Foto am 05.04.19 um 09.15

Matteo Pertini

di Marco Mantello

Matteo Pertini

I miei amici pappagallini è vero
si chiamavano Zeno uno e Vesta due
e non mordevano mai nessuno.
Alla veglia delle ali e delle piume
c’era una perché la speranza
e ho annuito che sì la speranza
Mi ha spiegato la retorica del mito
e il conflitto mente-(il) cuore-(alla)-ragione
le mie stesse parole, sì insomma,
quello che penso e non ho capito
del perché sono affogati tutti
dentro l`acqua che bevevano nella gabbia.
Quanto all`ultimo stormo della città
il decano ne aveva novanta
e se il marmo cedeva alla sabbia
non per questo smetteva oramai
di pisciare acqua santa sui formicai
su quelle nate per morire in tram
che non guidavano mai
e appannavano il vetro
quasi solo per dirti: Ma la strada la sai?
ai tempi magici dell`università.

***

Ecco, mi sono perso nella filastrocca
che da Bologna, Fossoli e Gonars
porta ai martiri della Bicocca
al normale amorale estinto
e alla parola gnocca.
Eppure oggi come ieri è vero,
sono sempre le anime dei migliori
che squillano forte sui cellulari spenti.
Il convegno è finito in bocca
la romena ci stava,
la bosniaca era magra
e il sonetto da perdere il fiato
glielo avevo intitolato
l`amore ai tempi del viagra.

Tutto il resto era un buco nero
tutti i resti erano la Pi e la Emme
e quel fiume di alberi e coltellini
dopo l`ascesa dei nazi a Gerusalemme.
Anche la mia pelle ha un cuore
se lo incidi sulla corteccia muore
Firmato Matteo Pertini…

***

Ai miei tempi univo Svizzera e Parresia
l`8 settembre e il ´43, gli indiani e i talleri
l`africano e il re, il 68 più 1 al 6
e ai lucchetti sul fiume Kwai
Me le portavo tutte al mare
o a casa dei miei

***

Poi, un giorno, sono finito in coma.
Fu un risveglio in pieno stile
‘ora si che va meglio è vero’.
M’hanno pure disteso le gambe
raccontato i mondiali di calcio
ripetuto il momento in cui
hanno acceso e rispento il cero.
‘La pressione’, dicevano, ‘risale’
e un amico dagli angoli bui
ha iniziato a parlare di noi
senza chiedermi nemmeno
se volessi rigirare i fianchi

“Ce ne sono duemila come te
Duemila Matteo Pertini”
che sbattono gli occhi nell`ospedale
su duemila lettini bianchi.
Vedo anche una buffa signora
coi fuseaux messi dentro nel culo
dice a tutti: ‘Sono il tuo futuro!’

La mia prima luna storta, è vero,
quando seppe della rima con fortuna
pretese di avere una scorta
Ma io me le ricordo ancora
quelle tedesche alte e senza peso
che imparavano a ridere da un vocabolario
Per una volta sola, nell`ordine millenario,
avevano scelto il disordine, avevano preso
il treno, che non arriva mai in orario.

***
Dai! gli ho fatto io, un bacione dal binario!
Per fare un albero ci vuole il seme
per fare un uomo ci vuole un automa
mentre il solito vecchio coglione
ricomincia a scatarrare il ramadan
come fosse solo suo quel marciapiede
sono uscito dal coma, sono il solo che vede,
tonnellate di fica a Roma

***
Oggi a casa mia sono tornati i Clutter
e questa volta girano armati
sul pianerottolo delle scale
Mentre usciva col suo ragazzo
la donnina leggeva sul muro
sega e lega: due movimenti
del cazzo. Nessuno al mondo li ucciderà
la dolce morte non è in agenda
saranno loro a farlo
nella villetta al mare e in tenda
nella fattoria nel rifugio alpino
nella bottega e nella fabbrichetta
Hai mai provato a gridare hurrah
quando spari a un marocchino?
“Pum Pum!“ pomperà il Beretta
“Pam Pam!“ spirerà il papà
“Rivediamolo insieme alla var!“
“Mamma guarda è automatico!“
E adesso gridiamolo forte
dai balconi coi tricolori al mar
proprio all`ultimo secondo
tutti insieme almeno tre volte
Campioni del Mondo!
Campioni del Mondo!
Campioni del Mondo!

***
I miei pappagallini è vero
si chiamavano Zeno uno e Vesta due…
Una volta da ragazzino ho sparato a un tordo
che svolazzava come un fanatico in cielo
Oggi i Clutter, girano armati del suo ricordo.
Se ci fossero dubbi al posto del velo
metteremo una scimitarra in mano
al rapinatore anonimo. E saremo noi gli errori
saremo noi l`invincibile armata
di questa vita che vale meno
della tua proprietà privata

***

Quasi come lancette un po` tese
su quel muro con l`orologio rotto
le impiegate di Flaubert
si son lette per bene le carte
e il più bel necrologio del mese.
Lunedì le ore otto
una radio sbuffa in inglese
che il tempo è dalla mia parte.

Parcheggi. Mangiamo al cinese.
Ma chi altri ha condiviso il tuo miraggio?
chi ha imparato a consolare il ragazzino?
Le volanti di passaggio, o le rondini di maggio
affogate nel Bardolino? La cinese del kung fu
era in preda al suo anno del topo
e chiedeva al gemello siamese
se per caso ti ha visto il maiale
respirare lo iato del giorno dopo
dopo che hai detto: Gas!
all’una e trenta apro il Gas! Sì, certo,
l`avevi scritto e io, l`avevo letto in un fiato…

***

Pare che la ninfa Eco
operata alle corde vocali
chiamasse il mio nome a sera
Pertini! Matteo Pertini… Ini!
ma la lingua era straniera
per quel Narciso annacquato e stanco
che sputando al riflesso
centrò il viso lo stesso
mentre azzannava un panino in branco

***

Capiva Reo al posto di Prometeo
era pure mezzo ciecato
dopo gli anni al confino a Lipari
Pensa credeva che Eco
parlasse il dialetto di Udine…

E Poi?
Quando arrivano al Mediterraneo?

Poveraccio cantava Nek
e signora solitudine…

E pare fosse l`ultimo vero?
Ma è morto tutto tutto
corpo e immagine o solo a metà?
Esattamente cosa si sa
delle dinamiche del riflesso?

Niente, i funerali pensavo il sei
leggeremo Leaves of Grass
davanti a un unico fosso…
O magari no, glieli facciamo sul barcone
a quello là, assieme a tutto il commando ultrà
ai parà, ai marò, alla pubertà senile,
facciamo la scena di amici miei
un ciaone e un ceffone, un hasta siempre e un alalà…

***

Dalle sue ossa nascerà un fiore
lo pianteremo nel suo cortile
tutto bianco un fiore, senza nessun colore.
“E tutti quelli che passeranno amore?
E tutti quelli che passeranno, amore?”
“E tutti quelli che passeranno, amore
E tutti quelli che passeranno, amore
diranno tutti ma che bel fiore”

Aggiungi un commento