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Mark Fisher e l’inquietante neoliberista

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Pubblichiamo un pezzo uscito su DinamoPress, che ringraziamo.

di Valerio Renzi

In uno scritto datato 25 aprile e intitolato Il lampo, Italo Calvino racconta la vicenda di un uomo che all’improvviso, mentre cammina in mezzo alla strada, è colto da una sensazione che lo pervade: vede il mondo sotto una luce nuova, raggiunge per pochi secondi un piano nuovo di consapevolezza, vede le cose che lo circondano per come sono, scorge la follia e l’insensatezza del mondo e della vita propria e delle persone che gli stanno attorno. Una vertigine di coscienza che presto scompare, facendo spazio al ritorno alla normale percezione delle cose. In Blast, lungo romanzo a fumetti di Manu Larcenet, il protagonista vive qualcosa di simile: momenti in cui tutto si illumina e in cui lui diventa a un tratto consapevole di tutto ciò che lo circonda, lo comprende. Momenti che chiama per l’appunto blast. Precipizi di coscienza che lo porteranno a una vita erratica, lontano dalla società, dove il vuoto del ritorno alla normale percezione è colmato da dolore, solitudine, droghe e alcol, morte. Calvino e Larcenet, distanti nel tempo, utilizzando modalità letterarie diversissime, mi pare che provino in qualche modo a cogliere lo stesso sentimento: uno per descriverlo lo chiama lampo, l’altro blast.

In The Weird and The Eerie. Lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo (Minimum Fax 2018) lo scrittore e critico letterario inglese Mark Fisher, la cui opera sta destando un nuovo e largo interesse anche in Italia dopo il suo suicidio il 13 gennaio del 2017, si mette di fronte a quello che lo ha sempre affascinato: quello che ci mostra l’esistenza di possibili mondi diversi, ciò che è esterno da noi e che non codifichiamo, quello che non può essere ma è. Prova così a codificare con le parole, impresa davvero ardua, un sentimento, uno stato d’animo. Per farlo non usa l’espediente letterario come Calvino e Larcenet, ma lo strumento che gli è più congeniale: la critica culturale. Se il lampo e il blast sono una sensazione, un’illuminazione forse, che esplode e scuote dall’interno di un singolo individuo, il ward e l’eeire afferiscono al rapporto tra l’interno dell’individuo, la coscienza con i suoi limiti di comprensione e percezione e l’ambiente esterno.

Per Fisher il weird è “ciò che è fuori posto, ciò che non torna. Il weirdapporta al familiare qualcosa che normalmente si trova al di fuori di esse, e che non si riconcilia con il ‘casalingo’ (neppure come sua negazione)”. Weird è spesso e volentieri il surrealismo, maestro del weird è H.P. Lovercraft, elementi di questo si trovano nella letteratura di H.G. Wells e nel maestro della fantascienza Philip K. Dick. Quanto nel cinema di David Lynch e in quello di Fassbinder.

L’eeire, come il weird e per questo sono vicini parenti, «riguarda in modo fondamentale l’esterno, e qui possiamo intendere l’esterno in un senso immediatamente empirico, oltre che di un trascendente astratto. Il senso dell’eeire è di rado ancorato a spazi domestici circoscritti e abitati: lo abitiamo più di frequente in paesaggi parzialmente svuotati dalla presenza umana». Un senso di eeire è così generato da «quel grido inquietante» che risuona nell’aria e di cui non scorgiamo né conosciamo l’origine, al pari di un paesaggio di vestigia umane ormai abbandonate («che cosa è avvenuto per originare quelle rovine, quell’assenza?»). Eeireè molta della musica prodotta da Brian Eno (Fisher, vale la pena ricordarlo, è prima di tutto un critico musicale), si ritrova nell’opera letteraria di Margaret Atwood e in quella di Jonathan Glazer, quanto nel cinema di Kubrick (e ne Gli uccelli di Hitchcock, com’è ovvio), di Andrej Tarkovskij e di Christopher Nolan.

Una dimestichezza con la figura e la produzione di Mark Fisher, sta avvenendo solo di recente in Italia per un pubblico più largo, grazie alla pubblicazione in italiano di Realismo Capitalista (NOT 2017), un breve saggio del 2009 che, scritto sull’onda della crisi finanziaria globale, tracciava il più grande problema che la critica radicale (politica e artistica) ha di fronte: l’apparente esaurimento della capacità di immaginare e costruire il nuovo, al di fuori dell’orizzonte del suicidario sviluppo capitalista. Si tratta di un libro che è stato un seme gravido di successive riflessioni e che ha innescato risposte e tentativi di interpretazione da parte di molti autori.

Sicuramente The Weird and The Eerie è un testo più canonico e meno ancorato all’urgenza di rispondere ai drammatici assilli che assediano chi, nel nostro tempo, è determinato a trovare una via d’uscita alla strada che sembra già tracciata, rispetto a Realismo Capitalista. Anche per questo, per leggerlo nella giusta prospettiva all’interno dello sviluppo della riflessione di Fisher, è utilissimo il saggio che si trova in appendice al volume firmato da Gianluca Didino, che ripercorre le tappe intellettuali di Fisher all’interno della critica radicale (in particolare inglese) e in rapporto allo sviluppo di nuove correnti filosofiche.

Oltre il saggio letterario, nell’interesse di Fisher per ciò che è insolito, strano, diverso, inquietante, in definitiva incomprensibile, si scorge la difficoltà di comprendere un mondo ormai governato da insondabili complessi di intelligenze artificiali, da meccanismi così vasti ed enormi da sfuggire alla nostra comprensione fino a diventarne estranei. Ma soprattutto fa capolino la possibilità della rottura del continuum in cui siamo immersi, del manifestarsi di una novità, di una presenza che scarta dalla realtà nuda e cruda come l’abbiamo di fronte, di una via di fuga.

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