motel voyeur

Diario di un voyeur

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Riprendiamo un pezzo di Carlo Mazza Galanti apparso su Linus di febbraio, un numero speciale tutto dedicato all’amore. (Fonte immagine)

Nel 1980, venuto a conoscenza del lungo reportage narrativo sui costumi sessuali americani che Gay Talese era in procinto di pubblicare (La donna d’altri), un tale Gerald Foos ha scritto al decano del new journalism una lettera dove gli racconta la sua lunga storia di guardone.

Intorno alla metà degli anni Sessanta Foos ha comprato un motel vicino Denver, sul soffitto delle camere ha costruito dei “condotti di osservazione” e da lassù ha trascorso molte ore, ogni giorno, spiando i clienti, soprattutto le coppie, che gli sembravano più interessanti.

Affacciato per anni sulla privacy di migliaia di sconosciuti, Foos si eccitava e a volte si masturbava o faceva sesso con la moglie complice della sua perversione, ma più spesso prendeva appunti e compilava uno stupefacente “Diario del Voyeur”.

Talese ha incontrato l’albergatore nel 1980 e letto il diario ma per raccontare quella storia ha dovuto aspettare che nel 2015, ormai ottantenne, Foos gliene desse autorizzazione. Così è nato Motel Voyeur, il ritratto indimenticabile di un uomo morboso che senza nulla togliere al fiuto eccezionale di Talese (e all’abilità nel gestire per più di trent’anni il contatto) deve il grosso del suo fascino alle pagine del “Diario del Voyeur”, le quali sono riportate tali e quali dallo scrittore e che costituiscono una buona metà del libro.

Poco dopo la pubblicazione negli USA un articolo del Washington Post ha messo in discussione l’autenticità della testimonianza, in particolare per quanto riguarda un omicidio a cui l’albergatore avrebbe assistito nel 1977. Ma al netto del crimine forse inventato (e tutto sommato “fuori tema”) il Diario, la qualità stentata e traballante della sua scrittura (ottimamente riprodotta dalla traduzione di Francesco Pacifico) e la quantità di dettagli allo stesso tempo spiazzanti e toccanti dei suoi resoconti, portano impresso il marchio di una verità che s’impone e che pare difficilmente contestabile.

Leggere quelle pagine è un viaggio deviante nell’intimità e nella vita degli altri, un’esperienza tanto disturbante quanto rivelativa e in fondo molto poco pornografica, perché la maniacalità di Foos, come spesso succede con le persone ossessive che non si vergognano delle proprie ossessioni, sembra incarnare un’umanità meno paludata, più spontanea, e tutto sommato inoffensiva di quella di molti rispettabili “normali” cittadini.

Scandalosamente autoindulgente, Foos porta uno sguardo di partecipato candore anche sulle perversioni altrui, su ogni tipo di condotta sessuale. Gli unici giudizi che esprime sono contro la violenza, la guerra (tra le scene più forti del libro: le interazioni sessuali dei reduci dal Vietnam, spesso mutilati), e soprattutto contro la tristezza endemica delle coppie infelici, che per Foos rappresenta un’indegnità imperdonabile e il segno evidente di un più vasto malessere sociale.

Quella di Foos non è solo un’indagine spietatamente vera proprio in quanto illecita: come il protagonista di Sesso, bugie e videotape Foos è ossessionato dalla trasparenza e, come il Nanni Moretti di Bianca, dall’armonia di coppia. Con spirito da collezionista stila statistiche, elenchi, comparazioni, ambisce in maniera un po’ tronfia a costruire dal vero una sociologia del coito a cavallo degli anni della rivoluzione sessuale e per ogni situazione offre “conclusioni” che non mancano di un certo acume e di una ambigua, pruriginosa, empatia. Motel Voyeur potrà sembrare quasi un libro scontato nell’epoca dell’esibizionismo diffuso, ma nessun sito di live sex streaming vi offrirà qualcosa del genere.

Carlo Mazza Galanti è nato a Genova nel 1977. Ha lavorato in Francia come ricercatore universitario prima di tornare in Italia, a Roma, dove vive e lavora. Scrive su diversi giornali e riviste, in particolare Alias, il manifesto, D di Repubblica, lo Straniero, Nuovi Argomenti, Orwell. Traduce romanzi dal francese.
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