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Mille scrittori contro Amazon – ecco la lettera aperta pubblicata stamattina sul “New York Times”

Tutto è iniziato quando Douglas Preston, scrittore americano e autore di thriller di successo, si è ritrovato schiacciato dalla guerra tra Amazon e Hachette, la sua casa editrice. Motivo del contendere: le condizioni di vendita degli e-book, sulle quali Hachette e Amazon non erano d’accordo. Questo ha portato Amazon a scoraggiare i propri lettori dall’acquistare libri Hachette, con la conseguenza che le vendite dei libri di Douglas Preston sono crollate.

A questo punto Douglas Preston ha scritto una lettera aperta ai suoi lettori, esortandoli a contattare Jeff Bezos per chiedergli di smettere di usare gli scrittori come ostaggi o cavie o capri sacrificali delle sue trattative.

Sorpresa, la lettera di Preston si è diffusa a macchia d’olio, e la sua protesta è diventata la battaglia anche di altri scrittori, da John Grisham e Stephen King. Amazon ha contrattaccato cercando di screditare Preston, ma questo non è servito a fermare la protesta.

Ecco allora che stamattina oltre 900 scrittori  hanno acquistato una pagina del “New York Times” per far valere le proprie ragioniQuesta la loro “lettera aperta”.

Amazon è coinvolta in una disputa commerciale con la casa editrice Hachette, che possiede Little, Brown, Grand Central Publishing, e altri noti marchi. Questi tipi di controversie si verificano continuamente tra le imprese, e di solito vengono risolti in una stanza sul retro dell’azienda.

Ma in questo caso, Amazon ha fatto qualcosa di insolito. L’azienda ha infatti preso di mira direttamente gli autori di Hachette, nel tentativo di forzare il loro editore ad accettarne le condizioni.

Negli ultimi mesi Amazon ha:

– Boicottato gli autori Hachette, rifiutando di accettare pre-ordini sui loro libri, sostenendo che sono “non disponibili”.

– Rifiutato di scontare i prezzi di molti libri di autori Hachette.

– Rallentato la consegna di migliaia di libri di autori Hachette, avvisando i propri clienti che la consegna di quei libri avrebbe richiesto diverse settimane.

– Suggerito, nelle pagine di alcuni autori Hachette, che i lettori potrebbero preferire un libro di un autore non Hachette.

Come scrittori – la maggior parte di noi non pubblica da Hachette – siamo convinti che nessun libraio dovrebbe bloccare la vendita di libri, impedire o scoraggiare i propri clienti dall’ordinare e ricevere i libri che vogliono.

Non è giusto che Amazon individui un gruppo di autori, che non sono direttamente coinvolti nella controversia, per operare nei loro confronti una rappresaglia selettiva. Inoltre, ingannando i propri clienti con tariffe sleali e la consegna ritardata, Amazon contraddice il proprio stesso motto, secondo cui sarebbe “l’azienda più centrata sul cliente presente sulla Terra”.

Molti di noi hanno sostenuto Amazon da quando era una start-up che lottava per emergere. I nostri libri hanno lanciato Amazon, contribuendo a farla diventare una delle più grandi multinazionali del mondo. Abbiamo fatto fare ad Amazon milioni di dollari, e nel corso degli anni abbiamo molto contribuito, a titolo gratuito, alle fortune di questa azienda, attraverso la cooperazione a vario titolo, con promozioni congiunte, recensioni e blog. Questo non è il modo di trattare i propri partner d’affari. Né è il modo giusto di trattare i propri amici.

Senza prendere posizione sulla controversia contrattuale tra Hachette e Amazon, invitiamo Amazon nel modo più deciso a smettere di danneggiare gli autori su cui ha costruito le proprie fortune. Nessuno di noi, né i lettori né gli autori, trae beneficio quando i libri vengono presi in ostaggio. (Non siamo soli nel nostro appello: il “New York Times” e il “Wall Street Journal”, che raramente sono d’accordo su qualcosa, hanno duramente condannato il comportamento di Amazon).

Invitiamo Amazon a risolvere la controversia con Hachette, senza ulteriore danneggiamento degli autori e senza bloccare o comunque ritardare la vendita dei libri per i propri clienti.

Rispettosamente chiediamo a voi, nostri fedeli lettori, di mandare una mail a Jeff Bezos, CEO e fondatore di Amazon (jeff@amazon.com) per dirgli quello che pensate. Lui, Bezos, ha più volte dichiarato che accoglie volentieri le lamentele dei suoi clienti, e che pretende di leggere tutte le mail che arrivano su quell’account. Ci auguriamo che, scrittori e lettori insieme, saremo in grado di fargli cambiare idea.

Cordiali saluti,

seguono firme

Traduzione Renata Lunedini

Commenti
29 Commenti a “Mille scrittori contro Amazon – ecco la lettera aperta pubblicata stamattina sul “New York Times””
  1. Lalo Cura scrive:

    “Molti di noi hanno sostenuto Amazon da quando era una start-up che lottava per emergere. I nostri libri hanno lanciato Amazon, contribuendo a farla diventare una delle più grandi multinazionali del mondo. Abbiamo fatto fare ad Amazon milioni di dollari, e nel corso degli anni abbiamo molto contribuito, a titolo gratuito, alle fortune di questa azienda, attraverso la cooperazione a vario titolo, con promozioni congiunte, recensioni e blogs. Questo non è il modo di trattare i propri partner d’affari. Né è il modo giusto di trattare i propri amici.”

    basterebbe questo passaggio per mandare a fun cool la lettera e i suoi estensori
    e, infatti, io ce li mando

    lc

  2. franca scrive:

    Sono 1000 autori circa. Ed è ovvio che i libri di uno come Stephen King hanno di per sé contribuito alle casse di Amazon.

    Così come i libri di Gino Strada o di Wu Ming o di Zizek o di Tsipras o di Bolano contribuiscono alle casse di Berlusconi quando vengono venduti nelle librerie Mondadori.

    Però adesso questi autori fanno una lotta, e fare tanto gli schizzinosi come Lalo Cura significa come al solito condannarsi alla totale irrilevanza e inazione. Intanto la protesta di questi 1000 qualcosa smuove. Tu, coi tuoi commenti, che smuovi?

  3. Lalo Cura scrive:

    esattamente come te, franca, non smuovo niente
    ho solo espresso una considerazione, mirata, in merito al passaggio che ho riportato – che la dice lunga, a mio modo di vedere, sulle ragioni “ideali” (“politiche”?) di questa “lotta”

    lc

  4. Isa scrive:

    Gino Strada pubblica da Feltrinelli.

  5. bidé scrive:

    La dice lunga, ma esattamente cosa dice? Spieghi per favore.
    Se il problema è che ci sono degli autori che, vendendo migliaia di libri, fanno fare i soldi ad Amazon, il suo ragionamento è capzioso. Se invece il problema è un altro sono pronto a ricredermi, ma deve essere molto convincente.

  6. Franca scrive:

    E infatti Isa ho parlato di librerie Mondadori. Dove Strada e gli altri vengono normalmente venduti. Come su Amazon d’altronde.

  7. Giordana scrive:

    L’appello di questi 1000 scrittori dà voce anche ai loro colleghi non illustri e non anglofoni, che parimenti hanno diritto a un trattamento equo da parte del rivenditore. Aver creato una realtà che da sola muove una fetta così importante di mercato del libro è fonte di responsabilità. Boicottare un certo tipo di vendita, per qualsiasi ragione, diventa una forma di censura.

  8. Lalo Cura scrive:

    bidé, non ho nessuna intenzione di convincere qualcuno
    penso che tutta la questione sia interna alle logiche di un sistema mercantile che nessuno dei firmatari oserebbe mai mettere in discussione – sono tutti, a vario titolo, piccoli o grandi ingranaggii di un meccanismo che accettano senza battere ciglio, così come attesta anche il paraculismo reverenziale della missiva in questione

    questi signori hanno tutti una fottuta paura di fare la stessa fine di douglas preston, cioè di vedere i loro compensi scemare e ridursi all’osso: la letteratura e l’arte (qualora ci fossero) vengono molto dopo – sono un effetto collaterale di poco conto, una noticina, a cui nessuno fa caso, a pie’ di pagina (i.e., di contratto)

    lc

  9. Paolo scrive:

    Lalo Cura mi pare abbia difficoltà ad accettare il fatto che scrittori e artisti possano più o meno serenamente far parte di un sistema capitalistico e di mercato, ora io capisco che il mito dell’artista povero e squattrinato vero o presunto genio incompreso piaccia a tutti ma bisognerebbe anche comprendere che uno scrittore è un essere umano e come tutti può tenere ai propri soldi (e se ne ha tanti non è detto che sia un cialtrone) e al proprio interesse che in questo caso coincide con quello dei lettori giacchè a subire il comportamento scorretto di amazon sono anche i lettori,non solo gli autori.
    è una difesa corporativa quella dei mille scrittori? Forse, ma se questa difesa corporativa è utile a difendere il diritto dei lettori di ricevere i libri che desiderano, ben venga. Sono dell’idea che nel mondo letterario debba esserci maggiore solidarietà tra colleghi e non solo quando ci sono di mezzo i soldi..(penso ai purtroppo non moltissimi scrittori e intellettuali che senza se e senza ma difesero Salman Rushdie ai tempi della fatwa di Khomeini)

  10. Euler scrive:

    Mi stupisce che questi scrittori non abbiamo capito che il problema non è quanto è cattivo Jeff B.: il nocciolo del problema è la posizione dominante di Amazon nel mercato della distribuzione degli ebook nei paesi anglosassoni che deriva dal fatto che sono riusciti a riempire le case degli americani di ebook reader che leggono solo il formato proprietario di Amazon. Se io posso vendere solo ebook in quel formato, allora solo Amazon può venderli ed è naturale che le regole del gioco le decide lui.
    Invece di sottoscrivere patetici appelli invitando i lettori a lamentarsi con Jeff, potrebbero decidere di non pubblicare i loro ebook in formati proprietari ma solo nel formato standerd epub.

  11. Mi sembra che il ragionamento sotteso sia che l’opera d’arte o dell’ingegno, dovendo venire “prima” nei pensieri dell’autore, non dovrebbe essere remunerata o comunque permettere all’autore di vivere. Tanto l’artista vive di pura arte, giusto?

    La trovo una posizione curiosa, così come l’attacco ai firmatari e non al comportamento estremamente scorretto di Amazon in questo particolare caso.

  12. Franco Craveri scrive:

    Caro Lalo Cura,
    però gli scrittori (da Dickens a Twain) hanno sempre cercato di vendere i loro libri. Faticano su quello e campano di quello. Cose c’è di male, in questo?

  13. Lalo Cura scrive:

    @ paolo

    infatti, io quel sistema non lo accetto – ma non credo sia questo il problema: ognuno, del resto, coltiva nella sua vita i “sogni” e le aspettative che si merita

    quello che mi chiedo, di fronte ad “appelli” del genere è più o meno questo: perché chi ha contribuito a crearlo, quel sistema, chi ci sguazza beatamente senza mai un dubbio sulle logiche che contribuisce ad alimentare (cfr. la lettera in questione), viene poi a piangere e a menarsela quando quello stesso sistema, per evidenti ragioni interne di risistemazione del casellario imperial-monopolistico, finisce per metterglielo in quel posto o decide che non ha più bisogno di lui?

    lc

  14. Lalo Cura scrive:

    @ kellermann

    non è un attacco ai firmatari, ma alla falsa coscienza ingenerata in loro dal sistema di cui “liberamente” hanno scelto di essere parte integrante – dimenticando, forse, che è il “sistema” a dettare le regole del “gioco”

    @ craveri

    ci mancherebbe altro che non sia così, non c’è niente di male

    ma non c’è niente di male, credo, nemmeno a vivere onestamente e dignitosamente del proprio lavoro di libraio – in alcuni casi si tratta(va) di vera e propria “vocazione” (come quella dello scrittore, perché no?), in altri di memoria e tradizione familiare e non solo di un lavoro come un altro… ebbene: perché gli scrittori non hanno mai firmato appelli in loro favore quando la grande distribuzione in genere, prima ancora di amazon e affini, ha spianato occupazione ed esistenze di migliaia e migliaia di loro?

    lc

  15. Paolo scrive:

    X lalo Cura

    quindi se capisco bene l’unico torto di questi scrittori sarebbe quello di non essere comunisti rivoluzionari? bè, certamente non lo sono, Grisham e Stephen King,per esempio, sono americani politicamente “liberal” cioè progressisti nel panorama politico statunitense ma no non sono anti-capitalisti e non sognano la rivoluzione proletaria, al massimo vorrebbero avere un welfare come quello del Canada, presumo
    Ciò non di meno, anche se il sistema capitalistico ti va tutto sommato bene non è detto che tu debba applaudire davanti a tutto quello che una multinazionale con ambizioni monopolistiche combina. Di fatto, questi scrittori si sono accorti che l’azienda alla cui ricchezza hanno contribuito ora la sta mettendo in quel posto non solo a loro ma anche ai lettori adottando comportamenti scorretti anche sotto un’ottica liberale e non anti-capitalistica.(i liberali in economia dovrebbero essere per la libera concorrenza e contrari ai monopoli almeno in teoria)
    Posso capire che da un punto di vista per così dire severamente “marxista” gli scrittori in questione appaiono ingenui nel migliore dei casi e paraculi nel peggiore, ma questo appello mi pare una reazione comprensibile davanti ad atti che ripeto non danneggiano solo gli autori

  16. Paolo scrive:

    X Lalo Cura delle 16.29

    bè se la mettiamo sul piano di “non avete difeso le piccole librerie quindi adesso ben vi sta” posso capirlo, ma il merito dell’appello resta sensato

  17. anna scrive:

    Che Amazon stesse acquisendo una posizione dominante era evidente a chiunque, stupisce che tanti illustri scrittori abbiano dovuto attendere il caso Hachette per comprendere che prima o poi questo avrebbe dato origine a qualche problema. Se sia stato interesse o ingenuità non saprei, ma poiché la distribuzione dei libri tocca questioni di libertà di interesse generale mi sento di sottoscrivere l’appello. Piuttosto mi chiedo se e perché negli Stati Uniti non esista una legislazione che regoli queste questioni.

  18. SoloUnaTraccia scrive:

    Sottoscrivo e ribadisco l’osservazione di LaloCura.

    Il mercato ha le sue regole che vengono dettate dai maggiori operatori dello stesso.
    Chi vuole farne parte accetta le regole. Non accetti le regole? Esci dal mercato. Oppure cambi le regole,
    che nel caso di Amazon sono di posizione oligopolista dominante.

    Suppongo che Preston e gli altri abbiano firmato dei contratti. Forse sarebbe stato il caso di leggerli meglio.
    Se Amazon violasse qualche punto dei citati contratti o degli articoli di legge americana, la sede di controversia è un tribunale apposito, dove gli scrittori commercialmente mobbizzati otterrano le loro ragioni.

    Quando Google farà lo stesso scherzetto qualcuno si ricorderà che da anni si discute della sua posizione
    monopolista (si discute ma non si muove un dito perchè fa comodo a tutti i governi del pianeta)?

    E per piacere non mettiamo la parola arte in nessun punto della discussione. Incientalmente si parla di libri ma
    Amazon è solo un collettore di negozi online, si farebbe la stessa discussione sui DVD vergini, i toner per fotocopiatrici, i pennarelli indelebili e tutto quanto si possa acquistare per corrispondenza.

  19. Paolo Cognetti scrive:

    Chissà che cosa succederebbe se questi 900 scrittori si rifiutassero di essere venduti su Amazon.
    Ne basterebbero un paio in realtà: King e Grisham, tanto per vedere la reazione. Quella sì che sarebbe una protesta.

  20. gianfranco sherwood scrive:

    Ovvio che uno scrittore campi vendendo, anche su Amazon. Altrettanto ovvia (dovrebbe essere) la sua inquietudine quando il distributore pretenda di prevaricarlo. Quello che qui sfugge, temo, è che la manovra a tenaglia per normalizzare tutto e tutti si fa sempre più stringente. Al punto che persino innocui liberal come King lo capiscono.

  21. Michele scrive:

    Nessun scrittore d’assalto s’è però stizzito ogni volta che emergono tra i fatti di cronaca le condizioni di schiavi dei lavoratori di Amazon…

  22. Isa scrive:

    Gli autori avranno certamente firmato contratti, ma con il loro editore (Hachette o i suoi imprint, in questo caso) e non con Amazon. In quei contratti si saranno stabiliti anticipi e royalty sulle copie, non il prezzo di vendita finale, che decide l’editore; e infatti qui il merito nella questione sta negli accordi tra gruppi editoriali e Amazon sul prezzo di vendita degli e-book (tanto per stare in argomento: poi Bezos sconta anche il cartaceo, ma non come sconta, o vorrebbe scontare, l’e-book). Mi stupirei, inoltre, se i contratti firmati tra editori e autori lasciassero a questi ultimi voce in capitolo sui canali di vendita: vale a dire che non sono certa possano rifiutarsi di essere venduti su Amazon. Non voglio dire che sia impossibile, se un autore vende bene ha un certo potere contrattuale che potrebbe comprendere anche questo tipo di libertà, ma non so se possa esercitarla a posteriori.

    A ogni modo, da cliente Amazon (COMING OUT!) e da traduttrice sottopagata e il cui diritto d’autore viene costantemente calpestato, penso che il pesce puzzi dalla testa, cioè IMHO fin dalle norme nazionali in materia di industria culturale, che non si sono preoccupate dell’effetto che avrebbero avuto le grandi concentrazioni di potere economico in un settore con caratteristiche diverse rispetto a quello dei salumi o delle piastrelle. È vero che Amazon ha contribuito alle chiusure di librai indipendenti, ma vi hanno contribuito anche tutti i grandi editori – almeno italiani – ai quali si è permesso di diventare distributori e librai di catena, con i bei risultati che vediamo in termini di qualità: sempre più libri, sempre più brutti e inutili, a fronte di grandi difficoltà nel trovare le produzioni ancora indipendenti. (@Franca: giusto, l’editore è una cosa e il libraio un’altra, ma nel caso di Mondadori e Feltrinelli tutti vanno ad arricchire tutti. O nessuno, giacché l’editoria italiana si dibatte in una crisi di fatturati spaventosa–dice).

    Ed è vero che Amazon ha contribuito alla diffusione di un lettore di e-book con certe caratteristiche (e certi svantaggi, come anche certi vantaggi). Però i soldi per svilupparlo, promuoverlo e commercializzarlo ce li hanno messi loro, perché non avrebbero dovuto cercare di diffonderlo? E d’altro canto, tutti sanno che esistono software di conversione tra formati non-Kindle e il formato .mobi (anche se non sarò certo io a farne i nomi…), quindi non è precisamente vero che Kindle può leggere solo libri venduti da Bezos. Ovunque si è permesso che Amazon diventasse il gigante che è diventato, senza osare mettere il naso, per esempio, nelle sue modalità di relazione industriale: se ne parla, di questi operai-schiavi, ma è difficile capire se qualcuno stia tentando di fare qualcosa. (A margine, in Europa gli unici a dire ALT all’ultima emanazione di Amazon, vale a dire AmazonCrossing, perché proponeva e propone contratti inaccettabili, sono stati proprio i traduttori.)

    Se il libro è un prodotto come un altro, e il suo mercato un mercato come un altro, allora sì, certo, che editori e librai se la cavino da soli, s’inventino qualcosa per arginare il Colosso e – gli editori soprattutto – la smettano di piatire sovvenzioni pubbliche. Ma se invece il libro (prodotto d’arte e artigianato insieme, inutile fare finta di no) è una cosa diversa, allora il suo destino non può essere lasciato in mano alla finanza, ai “manager” (che in editoria fan più danni della grandine) e a Jeff Bezos. Solo che ci vuole un coraggio politico che passi molto, molto sopra la testa di tutti i soggetti coinvolti, e che purtroppo non vedo da nessuna parte.

  23. Euler scrive:

    @ Isa: portare in formato mobi un epub si devono rimuovere in modo illegale le protezioni dei DRM, quindi: sì di fatto il Kindle legge solo il suo formato, non ci sono ragione tecniche per questo, il Kindle è pensato per vincolarti a comperare i contenuti solo da Amazon. Compreresti un televisore che ti consente di vedere solo i canali distribuiti dal produttore del televisore? No, vero? E perché invece con il Kindle lo si accetta? Il modo corretto per liberarsi del monopolio di Amazon è non accettare la logica per cui i contenuti per il tuo dispositivo te li può vendere solo Amazon. In Italia Mondadori lo ha capito (in ritardo, ma lo ha capito) ma gli editori dovrebbero investire in un programma di rottamazione dei Kindle e offrire i loro contenuti per Kindle a un prezzo superiore rispetto a quello praticato per gli epub.

  24. Nicoletta scrive:

    Bellissima discussione, ma un favore: che significa ihmo? grazie.
    N

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  4. […] che, presi nel mezzo, ritengono di essere i più danneggiati, oltre che i meno responsabili ed esortano i lettori ad un mailbombing diretto contro Jeff […]

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