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miniTube #4: Ingiustizie cinematografiche

Da molto tempo non mettevo piede in una chiesa. Domenica scorsa ho fatto qualcosa di più, qualcosa che non facevo da molto più tempo: sono andato a messa. Sono entrato nella chiesa dei padri gesuiti a Bergamo, una chiesa piccola fuori dal centro, non lontano dalla stazione. Sono arrivato in largo anticipo, involontariamente, e senza fretta, al termine, me ne sono andato. Poi ho raggiunto il centro, e davanti alle locandine fuori da un cinema lungo via Torquato Tasso ho deciso di assistere all’unica proiezione serale di Jagten (la caccia, tradotto per l’Italia con Il sospetto).

Trovo l’ultimo di Thomas Vinterberg un film grandioso, ai livelli di Festen, che lo ha reso celebre e premiato (Cannes ’98). Il film mi ha scosso, dico fisicamente; accade così quando il tema è quello dell’ingiustizia, se in discussione è la lotta dell’umano contro l’emergere dell’ingens sylva, la barbarie, per affermare il bisogno di civiltà.

Si parla di questo in Jagten, e non a caso cito l’ingens sylva, perché simbolicamente circonda il piccolo centro danese in cui è ambientata la storia. Una foresta ritratta magistralmente da Vinterberg, territorio del mistero naturale e dei cacciatori di cervi, gli uomini del villaggio, che con spaventosa facilità diventano in un istante cacciatori di uomini, di un loro simile (Lucas), condannato senza prove e per una colpa non commessa, giudicato non dalla giustizia di Stato ma da quella naturale, animale: della comunità divenuta branco.

Non riesco a organizzare un discorso su Jagten, ma non posso smettere di pensare a una scena del film, forse anche per via della situazione con cui aprivo questa puntata di miniTube. Si tratta della scena principale, una delle ultime, usata persino come promo del film (motivo per il quale non rischio di rovinare alcuna visione, anzi spero di promuoverla).

È Natale. Lucas, il protagonista, entra nella chiesa gremita per la messa, zoppicante e pestato. Il pastore è in piedi davanti alla comunità, la accoglie con delle parole dedicate alla ricorrenza. Due file di candele accese illuminano i lati del corridoio centrale. Lucas prende posto in uno dei primi banchi sulla fila di destra. Dunque si gira, fissa un altro uomo (Theo) nella fila opposta, il suo principale accusatore-cacciatore, seduto in uno dei banchi retrostanti. Theo si agita, è sconvolto; «lo vedo nel suo viso» dice alla moglie, che domanda: «vedi che cosa?»

Mi è parso di notare nella scena una criptocitazione del «cenno con la testa» di Regina Olsen a Kierkegaard, se non altro per la coincidenza di luogo, gesto e provenienza.

«Il primo giorno di Pasqua, alla funzione del pomeriggio nella Chiesa di Nostra Signora (alla predica di Mynster), “lei” mi fece un cenno con la testa, non so se per pregarmi o per perdonarmi, ma in ogni caso con molto slancio. Io ero seduto in disparte, ma ella mi scoprì: volesse il cielo che non l’avesse fatto! Ecco un anno e mezzo di sofferenze sprecate, tutti i miei sforzi enormi: ella non crede, malgrado tutto, che io sia un impostore, mi conserva ancora fiducia! Attraverso quali prove non le toccherà allora passare. […] Oggi Lunedì fra le 9 e le 10 del mattino ella m’incontra. Io non ho fatto neppure un passo per questo». (S. Kierkegaard, Diario, trad. di C. Fabro, Morcelliana, Brescia 1980 – 19833, t. 3, pp. 79 – 80, n. 888 [IV A 97])

Il finale del film va oltre l’agnizione di cui sopra, si rivela sorprendente ancorché morbido, rispetto ai toni forti che tendono il film in tutta la sua durata, ma non priva lo spettatore di un interrogativo ulteriore e potente. 
E al di là di tutto questo, il finale ha risvegliato in me delle emozioni precise, provate al cinema in altre due occasioni, e uno stesso ordine di pensieri.
 Saltando alle conclusioni: Jagten, Dogville di Lars Von Trier e Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti propongono tre soluzioni differenti al problema dell’ingiustizia (di gruppo) e della vendetta (privata). 
Il primo splendido lungometraggio di Diritti racconta un’ingiustizia non risolvibile per via istituzionale e anche senza vendetta personale:

Dogville racconta l’ingiustizia e la violenza subite nella finzione d’essere inerme, risvegliate per assurdo dall’innocenza, dalla grazia; e una vendetta finale atroce, sterminatrice:

Di Jagten non oso dire molto (è ancora fresco nelle sale italiane), ma non svelerò nulla se scrivo che propone una terza via di soluzione, in certo modo socratica; un saldo senso della giustizia collettiva nei gesti di un singolo, seppure vessato, il quale non ricorre a ritorsioni ma a una lotta disciplinata, personale, contro il gruppo inferocito, l’ingens sylva imperante. Una lotta, però, senza garanzie per una giustizia che sia finale, che ha come risultato una pace soltanto apparente, e non può impedire alla caccia subita (esteriormente) di farsi interiore, interiorizzata, un tormento insopprimibile della psiche.

Andrea Cirolla è nato a Bergamo nel 1983. Vive a Milano, dove si è laureato in filosofia. Lavora nell’editoria e scrive. Suoi articoli e interviste sono usciti su giornali e riviste, tra cui Corriere della Sera, la Lettura, pagina99 e Nuovi Argomenti.
Commenti
2 Commenti a “miniTube #4: Ingiustizie cinematografiche”
  1. Mariateresa scrive:

    Sì, d’accordo, è un film molto toccante ma “Il vento fa il suo giro” ci rende tutti partecipi con il pastore francese…mentre Vinteberg non ci rassicura perché il finale è davvero spiazzante. Cosa significa quel colpo di fucile sparato da un ragazzo? Che il vero colpevole si è voluto vendicare? e di cosa se non sappiamo chi sia il vero colpevole? Resta la sensazione sgradevole di un rito d’iniziazione in Danimarca (c’è del marcio in Danimarca) dove ai sedicenni si obbliga di andare a sparare ai cervi, orribile! Del resto se penso che ci sono i macelli….siamo circondati dalla violenza! Inoltre una società dove ci sono compartimenti stagni e dove un quarantatrenne che lavora in un asilo, regno incontrastato delle donne, per ciò stesso è sospetto, mentre il marito che picchia la moglie all’interno della sua villetta è considerato un bravo cristiano…Film dalle mille letture, davvero amletico!

  2. antonio scrive:

    Ciao! Vorrei solo dire un grazie enorme per le informazioni che avete condiviso in questo blog! Di sicurò diverrò un vostro fa accanito!

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