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Nick Land, un ex accelerazionista alla corte della Neo-Cina

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Collasso: sindrome cinese planetaria,
dissoluzione della biosfera nella tecnosfera,
crisi della bolla speculativa terminale, ultravirus,
e rivoluzione spogliata di ogni escatologia cristiano-socialista
(fino al nucleo combustibile di sicurezza distrutta).
È in procinto di mangiare la vostra TV, infettare il vostro
conto in banca e hackare xenodati dai vostri mitocondri.

In Cina prima è diventato superfluo il portafoglio, in futuro potrebbe diventarlo anche lo smartphone. Basterà la propria faccia. Le macchine estraggono i nostri dati dal volto e noi interagiamo con esse. E in futuro non troppo lontano chissà che non si possa scannerizzare un Qrcode, con i nostri occhi, magari dialogando con una AI ben più potente di Alexa o Siri e visualizzare, attraverso chissà quale modificazione di cornee, pupille e trasmissioni cerebrali, tutti i nostri dati senza alcun supporto tecnologico.

Il nostro corpo – intanto – cambierà, muterà la postura, diventeranno obsoleti certi comportamenti, così come gli strumenti da cui dipendevamo. Saremo sempre più simili alle macchine. O forse lo saremo, delle macchine. Questo smisurato futuro cinese avanza a una velocità straordinaria, come i progetti di smart city, come le superstrade percorse da tir a guida autonoma, come le fabbriche e le banche senza personale e gestite da robot, come le macchinette degli snack che, solo passandogli accanto, ci riconosceranno, come le vacche clonate, come le gemelle dal Dna modificato, come quei progetti di cui in Cina si parla, a bassa voce, di clonazione umana.

E forse è per questo motivo che Nick Land vive in Cina più o meno dall’inizio degli anni 2000, proprio lui, un accelerazionista, fondatore della mitica CCRU (Cybernetic Culture Research Unit) a Warwick, visionario, neolinguista, filosofo rizomatico che ha allevato una squadra di neo pensatori di sinistra, per poi diventare una specie di icona della grettezza che si fa politica, l’alt-right. O più semplicemente, secondo i suoi detrattori, un fuori di testa sballato dalle sostanze e dai sogni cibernetici confusi con promiscue volontà autodistruttive.

Nick Land in Cina ha abbandonato tutto questo, i live coding e i rave improvvisati, ma non ha smesso di parlare e di scrivere. Innegabile però che sia cambiato: basta vedere alcuni video e leggere alcune sue produzioni cinesi. In particolare due raccolte di articoli, commissionati niente meno che dal Partito comunista cinese, presentano aspetti interessanti per chi si occupa di Cina. Ma per capire cosa cercare in questi testi, per capire cosa è rimasto del Nick Land dei primi anni ’90, sono necessarie alcune premesse.

Accelerazione

La Neo-Cina arriva dal futuro. Così scriveva Nick Land nel suo Meltdown (un testo presentato nel 1994 alla conferenza cibernetico-filosofica di Virtual Future), considerato una sorta di manifesto del filosofo inglese. Anni ’90, la rete avanza, il cyber-punk conquista i cuori e Nick Land comincia a scrivere, arrampicandosi su ibridi saggistici, tra fiction e filosofia. Tanto produce, parla, intrattiene, che finisce per essere considerato uno dei padri dell’accelerazionismo ovvero, in breve, la teoria secondo la quale è necessario un capitalismo sempre più accelerato per sfruttare al massimo le tecnologie o, secondo una definizione rilasciata da Land, “una teoria cibernetica della storia sociale e in particolare della modernità”.

Ma l’accelerazionismo è un universo composito, frammentato: esiste anche un accelerazionismo di sinistra, sintetizzato da Nick Srnicek e da Alex Williams nel Manifesto, nel quale si ritrova anche il superamento dal lavoro.

Un tema sul quale interviene anche Toni Negri: “Il futuro ha bisogno di essere costruito: questa istanza illuminista corre attraverso tutto il Manifesto. Ed anche una politica prometeica, umanista, vi è completamente inclusa”.

In questo senso, come scrive Andrea Signorelli, “L’accelerazionismo abbandona così la visione distopica di Nick Land e diventa al contrario un’ideologia utopistica; una nuova idea di futuro in grado di rilanciare una sinistra che, nel mondo occidentale, vive oggi una fortissima crisi”.

All’interno di questo “abbandono” c’è la parabola di Nick Land che da posizioni che potremmo considerare di sinistra lo ha fatto planare via via su istanze più cupe, espresse in Dark Enlightenment, finendo per diventare punto di riferimento per l’alt-right odierna.

L’arrivo nella Neo-Cina

Nick Land oggi vive a Shanghai. Come ha scritto Andy Beckett in Accelerationism: how a fringe philosophy predicted the future we live in sul Guardian, Land arriva nella metropoli cinese dopo una tappa a Taiwan, “all’inizio del nuovo millennio”. “La vita da outsider è stata un sollievo” ha raccontato a Beckett. In un articolo del 2004 per Shanghai Star, Land ha descritto la moderna fusione cinese di marxismo e capitalismo come “il più grande motore politico di sviluppo sociale ed economico che il mondo abbia mai conosciuto”.

A Warwick, ricorda Beckett, “lui e la CCRU avevano spesso scritto con entusiasmo, ma con pochi dettagli concreti, su ciò che chiamavano neo-Cina. Una volta in Cina, Land mi ha detto di essersi reso conto che la Cina era già una società acceleratrice: ossessionata dal futuro e in mutamento continuo e rapido”. I “vasti progetti dello stato cinese”, osserva Beckett, sembrano aver convinto Land che “il suo precedente disprezzo libertario per le capacità dei governi”non ha più senso.

Più in generale, in realtà, la Cina sembra rappresentare l’ultima evoluzione neo-conservatrice di Land, un luogo nel quale la tecnologia potrebbe davvero sostituire l’umanità come la conosciamo, alla ricerca di quella “singolarità” che costituisce uno dei punti fermi della riflessione di Land. Di certo c’è che l’evoluzione tecnologica cinese ha scatenato un dibattito interno al paese molto ampio, intrigante e colmo di spunti, nei quali si sono inseriti anche movimenti come quello transumanista e accelerazionista.

Tra matematici e laissez-faire

La produzione “cinese” di Nick Land consta di due opere, Dragon Tales, Glimpses of Chinese Culture e Xinjiang Horizons (si trovano per Kindle).

In entrambi i casi si tratta di raccolte di articoli che Land ha scritto su commissione del Partito comunista cinese per quotidiani e magazine di Shanghai.

Gli articoli di Dragon Tales – ad esempio – sono stati scritti per That’s Shanghai (una rivista da expat, solitamente posizionata in tutti i cafe e locali della movida cittadina) tra il 2007 e il 2008 e furono “prodotti su richiesta dell’agenzia media del Partito comunista” per raccontare elementi di interesse nella cultura cinese.

Trattandosi di articoli commissionati, i testi risentono della necessità di divulgazione: sono quindi privi di qualsiasi elemento conflittuale e tendono a seguire lo storytelling della leadership del paese. Nonostante questo non mancano elementi di interesse, pur trovandoci di fronte a un Land con il freno a mano tirato, quasi parcheggiato nella cosmotecnica cinese e lontano anni luce dalle briglie sciolte cyberpunk e visionarie dei suoi primi originalissimi scritti, ricchi di neologismi e trasudanti theory fiction, con elementi di sci-fi inglobati in spericolati ragionamenti sulla tecnologia e il futuro.

Non è un caso che il primo articolo si intitoli Counter culture chinese mathematics is reborn in silicon. In questo breve saggio Land si proietta, seppure in modo didascalico e piuttosto “piatto”, all’interno di un tema cruciale non solo per lui, ma per un intero movimento cyber-umanista alla ricerca di risolvere “il problema di Needham”, ovvero come mai la Cina pur essendo forse il paese più avanzato, a un certo punto della sua storia, sul finire del XIX secolo, ha perso la sfida tecnico-scientifica con l’Occidente. Esiste dunque un pensiero tecnico cinese indipendente dalle influenze occidentali? Esiste una matematica cinese antica e in grado di indicare un percorso differente da quello occidentale?

Attraverso le figure di Xu Guangqi e Wu Wenjun, Nick Land prova a indicare una strada. Il primo fu “esperto in matematica, in astronomia, in idraulica, in agricoltura, e anche in esercitazioni di guerra; fu letterato e politico, ricoprendo importanti cariche di governo”. Parliamo del periodo della dinastia Ming (1368-1644), un intervallo di tempo ampio e cangiante; folgorato da Matteo Ricci, Xu si fece battezzare a 41 anni e contribuì alla traduzione degli Elementi di Euclide in cinese.

Secondo Land, però, Xu bocciò tutto quanto i cinesi avevano prodotto nell’ambito degli studi sulla matematica, bollati come “inferiori” rispetto a quelli occidentali.

Un bagaglio storico che fu invece ripreso da Wu Winjun (1919-2017) matematico famoso per i suoi lavori di geometria differenziale e computazionale. Wu – secondo Land – fece qualcosa di clamoroso: ritenne che la matematica cinese antica fosse basata su un principio “algoritmico” che finì per guidare i suoi lavori più importanti, dimostrando “che molte delle potenzialità più radicali che esistono nel mondo moderno, possono essere riscontrate nei luoghi più antichi”.

Oltre a Lu Xun, cui è dedicato un mini saggio nel quale Land sembra quasi trattenersi dal vomitare considerazioni di carattere apocalittico, considerando che Lu Xun è il principale scrittore dell’epoca moderna cinese, straordinariamente – racconta Land – nel rifiutare la tradizione e sperimentare per primo anche una narrazione fantascientica, un altro articolo degno di nota di Dragon Tales è senza dubbio Cultivated Liberty, an ancient wealth of inaction, nel quale Land esamina la storia dell’espressione laissez faire, riconducendola all’originaria wu wei (non azione) cinese.

Anche in questo caso Land sembra utilizzare l’antichità del pensiero cinese per avvicinarsi alla teoria accelerazionista, rivendicando anche nel Celeste Impero un “antico concetto di politica economica” che dovrebbe contrastare l’attuale pianificazione statale, ostacolo in divenire per la tracimazione dell’avvento ultra tecnologico della singolarità. Wu wei appare nelle parole di Land come l’origine di un laissez faire quasi da riadattare ai giorni nostri, nei quali la spinta tecnologica non va fermata in alcun modo, né mediata dall’uomo.

La decelerazione xinjianese

Insieme a Dragon Tales, Land ha anche prodotto una serie di articoli sul Xinjiang, la regione nord occidentale cinese di cui di recente si è parlato molto a proposito dell’operazione mastodontica di controllo e repressione in atto, qualcosa che in teoria avrebbe dovuto smuovere la theory fiction di Land, rappresentando un esempio di accelerazione della Cina (che secondo molti autori, a partire da Heidegger, sarebbe più predisposta a farsi “tecnologizzare” rispetto ai paesi occidentali). Non c’è niente di tutto questo, anzi: Land in versione rotocalco da sala d’aspetto evidenzia una parabola imbarazzante nella capacità anche solo di riscontrare elementi intriganti all’interno dello storytelling del Partito.

Un peccato o forse la prova lampante che la Neo Cina – in realtà – sottovaluta la forza e il potere del Partito comunista, poco disposto a farsi sostituire in futuro non solo da un’altra organizzazione politica umana, ma perfino da quella super Intelligenza Artificiale che per molti costituisce una naturale evoluzione del nostro mondo.

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  1. […] Pieranni. Fonte: minima&moralia 23 dicembre […]



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