Presentazione del libro ' Oltre la rottamazione '

Motivi per cui ha stravinto Renzi

Nessuno si aspettava un risultato così clamoroso per il PD. Figuriamoci io, che scrivevo due giorni fa un articolo in cui dicevo che era spompato. Nessuno tranne Matteo Renzi stesso che nel 2012, nella corsa alle primarie contro Bersani, dichiarava: “Il mio Pd può arrivare al 40%, il loro al massimo al 25”. Ha avuto ragione, e altri – molti, mi ci metto nel mucchio – hanno avuto torto. Ma i motivi (i meriti e le fortune, del resto occorre essere golpe et lione) per cui Renzi ha stravinto sono molteplici, proviamo a elencarne solo i primi che saltano all’occhio.

1. Gli 80 euro. Mossa elettorale? Elemosina? Primo timido tentativo di una redistribuzione economica dalle rendite al reddito? Fatto sta che a me venerdì, ossia due giorni prima del voto, nella scuola dove lavoro mi hanno fatto firmare un foglio su cui dovevo autocertificare se ero nelle condizioni di beneficiare del bonus. Credo di non essere stato il solo. Non ci vuole molto per ricordare come la campagna elettorale di Forza Italia per le politiche 2013 si sia retta esclusivamente su una serie di finte lettere in cui si “restituiva l’Imu”. Ha avuto ragione Renzi nel dire che quegli 80 euro sono uno stimolo ai consumi di quel ceto medio che è la sua base elettorale (una pizza, due libri, un concerto, una bolletta). Almeno per maggio.
(Perché, per dire, il giorno stesso, sempre venerdì, mi è stato comunicato che probabilmente il lavoro di consulenza storica che faccio da due anni per Rai Storia non mi verrà prorogato l’anno prossimo, perché i 150 milioni di tagli – necessari per recuperare i da cui i miei 80 euro – si abbatterranno sulle reti tematiche – Rai Edu, in primis – e sulla radio.)

2. Le amministrative. Il voto delle europee coincideva in due regioni e molti comuni con le amministrative. Che sono storicamente elezioni che favoriscono il centrosinistra. E in questo caso molti dei candidati del Pd locali erano molto più forti degli altri, vedi Chiamparino in Piemonte, o Nardella a Firenze. In più il voto contemporaneo delle amministrative ha limitato molto l’astensionismo.

3. Il disastro Berlusconi. Quella di Berlusconi è stata la peggiore campagna elettorale dal 1993. Bolso, stonato, in uno stato di pre-Alzheimer conclamato, non ha creduto nemmeno lui alla tenuta di Forza Italia. Marina!, deve aver pensato con una specie di esprit de escalier quando ieri ha visto il successo di Front National in Francia. Quando poche settimane fa sparava un obiettivo del 25% sembrava farlo per motivi d’ufficio, un piazzista che appena si spegne la telecamera vende sottocosto. Nel frattempo il terreno intorno a lui franava come nelle pagine finali di una copia fallata dell’Autunno del patriarca: Bonaiuti e Bondi l’avevano abbandonato come due vecchi compari che non gli regge più, Scajola riceveva l’ennesimo e forse definitivo colpo alla sua credibilità politica gangsteristica, Dell’Utri borbottava singulti da satrapo in declino piantonato in un ospedale a Beirut. Per un partito d’opinione, un partito leggero, che si è retto per vent’anni sull’immagine, non è stato il massimo. A tener su la baracca sono rimasti Santanché, Brunetta e Toti – ossia tre figure repulsive. A prendere voti, alla fine, sono stati quelli che hanno le loro clientele locali, tipo Fitto.

4. L’apocalisse Monti. Mario Monti è stato una delle meteore che ha bruciato più in fretta della Seconda Repubblica. Più rapido di Lamberto Dini, di Mario Segni, di Gianfranco Fini, il suo disegno moderato – si è capito subito – era uno spin-off di una serie che doveva essere solo messa in produzione. Che bisogno c’era di Monti se lo stesso tipo di passaggio politico poteva essere gestito da Renzi? Le parole di Andrea Romano, capogruppo alla Camera, sul sito di Scelta Civica o sulla sua pagina Facebook sono il segno non di consapevolezza, ma di resa (“Da oggi si apre una riflessione sul futuro di Scelta Civica che dovrà essere libera e priva di qualunque inibizione”). I commenti non gli concedono nemmeno l’onore delle armi. È molto probabile che Romano, Giannini e gli altri – sempre meno – sciolgano il loro gruppo parlamentare nel Pd. I loro elettori li hanno semplicemente preceduti.

5. Il voto cattolico. Matteo Renzi va a messa, Beppe Grillo no. I tentativi in chiusura di campagna di accattivarsi l’elettorato cattolico da parte dei Cinque Stelle sono stati scomposti. Papa Francesco segue il mio blog (Grillo dixit), Date una carezza a chi non vota 5 Stelle e dite che questa è la carezza del MoVimento (Casaleggio dixit). I due si sono accorti fuori tempo massimo che l’Italia non è un paese luterano, e che i processi di massa non sono ancora così popolari in un Paese abituato ancora a formare la sua etica sul sacramento della confessione.

6. La fatica di Tsipras. Con tutti gli auguri che si possono fare ai tre neo-eletti per l’Altra Europa, non si possono però, ex-post, risparmiare le critiche a un movimento che è riuscito a centrare il quorum per un pelo per colpa dei media certo che l’hanno ignorato ma anche dell’inesperienza e dell’innata litigiosità non solo caratteriale ma ideologica. Viale non era d’accordo con Flores D’Arcais, Sel non condivideva le cose che diceva Spinelli. Sentire i comizi italiani di Tsipras e le dichiarazioni d’intenti di Barbara Spinelli danno conto di un equivoco di fondo che, ottenuto il riconoscimento elettorale (un milione e centomila elettori non sono pochi) va risolto. Il molto buono che c’è in quest’esperienza si è visto nella capacità di nuova partecipazione che ha saputo creare nel vuoto pneumatico che si è creato a sinistra tra partiti e movimenti dopo le fiammate di Fabbriche di Nichi, movimenti per l’acqua, movimenti degli studenti, militanza di movimento in generale… Speriamo che le responsabilità vengano affidate a persone capaci e generose tipo Marco Furfaro (uno dei tre neoeletti) o Claudio Riccio, per evitare di aver bisogno la prossima volta di candidature-bandierine.

7. La comunicazione di Renzi. Renzi sa usare i mezzi di comunicazione e i giornalisti gli vogliono bene. Mi piacerebbe fare un’intervista a Filippo Sensi (responsabile ufficio stampa Pd) sul backstage di questa campagna elettorale, sono sicuro che avrebbe l’intelligenza per trarre fuori un ritratto di un valore simile a quello di David Foster Wallace al seguito di John McCain. Gli va dato merito di aver saputo – in pochi mesi – rinnovare completamente il brand Pd. Il fatto che D’Alema, Cuperlo, Fassino, Bersani siano scomparsi in campagna elettorale, è stato, alla luce del risultato, un bene. C’è una vecchia classe dirigente del Pd che è stata trattata bad company, ma, c’è da dire, come ci sia stata della scaltrezza al tempo stesso, se io mi sono ritrovato sulla scheda elettorale gente come Gasbarra o Bettini.

8. L’assolutismo renziano. Il Pd è Renzi. La decisione di non portare al governo nessuno che gli potesse fare ombra è risultata una scelta premiante. Il Pd è riuscito a vincere identificandosi totalmente con il leader. È riuscito a vincere non grazie a ma nonostante la Bonafé e la Picierno. I suoi uomini e le sue donne vivono della sua luce riflessa che riesce a occultare le molte ombre. La lotta contro la Kasta di Beppe Grillo non ha trovato gli obiettivi a cui mirare. Chiamare “ebetino” Renzi non è stato efficace quanto chiamare Bersani Gargamella.

9. Il ritardo della crisi. È vero che la crisi italiana è pervasiva, ma evidentemente non ancora strutturale. Il risparmio famigliare continua a dare ossigeno a molti disoccupati. Il fatto che il nostro paese sia veramente too big to fail ha permesso di aver un minimo di dilazione nell’assoggettamento ai dettami tedeschi. E quindi ha concesso a Renzi la possibilità di mostrare, almeno mostrare, una possibile inversione di rotta. La contrattazione con la Merkel sul Fiscal Compact, ora che i laburisti britannici sono un argomento di storia del Novecento e Hollande è solo uno che ha una tresca con Julie Gayet, sarà il vero banco di prova e del suo peso politico e della presenza di tracce di socialismo nel suo programma.

10. L’inerzia italiana. Ida Dominijanni ha scritto sul suo blog un bel post che così conclude: “Si parla adesso, per questo, di nuova Dc, ma è bene sapere che il Pd non è la Dc, è un animale nuovo figlio della seconda repubblica e non della prima, della società forgiata dal berlusconismo e non di quella plasmata dal dopoguerra. L’effetto di ritorno segnala al contempo quanto sia stata fragile la costruzione della seconda repubblica sul piano istituzionale, e quanto sia stata forte sul piano della trasformazione antropologica, sociale e delle identità politiche. Sono i miracoli delle rivoluzioni passive, che restano la caratteristica più singolare di questo singolare paese”. Sembra inconfutabile, da Vincenzo Cuoco in poi, che in Italia non possa darsi una vera trasformazione sociale: non solo una rivoluzione dal basso – la retorica grillina ha incenerito per almeno un bel po’ questa possibilità – ma nemmeno un rinnovamento dei dispositivi di fare politica. L’idea di partito di Fabrizio Barca o di Giuseppe Civati vengono purtroppo molto ridimensionate da quest’idea di partito-Stato che esce da questo plebiscito.

11. I brogli. Ci sono stati in molti seggi dei falò di migliaia di schede con il simbolo del MoVi…. (ok, un pentastellato si è impossessato della mia tastiera per qualche secondo).

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
16 Commenti a “Motivi per cui ha stravinto Renzi”
  1. Magiumass scrive:

    Ottimo articolo, ma – per favore! – non “gulpe” (che magari sarà un’onomatopea di Topolino letta con accento di Pontassieve…), Machiavelli dice “golpe”, cioè, chiaramente, “volpe”, benché in latino ci fosse, certo, la u.
    Chiedo scusa per la pedanteria: ma è solo rispetto per il tono culturale del contesto!

  2. minima&moralia scrive:

    Refuso corretto. Grazie. :)

  3. Gab. scrive:

    Altra notina giusto per: McCain è John.

  4. jacopo scrive:

    Secondo me l’articolo dell’altro ieri non è contraddetto da questo. Renzi è, se non bolso, limitatissimo, ce l’ha fatta più per ciò che non è che per ciò che è (il galleggiante più inaffondabile di tutti non è la nave ma il turacciolo). Può uno così guidare un partito, una maggioranza governativa, un paese così intimamente contraddittori?

  5. Francesco scrive:

    articolo forse un po’ di parte anche se in alcuni punti condivisibile: punto uno. 80 euro lorde sono al mese, raccontami di quale rinnovo contrattuale sindacale abbia mai portato ad un aumento simile dello stipendio mensile. almeno da qui a dicembre, quindi almeno 640 euro e poi chissa se verrà confermato, in quel caso sarebbero 960 euro all’anno! vedremo! Sono le amministrative che hanno favorito Renzi? io direi il contrario…è grazie al successo renziano che il centrosinistra ha vinto praticamente dappertutto. Parli di Nardella! io sono di Firenze e vengo da 5 anni di Renzi. Nardella vince perchè è la continuità con Renzi, perchè la famosa e notoria Firenze ha apprezzato il lavoro come sindaco di Renzi e questo non va sottovalutato da quelli che non lo ritengono di sinistra. Renzi è di sinistra e ve ne accorgerete presto, una sinistra diversa, non grigia, non bacchettona, sicuramente non ideologica, ma nei fatti assai di più di quella di Dalema.

  6. Mikez scrive:

    Francesco, ma lei in che Paese vive (per citare l’articolo precedente del padrone di casa Raimo)? Il settore privato italiano è allo stremo, la deindustrializzazione procede a passo spedito, i dati del commercio sono i peggiori dal dopoguerra, la disoccupazione è a due cifre, c’è un problema generazionale grande come una casa, un deficit di democrazia grande come il Monte Rosa. Lo scenario è di tipo post-bellico. Giusto un dipendente pubblico della generazione dei Baby Boomers, col culo parato e il cui stipendio non dipende dal reddito dei suoi concittadini, può gioire per la vittoria di Renzi. Il quale ora, con la scusa della legittimazione popolare, potrà fare di noi carne di porco.
    Peraltro, una delle parole chiavi di questo articolo è “brand”: ecco, Renzi è un prodotto pubblicitario, il più nuovo lanciato sulla piazza. (Mi sovviene ora una pseudo barzelletta da settimana enigmistica che da bambino mi faceva tanto ridere: “nuova lavatrice lanciata sul mercato, otto morti e sette feriti.” La raccontavo e nessuno rideva. Mi sento di nuovo molto solo). Come ogni nuovo gadget vivrà quanto la sua obsolescenza programmata gli permetterà di fare, un po’ di più, un po’ di meno. Se si mette in guêpiere, si tocca l’inguine e slinguazza qualcuno forse resiste un po’ di più come la Ciccone.
    In realtà, da un altro punto di vista, anch’io gioisco per il trionfo di Renzi e del suo PD updated. Ora non possono più tornare indietro, hanno iniziato il miglio verde, inchiodati in plancia di comando. Spero solo che prima di affondare riescano ben bene a riformarci i connotati, alla Greca. Licenziare almeno un terzo dei dipendenti pubblici, dimezzare lo stipendio a quelli che restano (così finalmente i froci col culo degli altri sapranno quanto sa di sale il pane dell’euro che quelli del privato hanno mangiato negli ultimi dieci anni) e distruggere il sistema sanitario nazionale. Io, che ho perso il lavoro ma sono ricco, mi compro i pop-corn, mi siedo sulla riva del fiume e mi rileggo Esortazioni e profezie di Keynes, Il Saggiatore tascabili, un monumento all’idiozia del cambio fisso e dell’austerità.

  7. pierluigi scrive:

    @ Mikez
    Certo che la situazione è grave, ma sarebbe stato meglio che a gestirla ci fosse l’M5S o, in subordine, B.? Peccato che abbiano perso… Per i super-sinistri è sempre il solito inconcludente aut-aut: o palingenesi o morte.
    @ Francesco
    Un po’ di sana ragionevolezza, ogni tanto, grazie.

  8. Mikez scrive:

    @ pierluigi
    Hanno vinto, hanno perso… Dal mio punto di vista, abbiamo perso tutti, in quanto cittadini e lavoratori. Certo, gli dei sono contenti e l’ordine del mondo è ancora saldo se il capretto piega in avanti la testa dando un cenno di assenso al proprio sacrificio. Mi rifiuto di pensare che l’unica opzione sia quella di scegliere il proprio boia, o peggio il colore della corda con cui venire impiccati. E’ questa chiusura dello spazio finanche mentale della politica che trovo sconvolgente. Al punto in cui siamo, il problema non è chi votare ma capire perché dovremmo essere condannati per i prossimi venti anni alla deflazione. O alla redenzione, se passerà il Redemption Fund.
    Dopo di che, non mi considero un super sinistro, sono per il mercato, per il capitalismo, per la finanza, e non considero il denaro lo sterco del diavolo. Al massimo sono un super egiziano: riconosco il benessere che ci porta il Nilo (il Dio Mercato), ma non sono così piddino da voler abbattere tutte le dighe che ci proteggono dalla inondazioni annuali, solo perché alcuni sacerdoti ci guadagnano dalla ricostruzione. Il Mercato, lasciato a se stesso, è distruttivo, come sto provando sulla mia pelle.

  9. Marko scrive:

    @Mikez
    e allora vacci tu a governare, vediamo cosa sai fare e in quanto tempo lo faresti. Se sei per il capitalismo sai quanto tempo ci vuole per rimettere in piedi un’azienda, un mercato… figuriamoci un paese. Ha fatto più Renzi in questi pochi mesi che tutti i precedenti governi in 20anni. Cerchiamo di stare con i piedi per terra per favore, le utopie e i sogni son belli ma qui c’è da lavorare e quindi lasciamo un pochino, non dico molto ma un pochino, di tempo a questo governo per farlo.

  10. Carmelo Schifano scrive:

    Perché ha vinto Renzi?
    1) Arriva il “democristiano” e il PD entra nel PSE. Per anni gli ex- PCI sono stati ad aspettare che gli ex- DC glielo concedessero.
    2) Ha detto che voleva “rottamare” e lo ha fatto. E gli ex allievi delle Frattocchie propensi ai giochi di corridoio hanno dovuto fare un passo indietro.
    3)Ha saputo “sfruttare” la sicumera e l’arroganza di Grillo a proprio favore.
    4) Ha costretto Berlusconi ha “giocare” di rimessa. Lui che , come dicono quelli che parlano bene, aveva sempre dettato l’agenda a tutti.
    5) Ha usato un linguaggio che “arrivava” alla “gente” e ammettiamolo “scaldava i cuori”.
    6) Non aveva avversari: Berlusconi fuorigioco per vari motivi e Grillo che confonde la politica con lo show televisivo della domenica. Nessuno dei due aveva una seria proposta politica.
    7) Mi lascia perplesso ma per il momento mi ha dato la soddisfazione di vedere sconfitti quelli, Berlusconi e Grillo, che per me sono i veri pericoli per la democrazia italiana. L’ho votato perché sapevo che sarebbe accaduto.
    8) E’ post- ideologico, come il mondo in cui viviamo, e questo lo mette in sintonia con “questo” mondo e non con quello del novecento.
    9)E’ di sinistra anche se probabilmente non quella in cui siamo nati e cresciuti.
    10) Il resto lo lascio ai politologi e chi vivrà vedrà.

  11. Giulio Mozzi scrive:

    “Che bisogno c’era di Monti se lo stesso tipo di passaggio politico poteva essere gestito da Renzi?”.

    Semplicemente, in quel momento Renzi non aveva ancora la forza necessaria; né disponeva di credito presso le istituzioni europee.

  12. Mikez scrive:

    @ Marko
    Urca, mi son distratto, cos’è che ha fatto Renzi in questi mesi? Io ho visto tanta campagna elettorale, le slide, la proposta di abolire le province (che era nel programma di Grillo di un anno fa) e la proposta di abolire/depotenziare il Senato (che era nel programma della P2 di Gelli trent’anni fa, una roba che se avesse solo provato a dirla Berlusca, il pericolo per la democrazia, veniva giù il finimondo).

    @ Carmelo Schifano

    8) secondo me non viviamo in un mondo post-ideologico, al massimo viviamo in un mondo iper-ideologico, dominato da un’unica onnipervavisa ideologia, quella neo-liberale, con la quale in effetti Renzi è di sicuro in sintonia. E’ proprio questo il dramma. Altrettanto certo che abbiamo abbandonato i vecchi cascami novecenteschi, per proiettarci nel luminoso mondo, globalizzato e liberista, di fine ottocento. Abbiamo davanti a noi una bella depressione in stile 1873-1895.

    9) Messa così è un po’ apodittica. In cosa Renzi sarebbe di sinistra? Io non riesco proprio a vederlo.

  13. Vincenzo Oliva scrive:

    Ma certo che è la nuova DC. Ne è l’adeguamento ai tempi attuali. PNF, DC, FI/PDL, oggi PD: da più di novant’anni un certo modo di pensare ed essere italiani trova espressione politica in un certo tipo di partito. Che naturalmente si aggiorna ai propri tempi, ma eternamente impedisce/intralcia/ritarda/ribalta ogni reale mutamento sociale.

  14. Carmelo Schifano scrive:

    @Mikez
    Su cosa Renzi è di sinistra credo che abbia spiegato bene Gad Lerner su Repubblica ieri.
    E’ vero c’è un’ideologia iper -liberale, c’è la “non ideologia grillina”( destra e sinistra non esistono, sono uguali ecc.) che in realtà è ideologia di destra come hanno dimostrato gli ultimi avvenimenti. E poi c’è il post- ideologico che significa che non si hanno “ideali” da seguire, tipo il “sol dell’avvenire” per intenderci, ma si cerca di far bene. Ora per chi si colloca a sinistra far bene non può che significare redistribuire il reddito ed estendere i diritti. In questo Renzi mi lascia perplesso, io credo che Marx, come strumento di lettura della società, non dovrebbe essere abbandonato, ma devo ammettere che su altri temi mi sembra più a sinistra degli ex- PCI (orribile dictu).
    Quando dico che è di sinistra ma non la nostra, (la mia), è proprio questo che intendo.

  15. Mikez scrive:

    @ Carmelo Schifano
    GadLernerchi? Scusi, ma visto che si parla di Renzi non ho resistito…
    Purtroppo non sono sicuro se stiamo parlando della stessa cosa, non leggo la Repubblica e Lerner mi fa giusto un po’ ribrezzo, ma ho spulciato in rete e immagino lei si riferisca all’articolo sull’aumento in busta paga che avrebbe legato il popolo di sinistra al suo nuovo caro leader (achtung: da popolo a populismo ci si mette un attimo). Non riesco a immaginare nulla di meno sinistrorso. E di più paternalistico, e quindi di destra. Abbassare un’imposta, alzandone contemporaneamente altre cinque per cui, tra l’altro, alla fine il conto è sempre negativo, c’entra ben poco con una lotta/contrattazione su come deve essere suddiviso il profitto tra fattore-lavoro e fattore-capitale. Argomento ormai tabù. Che non se ne possa più parlare, nel senso che non è proprio più pensabile parlarne, questa è la vera ideologia.
    P.S. Guardi che il “sol dell’avvenire” è stato sostituito dal “più Europa”. Nelle immortali parole dell’onorevole Boccia: “io ai miei figli voglio lasciare un sogno… gli Stati Uniti d’Europa.” I sognatori sono i piddini.

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  1. […] per giustificare il trionfo di Peppa Pig. Fortuna che come sempre c’è Christian Raimo che su minima&moralia fa puntualmente luce su tutto, da Mathias Ènard a Fabrizio Corona, da George Sauders a Gabriele […]



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