1luca

Nessun limite oltre il cielo. Un estratto

1luca

Pubblichiamo un estratto dal libro di Luca Cherubino Nessun limite oltre il cielo. Il romanzo è una nuova puntata della serie antologica Wildworld, basata sulla commistione tra eventi di cronaca e fiction. Ringraziamo editore e autore.

di Luca Cherubino

La mattina successiva, Tiziano era impaziente di raccogliere altre informazioni e alla fine delle udienze si collegò alla chat-room dal computer dell’ufficio, con il nickname Diego@Goccia1970. Scorse la lista degli utenti on-line, poi lesse velocemente gli ultimi messaggi pubblicati nel forum di discussione.

«Avete sentito dell’auto di Jack?»
«Cosa gli è accaduto?»
«È stata trovata aperta, con le chiavi sul marciapiede.»
«È un po’ che non si vede in chat.»
«Vicino alla macchina c’erano tracce di sangue.»
«Prima quella ragazza e adesso…»
«Tacete.»
«Non ti azzardare a rivolgerti a me così!!!»
«Di chi state parlando?» intervenne Tiziano.

Non rispose nessuno, sicché decise di alzare la posta. «I divertimenti scarseggiano e io mi annoio.» Quand’ebbe finito di scrivere, staccò le mani dalla tastiera, raccolse una matita dalla scrivania e controllò la punta.

«Devo pagare l’affitto e ho già speso tutto lo stipendio. Se lo scopre mia moglie mi sbatte fuori di casa.» Il messaggio proveniva da un certo Albe76.
«Stiamo lavorando per voi, ma rispettate le regole. Ricordate: la chat non è un bollettino d’informazione.»

Tiziano ne approfittò subito: cliccò sull’immagine del profilo di Albe76 e si aprì una finestra di dialogo. Temporeggiò alcuni istanti, poi digitò: «Scusa se ti contatto in privato, ma anch’io ho bisogno di soldi.»

«Ti capisco,» rispose l’utente. «È da un po’ che non si muove nulla. Solo con le dirette si guadagna bene.»
«I video vanno in diretta? Neanche lo sapevo…»
«Certamente. Infatti pensavo tu fossi un finanziatore.»
«Magari… Invece lo cerco anch’io. Mi piacerebbe incontrare la persona che tiene le redini di Niki.»
«Il Consacratore? E chi lo conosce! Qui si procede per livelli.»
«E la ragazza?»
«Quale?»
«Quella di cui si parlava in chat.» Gli sudavano le mani.
«Era un gran pezzo di figa, però Eugenio non vuole che se ne parli. Personalmente, da quanto ho potuto sapere, lui e Francis sono le ultime persone che l’hanno vista.»

«Francis? Chi è Francis?»
«Non l’hai ancora conosciuto?»
«No.»
«È l’uomo che guida la Golf, ma non conta un cazzo.»
«Come si chiamava quella ragazza?»
«Sei uno sbirro?» e aggiunse due faccine giallo limone.
«Il fascino della divisa, eh!»
«Noi la chiamavamo Lolita e credo che fosse di buona famiglia.»
«Cosa te lo faceva pensare?»
«Il modo in cui succhiava l’uccello.»

Una mano di Tiziano artigliò il bordo della scrivania, mentre l’altra travolgeva tutto quello che trovava sulla sua strada. Alcuni faldoni volarono sul pavimento, il portapenne schizzò nel cestino e il tappetino del mouse si schiantò contro il cordless. Poi di colpo tutto si quietò. Rimase solo un respiro affannoso, e in mezzo a quell’ansimare Tiziano iniziò a digrignare i denti, prima piano, poi sempre più forte. A un certo punto pareva quasi che li masticasse. Si raggomitolò per terra come un animale ferito, attorcigliando le mani fra i capelli, e mentre sbatteva i piedi, si presentò sua figlia con un cazzo in bocca. Lolita, Giada, Lolita, Giada, Lolita, Giada… Fermò a stento le lacrime e ci mancò poco che non si mettesse a urlare.

Strizzò gli occhi per scacciare quell’immagine, ma fu tutto inutile. Le labbra di Giada diventarono ancora più grandi, nitide, e la sua lingua prese a leccare le palle di un uomo. Tiziano si fece forza, ma come provò ad alzarsi, nelle sue orecchie esplose un fischio assordante e il pavimento prese a traballare come una barca in balia delle onde.

Quando tornò a sedere, un po’ per volta iniziò a leggere il messaggio inviato da Albe76: «Cos’è questo silenzio? Stai pensando a quella puttanella?»
Dopo aver stretto forte i pugni, si limitò a rispondere: «Era caduta la linea.» Poi troncò la conversazione. «Vado a studiare il modo di guadagnare qualche soldo.»
«Se trovi qualcosa fammi un fischio.»

Prima di spegnere il computer arrivò un altro messaggio in privato. Stavolta era Yassin, col suo pessimo inglese: era preoccupato per le voci che giravano su Jack. Tiziano tagliò corto. L’unica cosa che gli frullava per la testa era Giada, o meglio, Lolita. I suoi occhi continuavano a vederla: seduta su un divano a gambe divaricate, nuda sotto la doccia, in ginocchio mentre abbassava la cerniera dei jeans a un tipo con la faccia da maniaco. Si accorse di tremare e allora visitò quasi senza pensarci il profilo Facebook della figlia, per la prima volta da quando era morta: scoprì che gli amici come i compagni di scuola e di corso avevano scritto sul suo diario brevi messaggi di cordoglio e d’amore, neanche lei avesse potuto leggerli, e continuavano a farlo ogni giorno. Sotto ogni post, una comunità che Tiziano non conosceva si era raccolta in lutto e scambiava commenti in ricordo della sua bambina. Gli formicolarono gli occhi, finché la vista non si appannò del tutto, sopraffatta dalle lacrime. Non credeva che Giada potesse avere tanti amici e conoscenti, non gli diceva mai nulla della sua vita, e non pensava che in tanti soffrissero così profondamente per lei, in un modo che appariva sincero e assoluto come solo ai più giovani toccava provarlo.

La foto del profilo, che la ritraeva in un selfie scattato chissà dove, era l’immagine viva di una cosa morta: l’immobilità della fotografia si approfittava della confusione tra i concetti di reale e vivente. Fu allora che comprese: la ricomposizione postuma del morto, che lui stesso aveva operato con l’identità di Diego e di cui si stava servendo, proprio in quel momento, per visitare il profilo immortale della figlia, conduceva in un territorio dove i confini tra terra e cielo si facevano esilissimi. Non vi era luogo del web che non pullulasse di spettri, un’adunata che si mescolava ai vivi tramite le parole espresse, le foto, le riprese, lasciando che il passato si annidasse sotto la superficie del presente e lo condizionasse. Tiziano sapeva che l’umanesimo attribuiva alle esperienze un significato intimo, interiore, individuale; ma all’interno di una visione sociale, globale, interattiva dell’essere umano, il valore di ogni esperienza pareva dipendere soltanto dalla sua condivisione pubblica. L’obiettivo di tutti era far sopravvivere, sotto forma di spettro digitale, la propria identità alla morte, ma solo al suo Diego stava capitando di continuare a imparare e a evolversi anche da fantasma. Giada, invece, non poteva più rispondere a nessuno.

Aggiungi un commento