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“Nel cuore della notte”, il romanzo-apologo di Marco Rossari

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«Che cos’è una coppia? Un esperimento, una chimera, un caso?» È l’interrogativo che si pone il protagonista del romanzo di Marco Rossari, Nel cuore della notte (Einaudi), un dubbio che innerva l’intera narrazione venendo acutamente esplorato una pagina dopo l’altra, una domanda che come risposta prevede solo ipotesi, nessuna delle quali esclude l’altra, al contrario ogni tentativo di risposta si connette al precedente e al successivo fino a compenetrarsi: perché davvero un legame è pressoché sempre una prova, un collaudo inesauribile, una fantasticazione a deux, un’alea che può essere percepita come un colpo di fortuna, come un’imprevedibile sventura (e per verificarlo è sufficiente che ognuno si concentri per un istante sulla sua esperienza di coppia).

Per indagare questa domanda Marco Rossari scrive un romanzo-apologo, concentrato ed essenziale, in cui nell’arco di una notte attraversa un’intera storia d’amore, dall’inizio alla fine (o meglio dall’inizio alle sue diverse possibili fini), da quando il legame è in embrione a quel momento in cui si fa vischioso e a far stare male non è doverlo vivere ancora ma il semplice fatto di evocarlo.

Ad ascoltare il racconto è un uomo giovane, Marco, in viaggio con la fidanzata a bordo di una corriera malridotta; a narrare è un uomo adulto – una voglia sul viso, l’aspetto di un Keith Richards – tanto ritroso quanto loquace. Lo spazio che i due uomini percorrono li conduce verso un vulcano che è scaturigine, magnete e miraggio.

Nel cuore della notte, nel suo nucleo più interno, la voce dell’uomo adulto germoglia nel buio intercettando poco a poco i lineamenti del nostro presente: il sesso, che è presenza e fantasma, impalcatura e filigrana di tutto ciò che accade, e dunque la devozione nei confronti dei corpi; la politica come chiassosissimo residuo; l’indistruttibile vulnerabilità della parola letteraria in contrasto con quel culto del linguaggio infecondo che è prerogativa di gran parte del web; una specie di impulso, italiano e sempre farsesco, all’autodistruzione; e poi, come un basso continuo, l’amore, dolce amarissimo incomprensibile, la sostanza dove l’umano ribolle come magma.

«Che cos’è una coppia?» è un mistero irrisolvibile.

Giorgio Vasta (Palermo, 1970) ha pubblicato il romanzo Il tempo materiale (minimum fax 2008, Premio Città di Viagrande 2010, Prix Ulysse du Premier Roman 2011, pubblicato in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Inghilterra e Grecia, selezionato al Premio Strega 2009, finalista al Premio Dessì, al Premio Berto e al Premio Dedalus), Spaesamento (Laterza 2010, finalista Premio Bergamo, pubblicato in Francia), Presente (Einaudi 2012, con Andrea Bajani, Michela Murgia, Paolo Nori). Con Emma Dante, e con la collaborazione di Licia Eminenti, ha scritto la sceneggiatura del film Via Castellana Bandiera (2013), in concorso alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Collabora con la Repubblica, Il Venerdì, il Sole 24 ore e il manifesto, e scrive sul blog letterario minima&moralia. Nel 2010 ha vinto il premio Lo Straniero e il premio Dal testo allo schermo del Salina Doc Festival, nel 2014 è stato Italian Affiliated Fellow in Letteratura presso l’American Academy in Rome. Il suo ultimo libro è Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani (Humboldt/Quodlibet 2016).
Commenti
2 Commenti a ““Nel cuore della notte”, il romanzo-apologo di Marco Rossari”
  1. Sergio Garufi scrive:

    Bravo Vasta, in poco spazio ha detto l’essenziale su un gran bel libro.

  2. non convinto scrive:

    “germoglia nel buio intercettando poco a poco i lineamenti del nostro presente: il sesso, che è presenza e fantasma, impalcatura e filigrana di tutto ciò che accade, e dunque la devozione nei confronti dei corpi; la politica come chiassosissimo residuo; l’indistruttibile vulnerabilità della parola letteraria in contrasto con quel culto del linguaggio infecondo che è prerogativa di gran parte del web; una specie di impulso, italiano e sempre farsesco, all’autodistruzione; e poi, come un basso continuo, l’amore, dolce amarissimo incomprensibile, la sostanza dove l’umano ribolle come magma”

    Si possono prendere 128 romanzi quasi a caso e applicare questa descrizione, magnifica e vacua.

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