hock

Mille volte hai detto vado

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di Domitilla Di Thiene

1

Mille volte hai detto vado
E mille volte sei restato
Una volta ho detto vado
E te ne sei andato

2

Al primo travaglio ridevi alle mie doglie
Scusa dicevi, mi fa ridere il dolore degli altri
Cerca di capirmi, ho un problema con questo
Il dolore degli altri
non so come gestirlo

3

Al secondo travaglio mi hai dato un pugno
Ti eri addormentato fra una doglia e l’altra
Io sudata dolorante tremante
Ti ho svegliato bruscamente
Non mi hai riconosciuto o forse troppo

4

Potrei abituarmi a tutto
Ripetevi orgoglioso
Dove mi trovo o mi metti
Scelgo un bar dove essere salutato dai baristi
Un giornalaio che sappia i miei giornali
Una passeggiata di andata e ritorno a casa
E potrei stare ovunque
E noi figuranti incidentali, grati di capitare nel tuo dovunque

5

Non soffro il caldo e non soffro il freddo
Ripetevi
Basta stare fermi

6

I primi giorni di relazione
Renderò la tua vita un sogno dicesti
In qualche modo è stato vero
Non ne specificavi la qualità

7

Non ti si può fare regali
Dicevi
Perché non ti piace mai nulla
E lo ripetevi ogni natale, compleanno, anniversario, nascita dei figli

8

Ti ho fatto la vignarola, il tuo piatto preferito
Mi dicevi a volte
Presentando il piatto di fave piselli e insalata
Veramente è il tuo, lamentavo io
Ah sì? Rispondevi finto distratto
Credevo fosse anche il tuo

9

Discutevamo il ruolo della donna
Forse qualcosa di più
Eravamo già nel litigio su tutto
Finché la riproduzione è esclusiva femminile la donna sarà schiava
Dicevo io
Ah sì? Rispondevi
Credevo fosse l’unico motivo per cui esistete ancora
dicevi
Ed è la prima volta che mi hai fatto paura

10

La notte ti giravi di fianco, dandomi la schiena.
Non respiro da quel lato, dicevi, se vuoi puoi abbracciarmi da dietro.
Non importava quale fosse il lato.

11

Mi accompagnasti al primo giorno del corso preparto.
Riempendo i moduli al mio posto ti voltasti
Vogliono il nome di tuo padre e il suo cellulare

12

Già con l’altra mi dicesti che la amavi perché non era ambiziosa
ma di non farne un fatto personale

13

Ti commuovevi ai cartoni animati, alle serie televisive, ai film di serie b
Alle canzoni francesi, alle canzoni italiane, all’opera
Alle storie di amici, ai trafiletti di cronaca nera, ai compleanni dei figli anche non tuoi
(ma il pianto degli altri era autocompiacimento)

14

Non sopportavi quando le persone piangono
in realtà si autocompatiscono dicevi
Non capivo, chiedevo, cercavo di capire
Il pianto è sempre autocompatimento in qualche forma ma cosa toglie questo?
Iniziano a piangere ma poi in realtà capisci che piangono solo per loro stessi
Ripetevi
Ti faceva rabbia
E mi lasciavi confusa
(e piangevi peri cartoni animati, le serie televisive e i film di serie b)

15

Mi confessasti che da giovane non giocavi bene a calcio
Ed eri quello che portava sempre il pallone
Come garanzia per farti stare in squadra
Ci ho messo un po’ a capire che quel pallone non lo avevi mai lasciato

16

Avevi paura delle prese elettriche
Non ti fidavi del salvavita dicevi
Ma hai risolto
Chiedevi a me di infilare le spine al posto tuo

17

Non leggi più i miei libri
Dicesti
Ho scritto dodici articoli, non ne hai letto neanche uno
Risposi
Il punto non sono i tuoi articoli, mi dicesti, ma che prima li leggevi, i miei libri
Al momento pensai che avevi ragione
Ora penso che ci vogliono altre mille carla lonzi  e non basteranno mai.

18

Già con l’altra e stavamo discutendo in bagno
Per non farci sentire dai bambini
Leccherei le croste che lasci nei lavandino
Che schifo rispondesti
Oddio mio sono di quelli che lasciano il lavandino sporco?
(eri preoccupato che l’altra se ne accorgesse)

19

Era impossibile parlarti nel salotto di casa
Se davo le spalle alla finestra
Passavi il tempo a specchiarti e ti dovevo chiedere di fare a cambio

20

Quando infilavi un maglione, una maglietta, una felpa
La lasciavi a metà, con solo la testa e gli occhi fuori e il volto coperto
Come una famosa immagine di james dean
Rimanevi sempre qualche secondo così
In attesa

21

Anni fa in un litigio brutto volevo di uscire di casa
Ti mettesti davanti alla porta
Tu di qui non esci
Dicesti
Sbagliai e rimasi

22

A un certo punto ti ho bloccato il numero per le chiamate
E poi su whatsapp
E poi sugli sms
Tutto per smettere di insultarti
Che non aiuta nessuno
Ma la mail non potevo, tre figli necessitano una comunicazione
Poi ho avuto una idea geniale
Ti ho aperto un indirizzo di posta e spedito la password (vigliacc1)
Un indirizzo per le nostra comunicazioni private, quelle non pratiche e necessarie
Non hai cambiato la password
Hai letto le prime tre mail
Poi non la hai mai più aperta
(non sei mai stato un uomo curioso)

 

23

Al nostro primo incontro
(in assoluto, al bar vicino villa mirafiori)
una bustina di zucchero ha deciso per noi.
Ci giocavi davanti a un caffè amaro
se è uno dei buendìa fa per me
mi dissi
a un tratto sembrava proprio che l’avresti aperta
invece no

24

E’  il contrario di quello che si pensa
Ripetevi
Uno più vecchio con una più giovane si sentirà sempre ancora più vecchio
E lei ancora più giovane

25

La prima volta che incontrasti mia madre
Hai vinto facile, con un aneddoto sul dolore per la morte del cane in kundera
Chissà come ti è venuto in mente di citare proprio quel cane
Su cui madre anche aveva sofferto tanto
Occasione e talento

26

O vinco facile o non gioco

27

Quando entravi in un letto rimanevi così immobile
(su lato in cui respiri)
che la mattina potevi uscire e ritenere il letto fatto

28

Adoravi le commesse nei supermercati
I camerieri nei ristoranti
Le hostess sugli aerei
Li intrattenevi con qualsiasi tipo di domanda
Sono qui per noi, insistevi ai miei lamenti

29

Quando ti spogliavi lasciavi per ultimi i calzini

30

Quando ti levavi calzini
Li annusavi
Prima di metterli nella cesta delle cose sporche

31

Se eri in ritardo
Se eravamo in ritardo
Chiamavi per dire che sei molto più in ritardo di quanto non fossi
Se dieci minuti dicevi mezzora se venti minuti dicevi quaranta minuti
Era contro il mio modo di pensare, io dicevo sempre sto arrivando, anche a chilometri di distanza, per tranquillizzare chi aspettava
Tu no
Mi piace stare tranquillo dicevi

32

Non spengevi la sveglia.
Mi piace sentirla suonare a lungo dicevi
Non riesco ad alzarmi subito

33

Ti piaceva partire con largo anticipo
Per anni hai svegliato tutti alle cinque e mezzo
(io e il bambino di turno nella culla in camera con noi)
(e non spegnevi la sveglia)
e ho scoperto dopo che avevi lezione nel pomeriggio

34

Amavi il rilancio
(non solo sui ritardi)
Se ti chiedevo qualcosa
(ci terrei che ci fossi il giorno del mio dottorato)
ne negavi altre cinque
(purtroppo di sicuro non potrò. E neanche il giorno prima e quello dopo e la settimana a venire)

35

Ma era una forma per stare tranquillo
(come per il ritardo)
poi sei venuto al mio dottorato

36

Poi sei venuto sempre quasi a tutto
Ma hai sempre messo le mani avanti su tutto

Commenti
3 Commenti a “Mille volte hai detto vado”
  1. alfredo scrive:

    quanta roba dentro.
    quanto queste parole ci costringono a pensare.
    tosta.

  2. Alfredo Nicotra scrive:

    Una grazia del male. Sporcata dal solito punto di vista minimale borghese. Peccato. Cos’è un dottorato?

  3. Ludovico Marischi scrive:

    caso mai sporcata da due refusi. non si capisce il secondo commento forse marxista. la grazia qual si lascia leggere è quella dei sentimenti che guardano se stessi.

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