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Minatori (John Berger)

In occasione del 25 aprile pubblichiamo un testo di John Berger: si chiama Minatori ed è tratto da Presentarsi all’appuntamento. Narrare le immagini (Libri Scheiwiller, traduzione di Maria Nadotti). Buona lettura, e buon 25 aprile.

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Quando la giusta causa è sconfitta, quando i coraggiosi sono umiliati, quando uomini collaudati sul fondo e all’imbocco delle miniere sono trattati come rifiuti, quando si caca sulla dignità e i giudici in tribunale credono alle menzogne e i calunniatori sono pagati per calunniare con salari che potrebbero dare da vivere alle famiglie di una dozzina di minatori in sciopero, quando i Golia delle forze dell’ordine con i loro maledetti manganelli si ritrovano non sul banco degli imputati ma sulla lista d’onore, quando il nostro passato è screditato e le promesse e i suoi sacrifici sminuiti con sorrisi ignoranti e maligni, quando intere famiglie arrivano a sospettare che chi esercita il potere sia sordo alla ragione e a qualsiasi supplica e che non ci sia appello da nessuna parte, quando a poco a poco capisci che qualunque parola riporta il dizionario, qualunque cosa dica la regina o riferiscano i corrispondenti parlamentari, qualunque nome il sistema scelga di darsi per mascherare il proprio egoismo e la propria impudenza, quando poco a poco capisci che Loro sono lì fuori per schiacciarti, per fare a pezzi la tua eredità, le tue competenze, le tue comunità, la tua poesia, le tue associazioni, la tua casa e quando è possibile anche le tue ossa, quando alla fine lo si capisce, si sente anche forte e chiaro nella testa suonare l’ora degli assassinii, della vendetta giustificata. […] Sono sicuro che molti distesi nel loro letto, incapaci di chiudere occhio, hanno sentito rintoccare quell’ora e niente potrebbe essere più umano, più tenero della visione che si presenta: gli spietati giustiziati sommariamente da coloro di cui non hanno avuto pietà. È la parola “tenero” che ci è cara e che Loro non riusciranno mai a capire perché non sanno a cosa si riferisca. Questa visione si sta presentando in tutto il mondo. Oggi immaginiamo e aspettiamo gli eroi vendicatori: gli spietati ne hanno già paura mentre io e forse voi li benediciamo.

Farei tutto quello che sta in me per proteggere uno di questi eroi, ma se mentre gli do asilo mi dicesse che gli piacerebbe disegnare, oppure, supponendo che sia una donna, che ha sempre desiderato dipingere ma che non ha mai avuto l’opportunità o il tempo di farlo, se questo succedesse allora credo che direi: guarda, se vuoi, non è escluso che tu riesca a realizzare un altro modo quel che hai in testa di fare, un modo che ha meno probabilità di ricadere sui tuoi compagni e che si presta meno alla confusione. Non so dirti che cosa fa l’arte e come lo faccia, ma so che spesso ha giudicato i giudici chiesto vendetta per gli innocenti e mostrato al futuro quel che è passato ha sofferto, così che non lo si è più dimenticato. So anche che quando l’arte, qualunque ne sia la forma, fa questo i potenti ne hanno paura, e che a volte una simile arte circola tra la gente come una voce e una leggenda, perché da senso a quel che le brutalità della vita non sanno spiegare, un senso che ci unisce, perché finalmente è inseparabile dalla giustizia. L’arte, quando funziona così, diventa il punto di incontro dell’invisibile, dell’irriducibile, del duraturo, del coraggio e dell’onore.

(Fonte foto)

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