Non molto

di Christian Raimo.

Nel gennaio del 2002 Berlusconi fece un gesto che suscitò un piccolo strascico di polemiche: regalò due buste con cinquemila euro ciascuna a due “schiave del sesso”, una ventenne bulgara e una minorenne albanese, a palazzo Grazioli. Lo fece alla luce del sole, davanti a don Oreste Benzi, sacerdote da sempre in prima fila, come si dice, nella lotta alla prostituzione. Tutto il racconto della loro storia da parte delle due ragazze, rapite a 14 anni dalle famiglie d’origine – si può leggere negli articoli di allora – commosse fino al pianto Berlusconi. Che nell’occasione volle anche rilasciare qualche dichiarazione in merito al gesto – un atto simbolico che voleva smorzare la sua uscita di qualche giorno prima nella quale si era dichiarato infastidito per la presenza di donne poco vestite sul ciglio delle strade italiane e aveva buttato lì una fantomatica ipotesi di riapertura delle case chiuse. Don Oreste premeva per un decreto legge che fosse punitivo nei confronti dei clienti e ottenne l’interesse di Berlusconi: “Lo Stato non può essere connivente con la prostituzione, non può mantenere l’appetito sessuale di dieci milioni di clienti”.
La domanda che uno storico ingenuo potrebbe farsi è: cosa è successo in questi nove anni? Perché Berlusconi oggi non farebbe più un gesto del genere per riscuotere consenso? Sì, è vero, non sarebbe credibile, non potrebbe sicuramente farlo per questo. Ma. Proviamo ad articolare meglio la questione: perché in questo decennio ha deciso di trasformare l’immagine di un vecchio saggio che protegge le ragazzine in uno che in fondo se la diverte?
Il punto forse è che Berlusconi non è cambiato, ma è cambiato il paese intorno al suo palazzo. Che un vecchio di settantacinque anni si scopi una diciassettenne oggi, chiediamoci, è realmente per noi così scandaloso? È una cosa di cui nessuno di noi potrebbe tollerare il pensiero? È un’immagine che ci repelle dal profondo come quella di un tabù?
Alcuni altri dati ci raccontano un contesto sociale diverso. Ci raccontano un’Italia in cui il consumo di Viagra (uno solo dei farmaci sessuali) in questo stesso decennio è stato di 60 milioni e passa di pillole (solo in farmacia, senza l’on-line) e ha coinvolto all’incirca 300mila uomini la cui età media è 54 anni. Un’Italia in cui i siti di annunci personali hanno vari milioni di iscritti (meetic.it, il più diffuso, 2 milioni e 800 mila) e quelli di annunci erotici li seguono a ruota (C-date un milione e 600 mila registrazioni, Get-it-One un milione e 200 mila, Flirtfair 800 mila, AdultFriendFinder un milione e 400 mila). Un’Italia in cui per esempio le scopate tra over-50 e teen-ager rispondono a categorie del porno ben precise: mature e MILF, e young/old e teen, il cui target acquista sempre più spazio – a chiunque di noi basta cliccare su google.
In questo senso quello del bunga-bunga è un rito orgiastico che – con tutta la nostra capacità di giustissima indignazione – possiamo, in definitiva, metabolizzare. La commedia scollacciata con Renzo Montagnani che insidia Gloria Guida si è tramutata in un filmato hardcore amatoriale: ecco, in questi dieci anni quello che è accaduto è che lo spettacolino delle ragazzine che neanche sanno parlare italiano vestite da infermiere senza niente sotto non è più inimmaginabile. È diventato per noi immaginabile. È la democratizzazione di un sogno erotico: travestimenti, spogliarello, palpate. Questo Berlusconi lo sa. Sa per esempio che ognuno dei suoi telespettatori (a partire da quelli che guardavano Colpo grosso nella loro adolescenza a quelli che hanno aspettato ogni sera Sarabanda ogni sera, verso le otto, fino al momento della “Piscina” in cui Belen si spoglia, viene inquadrata da una telecamera ad altezza culo, e poi si butta in acqua) è capace di riconoscersi in questo rito.
Così, è sostanzialmente questo il cuore della sua linea di difesa. Il suo comportamento ci dice in fondo: Sono un pervertito, sono uno che dice ogni due minuti una verità diversa, sono uno psicotico, sono un dissociato, sono un malato. Ma perché, voi no?
La doppia morale che aveva ereditato dalla Prima Repubblica e che lo portava ad accogliere a palazzo don Oreste Benzi con gli occhi lucidi, oggi si è frantumata in un prisma infinito di morali intercambiabili: nel giorno stesso Berlusconi può dire di avere una fidanzata e i giornali dietro che creano un dibattito apposta sul toto-fidanzata, può fare il pater familias con la stirpe di rampolli e rampollini riuniti a Arcore per la foto di Natale su Chi, può alla fine confessare candidamente “Mi diverto”. Alla faccia vostra.
L’uomo sotto attacco ancora una volta non è lui. Non è lui quello a disagio. Ma coloro che avevano pensato che accettare l’invito nel suo mondo di fantasmagorie e mille morali, fosse un modo per accedere a Neverland senza per questo ritrovarsi trasformati in una nazione di voyeur compulsivi in attesa del prossimo spogliarello. Il disagio è il nostro. È il malessere dell’amica dell’università di Nicole Minetti, quella che studia, la signorina “doppia laurea” a cui era stato promesso di vedere “di ogni” e finisce col passare la serata in bagno, autoisolatasi per il disagio.
La sola libertà che abbiamo esercitato fin adesso è quella di rispondere – alla domanda che ci viene posta alla fine della festa, “Ti sei divertita?” – un diniego imbarazzato per il fatto che non stiamo omaggiando il padrone di casa e le sue abitudini di crapulone: “Non molto”.
Non molto. Non è un granché come opposizione, ma è l’unico punto di partenza perché il nostro paese decida di passare il futuro in qualche altro modo.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
12 Commenti a “Non molto”
  1. zauberei scrive:

    Articolo bello, di cui ho apprezzato molto il finale e anche la messa a fuoco sul maschile. Anche se:
    1. Democratizzazione? Renzo Montagnani lo vedevi ar cine, e l’ifermierina pure per poche lire, mica te costava 7000 eurucci.
    2. Io sono comunque un po’ urticata dallo spostamento del discorso sul problema sessuale, e non sul problema sessista. Sei sicuro che siamo così vaccinati al gesto sessista? Perchè anche questo ha in comune il Berlusca con Montagnani, non solo la sessualità ma anche il sessismo.
    3. Cioè chi da destra legge questo tuo articolo pensa che davvero il problema siano le sisa de fora, e che noi non ci divertiamo tanto con le sisa de fora. Che il problema nostro è quello del fraticello di cui sopra.
    Ma no – il problema nostro non è quello.

    Ciao Christian oggi siamo sincroni:)
    (ps. e naturalmente solidarietà – anche se con delle sottese avversità – su quell’altra faccenda pessima dei fasci veneti)

  2. Simone Ghelli scrive:

    No, non è così scandaloso: a me è capitato di sentire con le mie orecchie una persona di circa 50 anni (magari anche padre, chissà) dire che il vero problema non è un politico che se la fa con una diciassettenne, ma vivere in uno stato in cui l’agenzia delle entrate, ad anni di distanza, ti manda una multa di circa 80 euro per non mi ricordo che cosa (ma che naturalmente il soggetto in questione riteneva essere un’assurdità)… ecco perché piace…

  3. Replicant24 scrive:

    Non molto? A me non piace affatto. Secondo me è di una tristezza assoluta, come andare in discoteca per rimorchiare, guardare il drive in (trasmissione matrice di tutte le altre trasmissioni che l’hanno seguita, che a me ha sempre fatto cagare). La sola idea della tristezza assoluta dei festini che B. organizza nella sua casa delle libertà di Arcore mi intristisce ancora di più.
    Lascia stare i siti porno e la pornosofia. Come andare su meetic o andare a puttane. E’ tutto molto triste, squallido. Questi sogni prefabbricati da maniaci sessuali non mi appartengono. Appartengono all’altra metà dell’Italia, quella fascista. Quella che assolutizza la bellezza di un culo o di due tette. Non dico che non piacciano anche a me, mica sono masochista. Anche a me piacciono le belle donne, e chi di noi non ha fantasie sessuali su Belen Rodriguez? Ma finita la festa cosa rimane se non il vuoto pneumatico? Io con una come la Rodriguez, pur bellissima, non mi ci metterei mai. Che cazzo dici con una come la Rodriguez?
    La dimensione sessuale ha a che fare con le fantasie maschili e femminili. Ma superata la fantasia resta una realtà di una tristezza sconfortante.

  4. Larry Massino scrive:

    Ma che cazzo devi dire con una come la Rodriguez?

    Vabbuò… ma secondo se volete che le ragazze si civilizzino e non si sacrifichino a fare la showgilrl, il mestiere più faticoso del mondo, dovete provare a amarle per come sono, con tutti i loro difetti, anche quelle assolutamente difettose come Belen.

    Ps: vale anche al maschile: inserire nel testo showman e Corona.

  5. Stef scrive:

    Non avrei mai immaginato che la parabola berlusconiana si sarebbe arenata in una storia di puttane e festini.
    Quando Repubblica iniziò la sua inchiesta sul caso D’Addario, la rubricai come una campagna di mistificazione più vicina alla scelta di una nuova linea d’attacco politico che ad una vera indagine giornalistica. Sono di sinistra ma ho il vizietto della verità e mi piace mantenere un atteggiamento critico verso ogni cosa. Per questo vidi chiaramente in quel martellamento gossipparo e nel tentativo di disegnare l’immagine un po’ forzata di un leader schiavo del sesso, l’ultima spiaggia di un’opposizione che non era riuscita a scalfire la sua popolarità con gli argomenti più logici (vedi per incapacità della sua classe politica, vedi per un difetto palese di comunicazione, vedi per altri mille motivi che non sto a dire) e tentava l’ultima carta del sex gate per defenestrarlo, finalmente.
    Neanche il più pessimista dei redattori di Repubblica si sarebbe aspettato che l’incredibile polverone sollevato avrebbe arrecato un danno così lieve all’immagine di Berlusconi, riducendo sì il suo consenso ma per una così misera manciata di punti percentuali da far apparire vano l’aver trasformato uno dei più importanti giornali italiani in un Daily Mail qualsiasi.
    Ancora oggi resto dell’idea che ricorrere allo scandalo sessuale per eliminare dallo scenario politico Berlusconi sia degradante soprattutto per un’opposizione che resta senza identità e senza un briciolo di spina dorsale.
    Se non si fosse aggiunto al mosaico di degenerazione fin qui allestito il tassello insopportabile del caso Ruby, sono convinto che l’opinione pubblica italiana avrebbe continuando a digerire le più incredibili intemperanze berlusconiane perché oramai priva di quegli anticorpi culturali la cui coltivazione in vitro è compito e dovere dell’opposizione.
    Ed è su questo aspetto che si deve continuare a discutere e ad indagare.
    Sul perché la strategia di Berlusconi di farsi interprete ridanciano di un machismo radicato in Italia, e sposare la sua immagine di sultano attraverso l’esaltazione di quei valori da cinepanettone (che saranno pure criticabili, ma fanno tanto, troppo “italiano”) sia risultata vincente.
    Sul perché si sia arrivati ad una tale cecità da continuare a credere che consegnare il paese ad un uomo di tal genere sia stato il meno peggiore dei mali.

  6. Pretty woman scrive:

    E’ vero Raimo, è scandalosamnete vero: tutto questo rito orgiastico è entrato nel comune sentire dell’elettorato di mezza età e oltre che ha votato Berluscones & C. e ora imbarazzato dal salumaio confessa. “Ma che ci frega di quello che fa a casa sua…governa e non c’è altro”: questo ho sentito io con le mie orecchie. Ma perché, vogliamo parlare della intervista riparatoria a Ruby da parte di Signorini, ragazzo di buona famiglia a tanto progressista tanto comprensivo? La ragazza è stata venduta dal padre agli zii, altro che storie, all’età di 9 anni e dunque per lui e per tutti è normale che si sia creata una vita parallela, immaginaria rispetto al reale, arrivando in un paese progredito in cui la scuola pubblica ma cattolica non trova di meglio che indirizzarla a suore e preti che le facciano cambiare religione e a psicologi che l’aiutino a diventare una ballerina di lap dance, nella Milano capitale della prostituzione e della cocaina…Ma che squallore!!!Certo, noi che facciamo di tutto per sfangarla con un lavoro onesto non capiamo come si possa arrivare a tanto ma bisogna trovarsi e dunque MA POSSIBILE MAI che i manager dello spettacolo debbano essere rappresentati da un figuro come mora, fascista dichiarato e i giornalisti da uno come Fede da sempre assetato di soldi…se il comune sentire di una nazione è questo, siamo alla frutta. Poi l’apoteosi: la ragazza ha un fidanzato, dunque si può anocra salvare, senza fidanzato nessuna redenzione…quindi siamo alla favola sporca, falsa, corruttrice, non vera di Pretty woman che fa spazzatura di anni e anni di lotta per l’emancipazione della donna. Il titolo di puttana è sempre l’uomo a darlo e il discrimine passa per l’anello di fidanzamento. E’ davvero un obbrobrio e le progressiste non stiano a citare il Papa, che ha i suoi guai da risovere con i preti pedofili…

  7. Eva scrive:

    Stasera ho messo l’abito buono delle feste. Quello del matrimonio di zia Luisa. Mi hanno detto che ci sarà il Dottor ***.
    Io ho due lauree, un master e una specializzazione. Mi hanno detto che a lui piace circondarsi di belle donne e che stasera ne vedrò di ogni. In fondo so essere bella, ma non è questo il punto: il punto è che io ho studiato, leggo il corriere e la repubblica e non me ne frega di fare carriera in televisione. Io voglio entrare nello studio di ** e fare carriera lì. So come dargli filo da torcere. Non sono come le altre: io ho studiato e voglio lavorare. Solo per questo stasera sono qui: magari riesco a pagarmi la borsa di studio per l’America. Papà è d’accordo. Mamma figuriamoci: è sicura che con la mia cultura e il mio cervello riesco a colpirlo e a farmi sposare. Ma prima viene il lavoro: ho una mia dignità io e non faccio certo come quelle quattro che gli ronzano intorno aspettando la borsa di Louis Vuitton e il posto di soubrette al varietà del sabato sera e magari, un giorno, quello di velina o meteorina, di schedina, letterina, cretina o bambolina. Bambina.
    E in fondo le mie tette son coperte. E non ho indossato il camice e non ho mostrato il distintivo. Io non sono come loro, perché no, IO NON GLIELA DO. Al massimo la faccio annusare. Ma è per un posto nell’ufficio di **.
    Io non sono come loro, perché quelle si danno, così, tutte insieme, un puttanaio. Ma io sono qui, col mio seno coperto e quattro biglietti da cinquecento euro. Non ci vado in America, ma il mio seno resta coperto. E forse gli piaccio. E poi lui mi fa tenerezza, così solo e sfruttato. Io sono l’unica che lo capisce. Le altre sono lì per la tv, ma io no. Io voglio il lavoro nello studio di **. E’ qui la differenza. E no, non mi sono divertita, non molto, devo ammetterlo, ma l’importante è non aver perso la dignità come quelle lì. E io la mia dignità ce l’ho tutta.
    Perché, a differenza di loro, io ho avuto e non ho dato.

  8. Eva scrive:

    Insomma, no. Non mi sembra un buon punto di partenza.

    E comunque, il vero problema, per me, sta nel fatto che non riesco a riconoscermi in Belen. Buff.

  9. Pretty woman scrive:

    Ma infatti…che c’è andata a fare quella con l’amica di scuola Minetti che l’ha preavvisata: “Ne vedrai di ogni”…(come parlano…) e il padre di costei? un vero maniaco, bavoso nel chiedere nei dettagli in cosa consiste il bunga bunga…davvero scandaloso, questo sì…ma la società italiana è diventata questa?

  10. spartaco raimo scrive:

    ad oggi eluomo piu dittatorico moderato in poche parole dittatura del terzo millenio mi e piaciuto quello che o letto questuopmo ci a portato al fallimento italiano non piu 5 potenza idustriale ma cacca la nazione piu bella del mondo rovinata da uomini forti di denaro ma stupidi di cervello conquisto litalia con i famosi :un milione di posti di lavoro mai dati ma tolti io credo che se sui treni a lunga percorrenza costuissimo uno sconpartimento adbito a peonto soccorso viaggiante sarebbe sicurezza per i cittadini e occupazzione per circa 350 mila persone tra medici e paramedici che ne pensate

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