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Il mio cane si chiama Schiller

di Marco Mantello

Il mio cane si chiama Schiller
e ha due occhi più rossi
della prima internazionale.
Con i calli sui gomiti sale
e gli tremano le zampe posteriori.
Dentro al bosco, al di là della case
le carcasse degli Schiller precedenti
custodiscono ancora i cuori
di padroni adolescenti.
Il mio cane è cardiopatico e noioso
e gli cadono pure tre denti.
Quando sento gridare il cardillo
entra il ghiaccio e l’orecchio
mi si drizza. Invece il suo
sordo e immobile, è una pizza.
Incomincio a raspare il fogliame
vorrei correre ma lui
resta tranquillo. Non ha mai fame
E per questo ho deciso che oggi
mi abbandono nel bosco così
a cercarmi sarà il cane.
Ore e ore finché c’è la luce
e mostrando agli umani che incontra
la sua targa argentata e rotonda
chiamerà sul cellulare
che davvero deve essere triste
una voce che adesso gli dice:
questo numero non esiste.
Il mio cane ha lasciato un’impronta
e due gocce di urina sul tronco
fino a che c’è la luce e lui
sarà stanco e noi
non saremo più cane e padrone
di un valore conforme a ragione.
Sarà raro incontrarci di nuovo
sotto mucchi di legni tagliati
messi tutti alla stessa distanza
o magari nei pressi dei muri
della nostra patetica stanza
coi ritagli di giornale
quelle foto degli Schiller precedenti
che trattengono l’umidità
e nascondono tracce di denti

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