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Of Changes, la mostra di MP5 alla Wunderkammern

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Dal 20 febbraio al 24 marzo la Wunderkammern Gallery di Roma ospiterà Of Changes, personale di MP5 con opere su carta, legno e installazioni. Di seguito riportiamo una conversazione con l’artista uscita sul Mucchio, che ringraziamo.

di Andrea Provinciali

Era la fine del 2011 quando MP5 pubblicò il suo ultimo libro, Palindromi, lavoro in cui emersero soprattutto il suo spirito giramondo e il suo eclettismo artistico e sperimentale (dall’illustrazione al fumetto fino alla street art). In questi 5 anni l’artista non si è certo fermata e la mostra personale Of Changes – ospitata dalla Wunderkammern di Roma: una delle più importanti e prestigiose gallerie in Italia nel settore della Urban Art – rappresenta una sorta di istantanea di quello che è oggi la sua arte sempre in viaggio, lapiù adatta ai mutamenti” (proprio come cantano i C.S.I.). Non a caso, infatti, il suo nuovo libro Changes (Grrrz Comic Art Book, la stessa di Palindromi) si basa proprio sull’antichissimo testo cinese Libro dei mutamenti (I Ching).

Dall’uscita di Palindromi ad oggi quanti posti hai vistato e quante e quali cose hai fatto, dal punto di vista artistico?

Palindromi aveva raccolto le riflessioni e le domande di quegli ultimi anni, sulla mancanza di un linguaggio comune per comunicare, sulle dinamiche di forza e di potere, sugli eterni ritorni. Guy Debord, Sylvia Plath, Cioran, erano stati gli spunti per la costruzione del libro. Concluso quel periodo di lavoro e di vita sono partita dall’Italia e ho vissuto per un periodo in Spagna e in Francia, perché avevo bisogno di nuovi spunti, avevo. Ho vissuto da persone appena conosciute, in squat, da amici. Mi sono avvicinata alla scena queer-femminista spagnola collaborando a diversi progetti tra cui Indisorder. A partire da quel momento ho incrementato la mia attività di muralista, ho partecipato a diversi festival europei di urban art e collaborato con gallerie e testate internazionali. È stato un periodo fertile, pieno di nuove esperienze, sebbene girassi con solo un portatile e qualche pennello nella borsa. È stato lì che ho iniziato a riflettere su quanto fosse necessario il cambiamento.

Un curriculum ricchissimo che proietta il tuo nome meritatamente a livello internazionale. La mostra alla Wunderkammern di Roma rappresenta un gran bel riconoscimento, no?

Questa mostra per me è un momento importante per fare il punto su quanto elaborato negli ultimi anni sia stilisticamente che concettualmente. Of Changes è un progetto a cui lavoro da molto tempo, ci è voluto un intero anno per realizzarlo. Wunderkammern è una galleria che seguo da tempo, e sono molto contenta di collaborare con loro, mi piace per la continua ricerca in campo artistico che li caratterizza da sempre.

Parliamo dal volume: prende ispirazione dal Libro dei mutamenti (I Ching), antichissimo e importantissimo testo classico cinese  – tanto caro a Jung – e come Palindromi può definirsi un metafumetto, ovvero qualcosa che trascende i limiti stessi dell’arte sequenziale sia nella forma sia nel contenuto. Insomma, un art book vero e proprio già dal packaging.

Changes è un libro senza testi, come per Palindromi ho deciso di affidarmi solo alle immagini. Ho preferito lasciare poche note di spiegazione o riferimenti scritti perché voglio che il pubblico faccia la sua parte. Consiste in un box contenente 64 schede che rappresentano i 64 esagrammi dell’I-Ching. Gli esagrammi sono i risultati della divinazione che si ottiene lanciando delle monete e corrispondono a sentenze ed immagini che rappresentano situazioni che mutano, che si muovono in una completa interconnessione di eventi e che descrivono i vari aspetti della vita. Ho pensato alla confezione come se fosse un’opera a sé stante, un oggetto d’arte. Inoltre le 64 schede possono essere disposte su un’unica parete a formare un quadrato di circa 1.80 mt per 1.80 di dimensione oppure si può semplicemente appendere una scheda per volta, a rappresentare l’esagramma del momento.

Anche il tuo libro può essere sfruttato a scopo divinatorio?

L’I-Ching è completamente basato sulla casualità in contrapposizione al concetto occidentale di causalità. Il leit motiv del progetto è proprio l’esperimento e la pratica legata al caso e all’estemporaneità. Tra le 64 schede di Changes ognuno potrà sceglierne una in maniera del tutto casuale e da quell’immagine trarre una suggestione. Ho provato a riportare la pratica divinitoria del testo originale ad un livello unicamente visuale ed evocativo e quindi più immediato.

Dal punto di vista stilistico sembra che tu ti sia discostata dal tratto nero e pesante di Palindromi. C’è un’evidente apertura verso il bianco e la luce.

Si, ed è avvenuto in maniera molto naturale. Seguendo l’ispirazione generata dal testo mi sono accorta che le immagini che producevo erano prevalentemente chiare e luminose ed ho semplicemente deciso di seguire questa suggestione. È stata una sorpresa anche per me.

Nel comunicato scrivi: “Ho dedicato l’ultimo anno della mia ricerca al Libro dei mutamenti, perché ho sentito l’esigenza di ragionare sulla crisi politica culturale e psicologica del mondo occidentale”.

Tutto quello di cui parliamo ha a che fare con la politica. Specialmente in questo momento storico non possiamo non pensare in questi termini. L’I-Ching è un testo molto antico che ha però secondo me dei contenuti che sono senza tempo. Mi è sembrato uno strumento perfetto per parlare della realtà contemporanea sia sociale che individuale.

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Invece, la mostra come è organizzata?

La mostra sarà composta da circa 30 opere di medio e grande formato. Sto inoltre lavorando ad un’installazione che occuperà lo spazio sotterraneo della galleria.

Considerando il tuo impegno nella street art, che ne pensi della deriva istituzionalizzata che ne è stata fatta in questi ultimi anni? Ovvero, tutta questa attenzione da parte dei media ma anche delle istituzioni che si è riversata sulla street art, tanto da aver visto sorgere murales un po’ ovunque, soprattutto a Roma?

Come per ogni fenomeno che viene dal basso e che funziona, il mercato a un certo punto tende a fagocitarlo e a capitalizzarlo. È  successo anche con l’hip hop musicalmente parlando.

Girando così tanto per l’Europa, come ritieni che sia messa l’Italia dal punto di vista artistico, sempre nell’ottica di urban art?

Noi italiani arriviamo sempre un po’ per ultimi. Molte questioni che vengono affrontate qui ora, sono già state risolte da altre parti. Mi viene in mente il recupero dei muri dipinti per poterli musealizzare che stanno facendo a Bologna. Io mi sono formata in quella città negli anni in cui Blu faceva i suoi primi muri, e ricordo benissimo quanto il suo lavoro fosse ostacolato. Opere imbiancate il giorno dopo, e via dicendo. E ora che la loro arte è riconosciuta internazionalmente e che la street art ha un’attenzione mediatica spuntano i musei e le istituzionalizzazioni. Mi viene in mente uno che vince all’enalotto e i con0scenti che prima non lo consideravano ora iniziano a ingraziarselo.

Per finire, una domanda un po’ esistenziale: chi è MP5 nel 2016?

Quando riuscirò a rispondere a questa domanda significherà che avrò smesso di cercare. Sinceramente spero di non riuscire a rispondere mai.

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