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Nessuno è come qualcun altro: quindici nuove ragioni per vivere nell’ultima antologia di Amy Hempel

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«Amo i racconti perché credo rappresentino il modo in cui viviamo», scriveva Andre Dubus nel 1978. E se non proprio il modo esatto in cui viviamo, il racconto traccia e illustra lo spazio intimo che abitiamo – quello dell’esistenza frantumata – in cui si svolgono i nostri piccoli dispiaceri quotidiani.

È ciò che succede anche in Nessuno è come qualcun altro di Amy Hempel, che segue un lungo silenzio editoriale (non italiano, poiché all’inizio del 2019 SEM aveva già pubblicato Ragioni per vivere, un’antologia che raccoglieva tutte le sue opere precedenti) dopo le ultime uscite straniere del 2008 e del 2010 con Quercus e Algonquin.

La forma racconto, mai come in America, genera da sempre visioni e rappresenta il luogo d’elezione in cui convergono e si fondono fiction e vita reale, dando vita al realismo magico del nostro ultra-danneggiato presente. Amy Hempel – allieva di Gordon Lish, l’editor che contribuì al successo, tra gli altri, di Raymond Carver, Richard Ford e Grace Paley –, scrittrice minimalista e minimale nella prosa ma sovrabbondante nell’intenzione emotiva, ha fatto della short story molto più di uno stile: ne ha introiettato la forma per restituirci un’impressione complessa ed emotiva della realtà, filtrata da un’empatia sempre tesa a rappresentare i più reconditi movimenti del cuore.

Accostata a giovani scrittrici come Jenny Offill e Rachel Cusk (pubblicate, in Italia, da NN Editore e Einaudi), Hempel dà forma alle parole di Dubus dimostrando che la vita è già racconto – meglio ancora se breve, poiché in quella forma, nell’ingrandimento potenzialmente infinito di uno specifico frammento di una storia, c’è poesia sufficiente per generare un universo narrativo. La vita è letteraria, e questo fanno i racconti di Hempel: ne fotografano l’essenza con sensibile precisione, senza mai strafare («Fin dove può arrivare, una cosa come questa? Credo che possa arrivare dritta al cuore. Diamo quello che possiamo: il cuore non riesce a spingersi più in là».)

Hempel utilizza l’empatia come chiave d’accesso a uno spazio «condensato», a una dimensione in cui l’effetto finale è quasi sempre estremo: far ridere o piangere, senza mezze misure; e attraverso una moltitudine di frammenti, genera un universo doloroso e insieme salvifico. Tratteggia quest’universo, e ci indica il suo punto d’accesso spesso a partire dal legame con la natura e con gli animali («La purezza con cui i cani ti catturano il cuore», scriveva in un racconto intitolato Lo sportivo), e osserva i movimenti umani senza mai peccare di indulgenza o retorica.

Nessuno è come qualcun altro riverbera la scrittura limpida, estemporanea e levigata di Ragioni per vivere, in cui la forma brevissima e gradevolmente incompiuta della short story dona un effetto denso e complesso a quelle macroscopie.

Pervasi da un’intenzione romantica che non risulta mai falsa o compassionevole, questi racconti ci ricordano com’è «nuotare in un lago e imbattersi improvvisamente nell’abisso sotto ai nostri piedi, lasciandoci soli a orientarsi in profondità impreviste»[1]. I personaggi di Hempel sono «individui in temporaneo congedo dalle proprie vite, un congedo che minaccia di diventare permanente»[2], e il loro movimento sulla pagina è il risultato di una ricerca che tende a impossessarsi di una storia filtrandola attraverso uno sguardo mai invasivo.

Come ha raccontato in una bellissima intervista a Osservatorio Cattedrale[3], Hempel trasforma vissuto personale e sguardo esterno in una forma rimaneggiata di scrittura partecipativa: la storia si avvicina e si allontana dal realtà, introita elementi gradevolmente irreali (la mela che torna al proprio posto benché sia stata scagliata via di Greed) alle più comuni o atroci esperienze del vissuto universale (lutti, nostalgie, perfino aggressioni fisiche o la perdita di un figlio).

Le sue storie, popolate di agenti atmosferici e case stregate, di alberi che ha piantato qualcun altro e animali simbolici, selvaggi e totemici, non ci allontanano mai da ciò che conosciamo e dal mondo in cui viviamo; ci aiutano, se mai, a trovare della bellezza inattesa in un mondo compromesso, e ci portano dove non si tocca senza mai farci avvertire la benché minima solitudine.

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[1] https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2019/04/amy-hempel-sing-to-it/583231/

[2] Vedi link sopra.

[3] https://www.osservatoriocattedrale.com/interviste-1/2019/11/22/nessuno-come-qualcun-altro-intervista-a-amy-hempel

Gaia Tarini è nata a Perugia nel 1989. Nel 2011 ha fondato il blog letterario Le ciliegie parlano insieme a Giorgia Fortunato, e nel 2015 il sito di letture ad alta voce pioggia&polenta. Vive a Roma e scrive due newsletter, scemenze e grazie per il latte, sotto lo pseudonimo di Cazzotti.
Commenti
Un commento a “Nessuno è come qualcun altro: quindici nuove ragioni per vivere nell’ultima antologia di Amy Hempel”
  1. asd scrive:

    “giovani scrittrici come Jenny Offill e Rachel Cusk”

    la prima classe 1968, la seconda 1967
    solo in Italia possiamo considerarle giovani

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