San Girolamo Guercino

Bononi a Ferrara: un risarcimento necessario

San Girolamo Guercino

(Foto: Giulia Paratelli)

di Licia Vignotto

Una mostra necessaria: a Ferrara è stata inaugurata sabato 13 ottobre la monografica dedicata a Carlo Bononi, pittore seicentesco di indiscusso talento ma sconosciuto ai più, schiacciato tra la fama di Ludovico Carracci e del Guercino, scivolato in fondo ai cataloghi di storia dell’arte come spesso succede a chi lavora a cavallo di epoche, stili e tradizioni diverse.

Una mano che merita di essere conosciuta e studiata perché interpreta in modo innovativo e supera le tradizioni: accoglie le anatomie muscolari veicolate da Michelangelo, le pesanti ombre di ascendenza caraveggesca e il cromatismo acceso di Dosso Dossi, inserisce il paesaggio dei veneti in scene fortemente drammatiche e teatrali, che anticipano il barocco. Una mano che esprime il proprio talento e la propria irriducibile identità soprattutto nell’empatia, nell’emozione vivida e non filtrata, quasi plateale, che permea le opere, davanti alle quali lo spettatore è invitato a fare un passo avanti, a inserirsi in prima persona tra i protagonisti della rappresentazione.

L’esposizione – visitabile fino a 7 gennaio 2018 – rappresenta una sfida difficilissima per Palazzo Diamanti, perché da un punto di vista promozionale ed economico non può contare sull’appeal di un nome conosciuto e popolare, eppure imprescindibile per chi crede che le mostre debbano innanzitutto servire, costituire un servizio, e non siamo semplicemente carrozzoni allestiti per arricchirsi in nome di ciò che comodamente si infila sotto il capiente ombrello chiamato Cultura.

Battezzato da Longhi come l’ultimo rappresentante dell’Officina Ferrarase, Bononi lavorò in tutta la regione Emilia-Romagna oltre che in Veneto e le sue opere – prodotte tra il 1602 e il 1632, anno della sua morte – si incontrano da Reggio Emilia a Bassano del Grappa. Prima che Warburg scoprisse gli affreschi di Palazzo Schifanoia i turisti arrivavano nel capoluogo estense soprattutto per ammirare le straordinarie decorazioni ad olio di Santa Maria in Vado. Certo non trascuravano il Castello Estense e le architetture rinascimentali più note, ma l’imponente chiesa di via Scandiana – tra le più antiche della città, famosa soprattutto per il miracolo del sangue – costituiva una tappa obbligata.

Compianto sul Cristo morto Bononi

Fino ad oggi però nessuna mostra ha mai approfondito il lavoro di questo artista, gli studi critici si fermavano alla monografia pubblicata da Andrea Emiliani nel 1962, e il nome dell’artista restava sulla bocca degli addetti ai lavori, citato al grande pubblico occasionalmente ed esclusivamente da Vittorio Sgarbi, suo grande estimatore, nonché proprietario della magniloquente Sibilla esposta nella seconda sala. Un pezzo preziosissimo perché ad oggi è tutto ciò che resta della decorazione che originariamente circondava le pareti dell’Oratorio di Santa Maria della Scala, definito spesso come “la Cappella Sistina di Ferrara”.

Il percorso espositivo ideato dai curatori Giovanni Sassu e Francesca Cappelletti è classicamente biografico. Ripercorre la vita del pittore dagli esordi ferraresi alle influenze derivanti dal viaggio formativo a Roma – al quale si deve l’ispirazione del Genio delle arti, prestato da una collezione privata, che per la prima volta sarà esposto al pubblico -, dall’innovativa applicazione al tema del nudo maschile, trattato con grande sensualità e carnalità, alle grandi pale d’altare. Di sala in sala Bononi dialoga con i protagonisti del suo tempo: Ludovico Carracci, Guercino, Guido Reni, Scarsellino, Giovanni Lanfranco, Carlo Saraceni.

Allestimento mostra Bononi

Da non perdere L’apparizione della Madonna di Loreto, prestata dal Musée des Augustins di Tolosa, perché per la prima volta verrà presentata nella sua versione originale, ovvero con un atletico San Sebastiano rappresentato in primo piano. L’opera è stata recentemente restaurata dal Centro di Conservazione e Restauro di Marsiglia, che ha ritrovato sotto uno strato di vernice la figura maschile censurata durante l’Ottocento.

«Questa mostra è un risarcimento – racconta la direttrice di Palazzo Diamanti, Maria Luisa Pacelli -. Il seicento a Ferrara per lungo tempo è stato offuscato dalla grandiosità dalla corte estense, Bononi stesso non ha avuto la fortuna che avrebbe meritato. L’obiettivo di questo evento è risvegliare l’interesse della comunità scientifica e del pubblico, per questo ai visitatori consegneremo una mappa dei luoghi di maggiori interesse legati a quell’epoca, affinché la storia della città possa essere compresa da una prospettiva più ricca e ampia».

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