massoneria

Silenzio, parla la massoneria

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Studio e invitiamo i lettori e le lettrici domani alle 19 alla libreria Marco Polo di Venezia: Michele Masneri presenta Addio, Monti con Gianni Montieri.

Non capita tutti i giorni di ricevere un invito stampa a una conferenza della Gludi – Grandi logge Unite d’Italia, organizzato con grande efficienza da una “acaciamagazine.org”, «agenzia di stampa massonica, testata ormai affermata nel mondo del web», come recita l’invito-comunicato. Naturalmente, si va. La location è simbolica: l’Hotel Cicerone, a Roma, deep quartiere Prati, alle spalle di Piazza Cavour. Già quartiere molto massonico: studiato dai perfidi piemontesi a fine Ottocento con grandi boulevard, nessuno dei quali inquadra San Pietro, e alte facciate a impallare la Basilica. Vanta inoltre una presenza di chiese molto inferiore alla media cittadina; e i nomi delle strade tutti provocatoriamente dedicati a personaggi storici della Roma repubblicana e imperiale, poeti latini e eroi risorgimentali, e addirittura una piazza e una via intestate al cattolico adulto Cola Di Rienzo, nobile medievale che tentò di ripristinare la repubblica romana.

Location anche calcistica, questo hotel Cicerone, mausoleo cementizio nella omonima via, già proprietà della famiglia Sensi, 292 camere e dodici suites in gran parte col nome di fiori (Le Rose, Gardenia, Orchidea), quattro stelle “superior”  tra la redazione del Fatto Quotidiano e molti studi di notai, fece funzione in passato da pensionato per tutti i giocatori della Roma, per poi finire nel 2004 nelle mani dell’imprenditore tricologicamente outsider, Danilo Coppola.

Entrando nella grande porta girevole ottonata però si capisce subito che la gestione oggi è affidata al gruppo Alpitour, dai numerosi poster un po’ sgualciti che recitano pubblicità di altri resort della catena («è tempo di tornare alle vacanze no-ahi-ahi-ahi», è l’autocitazione di un vecchio spot fortunato), con luci soffuse, tappeti, marmi e specchi d’ordinanza, e clienti cinesi. Poi, in un angolo, ecco il banchetto per gli accrediti: e la cartellina stampa già è interessante, perché accanto al materiale – comunicato del presidente delle suddette Grandi logge Unite d’Italia, Massimo Criscuoli-Tortora, un organigramma della suddetta Gludi – acronimo che ricorda funzioni digestive –, anche e soprattutto una medaglietta-ricordo massonica, con tanto di squadra, compasso, grande G centrale di God su sfondo biancazzurro, e il motto massonicissimo A.G.D.G.A.D.U (“Alla Gloria Del Grande Architetto Dell’Universo”).

Nella saletta riservata del Cicerone, dietro le spesse porte, un odore intenso di naftalina e vecchi cassetti, molti signori un po’ pingui, e anche qualche quarantenne, con gessati e completi un po’ Tecnocasa, orologi similrolex (nuovi adepti rampanti?); qualche vegliardo molto eccitato. Signore del sud. Si è qui per la presentazione del progetto “Ritorno al passato: dalla regolarità alla regolarità”; il titolo, criptico, dell’evento, rivendica il ruolo avuto dalla massoneria nelle varie vicende internazionali del passato; illuminismo, formazione degli stati nazionali, non ultima l’unità d’Italia. Parla Criscuoli-Tortora, con questo cognome che sembra un po’ il Baracchi-Croce del Tognazzi de I complessi. È un distinto signore un po’ alla Adolfo Celi, e nella bio allegata si apprende che è «nato a Roma da antica famiglia meridionale», oltre che iniziato alla Massoneria nel 1991 nella “Rispettabile Loggia Carlo Pisacane n.3 all’oriente di Roma”, mentre nel 1998 fonda la (sempre) Rispettabile Loggia “I cavalieri del Tempio”. È inoltre – con titoli presumibilmente molto rari e ambiti – Sovrano Grande Ispettore Generale del Rito Scozzese e Antico, gran Maestro d’onore della Gran Loggia Confederata di Spagna e di quella dei Liberi Muratori del Paraguay. Soprattutto, è direttore e fondatore della stessa agenzia massonica l’Acacia, nata, rivendica Criscuoli-Tortora, proprio per diffondere il verbo della massoneria moderna.

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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia, e poi si è esoticamente trasferito a Roma perché, come sostiene Alberto Arbasino, bisogna vivere nella capitale dello stato di cui si è cittadini. Scrive di economia, società e cultura, sul Foglio, su IL del Sole 24 Ore, su Studio. Per minimum fax ha scritto Addio, Monti (gennaio 2014), il suo esordio in narrativa.
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