Peter Macdiarmid_Getty Images

Sede Vagante – I media e il Vaticano/1

(Fonte immagine: Peter Macdiarmid/Getty Images.)

Quando guardiamo distrattamente un’edizione di un telegiornale e ci si presenta uno di quei servizi fatti di immagini di titoli di prime pagine, riprese generiche di traffico e passanti in centro città, difficilmente ci chiediamo da dove vengano, e come siano state realizzate. Come l’incedere delle colonne sonore di molti film, sono lì per non essere registrate, un sottofondo che serve soltanto a ambientare le parole pronunciate dal giornalista che firma il servizio, a dargli sostegno. Charlie Brooker, di cui si parla molto in questo periodo per la sua serie TV Black Mirror, in cui ogni episodio immagina un modo diverso in cui la vita umana prossimo-futura possa venire stravolta dall’uso della tecnologia, nel 2009 aveva dedicato un intero programma di due stagioni a decodificare come vengono create e diffuse le news, chiamato Newswipe.

Un segmento di un episodio, dal titolo How to Report the News e confezionato come il classico servizio costume & società, apriva con scene dalla city di Londra, seguite da Brooker in veste di corrispondente che parla in strada e poi dalle famigerate riprese dei passanti, il tutto accompagnato dalla sua voce che diceva: “Comincia qui, con una sciatta immagine di apertura di un qualche luogo significativo. Poi un preambolo enunciato dall’autore camminando verso l’obiettivo, ribadendo ogni cosa detta con un gesto della mano e ignorando tutti gli idioti che ciondolano attorno a lui, come se fluttuasse dentro Matrix, prima di fermarsi e fare una domanda: ‘E adesso?’ “.

Tutti quei servizi descritti da Brooker come inutili sono regolarmente prodotti, ogni giorno in tutto il mondo, da network e agenzie che devono coprire storie ininterrottamente, a prescindere se queste offrano immagini o meno. Un esempio è stata la crisi finanziaria degli ultimi anni, che a parte tutti quei giorni in cui manifestazioni e proteste la rendevano visibile materialmente, si presentava come un mantra quotidiano di indici di borsa e tassi che salivano e scendevano. Ma l’obbligo di coprire rimaneva comunque, e allora di fronte al difficile compito di raccontare l’andamento quotidiano dello spread, ecco un fiorire di riprese di prime pagine di giornali, schermi di computer, interviste lampo con il primo analista finanziario disponibile.

Le prime pagine dei giornali: da lì può cominciare la giornata di una troupe televisiva, magari durante un fine settimana all’indomani dell’ennesimo downgrade inflitto da Fitch o Moody’s (i downgrade vengono crudelmente annunciati quasi sempre di venerdì sera). Due persone si incontrano in redazione la mattina presto, mentre la città ancora dorme, e dispongono su un tavolo un tappeto di quotidiani, scelgono le pagine da filmare, i panning da fare con la telecamera da un titolo a una foto significativi. Quella sarà la fragile base del loro servizio, che magari dovrà essere finito e trasmesso entro l’ora successiva (il downgrade è ormai notizia vecchia di mezza giornata), e che verrà integrato da una serie di scene metropolitane girate velocemente nel primo incrocio o piazza, dove ai commenti dell’analista probabilmente verranno aggiunte le impressioni dell’uomo della strada, altrimenti dette vox pop.

Il modus operandi di base appena descritto poi viene periodicamente ripensato all’interno di coperture più ampie e diversificate, a seconda di quanto la storia sia grande, quanto offra sviluppi, angoli, immagini. Recentemente Roma ad esempio è stata al centro dell’informazione mondiale per le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione del nuovo papa Francesco. La saga si è svolta nell’arco di circa un mese, dall’11 febbraio giorno dell’annuncio di resa di Ratzinger, fino al 13 marzo sera, quando l’ex cardinale Jorge Bergoglio è apparso timidamente al balcone per augurare buonasera al mondo intero.

I giornalisti accreditati dal Vaticano sono stati circa 5600, per la gioia della microeconomia della Capitale, e nello specifico della zona di Prati che si stringe attorno a Città del Vaticano, dove alzando il naso si potevano scorgere decine di set televisivi allestiti in cima agli edifici che affacciano sul cupolone. Non è stato poi difficile trovare affacci per tutti alla fine, considerando che annunci improvvisati di offerte di affitto terrazzi si trovavano sui tergicristalli delle macchine sin dalla metà di febbraio.

Il copione dell’evento è stato pressappoco il seguente: in seguito all’annuncio di dimissioni fatto da Benedetto XVI (in latino), le due settimane successive sono state scandite dagli ultimi appuntamenti ufficiali del pontefice, prove generali di congedo che sono culminate nel giorno 28, quando il pontefice di lì a poco emerito ha salutato i cardinali ed è volato a Castel Gandolfo. La copertura dell’evento è stata realizzata dal Centro Televisivo Vaticano (CTV): fondato nel 1983 e cresciuto a dismisura negli anni, probabilmente spronato dal pontificato viaggiatore di Giovanni Paolo II, è l’organo ufficiale deputato all’emanazione dell’immagine del pontefice. In altre parole tutto quello che i media vedono di un papa viene dal CTV. Andate in un qualsiasi archivio di redazione e confrontate i filmati girati dalla stessa televisione e quelli che detta TV ha ricevuto dal CTV: da una parte vedrete una manciata di minuti tremolanti con il papa lontano trenta metri, dall’altra montaggi multicamera con dolly e dissolvenze.

Le dimissioni papali sono state un’operazione televisiva a dir poco impressionante, uno storyboard da kolossal. Nell’ordine: larghi del cortile di San Damaso dove si radunano preti suore e staff vaticano assortito, motorcade papale che si dispone al centro del cortile, cardinali e vescovi che arrivano (il tutto con una fluida regia fatta di totali, primi piani tra la folla, riprese dall’alto), il pontefice che cammina lungo i corridoi verso l’uscita, accolto poi da uno stuolo di porporati. Salito in macchina e poi giunto alla piattaforma di decollo, alla vista di Benedetto da terra e dall’alto si sono uniti i controcampi su un palazzo di fronte, subito fuori dalle mura vaticane, dove dei fedeli lo salutavano con uno striscione, dopo di che Benedetto è salito sull’elicottero e c’è stato il decollo. Da lì in poi un tripudio di vedute aeree del velivolo che andava a incorniciarsi su ogni scorcio classico della Roma monumentale, a cominciare da un passaggio malinconico dietro il pennacchio della cupola di San Pietro e finendo con un volo d’angelo sopra il ventre vuoto del Colosseo.

Ma se lo script della sequenza avrebbe anche potuto concludersi in volo sopra le meraviglie dell’antichità, la realtà imponeva un altro finale, ed ecco allora le telecamere posizionate a Castel Gandolfo che ci mostrano l’elicottero che atterra, il pontefice che sale in macchina, l’arrivo alla residenza, la folla che attende nella piazza, poi stacco dentro il palazzo, con Benedetto che attraversa stanze e saloni per arrivare al balcone, mentre lo vediamo sia da dentro che da fuori il palazzo che impartisce l’ultima benedizione prima della conclusione della sua vita pubblica. Un epilogo serale poi sigillerà la fine con la diretta della chiusura del portone della residenza papale, con telecamere al di qua e al di là dei bastioni vaticani che ci mostrano la chiusura del pontificato, con il passaggio di consegne tra le Guardie Svizzere e l’ordinaria gendarmeria vaticana.

Il bello di questa coreografata copertura televisiva è che quando il portone si chiude e le Guardie Svizzere rompono le righe, a sancire la sospensione delle loro mansioni causa assenza pontefice, noi siamo dentro, al di qua dei bastioni, stiamo osservando i primi secondi di Sede Vacante, e la sontuosa alta definizione delle immagini suggestiona al punto che mentre le banali divise da questurini della gendarmeria vaticana sostituiscono le fattezze da uccelli esotici delle guardie papali, sembra quasi di respirare un cambiamento d’aria, un calo di temperatura, un senso di mortalità sceso all’improvviso su quel luogo così immune al tempo che passa, indifferente alle intemperie della storia.

In fondo così vanno le cose, quando le storie sono ben scritte.

A questo punto si apre un nuovo capitolo della vicenda, nel senso che tutta la questione di passare da un papa all’altro da un punto di vista mediatico presenta un’alternanza di fasi: c’è un inizio dove la notizia esplode (l’inossidabile breaking news anglofono) e i media si affannano a reagire, non hanno immagini fresche e pronte a disposizione e devono realizzare dei servizi al più presto. Poi quando la storia prende corpo arrivano momenti come quello appena descritto, dove il papa si congeda e la TV ufficiale vaticana fornisce il piatto principale, attorno a cui le emittenti e agenzie aggiungono qualche contorno o condimento con interviste, scene generiche, side stories, etc.

Dopo di che inizia il cammino verso il conclave, dove gli operatori del’informazione televisiva vengono di nuovo lasciati soli e comincia la caccia a tutte le microstorie che gravitano attorno alle grandi manovre: si pedinano i cardinali, i pellegrini, i venditori di souvenir, i bookmaker inglesi in visita a Roma, i gruppi di protesta contro i crimini sessuali dei preti, i vaticanisti, si racconta l’arrivo dei vestiti papali, la preparazione della Cappella Sistina, gli alloggi dei cardinali, le operazioni di polizia. La storia più bella che ho sentito è probabilmente quella che hanno girato in Austria su un conducente di treno che si chiama Josef Ratzinger, e che ogni giorno al lavoro passa davanti a una cittadina che si chiama Marktl, proprio come quella dove è nato in Germania il papa omonimo (quasi, lui si chiama Joseph).

Magia dei nessi, nel news non se ne potrebbe mai fare a meno.

Lasciati soli senza un papa attorno a cui far girare il tutto, i network adesso vivono la loro propria Sede Vacante televisiva, dove al trono vuoto e alle congregazioni cardinalizie corrisponde una deflagrazione della storia in tutte le direzioni possibili (o disponibili), pericolosamente simile all’antico motto ‘non importa come se ne parli, purché se ne parli’.

(Fine prima parte)

 
Commenti
5 Commenti a “Sede Vagante – I media e il Vaticano/1”
  1. gfs scrive:

    Fabio,complimenti per la descrizione, scorrevole ,veritiera.sei una buona penna. ciao gfs

  2. paola scrive:

    però c’è un gravissimo errore… si dice sede vacante, non vagante

  3. Fabio scrive:

    è un gioco di parole, non temere

  4. Anna scrive:

    Non ho avuto il piacere di seguire i report della sede vagante.
    Il tuo articolo mi è piaciuto, ho visto tutto. Ho aderito al tuo sguardo. Grazie

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  1. [...] Qui la prima parte. (Fonte immagine: PontifEX (2013), documentario di Emiliano Sacchetti, prodotto da Federico Schiavi.) [...]



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