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Oltre il confine: Nicola Lagioia racconta il Salone del Libro 2017

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Da qualche mese Nicola Lagioia è il direttore del Salone del Libro di Torino. Pubblichiamo l’editoriale apparso oggi sulla Stampa in cui anticipa i temi e i primi ospiti della trentesima edizione. Auguri e buon lavoro da tutta minima&moralia. (Immagine: l’illustrazione di Gipi per il Salone del Libro di Torino 2017)

di Nicola Lagioia

Un libro che scavalca un muro, nell’anno della Brexit e dell’elezione di Donald Trump. Un’immagine forte, affidata al manifesto di Gipi, rappresenterà la XXX edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Tra una manifestazione che fosse una semplice vetrina editoriale, e un’idea di cultura in grado di incidere, per ciò che ci è possibile, sulla realtà, non abbiamo avuto dubbi sin dall’inizio.

Abbiamo così iniziato a lavorare ponendoci un obiettivo molto chiaro: trasformare Torino, dal 18 al 22 maggio, ma anche nei mesi precedenti, nel posto in cui venire per capire cosa sta davvero succedendo nel mondo che ci circonda, di cos’è fatto il tempo in cui viviamo.

Ogni scrittore, ogni artista che rispetti, a un contenitore “neutro” in cui esibirsi preferirà sempre un contesto dove i contenuti vengono messi al centro della scena per essere discussi e nel caso anche contestati.

Non credo sia un caso che ad “aprire” il Salone ci sia il premio Nobel per la letteratura Svetlana Aleksievic, il premio Pulitzer per la poesia Philip Schultz, quella grande musicista che è Patti Smith, due veri innovatori della forma romanzo e racconto come Ben Lerner e Charles D’Ambrosio, un grande disegnatore come Igort… Se si tiene conto che questa è solo una parte del “pre-Salone”, vi lascio immaginare cosa accadrà a maggio.

La cosa inaspettata per molti, ma non per chi lavora con passione sui libri ogni giorno, è che il nostro progetto ha avuto in questi mesi molto successo con tanti editori. Anzi, lo abbiamo costruito insieme a loro e grazie a loro. Come sapete qualche editore non ci sarà (amici: la porta per voi è sempre aperta!) ma il dato impressionante è che il 95% degli editori presenti l’anno scorso, a tre mesi dall’inizio, hanno già preso uno stand al Salone.

Non è improbabile che nel 2017 ci saranno a Torino più editori che nel 2016, e che il Salone sarà la manifestazione dove la maggior parte degli editori italiani si vedrà rappresentata nella stessa unità di luogo e di tempo.

Non è ovviamente solo una questione di numeri, ma di cultura. La bibliodiversità è un valore. Il pluralismo (non soltanto in campo editoriale) è una ricchezza, e dare spazio a molte voci è sempre meglio che ascoltare un monologo. Se ci pensate, è una delle garanzie del gioco democratico.

Non sfugge ovviamente a nessuno il fatto che nell’ultimo anno si sia consumata una spaccatura nel mondo editoriale italiano. In un paese in cui si legge sempre meno, questo non è un bel segnale.

Scavare trincee non è mai saggio, non è maturo, non è un segnale di forza. Se il dialogo non lo portano i libri, chi potrà farlo? Si sarà capito che preferiamo i ponti ai muri.

Ecco allora che il manifesto di Gipi potete leggerlo persino in questa chiave.

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