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Non sono nati tardi – Uno sguardo sulla giovane narrativa cinese pubblicata in Italia

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Photo by Yiran Ding on Unsplash

di Gennaro Rega

La scrittrice Di An, oggi trentacinquenne, della provincia cinese dello Shanxi, in una intervista del 2011 affermava: “Voglio scrivere un romanzo davvero sorprendente, che sarà migliore di qualsiasi altro che abbia mai scritto. Credo inoltre che gli scrittori della generazione nata dopo il 1980 creeranno opere eccezionali che saranno ricordate dai nostri discendenti.” (fonte: globaltimes.cn)

Profezia, quand’anche si fosse dimostrata in parte veritiera, davvero poco recepita dalla  nostra editoria. Infatti finora di questa più che promettente autrice non si è pubblicato nessun romanzo. Ma la sua non è “compagna picciola”. Perché, se anche peccassi per difetto, e chiedo venia, di romanzi o raccolte complete in prosa di scrittori, uomini e donne, cinesi nati  dopo il fatidico 1976 (morte di Mao, avvio della Politica di riforma e apertura – gaige kaifang – del Paese e inizio di una Nuova era economica) se ne sono editati non più di una decina.

La casa editrice M d’A (Metropoli d’Asia) fondata ormai dieci anni fa dall’eclettico e dinamico Andrea Berrini, coerente con la mission editoriale: “sguardo ravvicinato sui nuovi scenari culturali, sui linguaggi della contemporaneità asiatica, facendo centro soprattutto sulle pullulanti aree urbane di Cina, India e dintorni”, è sicuramente quella che ha pescato con più convinzione nei talenti letterari della generazione dei balinghou, dei “figli unici”. Ha proposto al pubblico italiano il romanzo San chong men, Le tre porte, scritto a diciassette anni, nel 1999, da Han Han e che, quando fu pubblicato l’anno dopo, divenne in Cina un caso letterario perché vendette più di due milioni di copie. In seguito nel 2012 la stessa casa editrice milanese con maggiore tempestività ha replicato con la traduzione del  road book  Verso Nord – Unonoveottootto (1988. Wo xiang he zhe ge shijie tantan), altro bestseller dell’autore shangaiese, nel frattempo diventato icona del book-businnes internazionale ed emblema di tutti i giovani cinesi che si proclamano “arrabbiati”.

Ma più meritoria è stata la scelta di pubblicare un autore aspro, agghiacciante e amaro nella critica sociale come A Yi, nato nel 1976 a Ruichang, provincia dello Jiangxi. Cresciuto in un piccolo villaggio, il suo sogno è sempre stato quello di trasferirsi in una metropoli e infatti oggi vive a Pechino. Prima di diventare scrittore e veder stampate le sue opere, ha, però, svolto molteplici lavori, fra i quali l’agente di polizia. Infatti spesso nei suoi romanzi e racconti sono analizzati con cognizione di causa il crimine e i suoi moventi. In E adesso? (Xiamian, wo gai gan xie shenme?) del 2012, pubblicato dalla stessa Md’A nel 2016, è l’io narrante che attraverso una lucida e allucinata registrazione dei fatti, indica al lettore tutti i passaggi  della mise en abîme del suo efferato e all’apparenza insensato assassinio di una giovane amica. Così nel 2017 la stessa casa editrice non è indietreggiata davanti alle oltre 400 pagine dell’ultimo libro del talentuoso A Yi e ha lanciato in anteprima mondiale Svegliami alle nove domattina .

La complessa vicenda del romanzo prende avvio quando, dopo gli stravizi in un suntuoso banchetto, un “padrino” locale che per anni ha tenuto sotto il tallone un intero villaggio, muore inaspettatamente. Vengono così scoperchiate attraverso un lungo flashback le malefatte sue e quelle di una comunità asservita alla delinquenza.

Solo l’editore Sellerio ha, invece, intuito le qualità della scrittura di Xu Zechen (1978), pubblicando nel 2014 il romanzo Correndo attraverso Pechino (Pao buchuan guo Zhongguancun), ironico, scattante e veloce come la corsa del protagonista Dunhuang, che simile a tanti suoi coetanei inurbati cerca attraverso ogni sorta di espediente di sopravvivere e di inventarsi un futuro  dignitoso nella “grande mela” della superpotenza asiatica. Ma dei libri e racconti di questa promessa letteraria dello Jiangsu da quel momento si sono perse le tracce in Italia.

Anche una precoce stella della narrativa contemporanea cinese, Chun Shu – pseudonimo di Lin Jia Fu (1983) – dopo aver captato l’interesse della casa editrice Guanda  che un paio di anni dopo il sorprendente, scandaloso successo del romanzo autobiografico Beijing Wawa, titolato in italiano Ragazza di Pechino, nel 2003 lo proponeva sugli scaffali delle nostre librerie, non ha avuto più un’altra occasione per farsi osservare.

Infine poteva sembrare una scelta facile e scontata quella di editare l’autore di maggior successo in patria nel genere fantasy, Guo Jingming (1983); ma soltanto la romana Fanucci l’ha fatto nel 2012, proponendo Il sigillo del cavaliere, scritto nel 2010 e dalle vendite milionarie. Poi di questo versatile enfant prodige in Italia non è stato proposto più nulla.

Un nuovo e ambizioso progetto multiculturale che nasce dai propositi dell’associazione Future Fiction e che già nel nome sintetizza alcuni degli scopi che vorrebbe prefiggersi (“creare la fornitura di prodotti/servizi come pubblicazioni cartacee e digitali, performance/istallazioni multimediali, seminari e laboratori sui Future Studies, workshop di scrittura creativa, editing e traduzione da numerose lingue europee ed extraeuropee, consulenze editoriali, dibattiti pubblici su argomenti di attualità”) ha permesso fra la fine del 2018 e gli inizi del 2019  la pubblicazione di: L’eterno addio, antologia di racconti brevi di Chen Qiufan (1981) e Festa di primavera, un florilegio di novelle di Xia Jia (1984).  Questa volta più che sul romanzo sociale, o sull’autobiografia “maledetta”, o sull’horror e il noir, si è fatto leva sul genere più in voga in questo momento nella stessa Cina: la SF, la fantascienza. Infatti entrambi gli autori, il primo nato nella provincia del Guangdong, l’altra nello Shaanxi, sono pluripremiati in patria e all’estero, ed esponenti di spicco della new wave fantascientifica cinese.

Il “rischio” editoriale va comunque considerato nel momento in cui si decida in Italia di pubblicare un’opera letteraria cinese. Infatti questa cultura in Occidente e in particolare da noi non è stata ancora pienamente assimilata, al contrario di quanto, ad esempio, si è prodotto fra lingue e culture europee e culture autoctone in vaste aree del pianeta (continente africano, Americhe, India e Sud-Est asiatico) anche per varie ragioni storiche (non ultima il colonialismo). Ciò finora ha frenato l’ineludibile e proficua dinamica del confronto e dello scambio di esperienze in questo campo.

Ma i dati un po’ deludenti a cui facevo riferimento sopra, cambiano se consideriamo la pubblicazione di testi più brevi e meno gravosi editorialmente, come racconti e novelle. In questo caso Internet in generale e i social network in particolare, nell’ultimo decennio hanno potenziato  l’auto-affermazione  dell’individuo-scrittore e gli hanno offerto una più accessibile pedana di discussione e di confronto pubblico. In cambio per il pubblico italiano è stata resa più agevole la  comprensione di una realtà così complessa e tendenzialmente autoreferenziale come la Cina attuale. Quindi sono sempre più numerosi e approfonditi i siti di carattere politico-economico-sociale che si impegnano ad interconnettere due realtà destinate dopo i recenti accordi sulla Nuova Via della Seta (Bri – Belt and road iniziative) a collaborare sul mercato globale.

Ma in questo articolo che si limita ad un ambito strettamente letterario, si potrebbero ricordare,  pur  in maniera senz’altro incompleta, i blog China-Files, Sinaforum, Sinosfere, Caratteri Cinesi e naturalmente il portale degli Istituto Confucio in Italia i quali a partire dal 2005 operano ciascuno in partenariato con un’università italiana (ad esempio, la prima collaborazione è avvenuta con La Sapienza di Roma) su iniziativa dell’Ufficio nazionale di promozione della lingua cinese Hanban e dell’Ufficio d’Istruzione dell’ambasciata cinese nel nostro paese.

Su questi siti, ad esempio, a volte si possono trovare pubblicate traduzioni di sequenze di romanzi cinesi contemporanei, qualche novella, e testi di carattere autobiografico.

Tuttavia il contributo più significativo per colmare le lacune conoscitive del fenomeno letterario made in China è attualmente offerto dalla rivista in forma di ebook intitolata Caratteri . Nasce nel 2014 per iniziativa della rivista Renmin wenxue (Letteratura del Popolo) e scandaglia l’oceanica produzione letteraria contemporanea cinese traducendo, a volte con testo originale a fronte racconti e poesie spesso ancora inediti in Italia. Dunque è pubblicata a Pechino, ha cadenza annuale o semestrale, si avvale di una équipe di  curatori e traduttori italiani e cinesi di vaglia, è distribuita da Amazon. E’ un ponte che usa la lingua italiana per diffondere da noi la conoscenza della cultura cinese e per provare a superare le diffidenze e le pigrizie che l’opinione pubblica mostra verso quel “rompicapo” che è sempre risultato essere il mondo cinese. D’altra parte per convivere con i han (che sia un affare eccellente, oppure una necessità inderogabile) bisogna accettare di ricevere da loro non meno di quanto si dia e incontrarsi a metà strada.

È quanto ha lasciato intendere Zeng Shaomei, rappresentante della più potente casa editrice della Repubblica popolare Cinese, la  People’s Literature Publishing House (Renmin wenxue chubanshe) nell’incontro organizzato a marzo di quest’anno dall’Istituto Confucio di Milano per promuovere il primo volume di un innovativo progetto editoriale condiviso con la casa editrice milanese “nottetempo”. Gli insaziabili. Sedici racconti tra Italia e Cina, a cura di Patrizia Liberati e Silvia Pozzi, è stato l’apripista italiano, ma in queste settimane lo stesso libro sta per uscire anche nel grande paese asiatico con il titolo: Chao 166: Shi se. Esso fa riferimento sia al vero e proprio indirizzo della casa editrice a Pechino sia al significato di “onda” presente nel vocabolo chao; appunto si vorrebbe creare un’onda che lambisca due sponde di civiltà, Italia e Cina, affinché queste culture possano rispecchiarsi l’una nell’altra, e collegarsi più strettamente. I curatori di questa antologia hanno selezionato un numero di otto scrittori significativi del panorama contemporaneo dell’uno e dell’altro paese, sollecitandoli a comporre i loro testi sul rapporto cibo e amore.

Zhang Yueran, testimonial del libro nel quale è presente con un racconto intitolato Mille e una notte, è stata l’ospite d’onore nella tournée milanese per il lancio dell’iniziativa editoriale.

Nata nel 1982 nella provincia dello Shandong, ci tiene a sottolineare che è una docente presso la Scuola di Letteratura della Università del Popolo di Pechino, e di non essere dunque una scrittrice a tempo pieno come, ad esempio, i connazionali Mo Yan, Yu Hua e altri. Ha, però, iniziato molto giovane a scrivere, fin dai tempi del liceo. Ma non aveva ancora percepito essere quella la sua strada. Così anche sollecitata dalla famiglia, con una borsa di studio, si iscrisse alla facoltà di informatica della università di Singapore. Essendo una città profondamente noiosa, dove la vita è vissuta soprattutto in funzione del guadagno, della carriera e degli affari, ben diversa da Milano che Zhang ha trovato varia, piena di divertimenti e a misura d’uomo, nei momenti di pausa dallo studio si rimise a scrivere interiorizzando la sua vita. Gli esordi letterari agli inizi degli anni duemila furono subito positivi perché soprattutto il pubblico giovanile apprezzò i suoi libri, diversi dalla produzione mainstream  di romanzi a sfondo storico o sociale.

Anche lei come altri scrittori definiti in Cina jiulinghou o balinghou, cioè “la generazione dei figli unici”, la generazione nata dopo gli anni ottanta (per approfondire suggerirei il libro di Marco Fumian, Figli unici. Letteratura, società e ideologia nella Cina contemporanea, Ca Foscarina 2012) ha puntato nella fase di avvio della sua produzione narrativa su temi vicini alle giovani generazioni (la difficoltà di trovare un lavoro stabile nelle grandi città, le relazioni interpersonali o familiari, le storture del sistema scolastico ecc.). L’unica traduzione italiana, di Camilla Dina, disponibile di un testo che possa testimoniare questa fase della sua scrittura, è stata pubblicata su Caratteri Cinesi. Il titolo della novella, La redenzione dei fiori di pesco – Taohua jiu shu, allude poeticamente alle attese e ai dubbi di una adolescente che vorrebbe aprirsi all’amore, ma è angosciata dalla vicenda che il suo idolo canoro ha subito perché violentata da un ammiratore folle. Infine i petali del pesco per lei potranno metaforicamente scendere su un bianco lenzuolo di lino, quando incontrerà il giovane che la fa innamorare.

Gli autori occidentali che all’inizio, nel periodo di Singapore, l’hanno influenzata sono stati quelli di lingua inglese, come Angela Carter, Jeanette Winterson, Virginia Woolf. Lo confermano i due racconti inseriti nel 2004 dalla scrittrice nel libro (non ancora pubblicato in Italia)  Dieci amori – Shi ai . Essi sono stati tradotti in italiano da Stefania Stafutti: L’arpa, ovvero della diavolessa dalle ossa bianche (in Caratteri 2015) e da Claudia Carella: Il fantasma della città di Sushui (per la sua tesi di laurea).

Zhang Yueran non ha trascurato nel corso del tempo di leggere anche autori italiani come Pirandello e Calvino. Fra i contemporanei apprezza Alessandro Baricco ma soprattutto Elena Ferrante, che in questo momento gode di grande fama in Cina. Le piacciono i caratteri dei personaggi femminili che la scrittrice napoletana propone, e confessa che vorrebbe avvicinarsi al suo tipo scrittura: forte e nello stesso tempo profondo psicologicamente .

Non si identifica in un genere letterario specifico, né tantomeno si lascia attrarre da quello attualmente più in voga, cioè la scrittura sul web (wangluo wengxue) o online. Questi testi è vero che si vendono molto (anche 1 milione di copie), vengono letti ovunque e facilmente grazie a smartphone e i-pod,  vengono scritti a puntate riuscendo come una soap opera a coinvolgere e legare i lettori alla vicenda che raccontano. Spesso poi vengono trasformati con successo in sceneggiature per serial televisivi o qualcuno anche editato in forma cartacea. Ma sono carenti nello stile, che è invece una  costante preoccupazione di Zhang.

La protagonista del racconto presente ne Gli insaziabili non è davvero innamorata dell’uomo, molto più anziano, al quale, all’apparenza per un capriccio, si concede. Lei è una “chiaroveggente, legge il corpo”. Desidera dunque “quel” corpo per leggerne la storia e per cercarne le verità nascoste. C’è dunque in Mille e una sera un sottotesto che va colto e che rivela le profonde motivazioni allo scrivere dell’autrice. La sua missione ha un alto profilo: rivelare la verità delle storie, della Storia. Come d’altra parte lei stessa nel dialogo con il pubblico ha confermato: i suoi interessi come scrittrice hanno subito una evoluzione in questi ultimi anni e ora sono rivolti a raccontare le grandi trasformazioni che il suo paese ha vissuto in questi decenni, con la volontà di capire come le vicende storiche abbiano influito sulla generazione dei padri e su quella dei figli.

La morte del padre, l’uccisione dei padri ricorre come tema “forte” anche nei pochi ma intensi racconti di lei fin qui tradotti in italiano. In Xiao Ran (tradotto da Claudia Carella), la figlia con questo nome è spinta ad uccidere un padre pittore dispotico ed egocentrico, perché è da lui segregata in casa e pretende che lo accudisca nella vecchiaia, rinunciando a frequentare i coetanei.

Zhang Yueran confessa che è una donna cresciuta in una regione, lo Shandong, in cui l’elemento maschile ha spesso frenato il desiderio di affermazione della componente femminile nella società, e quindi in questi racconti della sua prima fase creativa, ha voluto rivendicare con forza  la piena emancipazione del proprio sesso. Inoltre un elemento “patologico”, un disagio dell’individuo alimentavano la rappresentazione del duro scontro generazionale. Ora sembra propensa ad offrire una visione più equilibrata della Realtà: forse è giunto, con la maturità artistica, anche il momento di raccontare della riconciliazione con il padre, con i padri?

Ritornando brevemente all’antologia Gli insaziabili, essa offre l’opportunità di arricchire la lista di narratori cinesi nati dopo il 1976: infatti oltre al già citato A Yi, che con Il banchetto della giustizia, ripropone il registro pulp in molte crude scene al centro di una squallida vicenda di sesso, ma le chiude con uno sguardo dolente verso il dramma umano che ignavia e futilità dei personaggi hanno innescato; ci sono soprattutto Ge Liang (1978), autore che attualmente vive a Hong Kong, e Wen Zhen (1982), la più giovane, ma assai valente, del gruppo. Se il primo in Neoguri imbastisce una storia d’amore a lieto fine ambientandola nel famelico mondo degli advertising consultants, e ci dà anche un ironico quadro della società multietnica di Hong Kong; l’altra in L’anguria, fa ritrovare la speranza nel futuro e il desiderio di amarsi ad una coppia del ceto medio urbano cinese, che ha dovuto troppo presto abbandonare i solidi ideali della giovinezza e tentare in maniera deludente la rincorsa al benessere materiale.

Volendo usare la potente metafora dello scrittore Wang Meng, che riprendeva una frase tratta dal  capolavoro del romanzo “classico” cinese, La storia delle spiagge (Shui-hu chuan) , la letteratura contemporanea in Cina, anche quella delle giovani leve, si conferma non essere un sonnifero inserito in panini fatti con carne umana e serviti in locande malfamate, ma un corpo che continuamente si rigenera e non teme di mostrare anche lo splendore delle sue cicatrici.

Napoletano di nascita (1946), triestino di formazione, ho svolto la professione di docente soprattutto al liceo Niccolò Machiavelli di Pioltello (MI). Dopo la pensione, simile ad un cucciolo di “bracco letterario”, ho portato qualche articolo su siti culturali come “La Ricerca-Loescher”, “Adista”, “Minima&Moralia”. Ho pubblicato sul web un saggio su narrativa e cibo nella Cina degli anni ottanta. Collaboro a varie iniziative culturali del territorio (hinterland est milanese) in cui vivo.
Commenti
2 Commenti a “Non sono nati tardi – Uno sguardo sulla giovane narrativa cinese pubblicata in Italia”
  1. Interessante ed esauriente, una vera fonte di ispirazione per chi è sempre in cerca di nuovi mondi letterari da esplorare. Tanti spunti che non tralasciano dettagli sul personaggio scrittore, sul suo background culturale e sociale, né sulla ricezione da parte dell’editoria italiana. Un articolo da tenere in archivio e consultare regolarmente per nuove idee di lettura.

  2. Carla scrive:

    Caro Rino, il tuo articolo per me è prezioso, perché mi spiega un mondo narrativo che non conosco.
    Ti ringrazio per questo approfondimento e ti chiedo di tenermi informata, perché è importante riflettere su questi contenuti.
    Grazie!

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