Vonnegut

Mattatoio n.5

Ieri era il compleanno di Kurt Vonnegut. Pur non avendolo mai conosciuto, e non avendo certo letto tutta la sua produzione, a Vonnegut ho sempre voluto bene. Senza entrare in possibili gradi di parentela ideale, gli ho voluto bene e gli voglio bene come a un vicino di casa simpatico che speri sempre di incontrare per le scale, o come un vecchio maestro delle elementari a cui resti affezionato per tutta la tua vita adulta. E così, appena tornato da New York, dove ho comprato alcuni dei tanti (troppi?) libri che stanno sbucando fuori dopo la sua morte, ho festeggiato il suo novantesimo compleanno in compagnia del jetlag e delle pagine di Vonnegut.

Cercando notizie e curiosità su di lui in rete, ho trovato (grazie al sorprendente forziere pieno di tesori inestimabili che è il sito Atlas Obscura) queste foto del vero Mattatoio n. 5 di Dresda dove lo scrittore era stato rinchiuso come pregioniero di guerra. Avevo pensato di trascrivere la prima pagina del libro e metterla qui, ma mi sono accorto di avere in casa solo l’edizione americana. Senza alcuna pretesa di offrire un’alternativa all’ottima traduzione italiana in commercio, a firma di Luigi Brioschi, ecco una paginetta memorabile, nella mia modesta versione.

Tutto questo è successo, più o meno. Le pagine sulla guerra, se non altro, sono abbastanza vere. A un tipo che conoscevo hanno davvero sparato per aver preso una teiera che non era sua. Un altro tipo che conoscevo minacciò davvero i suoi nemici che una volta finita la guerra avrebbe assoldato dei killer per ammazzarli. E così via. Ho solo cambiato i nomi.

Sono davvero andato a Dresda nel 1967 con i soldi del Guggenheim (Dio li abbia in gloria). Sembrava Dayton, nell’Ohio, solo con molti più spazi aperti rispetto a Dayton. Quella terra dev’essere stata fertilizzata da tonnellate di ossa umane.

(…) Sarebbe terribile raccontarvi quanto questo libretto fetente mi è costato in termini di soldi e ansia e tempo. Una volta tornato a casa dalla Seconda guerra mondiale ventitré anni fa, pensavo che sarebbe stato facile scrivere della distruzione di Dresda, perché non avrei dovuto far altro che riportare ciò che avevo visto. E pensavo, anche, che sarebbe stato un capolavoro, o che almeno mi avrebbe fatto guadagnare un sacco di soldi, perché l’argomento era importantissimo.

Ma non è che mi fossero poi venute fuori dalla testa tante parole su Dresda all’epoca; non abbastanza da farne un libro, almeno. E non me ne vengono tante nemmeno adesso che sono diventato un vecchio trombone con i suoi ricordi e le sue Pall Mall e i cui figli sono ormai adulti.

 

(c) Kurt Vonnegut Jr. 1969

Marco Cassini (1970) è il co-fondatore di minimum fax. È autore di una monografia su Raymond Carver (Carver, Gribaudo Paravia 1997) e ha curato per minimum fax Beats & bites (1996), una raccolta di citazioni, interviste e saggi sulla beat generation. Insieme a Martina Testa ha curato l’antologia Burned Children of America (minimum fax, 2001), una raccolta di racconti inediti scritti dai più promettenti giovani autori americani di oggi. Nel 2008 è uscito Refusi, Diario di un editore incorreggibile, edito da Laterza.
Commenti
5 Commenti a “Mattatoio n.5”
  1. salvo saia scrive:

    Io ho scoperto Kurt Vonnegut quando avevo 14 anni e da allora ho provato per lui affetto e tenerezza. Proprio come te insomma. Ecco, forse riusciva a toccare corde molto, ma molto profonde ed assolutamente particolari o comunque tanto diverse da tanti altri grandi scrittori.

  2. Calogero Mira scrive:

    Io non ho mai letto Kurt Vonnegut. E… mai stato a Dresda o a Dayton, in Ohio.

  3. Eva scrive:

    Dunque è questo, il Mattatoio n.5, finalmente! Grazie!
    Sono stata a Dresda, l’ho cercato il mattatoio, chiedevo agli abitanti di indicarmi dove trovarlo, ma ogni volta che provavo a raccontare, mi guardavano come se venissi dalla luna e mi rispondevano tutti che sì, un posto del genere doveva esserci stato, qualcuno forse ancora ne parlava, ma nessuno, nessuno ha saputo dirmi mai dove trovarlo.
    E Dresda… è ancora “graziosa, tutta ricamata, come Parigi”, ma i segni della guerra li porta ancora ovunque: sono nel rifiuto, sempre gentile, di parlarti in inglese, per esempio, o nelle pietre bianche e nuove della Frauenkirche, che fanno a pugni con quelle nere, rimaste dopo il bombardamento e raccolte pazientemente, nella speranza della ricostruzione, sono persino nel brivido che t percorre quando senti le sirene dei battelli a vapore che solcano l’Elba e ti sforzi di pensare che no, non sono quelle degli aerei venuti per la distruzione.
    Quanto a Vonnegut: sì, gli si vuole proprio bene, mettiamola così, ma comunque, io preferisco “Madre notte”, con quel personaggio bellissimo e disperato che è Helga/Resi Noth.

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  1. […] torna in America e negli anni sessanta pubblica alcuni dei suoi capolavori, tra cui Ghiaccio-nove e Mattatoio n. 5, subito divenuto un manifesto del movimento studentesco del 1968, impegnato nella protesta contro […]



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