Neurolinguisti da sbarco

Questo articolo è uscito ieri per il Sole 24 Ore.

di Christian Raimo

Alle volte per capire lo spirito del tempo non vanno rincorsi dei segnali periferici, ma basta fermarsi un momento e ascoltare la nota dominante nella sua forma elementare. Insomma basta uscire di casa per accorgersi di come la maggior parte dei cartelloni stradali sei per tre sia colonizzata da pubblicità per l’apertura di nuovi “centri” per il poker e per le scommesse, o di finanziarie che vi propongono di prestarvi dei soldi anche se non avete un reddito fisso, siete protestati, avete in corso altri mutui etc… Oppure basta scendere a fare la spesa e constatare come la bottega dell’alimentari abbia lasciato il campo a un negozio di “Compro oro” o a un locale arredato come un bagno pubblico con dentro una ventina di slot-machine.
Così, se volete capire quali sono le tendenze future della cultura italiana, basta che entriate un giorno qualsiasi in libreria, e anche con uno sguardo a volo d’uccello vi potete rendere conto che non esistono più case editrici che per anni sono stati dei punti di riferimento (quanto pesa l’assenza di Meltemi a tre anni dalla sua scomparsa?) o che interi settori stanno subendo una progressiva dismissione – poesia contemporanea, teatro, critica letteraria, come se queste aree della produzione libraria fossero di fatto diventate reliquie culturali – mentre ne vengono inaugurati di nuovi, che segnano la nascita di discipline di cui fino a qualche anno fa non conoscevamo nemmeno l’esistenza.
Uno dei casi più è emblematici è quello della PNL, ossia della pianificazione neurolinguistica. In titoli come I segreti della PNL o Cambia la tua vita con la PNL o Vivi la vita che desideri con la PNL o Il potere dell’inconscio e della PNL o Impara il potere della mente per te e per i tuoi figli con la PNL magari vi è già capitato di imbattervi, oppure vi si è seduto un tizio accanto in metropolitana che ne sfogliava qualcuno; ma anche se ne non avete mai sentito parlare, provate a domandare così per curiosità a un libraio di vostra conoscenza e vi risponderà che sì effettivamente è vero, l’anno scorso i libri della PNL hanno avuto un autentico boom di vendite, tanto che spesso si è dovuto creare in libreria un settore apposta, in bella vista nel reparto saggistica.
Ma che cos’è questa PNL? Se siete incuriositi potete cliccare su uno dei tanti portali della programmazione neurolinguistica pnlinfo.it, pnlwide.it, pnlinpratica.it,… oppure aspettare il 20 maggio e farvene un’idea dal vivo direttamente con uno dei due fondatori, Richard Blander, che sarà in Italia per tenere un seminario, 1100 euro di costo, su come “migliorare le vostre performance grazie agli stati psicofisici potenziati”. Fidiamoci della rete: wikipedia italiana per esempio riprende la definizione dell’Oxford English Dictionary e ci dice che si tratta di (1) un modello per interpretare i rapporti di comunicazione tra le persone e (2) un sistema di terapia psicologica basato su questo modello che cerca di cambiare gli schemi di comportamento mentale ed emozionale. Ossia? È una scuola psicanalitica? È una branca della linguistica? È un modello d’intervento sociale? È una pratica religiosa new-age? È una medicina alternativa?
Già, perché questi interrogativi non bastano a venire a capo di una definizione esaustiva della PNL. La stessa pagina inglese di Wikipedia più che darne una spiegazione, rende conto di un contorto e ultra-trentennale dibattito sorto intorno a questa pseudo-scienza che – da quando è nata (negli anni settanta) a partire dall’elaborazione di Blander appunto e di John Grinder degli studi di Gregory Bateson e Noam Chomsky – brama ardentemente lo statuto di scienza. Statuto di scienza che vorrebbe dire certo quella legittimità che da Galileo in poi ha significato riconoscimento da parte di una comunità universale; ma che vuol dire anche – in soldoni – cattedre, corsi universitari, fondi pubblici.
Nel frattempo, in attesa che qualche facoltà di psicologia di qualche ateneo particolarmente inventivo si decida a inserire nel proprio programma, magari sotto traccia, un bel master in coaching affidato a un PNL trainer, questa pseudo-scienza tutela la sua disciplina in un modo molto semplice. Con un marchio registrato accanto al nome. Non PNL, ma PNL® è la giusta dicitura. Blander e Grinder si sono fatti causa a vicenda per anni e poi accordati qualche tempo fa per poter sfruttare entrambi il nome. Oggi sono milionari. Basterebbe già questo a far storcere il naso e a capire come se ci avviciniamo alla “programmazione neurolinguistica”, nonostante il gergo psicanalitico, siamo più dalle parte di Scientology.
Ma il fenomeno non va liquidato né sottovalutato, e anzi la questione che ci si dovrebbe porre è il perché del successo e editoriale e culturale di una pseudo-scienza oggi, in Italia? La risposta che ci potremmo dare purtroppo non è semplice. Proprio perché la diffusione della “pianificazione neurolinguistica” mostra quanto sia esteso il vuoto che essa va a riempire.
Debacle della saggistica seria, deprofessionalizzazione degli studi, squalificazione delle scienze, crescita della domanda di terapie brevi di carattere ortopedico a scapito della psicanalisi, crisi dell’educazione secondaria… quanti altri sintomi vogliamo elencare per capire se si tratta di un’unica patologia? L’impatto che questo profondo disastro culturale che sta affettando l’Italia comincia a dare i suoi frutti anche a livello meno superficiale di quello che è sotto gli occhi di tutti. E forse ci vorrebbe un novello Kuhn con un po’ di pelo sullo stomaco per raccontare, come dire, la dinamica di questa struttura delle involuzioni scientifiche. L’impasse di una società in declino finisce con il riverberarsi – lo fa notare il recente bellissimo libro di Massimiano Bucchi, Scientisti e antiscientisti (edito dal Mulino) – in maniera evidente sulla nostra stessa idea di scienza. Ma alle volte appunto non serve andare in cerca di segnali periferici per comprendere lo spirito del tempo.
Qualche sabato fa mi trovavo di pomeriggio, verso le sei a fare capolino in una nuova grande libreria da poco aperta a Roma, AsSaggi a via degli Etruschi. Un gruppo di ricercatrici ha deciso di creare un luogo specializzato in saggistica scientifica.
Ero solo. Ho dovuto aspettare mezz’ora perché entrasse un altro cliente.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
53 Commenti a “Neurolinguisti da sbarco”
  1. Gabriele D. L. scrive:

    Ho dato un’occhiata ai siti citati nel pezzo.
    Non voglio arrivare a conclusioni affrettate, ma devo ammettere che la cosa mi ha inquietato un po’.
    L’ho trovato un polpettone (in un certo senso televisivo) fatto di psicologia, psicanalisi, scienza (?), discipline orientali (?) ecc.
    Il tutto mischiato a caso: con una forte ottica aziendale (vedi solo la sigla PNL), e senza approfondimenti. Perché si sa: le cose non devono mai essere troppo complesse, altrimenti la gente si spaventa della propria ignoranza e scappa da qualche cartomante.

    Forse mi sbaglio, ma trovo che sia un’ottima formula fatta per impiegati insoddisfatti della propria vita personale e professionale; con la voglia di evadere dalla triste quotidinità con un pizzico di esotismo. Convinti il loro “successo” (?) sia ostacolato solo da una falsa percezione del mondo e di se stessi. Insomma, se non fosse per questi “sbagli” io sarei una persona eccellente! Ignorando che il mondo è prima di tutto complesso, e basato sui fatti. E come dice Bulgakov, “il fatto è la cosa più ostinata del mondo.”

  2. sarah scrive:

    Raimo, quanta gente conosci che ha effettivamente beneficiato di anni di analisi?

  3. olivia scrive:

    @sarah, direi tutti quelli che conosco, me compresa, hanno beneficiato di anni di analisi. Consiglierei l’analisi a tutti, certo bisogna esserci portati a fare un po’ di autocritica onesta. Ma è la conoscenza applicata a se stessi. E apre mondi profondissimi e svela risorse sconosciute.
    Ciao Chri, ti leggiamo sempre qui :-)

  4. Larry Massino scrive:

    Quando la cultura si afferma imponendo prodotti che non vi garbano vi accorgete di quanto è perigliosa, se non dannosa per il vivere aggraziato, per il pensiero e per l’arte. Il fatto gliè che la cultura non è mica innata nell’uomo, gli viene appiccicata come il bollino alla banana, la stessa che poi ci viene messa proprio lì dai suoi padroni e controllori. La cultura, smettiamola di far finta di non saperlo, è stata recentemente inventata anche e sopraditutto a fini di controllo. In questo momento, dove di fatto sono tutti di destra, servono ragionamentini alla portata dell’ignoranza di tutti quanti, per convincerli che se le cose vanno male è colpa di tutti quanti, non solo di chi dirige e comanda. E certo non può essere colpa dell’infallibile sistema… il quale, luccicando come sempre di perle da pòrci, promette ricchi premi e cotillons a chi si affretta ad adeguarsi alle più recenti e fantasmagoriche invenzioni dei suoi costumi e delle sue leggi.

  5. Teo Bi scrive:

    Un ringraziamento sentito a Raimo per i suoi occhi sensibili attraverso cui possiamo osservare ciò che del nostro tempo ci sfugge.
    (Una sola nota: non Blander ma BandLer e “programmazione”, non pianificazione)

    Da ex addestratore aziendale, l’abitudine o l’assuefazione ai concetti e alle pratiche della PNL mi hanno forse reso insensibile e non ho colto questa esplosione dell’interesse registrata da Christian Raimo.
    Personalmente ho sempre inserito blande nozioni di PNL nei miei programmi di addestramento, che erano più che altro di carattere tecnico. Ma se volete un’immagine tantino forte, avete presente le passeggiate in scioltezza sui carboni ardenti? Ecco, quello è un esempio folkloristico di ciò che si può ottenere con la PNL.
    A me è bastato leggere uno dei testi fondativi: “Programmazione Neurolinguistica” – Edizioni Astrolabio. Tra gli autori, proprio Grinder e Bandler anzi, i due Bandler, lui e lei. La PNL non è altro che la pratica – sistematizzata – di copiare il comportamento degli individui considerati “vincenti” secondo una visione delle relazioni umane imperniata sui movimenti del registro di cassa. L’egemonia culturale della fede nella prestazione, la fuga preventiva dall’ipotesi del fallimento, il disconoscimento della fragilità umana anzi il terrore di doverci avere a che fare.
    La PNL teorizza e pratica meccanismi di selezione e di introiezione dei comportamenti osservati in altri individui nel nome e in venerazione dell’efficienza e della prestanza, del risultato in soldoni, della griglia di performance – puah! – con la quale gli uffici del personale di tutto il pianeta crocifiggono gli impiegati.
    Ma se questa pratica contro natura scappa dalle gabbie del salario e si diffonde come virus nelle ansie da prestazione collettive, allora è davvero un guaio.
    La poesia è fioritura di fragilità sublimata. La letteratura è ricchezza trasmutata finanche da spalate di merda, tanto per parafrasare De André.

  6. sarah scrive:

    analisi è paralisi.

  7. Un articolo che comincia con due sbagli clamorosi (neanche sapete il nome di ciò che criticate) si commenta da solo.
    Qui la superficialità (cara a Baricco) è bilaterale. Comunque basta citare solo i peggiori esempi (come libri, siti, camminate sul fuoco, psicoterapia PNL inventata solo in Italia) per distruggere qualunque cosa.
    Corsi di comunicazione sono sempre esistiti, per la maggior parte indifendibili, e non è il caso di crocifiggere chi sente il bisogno di migliorarla, o di imparare a difendersi da chi ne sa fare un uso spregiudicato. Mi sembra come criticare le religioni citando solo i Teocom. Credo che chi vuole sappia orientarsi al di là della cortina di cialtroni e arrivisti che infestano questo e tanti altri campi in Italia.
    In conclusione, esiste la feccia ma ci sono anche i professionisti seri, che lavorano, invece di “apparire”, e non meritano di essere confusi coi ciarlatani.
    D’altra parte, all’origine della PNL, culturalmente ma anche storicamente, troviamo Bateson, Paolo Alto, Milton Erickson…. Tutti erronei?!
    P.S. Anche le notizie sul marchio sono sbagliate.

  8. “Alle volte per capire lo spirito del tempo non vanno rincorsi dei segnali periferici, ma basta fermarsi un momento e ascoltare la nota dominante nella sua forma elementare”.
    Questo è l’incipit. Lo “spirito del tempo” secondo me emerge bene da quest’articolo, dove si parla di Programmazione Neurolinguistica basandosi su informazioni tratte da Wikipedia e da qualche sito web scelto a casaccio.

    E’ vero che esiste anche una “PNL da baracconi” cui Lei sembra riferirsi nel suo articolo, ma la capacità di fare distinzioni e di approfondire è, secondo me, un valido antidoto ad un certo “spirito del tempo”.

  9. christian raimo scrive:

    Gianni, l’errore di spelling su bandler è un’imprecisione del correttore, pianificazione è una svista. Quella sul marchio è invece per me una verità evidente: una scienza treademark va contro l’idea stessa di scienza da Galileo in avanti.
    Mi sono letto molto sulla e della pnl, e la mia critica avrebbe potuto e voluto essere incentrata sullo statuto epistemico di una pseudo-scienza, ma quello che min interessava invece era proprio la questione di sociologia della cultura. Altrimenti sarebbe stato un problema di nicchia. Non una questione sintomatico ancher di un contesto culturale più vasto. E’ la progressiva diffusione di una pseudo-scienza che mi fa preoccupare, non il suo valore in sé.

  10. christian raimo scrive:

    In libreria la PNL da baracconi ha una gran fortuna editoriale e gli stessi Grinder e Bandler non fanno nulla per reagire a critiche varie. Anche se vado sul sito del fondatore, Grinder, noto cose che non mi convincono: personalizzazione, soldi; senza mettere in discussione le questioni epistemiche. Qui la critica dovrebbe, sì, essere più articolata e dovrebbe secondo me mettere in discussione una linea di studi in cui non è che Bateson è innocente e Bandler e Grinder sono i nipotini cattivi. Ma c’è l’idea di una pratica psicologica che mette in discussioni presupposti scientifici e umanistici su cui si basa la cultura in Occidente.

  11. Nicoletta Mazzini scrive:

    Buongiorno,
    leggendo l’articolo ho come l’impressione che il nastro dello spirito del tempo sia stato avvolto all’indietro verso un tempo in cui Torquemada imperava e dove il PRE-giudizio la faceva fa padrone….
    condiero ogni tipo di critica, costruttiva, a patto che si basi sulla conoscenza diretta e sull’esperienza.
    Leggere e informarsi sono azioni pregevoli, sperimentare rende il tutto ancora migliore.
    La PROGRAMMAZIONE neurolinguistica è una tecnica in primis, è uno strumento e la sua bontà o malvagità dipende dall’uso che se ne fa, tipo il vino, tipo l’energia nucleare, tipo le scarpe tacco dodici, tipo praticamente ogni cosa esistente sul pianeta.
    L’articolo tende a “demonizzare” la PNL collegandola strettamente al fatto che la PNL faccia fare un sacco di soldi e costi un sacco di soldi a chi la pratica, vero e falso allo stesso tempo, ma non è questo che mi preme, quanto il fatto che non mi pare che ci siano professionisti che lavorino gratis tranne qualche sprazzo di azioni pro bono.
    Sono d’accordo con Gianni quando dice che le persone hanno la capacità di discriminare, di accorgersi se quello che hanno davanti è un fenomeno da baraccone o un professionista serio.
    Esprimere un giudizio così tranchant sulla PNL avendo come basi le informazioni di Wikipedia o qualche sito internet, mi pare riduttivo e fuorviante e se questi sono i presupposti scientifici ed umanistici su cui si basa la cultura dell’Occidente………
    La invito a frequentare qualche giornata di PNL, ne esistono anche a prezzi abbordabili, glielo garantisco.
    Con questo non è mia intezione farle cambiare idea o fare una difesa a spada tratta della PNL, quanto chiederle cortesemente di non buttare il bambino con l’acqua sporca.
    grazie

  12. Sembra un dialogo con un sordo. Ho detto che la questione-marchio è sbagliata, Wikipedia non fa testo, di quale “valore in sé” parli se hai già deciso che è una pseudo-scienza? ma sua quali basi?
    Io ci lavoro da 30 anni, tu hai visto siti, letto (?) i peggiori libri e cercato su Wikipedia. Tu sei un esempio dei tempi che corrono!

  13. Gabriele D. L. scrive:

    Non capisco perché Wikipedia non fa testo.
    Se ci sono imprecisioni o falsità per quale motivo non le fate rettificare?

    Eppure tutto si può dire, tranne che Wikipedia non sia un grande canale di informazione: uno dei primi su cui una persona interessata va per farsi un’idea dell’argomento, e poi, nel caso, va ad approfondire altrove.
    Lasciare le cose così non danneggia soprattutto voi?

  14. christian raimo scrive:

    Non parla con un sordo, Gianni, ma con uno che la pensa diversamente da lei. Io credo che nella PNL ci siano varie cose condivisibili. Penso che parte del dispositivo terapeutico sia efficace. Ma sono gli obiettivi con cui non concordo. Se c’è un terreno di confronto, quale può essere? Quello della scienza? Quello delle retoriche linguistiche? Quale è il terreno di confronto su cui posso mettere in discussione la PNL?
    Io penso che la PNL sia una moderna sofistica: fornisce degli strumenti conoscitivi della dinamica psicologica e del miglioramento di sé a caro prezzo, e dà la possibilità di lavorare in un ambito delicato (quello delle terapie personali) a persone non adeguatamente formate.
    Sono uno che pensa che una qualsiasi terapia psicologica debba avere un riconoscimento scientifico, cosa che la PNL non ha. I pnl trainer possono essere le persone migliori del mondo, ma questo non conta per me.
    In secondo grado, c’è la questione teorica. Trovo le teorie della PNL un pot-pourri sincretico. Alle volte impresentabile. Alle volte presentabile. In ognuno dei due casi trovo che se un neurolinguista aggiornato o un filosofo della scienza con un minimo di competenza legge i libri dei fondatori, ha facilità a trovare una serie di concetti che risultano nel migliore dei casi derivativi, una buona divulgazione. Nel peggiore degli pseudo-concetti.
    Da ultimo, ripeto: le informazioni che ho riportato da wikipedia avevano un altro interesse: volevano segnalare l’aspetto sociologico della PNL, la sua diffusione editoriale, in un momento in cui la saggistica accademica sompare dagli scaffali.

  15. Nicoletta Mazzini scrive:

    “………..Secondo la versione più diffusa della storia della psicoanalisi, in Europa il discorso freudiano era ancora tacciato di “delirio”, d’essere ossessionato dal sesso e di rovinare la società mettendo in pubblica piazza ogni indecenza e perversione. Secondo alcune testimonianze, c’era l’impressione generale che l’intera comunità umana si ergesse contro il suo discorso e che volesse ridurre lui e i suoi seguaci al silenzio per metterli nell’impossibilità di nuocere. Questa “folla inferocita” non avrebbe spaventato il medico viennese………..” fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Sigmund_Freud

  16. maria soldati scrive:

    Ciao Christian,
    raccolgo il tuo invito alla riflessione sullo spirito dei tempi, del resto è lì sotto gli occhi di tutti su come si possa giocare con le parole ed i suoi significati, sui racconti della realtà che si possono fare, sia per quanto riguarda la storia che la cronaca, anche quella politica di questi giorni…
    Sono d’accordo con te sulla deriva del pensiero, sulle ricette facili che da più parti ci consigliano, sulle scorciatoie da imboccare per arrivare non so dove (alla Olgettina?) di cui ciò che scrivi della PNL e sulla PNL mi sembra un ottimo esempio, concordo con Gianni Fortunato.
    Si, chiediamoci perchè tante facili ricette hanno questo appeal così diffuso, e poi proviamo anche a dare qualche risposta, che non sia riduttiva…
    Durante le vacanze di natale mi sono letta un bel libricino, che ti consiglio, si legge in un’ora, editore Einaudi, Autore G. Zagrebelsky “Sulla lingua del tempo presente”, questo libricino è illuminante da tanti punti di vista, anche sulla PNL e sull’oggetto di studio, il linguaggio.
    I miei studi sulla e della PNL mi hanno insegnato l’arte del dubbio, delle domande, dell’andare alla ricerca della “struttura profonda” dei comportamenti e del linguaggio, mi hanno insegnato cosa sia la mia responsabilità e quella degli altri, ha ampliato la mia capacità di fare distinzioni e di riflettere, quella di non arrivare subito a conclusioni affrettate…
    Certo so anch’io che ci sono tanti ciarlatani in giro, in tutti i campi, compresi quelli accademici, scientifici, politici ecc. ed è sempre più difficile orientarsi in mezzo a tutta questa abbondanza di informazioni, soprattutto quando le scorciatoie più abbordabili si chiamano televisione e internet. Attenzione non li sto demonizzando, ne usufruisco abbondantemente anch’io. Ma avverto, con dolore, che non è sempre facile mettere in dubbio ciò che ci viene propinato, e non sempre abbiamo il tempo e la voglia per un impegno all’approfondimento. Mi piacerebbe che questa tua provocazione costituisse un motivo di approfondimento sia sulla PNL e le varie scuole e corsi più o meno taumaturgici che vi sono in giro, sia per una riflessione seria sui tempi che corrono. Il caimano è dentro di noi?

  17. gianni scrive:

    Discuterei più volentieri con gente che avesse letto almeno Popper (e ciò che dice sulla psicanalisi) e magari Gedo e Goldberg (stesso tema), e sapesse di cosa parla quando si dice “Epistemologia”.
    In assenza, torno a lavorare. Chi volesse notizie più serie può leggersi la mia ministoria della PNL, su Facebook.
    La mia opinioen sui giornalisti (già pessima) non è certo migliorata.
    Passo e chiude

  18. Fabrizio Pieroni scrive:

    Ministoria della PNL scritta da Gianni Fortunato:
    http://www.facebook.com/topic.php?uid=82452665040&topic=13722

  19. Fabrizio Pieroni scrive:

    Alcune considerazioni sulla PNL e le sue prospettive:
    http://www.facebook.com/topic.php?uid=82452665040&topic=13893

  20. Alberto scrive:

    Buongiorno,
    La Pnl funziona correttamente solo se l’intenzione di utilizzo ha una finalità win-win e porti soddisfacenti risultati a lungo termine negli individui. Risultati che rimangono nel tempo come risorse sempre accessibili per l’individuo.
    Nel caso che questa conoscenza venga usata a scopo manipolatorio i risultati saranno short term e quindi poco utili, non affidabili e possono fare piu’ danni che altro creando delle relazioni di dipendenza sbagliate verso questa nobile conoscenza.
    I furbacchioni la usano cosi’ e questo non aiuta a farla diventare una vera scienza. Ne ha tutta la dignità ed e’ molto piu’ efficace di lunghe sedute da psicologi che sanno solo rimandare indietro informazioni senza elaborarle a dovere. Trovo la pnl molto utile e attuale rispetto alla velocità di questo mondo, dinanzi alle infinite sollecitazioni che riceviamo dall’esterno e grazie alla sua caratteristica maggiormente tecnico-pratica che teorica.

    Prendendo in esame la situazione culturale attuale possiamo dividere coloro che approfondiscono argomenti e coloro che saltano a destra e sinistra per raccogliere informazioni.
    Qualunque sia la scelta e’indispensabile, da una parte, conoscere a priori il luogo dove si vanno a recupare le informazioni utili cercando in primis la qualità e dall’altra parte ricordarsi sempre che coloro che approfondiscono una specifica conoscenza sono una razza in via d’estinzione (purtroppo!). Bisogna saperli trovare al giorno d’oggi.
    Questo circolo vizioso produce e produrrà un danno per i primi che continueranno a raccogliere informazioni senza approfondirle nei luoghi piu’sbagliati e per i secondi l’effetto di sentirsi inattuali con il presente difronte a questa nuova modalità superficiale e rapida di acquisire conoscenza.
    Esporre argomentazioni e riflessioni senza un esperienza diretta e senza appoggiarsi ad un’accurata profonda ricerca porta verso la “tuttologia”, La malattia di questi ultimi anni grazie all’utilizzo sbagliato della rete.

    Se si vogliono pescare informazioni e conoscenza valide, bisogna informarsi prima su che pesci ci sono nei laghi dove si va a pescare sapendo che questo sicuramente rappresenta una doppia fatica per il pescatore. Credo che al giorno d’oggi se sbagli lago dove pescare trovi solo spazzatura e informazioni sbagliate!!!

  21. christian raimo scrive:

    Ci sono due livelli di discussione: uno è quello che Gianni Fortunato, Fabrizio Pieroni e ora Alberto mettono in luce. La necessità di una deontologia della pratica e della studio della PNL. Se la domanda è questa, la risposta risulta problematica proprio nel momento in cui – come è ora – la PNL ha uno statuto scientifico che si autoverifica. Popper non sarebbe convinto di poter chiamare scienza una disciplina che in fondo non è falsificabile. Mi sbaglio?
    Il desiderio di rinnovamento secondo me ha creato negli anni ’70 una serie di momenti aggregativi e di multidisciplinarietà che hanno dato e continuano a dare grandi frutti. Con un rischio, ovviamente: il sincretismo.
    Faccio questa critica che precede e eccede quella di cialtroneria: i cattivi professionisti sono dappertutto (anche se è vero che tra i PNL trainer, mi pare di avere conferma anche da voi interni, non sono pochi).
    Secondo me questo rischio di sincretismo e di creare discipline autoverificantesi era in nuce anche nello stesso Bateson: per questo non considero la PNL una filiazione bastarda. Ma l’esito possibile di un confronto a tutto campo, che appunto non si è saputo disegnare mai i propri necessari confini. E’ difficile giocare a tennis senza righe per terra.
    Ma quello che più mi distanzia dalla posizione dei difensori della PNL è proprio l’assunto di fondo. Credo di poter dire che è una diversa concezione della verità.
    La PNL come molti altri approcci terapeutici psicologici non mettono al centro un percorso socratico di “ricerca della verità” che invece è implicito nella psicanalisi freudiana e esplicito in quella lacaniana e junghiana.
    In questo senso la PNL mi sembra una moderna sofistica (a parte per l’aspetto monetario): perché crea un’ortopedia del sé, anzi una “aristopedia” del sé.
    Questo mi sembra l’aspetto più discutibile.

  22. “La PNL come molti altri approcci terapeutici psicologici non mettono al centro un percorso socratico di “ricerca della verità”…” Non è proprio così. Anzi, essendo la PNL fondalmente un percorso di coaching (anche, e soprattutto, self coaching), è, alla Rogers, non-direttiva e ‘maieutica’, ben più della psicanalisi.
    Più che a Socrate, però, la PNL prende dal metodo ‘strategico’ di Pascal cui deve molto (infatti, la PNL appartiene al ‘filone’ delle Terapie Strategiche Brevi – v. Nardone e Wazlawick).
    Quanto a cosa sia la PNL – che, comunque, ricordiamo è il ‘sistema’ più efficace di empowerment personale (la utilizzano, che lo dicano o no, tutti i grandi comunicatori e la maggior parte dei terapeuti, magari chiamandola terapia sistemica o altro, o mischiandola con …la stessa psicanalisi – d’altronde la PNL è ‘inclusiva’) – bene, la PNL è essenzialmente un ‘attitude’ (una Weltanschauung mi verrebbe da dire).
    E te lo dice uno che è ‘piennelista’ per caso (sono ingegnere e scrittore) e ama Jung e R. D. Laing.
    Nicola Perchiazzi

  23. Fabrizio Pieroni scrive:

    Christian scrive: “Popper non sarebbe convinto di poter chiamare scienza una disciplina che in fondo non è falsificabile. Mi sbaglio?” Secondo me non si sbaglia. Ma non è falsificabile nemmeno la psicanalisi, se è per questo, e nemmeno gran parte della psicologia.

    Occorre comunque riconoscere che concetti come rispecchiamento, pensiero per immagini, stili cognitivi (che fanno parte da anni dell’armamentario PNL) sono oggi presentati come novità eclatanti dallo sviluppo attuale delle Neuroscienze.

    Lei pensa che Freud e Jung fossero animati dalla “ricerca della verità”, al contrario della PNL. Io penso invece che la PNL sia molto “avvertita” e ben fondata dal punto di vista epistemologico. Infatti, ormai da parecchi anni (da quando è passato di moda il meccanicismo ottocentesco) gli scienziati hanno una grande consapevolezza riguardo al fatto che le verità scientifiche sono relative e parziali, come tutte le verità umane.
    La conoscenza scientifica non riguarda la natura in sé, ma la natura sottoposta alle interrogazioni dell’uomo. In altre parole: la verità oggettiva non possiamo conoscerla perché non vi è di fronte a noi l’oggetto, ma la struttura complessa e inscindibile osservatore – oggetto. E tutto questo è espresso con molta chiarezza nella visione PNL, che, a priori, rinuncia a conoscere il Teriritorio, consapevole di essere un’ulteriore Mappa.

    Non scrivo questo per sostenere che la PNL è perfetta o è superiore alle altre discipline. Tra i cultori seri della PNL quest’idea non viene nemmeno presa in considerazione e vi è una continua ricerca su quali sono i limiti del modello, Gianni Fortunato in uno dei link che ho allegato sopra, si interroga seriamente su quale “virus” interno alla PNL le ha impedito di mantenere alcune sue promesse.
    Occorre inoltre precisare che il termine PNL comprende tante realtà anche molto diverse tra loro (non alludo qui alla PNL da baraccone, che non fa testo), e risulta quindi molto semplicistico parlarne ed etichettarla come ha fatto lei.

    la definizione di PNL come “moderna sofistica” è quella che mi stupisce di più, dal momento che l’obiettivo più irilevante dei percorsi PNL seri è la ricerca della propria autenticità.

  24. Sandra Giordano scrive:

    Buonasera. Christian scrive:
    “La PNL come molti altri approcci terapeutici psicologici non mettono al centro un percorso socratico di “ricerca della verità” che invece è implicito nella psicanalisi freudiana e esplicito in quella lacaniana e junghiana. In questo senso la PNL mi sembra una moderna sofistica (a parte per l’aspetto monetario): perché crea un’ortopedia del sé, anzi una “aristopedia” del sé.
    Questo mi sembra l’aspetto più discutibile.”

    E’ vero, la PNL non mette al centro un percorso socratico di “ricerca della verità” perchè non ha questo scopo. Lo scopo della PNL è studiare l’esperienza soggettiva, dunque “le verità”:ciò che per le singole persone è vero in base alla realtà che esperiscono. Premesso ciò, qualsiasi riferimento alla sofistica o a modelli psicoterapeutici mi sembra.
    Molti dei presupposti e delle tecniche della PNL sono stati confermati dalle Neuroscienze cognitive grazie alle recenti tecniche di neuroimaging e scoperte neuroanatomiche (v. Rizzolatti e i neuroni a specchio, che hanno, ad esempio, dato la base scientifica alla tecnica del rispecchiamento in PNL ). Ciò detto è anche vero che molti sedicenti professionisti della PNL la vendono come un prodotto di cosmetica dell’io. Ma come lei saprà i prodotti di bellezza lasciano il tempo che trovano con il passare del tempo. Chi si occupa di persone sa che il cambiamento può avvenire soltanto se la persona è pronta e lo gradisce altrimenti, caro Gabriele, nix! E il cambiamento è tale se è profondo è duraturo. E in questo la PNL, Freud, Lacan, Jung e anche qualche altro sono tutti d’accordo.

  25. christian raimo scrive:

    Ci sono varie questioni che sono state eluse in questa discussione.
    Premesso che ringrazio le persone che ci stanno partecipando.
    Una è quella della definizione. Ci sono tante PNL, si dice. Il che in un certo qual modo può voler dire che non ce n’è nessuna. Alcuni dei contributi della PNL sono stati confermati dalle scoperte neurologiche recenti. Mi sta benissimo. Ma non ci sono neurologi che vanno in giro a pubblicare libri con un marchio registrato nel titolo. O che hanno discusso in tribunale per l’utilizzo del concetto di neurologia.
    Che Bandler e Grinder o altri del gruppi di Palo Alto abbiano fatto degli studi importanti nel campo delle scienze cognitive non vuol dire avvalorare una disciplina a se stante.
    L’altro aspetto che mi lascia perplesso è la brevità di questi interventi terapeutici. Questa cosmetica dell’io, come provavo a chiamarla con indulgenza “aristopedia” sembra avere effetto immediato.
    Io posso anche fidarmi che in realtà che la vera PNL la praticano terapeuti/coach/trainer cognitivisti-comportamentali (semplifichiamo così) che ci tengono a instaurare un lungo e profondo rapporto con l’altro.
    Ma il 90% – per tenerci bassi – di quello che viene spacciato per PNL non è questo. Non dicono questo i libri, non promettono questo i seminari. Il pervertimento di un progetto iniziale oggi è IL progetto attuale, mi sembra: è anche questo che provavo a obiettare al discorso di Gianni, che mi sembra riconoscere questa crisi e saperla analizzare.

  26. Sandra Giordano scrive:

    Di quali libri stiamo parlando? Di quali seminari? Questo è il punto. Ci sono tante scuole di PNL in Italia e tanti che se ne occupano. Così come ci sono tanti libri…Provi a dare un’occhiatina all’Istituto Italiano di Programmazione Neurolinguistica, il più antico tra gli Istituti seri, anzi proprio il primo. Detto questo so che ciò che lei dice è confermato dalla pletora di informazioni fuorvianti su libri di varia provenienza e su internet che “vendono” la PNL come panacea per tutti i mali. E’ la solita diatriba fra ciarlatani e professionisti, tra cura e guarigione, tra miracoli e realtà. Bandler e Grinder hanno avuto il merito di trovare un modo diverso di guardare alla realtà delle relazioni. Come poi abbiano tradotto in business questa “scoperta” appartiene alla cultura americana dove tutto si trasforma in oro e può essere brevettato. Robert Dilts nel suo libro “Creare modelli con la PNL”, che le consiglio vivamente di leggere racconta che quando Bateson lesse per la prima volta il lavoro di Grinder e Bandler, sulle tecniche ipnotiche di Milton Erickson, lo liquidò dicendo: “Epistemologia da strapazzo” perchè l’uso del linguaggio di Erickson vi era descritto in termini troppo meccanici. Ecco, secondo me molte persone che dicono di conoscere la PNL sono alla prima stesura della loro conoscenza della PNL da un punto di vista epistemologico. E in molti casi anche coloro che la praticano e che hanno ottenuto i loro “certificati” in due settimane “all inclusive” pagando un bel pò di soldi. Sono proprio i tempi che corrono che ci invitano a fermarci alle prime impressioni. D’altronde il paese in cui viviamo è diventato negli ultimi vent’anni un Paese dell’Immagine, dove basta scrostare un pò la tela e ne viene fuori il ritratto di Dorian Gray invecchiato. Viviamo immersi nel paradigma della semplificazione, come dice Morìn, ma è nella complessità che l’Uomo può trovare le risposte che cerca. Grazie, comunque, per avere voluto stimolare questo dibattito e avere dato spazio a pareri diversi dal suo. Cominciare a pensare che la propria mappa non è il territorio è un buon modo per aprire un confronto pur se con dei pre-giudizi…tra PNListi :)

  27. Fabrizio Pieroni scrive:

    Quindi la questione si sposta dalla scientificità della PNL e dal suo rapporto con la Verità alla brevità delle terapie PNL.
    In un post precedente Christian scriveva: “Sono uno che pensa che una qualsiasi terapia psicologica debba avere un riconoscimento scientifico, cosa che la PNL non ha”. Ma se il criterio della scientificità, come sostiene in un post immediatamente successivo (“Popper non sarebbe convinto di poter chiamare scienza una disciplina che in fondo non è falsificabile. Mi sbaglio?”), è la falsificabilità popperiana, allora il riconoscimento scientifico non ce l’ha neppure la psicanalisi e nessun tipo di pscicoterapia, come Popper dice chiarissimamente.
    A meno che il criterio per stabilire la scientificità non risieda nel semplice ossequio verso il mondo accademico e la Scienza Ufficiale, ossequio che non condivido nemmeno in piccola parte avendo studiato per un bel po’ la storia della scienza. Del resto nel suo articolo lei cita Khun. Se lo ha letto, dovrebbe saperne qualcosa anche lei.
    Riguardo alla brevità delle psicoterapie PNL: la PNL NON E’ UNA PSICOTERAPIA e non ha mai preteso di esserlo. Per frammentarie che siano le sue informazioni in materia, questo, almeno, avrebbe dovuto capirlo. Tutt’al più alcune tecniche PNL possono essere usate da qualche psicoterapeuta, che è una cosa ben diversa. È vero che alcune tecniche ottengono risultati molto validi in tempi molto ristretti, ma questo è un demerito? Ho l’impressione che in questo campo lei sconti un ritardo di molte decine di anni.
    “Ci sono tante PNL, si dice. Il che in un certo qual modo può voler dire che non ce n’è nessuna.”. Questa sua opinione io non la condivido per niente, ci sono tante PNL il che equivale a dire che ci sono tante PNL, che hanno tratti e origini comuni ma sviluppi diversi.
    “Ma il 90% – per tenerci bassi – di quello che viene spacciato per PNL non è questo. Non dicono questo i libri, non promettono questo i seminari. Il pervertimento di un progetto iniziale oggi è IL progetto attuale, mi sembra”.
    Mi sembra che queste sue considerazioni non si basino su dati obiettivi, ma solo su sue impressioni personali. Non so come fa lei a calcolare il 90% per tenerci bassi. Forse guardando Internet? Guardando siti di istituti che aprono alla mattina e chiudono alla sera? Molti sono così, e si danno un gran daffare a farsi pubblicità e a gridare il più forte possibile. Comunque esistono istituti che da quasi 30 anni, senza troppo chiasso, formano PNListi a vari livelli, anno dopo anno, con serietà e senso etico. Ma lei quali libri ha letto? Non è difficilissimo distinguere! Anche se poi la PNL è soprattutto un modo di distinguere e di operare che non si arriva a conoscere attraverso i libri, ma attraverso la pratica seminariale. Comunque a livello internazionale esiste l’IANLP (vedi http://www.ia-nlp.org/), organizzazione molto seria che imposta e certifica gli studi di milioni di persone in tutto il mondo.
    Il pensiero che “il pervertimento di un progetto iniziale è il progetto attuale” mi sembra fuorviante. Il fallimento dei paesi del blocco sovietico secondo lei dimostra che Marx diceva solo sciocchezze? Secondo me no.
    Secondo me la capacità di operare distinzioni e di resistere alle tentazioni semplificatrici è l’unico baluardo contro lo spirito dei tempi, con cui se la prende nel suo articolo.

  28. Replicant24 scrive:

    Probabilmente tutta la psicologia, forse tranne quella sperimentale, pur non essendo una pseudoscienza non è ancora giunta al suo rango di scienza vera e propria. Dal dibattito epistemologico sulla scientificità della psicoanalisi al fatto che esistano attualmente una miriade di scuole e di orientamenti nel campo della stessa psicologia non mi pare si possa parlare di un paradigma scientificamente consolidato. La PNL probabilmente è ancora meno scientifica, più vicina come dici alla scientologia che alla scienza. Ma ciò non vuol dire che la psicologia abbia ancora assurto al rango di scienza matura, se mai potrà esserlo davvero

  29. Sandra Giordano scrive:

    Cosa significa scienza matura? Esiste una scienza del qualitativo, ne hai mai sentito parlare? La psicologia non è una scienza matura…Mah..ne sto leggendo proprio delle belle.

  30. Sandra Giordano scrive:

    Cosa significa scienza matura? Esiste anche la scienza del qualitativo, ne hai mai sentito parlare? La psicologia non è ancora una scienza matura… Mah! Ne sto leggendo delle belle.
    Ma hai letto quanto ha scritto Fabrizio Pieroni prima di te?

  31. Replicant24 scrive:

    Con scienza matura intendo anzitutto anagraficamente matura. La fisica moderna per esempio è nata nel ‘600 con Galileo quindi ha circa quattrocento anni. Biologia e chimica sono del settecento. La psicologia moderna si può dire sia nata nel 1900 con l’interpretazione dei sogni di Freud. 110 anni, 1/4 e 1/3 degli altri due esempi citati. Secondo: i paradigmi della psicologia sono ancora molteplici e molteplici sono gli orientamenti. Esistono troppi paradigmi psicologici: Psicoanalitico, junghiano, lacananiano, comportamentista, cognitivo, cognitivo-comportamentale e all’interno di questi tutta un’altra serie di orientamenti. Una banale valutazione epistemologica della maturità scientifica della psicologia moderna tipo un criterio alla Lakatos sulla metodologia dei programmi di ricerca scientifica non la farebbe passare al vaglio di una scienza consolidata. Il termine scienza qualitativa è del tutto prescientifico. Per esempio la fisica aristotelica era qualitativa, 2500 anni fa. Molto dubbio che possa mai esistere una scienza qualitativa. Meglio allora rifarsi ad altri paradigmi epistemologici.

  32. Replicant24 scrive:

    E comunque signora Giordano, ho letto anche il suo post filopnlista, molto meglio i persuasori occulti di packardiana memoria che i programmatori pnl. Saranno pregiudizi ma io dei pnlisti proprio non mi fido. Libero di esprimere ciò che penso no? O vuole programmare anche me?

  33. Sandra Giordano scrive:

    Per lei Dottoressa in Psicologia, gentile Signor Replicant, o anche lei è Dottore:) In tal caso la saluto come collega e sono lieta di potere parlare con una persona competente. Intanto, la ringrazio di avere letto ciò che ho scritto, mi stava venendo il dubbio che questa fosse una discussione tra soli uomini. A proposito della scienza matura, la ringrazio, inoltre per avere specificato cosa significa per lei la parola “matura”. Come lei saprà, o forse, no, la Società Italiana di Psicoterapia ha recentemente indicato tre orientamenti principali della psicologia, degna di tale nome: l’orientamento psicodinamico, l’orientamento sistemico-relazionale, e l’orientamento cognitivo-comportamentale. Tutti gli autori che lei ha citato, dunque, rientrano in tali tre filoni. La PNL non è una psicoterapia, come ha già scritto meglio di me Fabrizio Pieroni, quindi non mi soffermerò oltre su questo. Io la uso nel mio lavoro di formatrice e di coach come strumento, insieme agli altri che ho acquisito in vent’anni di esperienza nel mio lavoro. Capisco i suoi pregiudizi e non voglio certo toglierle qualcosa cui tiene così tanto. Anche io sono libera di esprimere ciò che penso o no? Per quanto riguarda la programmazione a meno che lei non sia un computer, non se ne parla neanche, stia tranquillo:) Buona serata.

  34. Sandra Giordano scrive:

    E detto questo, ringraziando per lo spazio che mi è stato concesso e in particolare il signor Replicant (che non ho neanche il piacere di indicare con nome e cognome perchè preferisce l’anonimato) per la sua delicata attenzione, saluto e torno a dedicarmi al libro che sto leggendo in questo momento: “Scienza con coscienza” di Edgar Morìn.

  35. maria soldati scrive:

    Dall’interessante dibattito suscitato dall’articolo Christian, traggo alcuni presupposti, che mi sembrano impliciti nelle sue argomentazioni:
    1. che esista “la verità”;
    2. che la verità è quella prodotta dalla scienza;
    3. che la scienza è quella prodotta dall’accademia;
    4. che l’accademia è la sola deputata a produrre conoscenza ;
    5. che la terapia, una delle strade che conduce alla verità, per essere efficace deve essere “lunga”;
    4. che la pnl, non rispondendo a nessuno di questi presupposti, è, al massimo sincretismo
    Ma tutti questi presupposti da quale altro presupposto rassicurante hanno origine?
    Tutto questo mi porta a riflettere sul tema di cosa è scienza e cosa è pseudoscienza o metafisica e al problema della demarcazione.
    Ora sappiamo che il problema di demarcazione, (cioè quali sono i criteri per definire i confini tra ciò che è scienza e ciò che non lo è, che non significa distinguere tra ciò che è “vero” e ciò che è “falso”, ma solo di trovare un criterio per stabilire i confini tra conoscenza scientifica e resto delle conoscenze e delle teorie), è oggetto di dibattito che dura da secoli e non è ancora stato risolto sebbene sia passato attraverso scontri su:
    • “metodo induttivo” e “metodo deduttivo”,
    • “verificabilità” (positivisti), “falsificabilità” e “verosimiglianza” (popper),
    • “paradigma” usato in modo dogmatico e acritico dalla “comunità scientifica” e non sulla base di una metodologia falsificazionista (scienza normale) e slittamento di paradigma che si ha quando si accumulano abbastanza anomalie, alcuni scienziati iniziano a lavorare nell’ambito della cosiddetta “scienza straordinaria”. In questa fase si riconosce l’impossibilità ad utilizzare i vecchi modelli per spiegare la realtà e se ne ricercano di nuovi (per quanto la maggior parte di essi sia destinata ad essere confutata). Alla fine, tuttavia, viene creato un nuovo paradigma, e quello vecchio viene eliminato (l’autoritarismo elitario di Khun);
    • anarchismo epistemologico (Feyerabend) per cui la scienza non ha alcuna superiorità e non è possibile dare una particolare autorità alle scoperte degli scienziati, poiché il metodo della scienza non è diverso dagli altri tipi di conoscenza. Nel corso della storia, infatti, ogni regola è stata violata almeno una volta nella formulazione di una teoria scientifica. Queste violazioni non sono “sviste” o difetti nel processo di determinazione della teoria, ma rappresentano proprio la condizione necessaria all’avanzamento delle conoscenze scientifiche. La scienza non è indipendente dal resto della conoscenza umana, ma ne è strettamente connessa, così che la verità o la falsità di tutte le questioni e le teorie non possano essere analizzate unicamente sotto un punto di vista empirico, dovendosi rifare ad assiomi e principi. La caratteristica fondamentale della scienza è il suo rifiuto di ogni dogmatismo, che si traduce nell’apertura ad ogni metodologia
    • Critica al falsificazionismo da parte di Lakatos affermando che un’osservazione non falsifica automaticamente una teoria: essa può al massimo mettere in luce l’incoerenza di fondo presente tra la teoria ed i fatti sperimentali. Da qui, poi, si dipartono le due possibili strade della modifica o della sostituzione della teoria. Tuttavia non è all’interno della teoria stessa che si deve ricercare la sua scientificità, ma nei metodi utilizzati. Il problema della demarcazione, quindi, si riduce all’analisi della continuità delle teorie scientifiche, cioè alla distinzione tra quei metodi di ricerca che Lakatos definisce “programmi regressivi” e quei metodi che permettono un avanzamento, definiti “programmi progressivi”. Lakatos, infatti, definisce programma di ricerca il nucleo di una teoria, il quale è circondato da ipotesi ausiliarie, che hanno il compito di difendere il nucleo della teoria. Queste ipotesi ausiliarie, in precedenza criticate perché definite ipotesi ad hoc, hanno un valore positivo nel pensiero di Lakatos. Ciò che differenzia un programma progressivo da uno degenerativo è la moltiplicazione in quest’ultimo di tali ipotesi senza che si raggiungano ulteriori avanzamenti nella spiegazione dei fenomeni naturali.
    A questo punto si è arrivati a sostenere che il criterio di giudizio si deve basare sui metodi utilizzati e i principi da cui si è partiti, poiché ( presupposti già presenti in Popper):
     nessuna teoria può offrire la certezza della sua assoluta verità;
     i principi che costituiscono la base empirica di un sistema sono in realtà frutto di una teoria, caricandosi anch’essi di una forte valenza ipotetica.
    In conseguenza a queste considerazioni, appare ovvio che il discrimine tra scienza e pseudo scienza è fortemente determinato da aspetti di natura differente (in particolare socio-culturale), è relativo al momento storico in cui si sviluppa, e perde di assolutezza.
    Dunque nessuna sperimentazione può perentoriamente segnare la fine di una teoria: deve esistere necessariamente un movimento scientifico storico che ne determini la cessazione definitiva tramite la costituzione di una nuova teoria.
    A questo punto Laudan fa un ulteriore tentativo di dare la soluzione a questo problema e, partendo dai concetti di paradigma e programma di ricerca giunge alla definizione del concetto di tradizione di ricerca. Questo concetto esprime, secondo il filosofo, l’insieme delle indicazioni per costituire e per procedere alla formazione delle teorie scientifiche date dalla comunità degli scienziati in un dato momento storico.
    Esisterebbero, cioè, degli “imperativi” ontologici e metodologici propri di una determinata epoca. Questi ultimi, poi, rappresentano la demarcazione tra le teorie definite “scientifiche” e quelle che sono considerate non scientifiche.
    Questo perché, all’interno di una certa tradizione, sono presenti principi e idee “metafisici”, e porsi in contraddizione con essi è rifiutare questa concezione.
    Secondo questa teoria, infatti, non si nega la possibilità che possano coesistere in un determinato momento storico più teorie rivali e, spesso, inconciliabili tra loro.
    Con Laudan si perde ogni criterio assoluto: esiste solo il criterio pragmatico dello scegliere la teoria che meglio spiega i fenomeni naturali, o che risolve quelli che al momento sono i più importanti e pressanti.
    Attualmente i criteri per la demarcazione tra la scienza e la non-scienza variano a seconda dell’ambito scientifico preso in considerazione (scienze naturali, sociali, matematica, logica queste ultime sono principi e assiomi non falsificabili), tuttavia esistono dei criteri comunemente accettati per ricevere lo status di conoscenza scientifica:
    5. formulare ipotesi che soddisfino i criteri di contingenza, verificabilità e falsificabilità oltre al criterio empirico e pratico, strettamente connesso con i precedenti, di testabilità;
    6. soddisfare il criterio dell’evidenza empirica;
    7. usare il metodo scientifico.
    Esistono, poi altri criteri di demarcazione che rientrano nell’ambito dell’euristica:
     parsimonia, cioè l’utilizzo del minor numero di ipotesi per spiegare un fenomeno;
     consistenza, cioè la mancanza di contraddizioni logiche e la capacità di spiegare anche i fenomeni precedentemente osservati e spiegati in altro modo;
     pertinenza, cioè la capacità di spiegare il fenomeno osservato;
     testabilità e falsificabilità, cioè la possibilità di testare e confutare la teoria;
     riproducibilità, cioè la capacità di fare previsioni che possano essere testate da ogni osservatore, anche in un futuro indefinito;
     modificabilità e dinamicità, cioè la possibilità di essere modificata in seguito a nuove osservazioni;
     l’assunzione che le precedenti teorie siano approssimazioni, e la possibilità che lo stesso sia detto da una futura teoria;
     l’incertezza di tale teoria, che dunque non assume un valore di verità assoluta.
    Solitamente una teoria che non soddisfi tutti questi criteri non rientra nell’ambito della scienza.
    Le forti difficoltà che si incontrano nel tentativo di definire un criterio assolutamente univoco, accettato e valido, di demarcazione, hanno aperto la strada all’idea che la scienza stessa assuma un valore di contingenza derivante dal suo dipendere da una determinata situazione socio-culturale.
    Siamo dunque arrivati al tema della relatività e della contingenza, e al problema dell’incertezza e della complessità che caratterizza lo spirito dei tempi e che ci porta spesso a ricorrere a scorciatoie, semplificazioni, approdi rassicuranti come le generalizzazioni demonizzanti verso il “diverso”, ad adottare modelli di comportamento contingenti che si misurano con criteri di “efficacia”, “efficienza”, “economicità” ma che per alcuni non sono sufficienti per la costruzione di senso, e per l’attribuzione di senso al proprio agire. Che fare? (Lenin è morto e pure Rosa luxemburg)

  36. christian raimo scrive:

    Scusate non ho il tempo di articolare come vorrei una risposta ai commenti di Fabrizio Pieroni e Maria Soldati, ma ci tengo a esplicitare sì i presupposti della mia prospettiva. E’ una battaglia dialettica alla “ho ragione, ti inglobo”, “no, ho ragione, ti inglobo io”.

    Sì penso che ciò che definiamo scienza è sicuramente legato alla contingenza storica. Sono foucaultiano in questo senso.
    Ma se ci troviamo nell’impasse che delinea Maria alla fine del suo intervento, la mia soluzione parzialissima non sarà certo quella di trovare dei criteri più forti di definizione. Affrontavo appositamente la PNL da un punto di vista sociologico e non epistemologico.

    L’accademia non fornisce certo una partizione netta tra scientifico e non scientifico. Ma una delle novità fondamentali della scienza, da Galileo in poi, è proprio la ricerca di universalità. Se non l’accademia, se non le associazioni internazionali, se non il riconoscimento pubblico, cosa ci aiuta a definire lo statuto di scienza – almeno come retorica credibile?

    Per buttare un po’ di benzina, cosa ci permette di essere scettici nei confronti dell’omeopatia o della cura di Bella?

  37. Ho l’impressione che si stia andando un po’ fuori dal seminato, quasi che la PNL sia qualcosa di esoterico: invece null’altro è che un ben costruito assemblaggio di apporti da: psicosintesi, analisi transazionale, counseling rogersiano, gestalt, apporti cognitivo-comportamentali e sistemici, ecc. Il tutto ben sceccherato e ottimizzato in modo da avere un sistema aperto, rapido ed efficace, che spazia dalla psicoterapia al counseling e, soprattutto, coaching.
    In ogni caso, il tutto si riconduce al “dialogo strategico” (sia’intra’ sia ‘extra’ – soprattutto ‘inter’), come già detto, di matrice pascaliana.
    Per alcuni versi, volendo far un parallelo con quanto, nella ‘postmodernità’, è accaduto in ambito religioso, la PNL è, rispetto alla Psicodinamica classica, quello che i movimenti carismatici sono nell’ambito della chiesa cattolica e le chiese pentecostali nell’alveo del protestantesimo storico, ossia movimenti ‘esperienziali’ e ‘olistici’ (coinvolgono la triade corpo-anima-spirito) che puntano al ‘ben-essere’, ma anche alla ‘profondità’, e che, partendo dal ‘risultato’ (“Conoscere i problemi mediante le soluzioni”), e pur essendo più ‘solution-oriented che ‘problem solving’, nel perseguire una logica operativa e strategica ri-costruiscono, con effetto cascata (o ‘farfalla’), le ‘basi’ dell”essere’, sia come ‘persona’ sia come ‘essenza’.
    Ovviamente, questo non vuol essere un ‘peana’ (ripeto, non sono un ‘testimone di PNL’…), ma un contributo affinché, pur consapevole delle ‘viscosità’ di ‘sistematizzazione’ e ‘canonizzazione’ della PNL (per le difficoltà dovute al suo voler essere soprattutto empirica ed esperienziale), si possa riportare il discorso su basi più… logiche e scientifiche.

  38. maria soldati scrive:

    “Ma una delle novità fondamentali della scienza, da Galileo in poi, è proprio la ricerca di universalità. Se non l’accademia, se non le associazioni internazionali, se non il riconoscimento pubblico, cosa ci aiuta a definire lo statuto di scienza – almeno come retorica credibile?”
    Per buttare un po’ di benzina, cosa ci permette di essere scettici nei confronti dell’omeopatia o della cura di Bella?”

    Bravo questo è il punto! Siamo alla frutta, in un certo senso, se il presupposto che si adotta è quello della “verità assoluta”.

    In un certo altro senso, siamo “più liberi”, dobbiamo pensare di più, riflettere di di più, distinguere e dubitare di più, essere “scettici” (ma non cinici!).
    Del resto la medicina non è una scienza secondo il paradigma, così come non lo è l’omeopatia…
    Ciò non toglie che nell’uno e nell’altro campo si siano ottenuti e continuano ad ottenersi ottimi risultati.
    E’ così anche per la meteorologia, per i terremoti ecc.

    tutto questo produce e produrrà anche una ridefinizione, una ridistribuzione del potere nella “comunità scientifica” e soprattutto di quella “accademica”. Forse le comunità scientifiche saranno molteplici…

    Mentre scrivo, mi assale anche un po’ di paura, paura per la mancanza di punti di riferimento… ma tant’è, è con questo che dobbiamo fare i conti, senza far riemergere posizioni talebane, posizioni pseudo rassicuranti, scorciatoie appunto…

    Scusa il semplicismo delle argomentazione e grazie christian per questo polverone sollevato e anche per aver re-suscitato qualche piccola passione (civile e civica!).

  39. christian raimo scrive:

    Sono contento anch’io di questa discussione, e spero di aver chiarito che la mia “delusione” nei confronti della PNL sta soprattutto nel suo tentativo – spesso – di evitare questo tipo di confronto.
    Secondo me, ma questo, solleva un altro problemone: quello della spendibilità in termini di danaro della riconoscibilità.
    Ci tenevo anche a dire questo: sono un credente e penso che esista una verità assoluta, ma penso anche – con tutta l’ermeneutica contemporanea, e con il decostruzionismo – che il discorso di verità sia appunto UN discorso e vada esplorato nel suo costituirsi.

  40. Sandra Giordano scrive:

    Bella conclusione Maria e Christian di questa discussione-confronto…o forse è solo l’inizio di un confronto su basi finalmente comuni…E mentre qui si cerca di discutere seriamente e in modo appassionato delle proprie convinzioni e valori analizzando la realtà in cui siamo immersi, c’è chi invia a tutto spiano e-mail da sedicenti scuole di formazione a sfondo PNListico che penso siano quelle cui si riferisce Christian Raimo e in questo caso ha proprio ragione. Condivido con voi questo testo di una delle mail che ricevo in continuazione:

    “Affascinare, diventare attraente e irresistibile. Ma cosa significa veramente?

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    Che dire di altro? Mi prende una profonda tristezza quando penso che ci sono persone che si affidano a queste “risorse”. Anche noi che ci occupiamo di comunicazione in modo serio, che siamo formatori o coach per passione e per scelta, combattiamo giornalmente contro queste superficialità, a volte sembra una battaglia contro i mulini a vento. Altre volte si riesce a trovare qualcuno disposto ad ascoltare ed è per quello che vale la pena di provare a cambiare ciò che sembra non possa essere cambiato.

    Buona serata e ancora grazie.

  41. giacomo guastalla scrive:

    Spiace davvero che un giornalista che si pretende critico e osservatore dello “spirito del tempo” fermi la propria analisi là dove è più facile, di questo spirito, cogliere gli aspetti più negativi e banali. Non è difficile, in questo senso, prendere come esempio la Programmazione Neurolinguistica per poi spararvi a zero: vi è tutta una vasta letteratura, che alla PNL si ispira, ove si promettono guarigioni spettacolari in poche sedute, improbabili (e inopportuni) “empowerment”, e facili compiacenze ai deliri di onnipotenza connessi con il soggettivismo imperante e con quel suo fedele compagno di strada che è il narcisismo; appunto un indice chiaro dello “spirito del (nostro) tempo”.

    Eppure un acuto osservatore dello spirito del tempo, che per di più pretende di conoscere gli orientamenti contemporanei in tema di filosofia della scienza, non dovrebbe fermarsi qui , ma magari disporsi a leggere, quelle che chiama pseudo-scienze, in modo più aperto e, soprattutto, non con gli occhi pieni di nostalgia per quella verità che la “vera scienza”, implicito positivo che scaturisce dall’antitesi retorica con il suo correlato negativo “pseudo-scienza”, assicurerebbe.

    Forse assieme a quello che chiama “disastro culturale” , che peraltro nessuno nega e del quale secondo lei, Raimo, la fortuna della PNL sarebbe un sintomo, scorgerebbe anche le tracce di una sfiducia e di un’ insoddisfazione, certo non sempre giunte a espressione pienamente consapevole, per una presunta verità totale che totale non è, ma solo una figura di verità: una parzialità che si pretende generale.
    E , correlativamente a tale diffidenza, forse noterebbe un’inquietudine e i segni della ricerca di una verità (ma meglio sarebbe dire di un’autenticità) che reintegri a pieno diritto, nel processo conoscitivo, la relazione soggetto-oggetto, quella sé-altri, e i modi in cui tale relazione viene concretamente vissuta nell’esperienza: certamente un’ episteme non scientifica, perlomeno nel significato che il senso comune attribuisce al termine “scienza”, ma non per questo meno rigorosa. O vogliamo dare dei ciarlatani a Husserl e a Merleau-Ponty?

    Che una disciplina non aderisca ai canoni della cosiddetta episteme scientifica non significa “ipso facto” che tale disciplina sia priva di valore conoscitivo e non generativa della crescita della consapevolezza sui modi per i quali le persone si trovano in quel proprio mondo responsabile della loro visione di se stessi e della loro relazione all’altro da sé. Tale equivalenza è senz’altro possibile, ma, come la stessa PNL insegna, resta un’equivalenza arbitraria, indice del racconto di una specifica relazione al mondo, di una metafora, che va indagata e compresa, non presa per vera; e del resto anche le critiche ad una disciplina come la psicanalisi avanzate dal razionalismo critico di Popper o da un altro importante filosofo della scienza, di impronta empirista-logica, come Ernst Nagel, peraltro assolutamente motivate dall’interno dei loro protocolli, non hanno impedito alla psicanalisi di offrire uno sguardo assolutamente nuovo e ricco al fine di comprendere i processi umani, mentali ed emotivi.

    Non voglio qui paragonare la PNL alla psicanalisi; ma di sicuro abita, nei presupposti, nella pratica, e nei principi della PNL, la possibilità di una ricerca feconda; è vero: non tutti i trainer la praticano e, per molti, questa possibilità è stata ridotta ai suoi aspetti più spettacolari o, indubbiamente in accordo con quel becero sentire che spera di disporre di facili ricette per riscattarsi dalla sua stessa mediocrità, a quelli che più promettono di realizzare vantaggi economici giocando sulle illusioni di cui si nutre il senso comune: onnipotenza, ripudio delle fragilità, camminate sui carboni ardenti, etc…

    Ciò però non dovrebbe distogliere un osservatore attento e critico dello “spirito del tempo” dal volgere il suo sguardo anche altrove: là dove, come avviene in molti seminari seri di PNL, si fa cultura in atto e dove le persone hanno modo di esplorare concretamente le modalità con le quali fanno esperienza, di ricercare una strada per comprendere secondo quali processi si viene strutturando la loro propria relazione al mondo, e, per il tramite di tale consapevolezza, di guadagnare qualcosa alla propria autenticità.
    La critica, mi hanno insegnato, dovrebbe cogliere l’interlocutore al punto più alto della sua argomentazione, non a quello più basso.

    Sappiamo tutti, anche questo è un insegnamento della PNL sebbene certamente non una sua scoperta, che, benché l’esperienza sia anche il suo racconto, tuttavia le due cose non coincidono: c’è, tra le due, un’incommensurabile differenza che fa sì che, chi non ha fatto esperienza di qualcosa, se ne faccia un’idea, la costruisca, proprio in base a come viene raccontata da altri. Ma, appunto, la cosa raccontata non è la cosa, e questa, per essere avvicinata, avrebbe quantomeno bisogno di più racconti.

    Non posso credere che chi fa giornalismo non conosca una così semplice verità e che non sappia, conseguentemente, come un ‘unica narrazione impedisca al lettore di cogliere le necessarie distinzioni e i nessi utili a comprendere un fenomeno nella sua complessità: nelle sue ombre così come nelle sue luci. E spiace davvero che lei, Raimo, con l’artificio retorico della contrapposizione scienza/pseudo-scienza , con le prime abbia oscurato le seconde.

    Quando visitai i paesi arabi per la prima volta, la cosa più incisiva che mi saltò agli occhi fu come sotto la descrizione, fatta da molti giornali italiani, di una loro omogeneità , si nascondesse una molteplicità di sguardi e di punti di vista, all’interno di quei popoli, che certo non saranno sfuggiti all’accorto osservatore di problemi geopolitici. Allo stesso modo posso immaginare che un talebano descriva il nostro mondo in modo unico e totale: forse gli manca effettivamente l’informazione, forse l’operazione è coerente con altri scopi, non so. Certamente non aiuta il dialogo tra i popoli.
    Ma da un talebano non posso pretendere l’attitudine ad usare una molteplicità di sguardi quando si relaziona con noi. Mi piacerebbe invece averla da un democratico osservatore dello “spirito del tempo”: ne avrei un gran bisogno per convincermi che, di quest’ultimo, non facciano parte anche le facili generalizzazioni.

    Giacomo Guastalla, coautore del libro “Il segreto (non “i segreti” ) della PNL “ citato, ma non credo letto, agli inizi del suo articolo.

  42. E visto che si parla di ‘segreto della PNL’ – con tutti i suoi ‘sensi’ nascosti o palesi (dal ‘secretum’ – nel senso di ‘secernere’ e, magari, scegliere e discernere – fino al ‘sacrum’, nel senso di ‘sanzionato’ e quindi diverso dalla realtà ‘comune’) – allora, per rifarmi a un mio libro: “Prendi la PNL con Spirito!”.
    Sì, è proprio così che bisogna prendere la PNL, con spirito: da un lato, sempre per ricordare Pascal (uno dei mentori della PNL e degli ‘approcci strategici’), ‘esprit de geometrie’ – e la PNL è conoscenza razionale ma pure, e soprattutto, intuitiva – e dall’altro ‘esprit de finesse’, quando la PNL dà spazio al ‘laterale’. Insomma, ‘fanum’ e ‘profanum’: scienza e coscienza. Il problema è quando si dà luogo al ‘fanatismo’, ma questo in effetti non è che nella PNL accada più che in altri sistemi di pensiero. Anzi, pecca fin troppo di eccessivo pragmatismo (basti vedere come viene pragmatizzata la già pragmatica ipnosi ericksoniana).
    E poi, essendo un dato di fatto che la PNL ha ormai l’esclusiva dei corsi aziendali, commerciali e imprenditoriali, si sta introducendo in ambito scolastico ed e persino utilizzata negli attuali corsi di mediazione e conciliazione dei conflitti extragiudiziari, non si riece a capire tutta quest’aura di irrazionalismo, magismo ed esoterismo para-newage che ancora. sia pur ormai in pochi, continuano a volerle attribuire.
    Certo, ci sono piennellisti che poco sanno della ‘tradizione’ psicologica, c’è chi tra loro difetta nei congiuntivi, c’è chi si lascia andare a derive cabalistiche, spiritualistiche o wicca, senza lo spirito del ‘cercatore’ (alla Gurdjieff), ma non per questo bisogna demonizzare o ‘velinizzare’ un ‘sistema’ rapido, efficace e ‘produttivo’, che, sia pur ‘strategico’ e volto ai risultati, non per questo non è passibile di sistematizzazione e classificazione nell’ambito delle meta-categorie psicologiche.

  43. ermete scrive:

    Per Maria Soldati,

    Grazie Maria ho sempre sostenuto che la verità e la ricerca della verità sono accessori superflui di cui bisogna sbarazzarsi se si vuole vero progresso.

    “si dovrebbe smettere di venerare il «concetto di verità» e, anzi, sbarazzarsene. Si potrebbe così dar vita a una nuova scienza, finalmente «postmoderna» e «liberatrice». Non solo si farebbero saltare le barriere che separano ancora gli scienziati dal grande pubblico, ma «si depurerebbe l’insegnamento delle scienze e della matematica dalle loro caratteristiche autoritarie ed elitarie».”

    P.S.
    ho sempre sostenuto che esiste il sarchiapone gnoseologicamente e ontologicamente e nessuno può contraddirmi.

  44. Simona Castelcucco scrive:

    Per chi ha i soldi 10 anni di psicanalisi Freudiana o Junghiana.
    Per tutti gli altri psicoterapie veloci.
    Per i poveracci tecniche PNL – che prima o poi presentano un conto salatissimo all’individuo in termini di salute mentale, l’ effetto “castello di carte al vento”.

    Aggiungo che sul lavoro è sgradevolissimo avere a che fare con persone che usano questi giochetti, solitamente persone che si sentono colte ma che non leggono nemmeno un libro al mese.

  45. mario mattioni scrive:

    Concordo con Simona Castelcucco:

    “Per i poveracci tecniche PNL – che prima o poi presentano un conto salatissimo all’individuo in termini di salute mentale, l’ effetto “castello di carte al vento”.

    Aggiungo che sul lavoro è sgradevolissimo avere a che fare con persone che usano questi giochetti, solitamente persone che si sentono colte ma che non leggono nemmeno un libro al mese.”

    Questa è una fotografia di quello che è, oggi, la PNL.

    Partecipai nel ’96 a Milano ad un seminario introduttivo di ipnosi ericksoniana e pnl tenuto da Gianni Fortunato. Furono un paio di giornate interessanti. Fortunato esordì con queste parole: “mi ha detto un’amica che in India c’è una terapia chiamata Ayurveda che cura tutto. Se così fosse noi potremmo andare a casa.”

  46. benedetta piola caselli scrive:

    Leggo molto volentieri questa discussione brillante e dotta, che segue un post brillante e dotto. Mi preoccupa solo una cosa: non trovo nei commenti nessuno che chieda, banalmente ” Raimo ma tu la PNL, l’hai mai provata?” .

    La cosa mi sorprende non tanto per la PNL in se’ (funziona, non funziona? boh) ma proprio per il modo di discutere:
    un confronto che non parte da un dato di esperienza produce un esercizio intellettuale sterile. E questo, si, riflette davvero lo spirito dei tempi.

  47. Biagio scrive:

    Vorrei rivolgermi ai “sostenitori” della PNL. Sono psicologo, e trovo delle considerazioni a dir poco confuse riguardo la psicoterapia, la psicOanalisi, la validazione di una teoria tramite il metodo scientifico, e la comparazione di interventi terapeutici (ciascun individuo decide per sé quello che può apparirgli consono al suo stato, e parlo di persone con disturbi lievi, ma in certi casi anche gravi, in base a fattori personali).
    Leggo delle cose OSCENE riguardo ad una “tecnica senza teoria”, che è l’equivalente di dire “andiamo a casaccio e vediamo dove arriviamo”…
    Il rasoio di Ockham è come se non esistesse come principio, e le questioni epistemiche vengono sfiorate con una superficialità degna del brodo che scorre nello scarico del lavandino.
    Nelle ricerche che personalmente conduco se avessi questa mentalità, potrei dare un contributo alla scienza esattamente come farebbe un lottatore di wrestling (con tutto il rispetto per costoro).
    Utilizzare Husserl da parte di uno dei commentatori, mi ha fatto venire i brividi… Il suo monismo anomalo poteva mai prevedere il parto della PNL? Non lo so. So soltanto che da quest’accozzaglia di conoscenze autoattribuitesi, la PNL attraverso il “copia-incolla” e “trova sinonimi”, è una di quelle pseudoscienze che proprio perché si sa mascherare molto bene da ciò che non è, sta avvelenando sottilmente lo studio di chi con passione e con rigore si dedica alla mente.. dopo la spinta fisicalista, trovarsi quest’altra magagna è davvero una gran rottura. Di cuore, Biagio.

  48. Nicola scrive:

    Buona sera,
    devo, purtroppo, dire di essere in totale disaccordo con quanto recapitato dall’ultimo ‘postino’ – nonché una delle ultime ‘vestali’ della Psic(o)analisi (non ci sono solo gli imbonitori PNL e New-Age).
    Premesso che sono ingegnere, e quindi non sono aduso a “pettinare bambole”, e ‘so’ di Psicologia (“se io credo …io so!” disse Jung), l’ultimo post è incredibilmente fazioso, pressappochista e infarcito di banalità e luoghi comuni, sia pure infarinati di culturame.
    È ormai ben noto – non c’è bisogno di arrivare a Nardone, basta un Ellis presessantottino – che la Psicanalisi è ben poco ‘scientifica’, oltre che (quasi) assolutamente inefficiente e inefficace: all’opposto, nonostante tutti i quaquaraquà, quisquiglie e pinzillacchere delle conventicole cretaciche di regime (ormai sempre in diminuzione), la PNL, insieme alle TBS, alla Psicosintesi e parte degli approcci cognitivo-comportamentali (che s’interscambiano con la PNL, e vi aggiungono EFT, EMDR, FastReset, Mindfulness e quel che di buono c’è – e qualcosa c’è… – di Silva Mind Control, Gurdjeff e Approccio del Diamante), è decisamente più efficace ed efficiente degli approcci ‘tradizionali’ (paradossalmente, la PNL, rifacendosi anche a Lao-Tse, Epitteto, Pascal, ecc, – anche Gesù e la Bibbia… – è ben più nel solco delle Tradizione e della Sophia Perennis delle ‘psicoteologie’ tradizionali – così le chiama Bateson).
    E non c’è rasoio di Ockham che tagli – a questo punto meglio il rasoio di Beckham…
    D’altronde, come ho avuto modo di constatare (non solo io), sono ben più efficaci, profonde e persistenti cinque/sei ‘sedute’ di PNL – o un seminario di tre ore – rispetto a cinquanta/sessanta (è il minimo) sedute di Psicanalisi e seminari di una settimana di fuma-fuma psicona(u)tiche. E lo dice uno che, per cultura, è stato allevato (gradendoli) a ‘pasti’ di Freud, Jung, Laing e Hillman… oltre che Nietzsche e Heidegger!
    Bene, concludo dicendo che mai e poi mai (è una generalizzazione, pardon… e va contro la legge della “varietà indispensabile”, uno dei must PNL), assumerei in una mia azienda o studio uno psicologo, coach o counselor, che non conoscesse e praticasse – veramente – la PNL.
    Infine, all’ultimo ospite vorrei chiedere: ha mai letto più di tre righe di PNL o si è limitato all’assaggio di qualche piennellista ‘scongiuntivato’ internettiano o di qualche serata promozionale di aziende ‘multilivello’ di creme e bigné?
    Nicola Perchiazzi
    Dal caos la stella danzante

  49. Gianfranco Mancini scrive:

    L’autore dell’articolo nel corso del “confronto” ha via via attenuato le sue affermazioni iniziali. Certo dar spazio alla PNL a scapito delle sedute pluriennali della psichiatria è, dal punto di vista economico, un grosso danno per la “scienza” di tanti professionisti. Mi sono avvicinato alla PNL con scetticismo ma non con pre-giudizio. Ho incontrato persone, come formatori, di rara sensibilità e professionalità, mi sono “scontrato” con qualcuno di loro ma senza perdere la stima anzi… Per me la PNL è uno stile di vita, un modo diverso di pensare e di vedere il mondo e soprattutto le persone che lo abitano. PNL è vedere le relazioni da più punti di vista, è un invito alla com-prensione dell’altro, un invito alla conoscenza profonda di se stessi, della propria missione nel mondo in rapporto agli altri… poi può essere anche terapia a diversi livelli…. Ma la scienza “ufficiale” (chi sia poi la scienza ufficiale chi lo sa?) allontana ciò che non comprende o che non fa comodo alle menti incapaci di aprirsi all’ignoto, al nuovo. La PNL è, per me, un ottimo strumento…uno strumento e come tale a seconda di chi lo usa può far bene o male! In ogni caso prima di parlarne, bene o male, meglio conoscere e sperimentare con mente aperta.

  50. Finalmente un intervento sensato! (ovviamente, faccio salvo il mio precedente, con tutti i limiti… ribadendo le riserve sulla PNL da battage pubblicitario).
    D’altronde, sempre più spesso si parla di PNL etica, generativa, transpersonale e olistica, senza con questo trascurare quella dall’impatto immediato: la vera PNL è, comunque, non tanto una “cassetta degli attrezzi” – utilissima – quanto, soprattutto, un “approccio epistemologico”, diciamo pure, in piccolo, una Weltanschauung – visione del mondo – e una Stimmung (atmosfera, aura, “colore e sapore esistenziale”).
    In ogni caso “PNL tutti frutti” (e qualche mela marcia – ma è sempre così!).

  51. Nicola Perkazzo scrive:

    Che palle! che strapalle tutti ‘sti post sulla PNL!!! Ma annateve a fa’ ‘na scopata!

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  1. […] This post was mentioned on Twitter by inutile, minimumfax. minimumfax said: http://www.minimaetmoralia.it/?p=3703 […]

  2. […] mi fraintendete: non sto cercando di mettere in ridicolo un fenomeno che – come scriveva qualche anno fa Christian Raimo – non va liquidato né sottovalutato, bensì collocato in un contesto culturale nel quale […]



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