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Nodi e bisturi della memoria, tra De Beauvoir e Ernaux

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di Rossella Farnese

Il 1958 è l’anno di pubblicazione di Mémoires d’une jeune fille rangée, prima parte dell’autobiografia di Simone De Beauvoir – comprendente La force de l’âge (1960), La force deschoses (1963), Tout comptefait (1972) – e il 1958 è il «buco inqualificabile» della vita di Annie Ernaux, «la ragazza del ‘58», autrice di Mémoire d’une fille, pubblicato nel 2017 da L’Orma Editore nella traduzione di Lorenzo Flabbi.

Nitido e intimo, freudiano e chirurgico, Memorie d’una ragazza perbene – edito nel 1960 nei «Supercoralli» di Einaudi nella traduzione di Bruno Fonzi – è la lucida analisi in prima persona dell’infanzia e della giovinezza di Simone De Beauvoir.

Aggrovigliato e consapevole, proibito e universale, Memoria di ragazza è l’autobiografia sui generis di Annie Ernaux: indagine distaccata in terza persona di un arco temporale limitato, l’estate 1958 alla colonia di S nell’Orne, scrittura di scavo per svuotamento e oggettivizzazione di un io, che la Ernaux stessa – in occasione della presentazione della traduzione italiana al Salone Internazionale del Libro di Torino – ha definito «échantillion de l’humanité», un campione universale, «une fille parmi les autres».

All’andamento lineare, disteso e dettagliato della De Beauvoir si contrappone uno stile frammentario, conciso e segreto della Ernaux, di fronte a fotografie e ricordi rifiutati che scorrono tra le pagine inconfessabili del romanzo inseguito per tutto la vita: «Non riuscivo a racchiudere il tempo dell’estate 1958 nell’agenda del 2003 […] Più andavo avanti, più mi accorgevo di non stare scrivendo davvero. Mi era chiaro che quelle pagine di inventario sarebbero dovute diventare qualcos’altro, ma ancora non sapevo cosa. Non me lo chiedevo neanche più. Mi accontentavo in fondo del puro godimento di tirar fuori i ricordi dalle loro scatole. Rifiutavo il dolore della forma».

La cifra stilistica e autobiografica di Simone De Beauvoir è la chiarezza nel delineare quella ragazza non poi così “perbene” ma dalle idee sempre chiare sin da piccola e dalla grande e costante forza di volontà: «Mi piaceva tanto studiare che trovavo appassionante insegnare. Far scuola alle mie bambole non poteva certo appagarmi; non si trattava di parodiare dei gesti, ma di trasmettere veramente la mia scienza. Insegnando amia sorella a leggere, a scrivere e a contare, conobbi già all’età di sei anni l’orgoglio dell’efficacia. […] rinunciai ad avere bambini miei; ciò che mi importava era di formare delle menti e delle anime; decisi che avrei fatto la professoressa».

«Décalé» invece il point de vue di Annie Ernaux – come lei stessa ha affermato – una prospettiva quindi sociologica e psicologica, un filtro tra “je”, per indagare la trasformazione sconvolgente, la scoperta e la definizione di «quella ragazza là, quella del 1958, capace di manifestarsi a cinquant’anni di distanza e di provocare un tracollo interiore […] dunque ancora nascosta dentro di me, da qualche parte, irriducibile […] una sorta di presenza reale».

Raccontare il proprio io, l’educazione cattolica ricevuta in famiglia e al Cours Désir, l’amicizia con Zaza, l’amore platonico per il cugino Jacques, gli anni alla Sorbonne, l’incontro con Herbaud che la soprannomina “castoro” sulla base di un calembour con l’inglese beaver, l’incontro con Jean- Paul Sartre, l’engagement e il divario rispetto all’ambiente sociale dell’alta borghesia francese ipocrita e bigotta: questo l’obiettivo di Simone De Beauvoir che scrive senza gap temporali: «I gusti che avevo non dipendevano dalla mia età, io non ero una bambina: ero io».

«Esplorare il baratro tra la sconcertante realtà di ciò che accade ne momento in cui accade e la strana irrealtà che, anni dopo, ammanta ciò che è accaduto»: questa invece la dichiarazione d’intenti che conclude Memoria di ragazza, dire quel nodo che crea un divario nell’io, che determina l’essere diventata una scrittrice e che necessita, per essere detto, di una presa di distanza e quindi di libertà.

Commenti
3 Commenti a “Nodi e bisturi della memoria, tra De Beauvoir e Ernaux”
  1. Francesca Righi scrive:

    Non so… me ne scuso ma trovo tutto questo di scarso interesse. Di Simone de Beauvoir si è letto e scritto già tanto e persino troppo. Di Annie Ernaux ho letto -gli anni il posto e l’altra figlia,-non credo leggerò altro. Pur avendola apprezzata non mi ha dato molto la lettura dei suoi testi.

  2. Rossella Farnese scrive:

    Come diceva Oscar Wilde, toglietemi tutto ma non il superfluo.

  3. gino rago scrive:

    Sul quadridimensionalismo della ermeneutica di Rossella Farnese

    Valorosamente tradotti in francese, in inglese e in spagnolo rispettivamente da
    Edith Dzieduszycka, da Adeodato Piazza Nicolai e da Francesca Lo Bue che ringrazio tantissimo, ho tratto questi versi dallo scritto nitido di Rossella Farnese il cui nucleo centrale è la memoria. Il punto di forza di questa ermeneutica di Rossella Farnese lo individuo nella prospettiva proustiana con la quale viene letta l’opera debauvoiriana, prospettiva proustiana che poggia sulla visione quadridimensionalista del ricordare poiché accanto alla tridimensionalità lunghezza-larghezza-profondità la prospettiva proustiana aggiunge la memoria. Non si vedono le cose con i soli occhi ma soprattutto con la memoria, così si transita dalla visione tridimensionalista a quella quadridimensionalista nell’uomo caduto nel flusso spazio/tempo
    Gino Rago
    Versi da alcune meditazioni sul Quadridimensionalismo

    1) Su La Quarta Dimensione

    “La madeleine*. Il selciato sconnesso.
    Il tintinnio di una posata.
    Le chiavi di casa perdute in un prato.
    Diventano in noi la resurrezione del passato?
    Fanno riapparire il tempo nello spazio?
    […]
    Il passato si ripete nella materia grazie alla memoria.
    Il tempo perduto esce dalla profondità delle quattro dimensioni.
    Perché l’uomo è spaziotempo.
    Perché al profondo, nel lungo e nel largo
    soltanto l’uomo lega ciò che è stato.
    Il tempo perduto. Il tempo passato.
    Gli infiniti punti dello spazio e gli infiniti istanti del tempo
    possono vibrare insieme solo nella Memoria.
    E il presente è la scheggia di tempo che ricorda il passato.
    La morte qui non c’entra. […]”

    *la Madeleine è il dolcetto di Marcel Proust

    2) Sur la quadri-dimension

    “La madeleine *. Les pavés disjoints.
    Le tintement d’un couvert.
    Les clefs de la maison égarées dans un pré.
    Deviennent-ils en nous la résurrection du passé?
    Font-ils réapparaitre le temps dans l’espace?
    […]
    Le passé se renouvelle dans la matière grâce à la mémoire.
    Le temps perdu sort de la profondeur des quatre dimensions.
    Parce que l’homme est espace-temps.
    Parce que tout au fond, en long et en large
    l’homme seulement unit ce qui a été.
    Le temps perdu. Le temps passé.
    Les infinis points de l’espace et les infinis instants du temps
    peuvent vibrer ensemble seulement dans la Mémoire.
    Et le présent est l’éclat du temps qui se souvient du passé.
    La mort n’a rien à voir ici. […]”

    *La madeleine est le gâteau de Marcel Proust
    (Traduzione in francese di Edith Dzieduszycka)

    3) A poem by Gino Rago
    Meditations about “on Quadridimensionalismo”

    “The madeleine*. The pavement disjointed.
    The Jangles of cutlery.
    House keys lost in a lawn.
    Do they become the resurrection of the past?
    making time reappear in space?
    […]
    Thanks to memory the past repeats itself inside matter
    If time lost comes back again
    from the quadri-dimensional depth.
    Because man itself is spacetime.
    Because to the depth, length and width
    only man can bind what has been.
    Lost time. Time passed.
    The infinite points of space and the infinite moments of time
    can only vibrate together in memory.
    And the present is a fragment of time recalling the past.
    Death has nothing to do with this. […]”

    © 2018 English re-translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem Meditazioni intorno a “Sul quadridimensionalismo” by Gino Rago. All Rights Reserved

    4) Sobre el cuadridimensionalismo

    “La madeleine*. El asfalto desparejo.
    El tintinar de un cubierto.
    Las llaves de la casa perdidas en un prado.
    ¿Son para nosotros la resurrección del pasado?
    ¿Hacen reaparecer el tiempo en el espacio?
    […]
    El pasado se repite en la materia gracias a la memoria.
    El tiempo perdido sale de la profundidas de las cuatro dimensiones.
    Porque el hombre es espacio tiempo.
    Porque en el profundo, a lo largo y a lo ancho
    solamente el hombre une lo que ha sido.
    El tiempo perdido. El tiempo pasado.
    Los infinitos puntos del espacio y los infinitos instantes del tiempo
    pueden vibrar juntos solamente en la Memoria.
    Y el presente es un esqueje de tiempo que recuerda el pasado.
    La muerte nada tiene que ver aquí […]”

    (Traduzione in lingua spagnola di Francesca Lo Bue)

    *** *** *** ***
    Gino Rago

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