1lucio

Con il nastro rosa: un viaggio nella musica di Lucio Battisti

1lucio

(fonte immagine)

di Simone Bachechi

Ancora ricorrenze. Non sono mai troppe quando si parla di un gigante, sia esso della letteratura, della musica, dell’arte tout court. La collana Songs ideata e creata da Donato Zoppo insieme alla piccola e intraprendente casa editrice campana GM Press sforna a distanza di pochi mesi dal suo esordio con Something, il 1969 dei Beatles e una canzone leggendaria, un altro volume, che segue la stessa ratio e intenti: quella di raccontare la storia di gruppi e artisti approfittando degli anniversari di canzoni amate. Come invece ci dice Donato Zoppo nella sua introduzione a Con il nastro rosa: L’ultima canzone di Mogol Battisti e la fine del sogno (GM Press 2020-pagine 100), con una bella prefazione di Paolo Morando: Poi le cose sono cambiate in corso d’opera e ci siamo ritrovati a narrare una morte. Una fine. Non quella fisica, ineluttabile, ma quella di un sogno, al quale talvolta ci si attacca ancora di più che alla vita stessa, come se fosse un reale parallelo, un mondo migliore a suon di musica”.

In Con il Nastro rosa, dunque, Zoppo racconta l’ultima leggendaria canzone di Mogol e Battisti, la traccia finale dell’album Una giornata uggiosa, disco del quale ricorre in questo strano e drammatico 2020 il quarantennale e che segnò la fine del fortunato sodalizio tra i due artisti. È altrettanto vero la morte di un esperienza ne esalta la vitalità.

Lo spunto dal quale parte Zoppo è una delle rare interviste concesse da Lucio Battisti: basta pensare che ne rilasciò sei in cinque anni, dopo quella del 1974 successiva all’uscita di Anima latina. Si tratta dell’intervista del 18 maggio del 1979 per il canale 1 della Radio svizzera. In una camera d’albergo di Zurigo Lucio Battisti dialoga un intero pomeriggio con un giovane giornalista di nome  Giorgio Fieschi. Sarà la sua  ultima intervista. Un mese dopo sarà a Londra con Geoff Westley, il produttore e arrangiatore londinese con il quale ha già collaborato per l’album Una donna per amico uscito l’anno precedente, il quale Westley può vantare tra le sue collaborazioni tra gli altri quelle con Peter Gabriel, Vangelis, Hans Zimmer. Insieme a loro, negli studi di registrazione, tutta una nutrita schiera di sessionmen di lusso i quali anch’essi possono vantare le collaborazioni più ampie, dai King Crimson a Kate Bush, da Alan Parson Project a Bryan Ferry, solo per citarne alcuni.

Fra tutti spicca Phil Palmer, un grande chitarrista turnista, nonché nipote di due dei componenti dei mai dimenticati Kinks. Sua è la chitarra di Con il nastro rosa e suo l’indimenticabile assolo finale di un brano che entrerà nella storia della musica pop, che risuona ancora oggi a distanza di 40 anni come fosse eterna, con il suo “mood sottile e misterioso” come ci racconta Zoppo, “un epitaffio sospeso tra passato e futuro; tra piombo e look, sassaiole e telecamere, fabbriche e satelliti;, tra libellule sul prato, spese, spose e nastri rosa”.

Il racconto vira quindi quasi in una presa diretta dell’incisione del brano, proprio come trovarsi ai Chappel  Studio, Bond Street, Londra, giugno 1979. È la stessa voce di Westley in brani come il seguente che ci racconta oltre al suo modus operandi ciò che interessa a Lucio, e cioè una sola cosa: che le canzoni emozionino. Come ricorda il produttore: quando capiva che non c’era quel feeling Lucio chiudeva la mano a pugno e faceva un gesto con il dito indice come se fosse un giravite: quel gesto indicava che il brano doveva essere incisivo, arrivare al cuore, forarlo proprio come un giravite. Fu grazie a quel gesto che cominciai a capire l’importanza della semplicità”.

In quel 1979 che fu il preludio alla definitiva separazione fra Battisti e Mogol, Con il nastro rosa è l’ultima volta insieme, l’ultima traccia del loro ultimo album assieme, Lucio scalpita verso la novità, Giulio è ancorato alla prevedibilità domestica del suo estro che pure gli ha permesso di creare tanti capolavori per oltre un decennio insieme al superbo interprete dei suoi testi, oltreché geniale musicista. Il costante bisogno di rinnovamento, una totale dedizione al lavoro, senza sovrastrutture, senza orpelli retorici: tutto questo è da sempre stato il vero marchio di fabbrica di Battisti, una personalità enigmatica e silenziosa, che scelse anche di non apparire più in copertina, proprio a partire da Una giornata uggiosa. L’artwork di Ilvio Gallo, e non dello storico “concept creative” Caesar Monti, che intanto aveva intrapreso altre avventure, è la foto di una strada in una Milano piovosa, ma di Lucio nessuna traccia, nemmeno sul retro.

Il libro di Zoppo è anche un viaggio nei motivi che hanno portato i due alla  separazione, oltreché la storia di una canzone leggendaria con tanto di dettagliata analisi filologica del testo di Mogol, a partire dal fulminante incipit “Inseguendo una libellula in un prato” e per terminare  con quel “Lo scopriremo solo vivendo” la più famosa citazione di una canzone pop italiana, oltre a essere diventata la proverbiale frase in bocca anche a chi magari non l’ha mai ascoltata.

Infine, la chiusura del prezioso volume di Donato Zoppo, da notare la sua non scontata tripletta di saggistica musicale di qualità in così breve sequenza, da Il nostro caro Lucio (Hoepli 2018) a Something, il 1969 dei Beatles e una canzone leggendaria, (GM Press 2019), fino a questo ultimo volume, uno splendido tris Battisti-Beatles-Battisti, narra dell’ accoglienza di pubblico e di critica dell’ultimo degli album Mogol-battistiani, e di altre chicche, tutte da scoprire, solo leggendo.

Commenti
Un commento a “Con il nastro rosa: un viaggio nella musica di Lucio Battisti”
  1. paolo fassina scrive:

    ottima recensione, ottimo spessore

Aggiungi un commento