré: “ogni volta che arriva qualcuno che vuole fare qualcosa per noi, lo fanno fuori”, racconta a Dom Phillips del Guardian Sonia Vieira, pensionata sessantaquattrenne che ha votato Franco nel 2016.

E nemmeno alla stampa nazionale: secondo la Folha de San Paulo si tratta di “un’esecuzione che non ha precedenti nella storia recente del Brasile”. Senza poi parlare dell’opinione pubblica internazionale, che ha puntato l’attenzione sul Brasile, in attesa di capire come il Governo affronterà l’inchiesta sulla scomparsa dell’attivista e politica.

Commenti
3 Commenti a “Chi era Marielle Franco, eccezione della politica brasiliana”
  1. Vlad scrive:

    era bisessuale non lesbica

  2. lami scrive:

    lami mustapah marielle mon famme

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