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Nina Cassian: poesie tra viscere e disincanto

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Questo articolo è uscito su Alias, l’inserto culturale del manifesto. (Fonte immagine)

Di Nina Cassian, finora, i lettori italiani conoscevano a malapena il nome. A parte sporadiche apparizioni nelle antologie di poesia romena, il suo unico volume pubblicato nella nostra lingua, Inverno, uscì nel lontano 1960, peraltro in una traduzione oggi irrimediabilmente invecchiata. Ecco perché la splendida antologia curata per Adelphi da Ottavio Fatica, C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007 (traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica, pp. 301, € 25,00), rappresenta un’autentica rivelazione da annoverarsi senz’altro tra gli eventi editoriali più rilevanti di quest’anno.

Nata nel 1924 a Galați, sulle rive del Danubio, Nina Cassian trascorse l’infanzia a Braşov, in Transilvania, per poi trasferirsi con la propria famiglia a Bucarest a metà degli anni Trenta. Nella capitale romena si affermò, oltre che come scrittrice, anche come musicista e illustratrice di libri, fino a quando nel 1985, mentre si trovava negli Stati Uniti per tenervi un corso universitario, venne presa di mira dalla Securitate (l’implacabile polizia segreta di Ceauşescu), i cui agenti avevano trovato alcuni suoi versi assai compromettenti trascritti nel diario di un amico dissidente. La scrittrice, che intuisce quale sarebbe stata la sua sorte se si fosse azzardata a far ritorno in patria, chiede e ottiene asilo politico negli Stati Uniti, iniziando così quella vita da esule che la accomuna a molti illustri compatrioti (da Eliade a Brâncuși, da Cioran a Ionesco).

Come informa Fatica nella sua esauriente postfazione, a partire dal 1987, quando le autorità romene mettono i sigilli alla casa di Nina Cassian a Bucarest, requisendo, fra l’altro, manoscritti, lettere, dipinti e disegni, il suo nome è completamente rimosso dai libri di scuola, dalle storie letterarie e dalle antologie. Da quel momento in poi la Romania rimarrà per lei, essenzialmente, una lingua («per ogni esiliato, la patria è la lingua materna», ebbe a dichiarare in un’intervista il suo connazionale Mircea Eliade); non per nulla, in una delle sue poesie più memorabili, Il mio dialogo con la dittatura, la scrittrice parla della sua «protesta linguistica» (purtroppo «impotente») contro il «nemico […] analfabeta», mentre un altro suo componimento, che è una sorta di testamento in versi, recita così: «Pur se verrò sepolta / in una terra aliena / risorgerò un giorno / nella lingua romena».

Dopo essersi definitivamente stabilita negli Stati Uniti, dove tuttora vive, la scrittrice affiancherà ai componimenti in lingua romena, quelli in lingua inglese, riuscendo a trasferire anche in questo idioma il marchio inconfondibile della sua poetica (C’è modo e modo di sparire si raccoglie inoltre un suo testo, Imprecazione, scritto in una lingua singolarissima inventata dall’autrice, lo spargano). Tra gli ultimi rappresentanti del grande modernismo romeno novecentesco, Nina Cassian è una «poetessa lirica, ultralirica», come la definisce Fatica, che la inscrive in una altissima tradizione poetica squisitamente femminile, che va da Saffo a Marina Cvetaeva, passando attraverso Emily Dickinson. Ma al di là dei molti possibili influssi e delle consonanze che possiamo rinvenire in queste poesie (il lettore italiano rimarrà probabilmente colpito da una poesia, I rischi del giardinaggio, che sembra una sorprendente riscrittura del celebre brano dello Zibaldone leopardiano sul giardino-ospedale), la scrittura di Nina Cassian si impone innanzitutto per il suo carattere irriducibilmente viscerale, carnale: «E se la carne è avvilita / – schiacciata in realtà, fatta a pezzi – / resta lo spirito, l’alcol verde / del frutto che fui un tempo… // Leggi il mio libro e inebriati / dell’aroma della mia carne», recita programmaticamente la Dedica collocata sulla soglia del libro.

Pur snodandosi lungo un settantennio i componimenti di questa antologia hanno una sostanziale compattezza di fondo, soprattutto sotto il profilo tematico. Uno dei motivi ricorrenti è il senso di estraneità esistenziale, che fa dire all’autrice, nel suo Autoritratto: «A chi appartengo? Mi rinnegano antenati e genitori. / Temporaneamente alleate mi rinnegano le razze, / i bianchi, i gialli, i rossi e i neri». L’inquietudine di Nina Cassian è anche il corollario di una concezione corrusca, quasi gnostica, del mondo: «Se una lacrima / è l’uovo dell’uccello della pioggia, / se l’uccello / è il tormento dell’aria, / se l’aria stessa / è un corpo che ricopre corpi / – come potrei scrivere un libro / in questa fossa comune?» (Se…).  Questo sentimento cupo e disincantato dell’esistenza (che la avvicina ad un altro, più celebre esule romeno, E. M. Cioran), viene riscattato, di tanto in tanto, da inaspettate epifanie (per esempio di certi indimenticabili animali: dal libro si potrebbe ricavare un suggestivo bestiario) e da aperture metafisiche al mistero dell’essere (penso, per esempio, a una lirica come Preghiera).

Inoltre, dalle pagine di Nina Cassian sembra sprigionarsi una forza irresistibile e contagiosa, in particolare nelle poesie che evocano eventi apparentemente banali, legati alla routine quotidiana, come quel piccolo capolavoro di sprezzatura che è Ginnastica mattutina: «Mi sveglio e dico: sono perduta. / È il mio primo pensiero dell’alba. / Comincio bene la giornata / con questo pensiero assassino. // Signore, abbi pietà di me / – è il secondo, e poi / scendo dal letto / e vivo come se / nulla mi fosse accaduto».

Raoul Bruni è nato Firenze e vive a Varsavia, dove insegna lingua e letteratura italiana all’Università Cardinale S.Wyszyński. Ha pubblicato, tra l’altro, i volumi Il divino entusiasmo dei poeti. Storia di un topos (Aragno 2010) e Da un luogo alto. Su Leopardi e il leopardismo (Le Lettere 2014). Ultimamente ha curato La filosofia di Leopardi e altri scritti leopardiani di Adriano Tilgher e Su Leopardi di Giuseppe Rensi (entrambi pubblicati da Aragno nel 2018).
Collabora inoltre con “Alias”, “L’Indice” e altri periodici cartacei e on-line.
Commenti
5 Commenti a “Nina Cassian: poesie tra viscere e disincanto”
  1. Staff scrive:

    Una grande scrittrice, senza dubbio. Forse sottovalutata.

  2. Lorena Melis scrive:

    non mancherà nelle mie letture

  3. Questo è un lavoro ispirato alla sua poesia “Alle prese con il caos”
    http://cristinakicasini.blogspot.it/2014/11/photos-alle-prese-con-il-caos.html

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Leggi commenti...
  1. […] e illusoria. Alla Cassian apparteneva “un’estraneità esistenziale”, come la definisce qui Raoul Bruni, eppure la sua poesia ha la forza di un’esistenza concreta e di una mente lucida […]



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