Foto am 20-07-2017 um 13.54

Non conosco la combinazione della dispensa

di Marco Mantello

 

Il tempo accelera le commissioni

e rende gli uomini più obbedienti
nel formulare opinioni
sui saldi estivi e il debito, dunque lavoro,
per qualche cosa di impersonale e puro
che decide, delibera, aiuta
a barricarsi nel singolare
e a declinarsi al plurale
senza alcuna credibile alternativa
a un dizionario di fallimenti o allo svettare

***

Io sono un poeta, io sono inumano

io sono un caso di selezione avversa

del primitivo e del razionale

dal religioso e dal secolare

la mia poesia è diversa

da Dioniso Mitra e Bromio

dalla laicità, dall`etica, dalla morale

quando diventano il manicheo

o un manicomio. Io conosco me stesso

e tutto quello che torna dal mare

Il giglio bianco il catrame nero

il sasso piatto e il paguro vuoto

la rete rossa con l´escremento

Il legno umido, il sughero intero,

il riccio aperto e il cristallo eroso

di una bottiglia che non si apriva

assieme a chele, ai gabbiani e al vento

e a tutti i resti del leviatano esploso

dopo che l´onda era tornata a riva

***

Italiano che scrivi sui fogli

che i miei fiori fioriscono al buio

bandiniano di versi e di fante

se fioriscono al buio

appassiscono con la luce?

E che le luce devo dargli

perché muoiano tutti i germogli?

***

Quando le parole

brillano come posate

sopra i tavoli di un ristorante

e sono sempre le due e un quarto

e là fuori invariabilmente splende il sole

se non è proprio un infarto

sono comunque problemi di cuore

La morale impersonata

da una diera universale

da una porta spalancata

osserva che al mondo si muore

più di fame che di amore

e adesso iniziamo a mangiare

***

Il progetto non c´è, non è mai esistito
e nessuno può nascere dall`idea
di raddoppiare un tavolo e una cucina Ikea
che si trasformano in specchi a sera
Certe notti restavano svegli
e mi aspettavano sui divani
e le chiamavano estinzioni
le nove case affittate ai siriani

nel repulisti che li rendeva buoni

del tutto uguali ai napoletani

***

È tornato dal fondo del fiume

al preciso momento in cui lo pestano

e si prende la ragazza a casa

gira attorno alla giostra come un turbine

la giacca chiara colore del latte

le braccia chiuse nei manici 

e nella mania dei fiori 

quando annaffia e si bagna i capelli

verso pallide forze di gravità

dettate solo dall`abitudine

a non sentire il fulmine

***

Quella volta che Suzanne l’ho rifiutata

Niente mano nella mano
niente fiume nientemeno
dove scorrere lontano
Questa vera si chiamava

per l’appunto Vera
Era bionda e sdentata
gli occhi azzurri e senza lenti
gli occhi azzurri erano assenti
Quella volta che Suzanne l’ho rifiutata

indossava pantaloni troppo corti
ovviamente i genitori erano morti
E una stessa canottiera. Voglio dire, nera.
Quella volta che Suzanne l’ho rifiutata

era aprile e me la vedo rimanere
sopra al nuovo innamorato
ripeteva: ‘Questo qui l’ho comperato
e mi deve far godere’

Io che preso dalle labbra
ero il nuovo innamorato
faccio come per alzarmi
le assicuro che non deve masturbarmi.
Quella volta che Suzanne l’ho rifiutata

e che adesso, se ci penso
la mia bocca è spalancata
di un sorriso meno intenso
Vielen spass le dicevo
Lei rispose Non ha senso
come usi la mia parola
Non lo vedi che sono sola?

 

 

Aggiungi un commento